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    Speciale: Patch Era

    Analisi sui videogiochi odierni, il mercato e la stampa videoludica a cura del buon GabrielKennedy47

    Il videogame è cambiato. Sarebbe più corretto dire che il mercato è cambiato, la produzione stessa delle nostre esperienze preferite sono cambiate, ed ha portato tutta una serie di nuove problematiche che in un’altra vita (quella degli 8 e 16 bit) avremmo risolto con una poderosa “soffiata” nella nostra cartuccia.
    Oggi non è più così, la connessione con la rete è quasi un obbligo per le nostre console, sia per servizi utili, shop online e affini ma quanto mai necessaria per le patch cosiddette “correttive”. Ma l’annosa questione è una, la patch è utile a migliorare un gioco che era completo, che andava avanti ma aveva qualche piccola discrepanza tecnica? Oppure nel mercato viene venduto un gioco incompleto, instabile, con gravi errori che devono essere rattoppati nei mesi successivi l’uscita?
    Analizziamo insieme la situazione.

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    Oggi compri, domani te lo sistemo

    Il problema non è affatto da sottovalutare, gli studi che programmano i giochi via via hanno bisogno sempre di più tempo per creare i nostri prodotti preferiti, servono almeno (e sottolineerei almeno) tre anni per produrre un gioco tripla A di qualità e con l’entrata in campo delle nuove console sembrano quasi star stretti alle software house.
    La cosa sembra star stretta soprattutto a chi basa i suoi profitti su prodotti seriali che escono a cadenza annuale, che non si possono permettere ritardi, né possono chiedere un rinvio del lancio del gioco, troppi soldi verrebbero persi, troppe aziende non sarebbero d’accordo.
    È ovvio che queste problematiche a noi consumatori non devono interessare, a noi interessano solo i giochi, punto. Il problema nasce quando ci vogliono propinare l’ultimo capitolo della nostra serie preferita, martoriato da bug e glitch, a volte anche gravi.

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    Il punto di vista dell’esperto

    Questi nuovi difetti di produzione hanno messo nell’occhio del ciclone anche la stampa videoludica, non sono rari infatti gli attacchi del popolo internettiano alla stampa specializzata, prima di gridare al “gomblotto” analizziamo un attimo la situazione.
    Le redazioni di critica videoludica si ritrovano continuamente a dover valutare giochi, e la regola principale è una: “se non ci sono bug da game breaking allora può andar bene”, per game breaking si intendono ovviamente crash del gioco e affini, poi troviamo in seconda posizione del podio i cali di frame rate, che possono rovinare l’esperienza di gioco, ed infine gli errori più banali come le compenetrazioni poligonali e via discorrendo.
    A volte si ritrovano a dover partecipare ad eventi Review, ove si dirigono in luogo con tot tempo a disposizione per completare il gioco, analizzarlo e poi scrivere a proposito delle loro impressioni.

    Dove sta la magagna allora? C’è probabilmente qualcosa che si è rotto nel meccanismo, poiché gli stessi giornalisti specializzati si ritrovano spiazzati da un fatto, quando esce sul mercato, il gioco presenta difetti che in sede di Review non avevano riscontrato.
    Intanto però il loro articolo è andato online, gli utenti lo hanno letto ed hanno ponderato le loro scelte in base ad opinioni altrui, molte redazioni stanno correndo ai ripari, cercando ove possibile di rinviare il giudizio (specialmente per i giochi online) o applicando correzioni o update alle recensioni.
    Risulta anche questo aspetto rappresentativo della situazione verso cui si sta muovendo il mercato.

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    Sabotage!

    Andiamo però all’aspetto che ci interessa di più, quello economico, perché alla fine, anche se un gioco è incompleto o singhiozzante, alla fine a noi utenti viene chiesto sempre lo stesso esborso economico.
    Queste azioni possono essere classificate unicamente come vergognose, noi utenti dobbiamo spendere ragionando, i nostri soldi sono preziosi e si devono spendere meglio, se avete avuto brutte esperienze non tornate a dar fiducia a quello studio, per un semplice motivo: se io studio creo un gioco, lo immetto nel mercato con difetti che sistemerò in seguito, poniamo per negligenza o sfortuna, se il mio gioco vende milioni di copie non sarò portato a migliorare la mia catena produttiva, anzi cercherò di puntare più in alto senza avere il tempo per gestire tali obiettivi.
    Non devono esserci azioni sovversive in puro stile V per Vendetta, deve esserci solo un rapporto di fiducia tra noi e le software house, se lo tradisci una volta non vedrai più i miei soldi.

    Questo passaggio è estremamente importante, sia per raddrizzare quegli studi che vanno pian piano verso la via della perdizione, sia per dare un segnale a qualunque studio passi per la mente di seguire quella strada.

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    Lo compro ora, passo a prenderlo tra sei mesi

    Infine ultimo consiglio per “sopravvivere” in questo mercato, diffidate sempre dalle prenotazioni, è una tipologia di acquisto malsana, che vi espone ai rischi sopracitati e vi renderà automaticamente dei beta tester non pagati.
    Le software house puntano troppo sui preorder, dato che sono dati sulle effettive vendite che faranno, ma noi cosa ci guadagniamo? Due velleitarie armi in più valgono settanta euro spesi per il gioco più altri dieci spesi in Maalox per la gastrite?
    Fidatevi di noi, i giochi saranno sempre disponibili, non c’è bisogno di esporsi a rischi e ulcere.

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    Commento

    Il mercato è sempre in continua evoluzione, i tempi di produzione si sono allungati e la fila delle persone che vorrebbero lucrare attraverso i videogiochi è infinita, il problema è che vogliono i nostri soldi, nasce quindi la necessità di cambiare la nostra mentalità di consumatore, nasce il bisogno di spendere in maniera diversa e intelligente.
    Date i vostri soldi a chi lo merita, sempre, e se qualcuno tradisce la vostra fiducia, abbandonatelo senza guardarvi indietro.

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    Gabriele Carollo
    Gabriele Carollo
    Nato videoludicamente con il Sega Mega Drive e le folli corse di Sonic, da quel momento è nato un amore spasmodico per i videogames, cresciuto provando quasi tutte le console esistenti. Tra parolacce inveite contro il televisore, ettolitri di birra e una folta barba cerca di unire l'amore per i videogiochi alla passione per la scrittura, il risultato è sotto i vostri occhi.