I nazisti hanno conquistato mondo, ci penserà B.J. Blazkowicz a fargli sputare sangue

Data di uscita 20 Maggio 2014
Genere Sparatutto in prima persona
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PC, PlayStation 3, PlayStation 4, Xbox 360, Xbox One, Wii U
Sviluppato da MachineGames
Distribuito da Bethesda Softworks
Versione testata PC
cover

Ci hanno provato in molti, tra film e libri, a narrare una versione alternativa della seconda guerra mondiale, nella quale i nazisti erano i vincitori e la svastica campeggiava su ogni edificio del mondo. Posso citare “La svastica sul sole“, il romanzo di Philip K. Dick, che narra la vittoria della Germania nazista al fianco dell’impero giapponese, oppure il più recente Iron Sky, nel quale i nazisti si erano rifugiati sulla luna, in attesa di vendicarsi e di conquistare il mondo. Anche Wolfenstein: The New Order si getta a capofitto nell’ucronia, sia perchè narra di un mondo soggiogato dai nazisti, usciti vincitori dal secondo conflitto mondiale, ma anche perchè riporta la vecchia scuola nei nostri monitor, proprio ora che sul calendario c’è scritto 2014.

La seconda guerra mondiale secondo MachineGames

Il gioco parte nel 1946, anno nel quale la seconda guerra mondiale doveva essere già bella che finita, tuttavia gli americani si trovano a combattere un esercito nazista non solo nel pieno delle forze, ma che dispone anche di macchine fantascientifiche ed estremamente distruttive. Noi vestiamo i panni del nerboruto William “BJ” Blazkowicz, un soldato di origini polacche che combatte nelle file dell’esercito americano. Nel corso del primo capitolo, che funge anche da tutorial, ci troviamo ad attaccare l’enorme castello di Deatshead, uno scienziato pazzo col pallino dello sterminio delle razze imperfette. Durante l’assalto alla fortezza, Blazkowitcz e i suoi compagni vengono catturati dai nazisti, qui verremo posti davanti ad una scelta che influenzerà tutto il corso dell’avventura (ne parlo più approfonditamente in un box) garantendo anche una buona rigiocabilità. Durante la fuga dal laboratorio di Deathshead, una scheggia di metallo guidata sapientemente dalle mani del destino, trafigge la scatola cranica di Blazkowicz, facendolo cadere in un coma lungo 14 anni. Quando ci risvegliamo siamo nel 1960, il mondo oramai è sotto il dominio della svastica, ma BJ non ha scordato quello che sa fare meglio: uccidere nazisti. La trama ci porterà a Berlino, Londra e persino nei fondali marini alla ricerca di tecnologie antiche, ma dalla potenza indescrivibile. Incontreremo la resistenza, nella quale militano vecchie conoscenze, e sboccerà persino l’amore per Anya, l’infermiera che si prendeva cura di noi. La trama, pur se non sorprendente o particolarmente originale, si lascia giocare, merito anche di alcune trovate ironiche o dissacranti, di un protagonista, Blazkowicz, a cui ci si affeziona e a dei cattivoni stereotipati, che teoricamente sarebbe un male, ma che in un gioco così irriverente e old school non può che calzarci a pennello. La storia è suddivisa in 16 capitoli e si può completare in circa 10 ore, tuttavia grazie alla possibilità di scelta che ci si palesa all’inizio del gioco, avremo 15 capitoli “alternativi”, non completamente diversi, ma che presentano alcuni personaggi, cutscene e approcci inediti nell’altro filone narrativo. Questa spinta alla rigiocabilità è atta anche a sopperire alla mancanza di un comparto multigiocatore che sicuramente avrebbe fatto piacere a più di qualcuno tra di voi.

Wyatt o Fergus, questo è il dilemma

Wyatt o Fergus, questo è il dilemma
Durante l’assalto alla fortezza-laboratorio di Deathshead verremmo catturati insieme ai nostri compagni e qui ci si presenterà una scelta molto importante che caratterizzerà trama e gameplay. Il generale ci chiederà su quale dei due compagni effettuare un esperimento: se sceglieremo di salvare Wyatt avremo la capacità di scassinare serrature e potremo trovare dei potenziamenti che ci garantiranno un recupero dell’armatura più rapido dal raccoglimento di oggetti utili per ripristinarla; se invece salveremo Fergus, saremo in grado di violare circuiti elettronici e troveremo delle statuine in grado di aumentare di dieci punti la vita massima. La scelta sta a voi.

Wolfenstein The New Order Recensione 2

L’unico nazista buono è un nazista morto

Il gameplay di Wolfenstein: The New Order è profondamente old school, questo si traduce in una carrellata di armi trasportabili, potendole imbracciare anche a coppie, salute che si rigenera con i medikit, una grande quantità di nemici a schermo e proiettili ed esplosioni a destra e a manca. Questo non vuol dire che non ci sarà spazio per scelte di gameplay più ragionate e tattiche, anzi. Il bello del gameplay di Wolfenstein è la varietà d’approcci, condita con abilità dedicate ad ognuno di essi chiamate Talenti. Durante la mattanza di nazisti potremo infatti decidere se dedicarci all’approccio più caciarone, imbracciando due armi in akimbo e sparando razzi come non ci fosse un domani, oppure un approccio più tattico usufruendo dell’utile, ma macchinoso sistema di coperture nonostante questo non ci garantisca una totale invulnerabilità di danni. L’approccio più sorprendente, ma anche quello più interessante è quello furtivo, che cozza contro la patina old style che circonda il gioco. Tuttavia, anche se non profondo come in altri giochi, l’approccio stealth dà soddisfazioni, specialmente quando ci troveremo ad uccidere alcuni comandanti che, se ci scopriranno, richiameranno a sé una turba di omaccioni in divisa. I Talenti sono delle abilità che si acquisteranno mano a mano che giocheremo un determinato approccio, dando una infarinatura RPG al titolo. Il sistema invero appare piuttosto grezzo, tuttavia queste abilità sono tutte utili, partendo da quelle che aumentano il caricatore fino a quelle che ci permettono di essere più silenziosi.

La settimana “Enigmistica”

La settimana
Al fianco dei più “classici” collezionabili, all’interno del gioco troveremo la bellezza di 72 pagine di codice Enigma. Il codice prende nome dalla famosissima macchina Enigma utilizzata nella seconda guerra mondiale dai nazisti e ritenuta all’epoca indecifrabile (beh poi l’anno decifrata, ma questa è un’altra storia). Decriptando i 4 codici Enigma presenti nel gioco sbloccheremo nuove modalità di gioco tra cui quella 999, nella quale avremo munizioni infinite, 999 punti vita e 999% di azione in più, tutto alla massima difficoltà disponibile.

Il buon level design premia il variare di approcci, facendocene prediligere uno piuttosto che un altro a seconda della conformazione della mappa, i nostri nemici però non sapranno sfruttarla al meglio, lanciandosi fin troppo spesso in azioni suicide tra le braccia di BJ oppure adottando comportamenti esilaranti e discutibili. L’IA paradossalmente si comporta meglio nelle fasi stealth, risultando a volte anche sovrannaturale nello scoprirci, piuttosto che nelle fasi più sparacchine dove i suoi comportamenti sono prevedibili e stupidi. Non prendete ciò come una condanna assoluta, poichè l’intelligenza artificiale non è più nè meno furba di quella di altri FPS sulla piazza, anzi vista l’anima old school e caciarona del titolo questo si nota ancor di meno. Dove Wolfenstein: The New Order continua ad essere vecchio stile è nella gestione di vita ed armatura, la prima si rigenererà di un massimo di 10 punti (20 con l’apposito Talento) e verrà ripristinata con appositi medikit sparsi per le mappe di gioco, la seconda invece, utile per ripararci dai colpi nemici,verrà ripristinata raccogliendo elmetti e placche di metallo. Al fianco di questi oggetti “base” per la sopravvivenza troveremo una miriade di collezionabili che faranno la gioia dei completisti, tra questi ci sono manufatti in oro, lettere e pagine del codice Enigma (occhio al box). Un’ultima nota la faccio per citare alcune missioni “narrative” che si intervallano a quelle più classiche: ritorneremo periodicamente nel rifugio segreto della resistenza e al suo interno dovremo completare incarichi che prevedono la ricerca di determinati oggetti, non vi nascondo che queste fasi sono un tantino noiose, andando a sbattere contro la natura spericolata del titolo, ma ci aiutano a capire meglio la personalità dei nostri compagni e ci danno qualche dettaglio di trama in più.

Wolfenstein The New Order Recensione 4

Old school anche visivamente

Wolfenstein: The New Order è mosso dall’id Tech 5, con tutte le sfumature positive e negative che ne conseguono. Il motore, già visto all’opera su RAGE, garantisce un framerate granitico anche nelle situazioni più complicate, mentre possiede un’ottima gestione di luci e ombre e una distruttibilità ambientale sopra la media. D’altro canto però abbiamo una resa complessiva non troppo “next-gen“, con poligoni che non fanno gridare al miracolo, texture a volte inguardabili, colori piuttosto spenti e soprattutto il fastidiosissimo pop-up degli elementi di gioco che aveva accompagnato anche le nostre sessioni con RAGE. Bisogna però dire che le texture delle armi sono ben fatte, nonostante queste non siano così numerose (una sola bocca da fuoco per tipologia), stesso discorso vale per i nemici, sempre uguali se non per una diversa texturizzazione delle divise. Peccato per un comparto grafico che fa il suo dovere, ma non eccelle e anzi delude in alcuni punti, andando a minare la componente artistica del gioco, che non è eccellente, sia chiaro, ma sarebbe potuto esserlo molto di più se accompagnata da un impatto visivo decisamente superiore.

Incubi pixellosi

Nel terzo piano del QG della resistenza a Berlino si troverà un letto particolare,easteregg riconoscibile dal poster di Wolfenstein 3D posizionato sopra di esso. Guardando in direzione di esso apparirà la scritta incubo e premendo il tasto di azione ci ritroveremo catapultati nel castello di Wolfenstein 3D, con l’obiettivo di fuggire. Il nostro amato Blazkowicz possiederà le texture e le armi del gioco vero e proprio, mentre le ambientazioni e i nemici saranno un vero e proprio salto negli anni 90.

Wolfenstein The New Order Recensione 5

E se i Beatles fossero tedeschi?

Il doppiaggio italiano di Wollfenstein: The New Order, curato da Synthesis, fa il suo sporco lavoro. I doppiatori hanno dato una voce credibile ed espressiva a Blazkowicz e i suoi compari e ciò è abbastanza raro di questi tempi. Purtroppo però i rumori ambientali, spari ed esplosioni, vanno a coprire la voci, rendendoci spesso impossibile capire quello che ci stanno dicendo e obbligandoci ad attivare i sottotitoli. Oltre al doppiaggio Wolfenstein gode di una colonna sonora geniale: grazie ad alcuni dischi che potremo ritrovare in gioco potremo verificare come i nazisti abbiano influenzato i più grandi gruppi e cantanti della storia. I Beatles diventano i “Die Käfer” (che in tedesco vuol dire gli scarafaggi) e la loro famosa foto sulle strisce pedonali li vede con gli elmetti tedeschi sul capo e con una Berlino distopica sullo sfondo. Se vi interessano queste genialate ne trovate una qui.

Wolfenstein The New Order Recensione 7

Configurazione di prova

Processore Intel Core i5-2500k 3,30Ghz
Scheda Video nVidia GTX 670
Memoria 8 GB
OS Windows 7 64bit

Requisiti Minimi

Processore Intel Core i7 o equivalente AMD
Scheda Video GeForce 460, ATI Radeon HD 6850
Memoria 4 GB
OS 64-bit Windows 7/Windows 8

PRO
Estremamente divertente e vario negli approcci
Longevo e rigiocabile
Alcune musiche sono geniali

CONTRO
Tecnicamente non eccellente e con diversi problemi
Poca varietà dei nemici e delle armi
IA carente

Commento

Wolfenstein: The New Order è un buon FPS, che offre tonnellate d’azione e di divertimento e che strizza un occhio al passato. Purtroppo il comparto tecnico non è al passo con i tempi, nonostante si riveli sempre fluido, i nemici sono poco vari e poco furbi e l’armamentario è piuttosto monotono. Passando sopra questi difetti e pensando alle vecchie glorie del passato, tuttavia, si potrà godere appieno del lavoro degli svedesi di MachineGames, che non verrà ricordato come capolavoro, ma come dannatamente divertente e spensierato. Date retta a me, settate i livelli di difficoltà più alti e giocate, sentirete il sangue della vecchia scuola scorrere nelle vostre vene.
8.5