Data di uscita 27 ottobre 2017
Genere FPS
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme Microsoft Windows, Xbox One, PlayStation 4
Sviluppato da MachineGames
Distribuito da Bethesda Softworks
Versione testata Xbox One
Wolfenstein

Ucronia: Sostituzione di avvenimenti immaginari a quelli reali di un determinato periodo o fatto storico.

Chissà come sarebbe oggi il mondo se i nazisti avessero vinto la seconda guerra mondiale. Forse radicalmente differente, forse anche troppo simile a quello odierno, è impossibile a dirsi. I ragazzi di MachineGames hanno però, con Wolfenstein: The New Order, provato a darci una loro personale e dettagliata risposta a questo dilemma, andando a raccontarci minuziosamente di un Europa caduta sotto la macchina da guerra tedesca. Una macchina da guerra talmente efficace e spietata da aver invaso l’intero globo, Stati Uniti compresi, come potremo purtroppo constatare in The New Colossus. I periodi bui sono però una fervida culla di eroi e William J. Blazkowicz, e la sua folle compagnia di rivoltosi, sono pronti a riportare la storia sui giusti binari in una devastata ma bellissima America.

Ebbene sì, anche se non siamo esattamente di fronte a un’ambientazione post apocalittica, nonostante poco ci manchi, gli Stati Uniti sono ampiamente allo sbaraglio. L’incessante avanzata nazista ha raso al suolo l’America che conoscevamo: gli ideali e gli animi dei suoi abitanti sono ormai un ricordo, la statua della libertà giace rovinosa in fondo al mare e la speranza sembra ormai solo un’utopia. Per quanto possa essere angosciante pensare ad un mondo sottomesso al giogo del Fuhrer, non possiamo nascondere come sia stata un’esperienza veramente unica quella offertaci visivamente da Wolfenstein: The New Colossus. Nel corso della nostra avventura infatti visiteremo una miriade di luoghi, con il Martello di Eva a farci da hub centrale. Non vogliamo però spoilerare nulla, anche perché certe locazioni sono talmente fuori di testa da meritare di essere scoperte da sole. Quello che però vogliamo dirvi è che l’ultima fatica di MachineGames ci regala dei paesaggi mozzafiato e curati nei minimi dettagli. Che si tratti di palazzi in rovina, città in festa o anche solo l’interno di un sottomarino il titolo riuscirà sempre a colpirci. Invogliandoci ad esplorare tutto nel modo più approfondito possibile, magari alla ricerca di uno dei tanti collezionabili.

Come nel precedente capitolo, anche qui avremo infatti una quantità sterminata di collezionabili: tra sculture d’oro, carte, bozzetti, dischi e molto altro. Dovremmo aguzzare di molto la vista per non perderci neanche uno di questi oggetti, spesso nascosti molto bene tra gli elementi dello scenario. C’è da dire però che il numero di questi tesori, divisi in innumerevoli categorie, è veramente eccessivo. Si poteva sicuramente fare a meno di qualcuno di essi. A onor del vero, spesso, non sono fini a se stessi e aiutano il giocatore ad approfondire meglio il mondo di gioco e i personaggi che lo animano, soldati nazisti compresi. Ci si sente infatti un po’ in colpa a eliminare chiunque si muova dopo aver letto certe lettere strazianti trovate in giro. Questo duro lavoro purtroppo deve essere fatto.

Il versatile Willliam J. Blazkowicz

Nei panni del nostro amato J.B. ci prenderemo carico delle più pazze e pericolose imprese ai danni del dannato impero nazista: che si tratti di missioni di recupero o di sabotaggio, il denominatore comune sarà sempre il nostro soldatino preferito. Nonostante l’assenza di alleati al nostro fianco durante la maggior parte delle missioni, avremo a nostra completa disposizione un piccolo ma ben armato arsenale a tenerci compagnia. Il numero complessivo di armi su cui metteremo le mani in Wolfenstein: The New Colossus non è abnorme, intorno alla decina, ma è da lodare come ognuna di esse abbia un feedback e un’identità propria. Sarà infatti impossibile provare quella sensazione, comune a molti fps, in cui un’arma vale l’altra. Ognuna dispone di vita e caratteristiche proprie, suggerendoci “lo strumento giusto al momento giusto”: per esempio, un fucile a pompa per gli spazi stretti, una pistola silenziata per avanzare silenziosamente tra le file nemiche e una sorta di lanciarazzi utile per creare nuove vie. Tutte le armi saranno inoltre potenziabili attraverso degli appositi kit nascosti per i livelli. Sono tre le possibilità di upgrade presenti per ogni arma: da miglioramenti permanenti, come un mirino sul fucile d’assalto o un caricatore esteso sulla pistola, a caratteristiche selezionabili a piacere durante il gioco, come ad esempio un diverso tipo di proiettili o di rateo di fuoco. Non mancherà inoltre la possibilità di creare il panico impugnando due armi contemporaneamente, anche di tipologie differenti. Ovviamente la precisione ne risentirà, ma è incredibilmente appagante fare irruzione in una stanza piena di avversari e seminare distruzione con una tale potenza bellica.

Quella di farsi largo con la forza bruta tra i numerosi nemici, per quanto appagante, non è però l’unica strada offertaci dal titolo. Wolfenstein: The New Colossus, complice anche una difficoltà sopra la media, invoglia e sprona il giocatore a tenere un atteggiamento più cauto e invita a muoversi tra le ombre per sgominare le fila nemiche. Soprattutto ai livelli di difficoltà più alti, se si tiene particolarmente alla pelle, è altamente consigliabile agire con circospezione senza farsi scoprire. La maggior parte delle zone di gioco saranno popolate da ufficiali, di solito presenti in coppia, che saranno anche le uniche unità in grado di suonare l’allarme e scatenare l’orda nazista. Eliminarle nel silenzio più assoluto e nel più breve tempo possibile sarà quindi di fondamentale importanza per la buona riuscita della propria missione. Fortunatamente ci saranno degli indicatori di posizione a orientarci verso tali obiettivi. Ovviamente nulla vi vieta di agire come dei novelli Rambo e, anzi, sarete spesso obbligati a farlo. Un connubio a dir poco splendido tra un anima più caciarona e una più razionale.

Come precedentemente accennato la difficoltà del titolo è decisamente tarata verso l’alto, non solo ai livelli più elevati. Sono inoltre presenti dei picchi in cui tale aspetto viene ulteriormente ed eccessivamente accentuato, fino a cadere nel frustrante. La curva d’apprendimento quindi non è perfettamente calibrata, mostrando il fianco ad una struttura poco equilibrata.

Una menzione a parte per la modalità sbloccabile dopo aver finito per la prima volta il titolo. Essa infatti, oltre al livello massimo di difficoltà disponibile, aggiunge il permadeath del proprio personaggio. A differenza di Doom, in caso di morte, non ci si ritroverà però a rifarsi solamente il livello in cui si è incappati nel tristo mietitore, ma bensì tutto il titolo nella sua interezza.

The New Colossus

Una lunga odissea

Come avrete capito di qualità sul lato gameplay in Wolfenstein: The New Colossus ce n’è molta, non è però fine a se stessa e non si riduce ad un mero esercizio di stile. Essa infatti accompagna armoniosamente una trama che, per quanto fuori dagli schemi, riagguanta le fila del discorso intrecciate dal predecessore e le tesse ulteriormente per creare una storia ricca di pathos. Una storia che amalgama scene epiche e introspezioni personali, il tutto condito da un po’di sano trash. Nel corso di una decina d’ore diremo addio a vecchi amici e ne incontreremo di nuovi, daremo un taglio netto al passato e uno sguardo al futuro. Molto toccante e ben narrata è soprattutto l’infanzia di Blazkowicz, che osserveremo tramite dei flashback. Come già accennato, e come è giusto attendersi da un titolo del genere, non siamo però di fronte ad un’opera troppo seriosa e drammatica, nonostante i temi trattati. Sono presenti infatti diversi momenti folli che scadono spesso nel trash. Il che non è per forza un male, anzi, ma che talvolta si tira troppo la corda in certe scene. Non vogliamo approfondire troppo il discorso con esempi per non spoilerare nulla, ma dobbiamo ammettere che talvolta ci sono cascate veramente le braccia.

Nel corso del gioco ci sarà data inoltre la possibilità di rieffettuare la scelta, già compiuta in New Order, tra Wyatt e Fergus. Tale decisione, oltre a creare conseguenze nella trama, avrà inoltre seguito a livello di puro gameplay, con un’arma unica per entrambi i filoni temporali.

Se sul lato singleplayer abbiamo tutto questo ben di Dio, non possiamo dire lo stesso del multiplayer. Esso infatti non è semplicemente presente, ed è stata una scelta oculata da parte di MachineGames per concentrarsi maggiormente sull’avventura in singolo. Scelta magari non condivisibile, ma dopo aver spolpato per bene “carni tedesche” nella campagna, ben venga l’assenza di un comparto online.

PRO
Atmosfera sublime
Divertentissimo
Narrativa di livello
CONTRO
A tratti frustrante
Eccessivamente trash

Commento

Wolfenstein: The New Colossus è il perfetto esempio di come dovrebbe essere gestito un sequel di un titolo di successo. Non serve stravolgere il tutto per riaffermarsi, ma non basta neanche fare il “compitino”. Bisogna dare al giocatore la sensazione di sentirsi a casa e di avere tra le proprie mani una versione più grande, più grossa e cattiva del proprio giocattolo. Bisogna prendere i difetti del predecessore e renderli i propri punti di forza, bisogna prendere gli aspetti più riusciti ed accentuarne l’efficacia. Non è un’impresa assolutamente semplice, ma MachineGames ci è sicuramente riuscita, e ci ha regalato un’altra epica avventura insieme a William J. Blazkowicz. Hasta la revolucion!
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