Dalle placide e malsane acque del Tamigi si alza un fetore di morte, putridi corpi dilaniati sono adagiati su palizzate di fortuna. Una terribile pandemia si sta diffondendo silenziosa e letale tra i vicoli di Londra, riempiendo ospedali e straripando cimiteri, ma soprattutto facendo emergere il lato peggiore dei suoi cittadini. La capitale d’Albione è ormai solo un riflesso di quello che era una volta: il progresso ha lasciato spazio alla rabbia e alla disperazione, alla morte e alla solitudine. Come se tutto questo non bastasse, come se l’ira di Dio ancora non fosse stata saziata, neanche i morti riescono a trovare pace. I più sfortunati si risvegliano come skal, creature profondamente deturpate simili a degli zombie. Gli skal sono la progenie fallace degli ekon, i più classici vampiri, e sono da loro fortemente ripudiati perché impuri ed imperfetti. Un forte razzismo del padre verso il figlio, un sentimento tanto surreale quanto tragicamente sentito. Come terza parte in gioco vi è poi la guardia di Priwen, diffuso culto dedito alla caccia degli immortali. Nel bel mezzo di questa pericolosa e mortale guerra civile ci troveremo a impersonare Jonathan Reid, brillante ematologo trasformato in ekon da una creatura misteriosa. Starà a noi e alle nostre abilità svelarne l’identità e, soprattutto, cercare di riportare la quiete a Londra, il tutto condito da una grande quantità di scelte morali. Rispettare il giuramento di Ippocrate non è mai stato così difficile.

Nobody is healthy in London, nobody can be.

La dilagante pandemia e la contemporanea invasione di immortali hanno messo Londra e i suoi abitanti sull’orlo di una crisi nervosa, in molti sono già sprofondati nella follia. Le strade la notte sono desertiche, solamente qualche sparuta apparizione fa talvolta capolino tra i vicoli. Sia gli umani che i vampiri sono chiamati ad affrontare uno dei periodi più bui della loro storia. Additati come untori, gli ekon si trovano costretti a reagire con la forza, per evitare la grande purga e consolidare la propria posizione di razza superiore. Gli skal, d’altro canto, si vedono accerchiati e disprezzati da tutte le parti in causa. Tutti si sentono in pericolo e nessuno è sicuro: il panico è generale. Jonathan Reid, nel corso della sua strana avventura, salterà ripetutamente da una parte all’altra della palizzata, permettendoci di osservare meglio questo meraviglioso mosaico sociale, colmo di sentimenti e virtù, folli doppiogiochisti e storie strazianti.

Non è però il buon dottor Reid, né qualche altra povera anima, ad essere il fulcro in Vampyr: il vero protagonista del titolo di Dontnod è proprio l’ammaliante e malata Londra. L’onnipresente e preponderante ruolo della città non sono infatti ignorabili e ci troveremo presto immersi nel suo folle vortice. Mura trasudanti di disperazione che ci abbracciano nella loro triste morsa, oscuri e bui vicoli che ci pregano di scoprirne i misteri: la Londra di Vamypr è una vecchia e ferita sirena che, nonostante abbia perso la bellezza di un tempo, ci seduce con il suo triste canto. Il piccolo teatro degli orrori orchestrato da Dontnod si dipana in tutta la sua superficie mostrandosi in diverse sfaccettature: un ecosistema credibile e magistralmente ricreato, immortale cuore pulsante dell’opera.

Vampyr da gioco di ruolo a videogameA rendere la città della corona ancor più orribilmente viva sono una moltitudine di sotto-trame che si intrecciano fitte nel tessuto sociale e che, alla fine dei conti, sono la sua vera linfa. Ogni anima in Vampyr, persino quella all’apparenza più insignificante, ha uno scopo e una storia da raccontare. Spesso ci troveremo immischiati in faccende personali, chiamati a impersonare il famoso ago della bilancia e obbligati a fare scelte che potranno variare lo scenario di Londra, aprendoci nuove strade oppure precludendoci diverse possibilità. Impareremo presto come la fitta rete di legami sociali sia cruciale per la salute della città, e quanto giocare con le sue fila possa rivelarsi pericoloso. A rendere ancora più ardua la gestione di questo delicato sistema è, ovviamente, la nostra natura di vampiri e il bisogno che ne consegue: il sangue. Nutrirsi del prelibato nettare dai cittadini è sicuramente la via più veloce per sfogare i nostri istinti e potenziare le nostre abilità, ma farlo deliberatamente, oltre a essere moralmente sbagliato, implicherà spesso gravi conseguenze. Se non si fa attenzione sarà un attimo vedere la città sprofondare nel caos e non avere più niente e nessuno da salvare.

Armi da fuoco? No grazie!

Nella nostra campagna contro la pandemia saremo fortunatamente accompagnati da un discreto arsenale di armi: dalle più nobili sciabole a sporchi coltelli, da grandi mazze ferrate a veloci pistole, ci sarà solamente l’imbarazzo della scelta. Purtroppo, nonostante il ventaglio sia ampio, ci troveremo ad utilizzare lo stesso strumento di offesa per l’intera durata della nostra avventura. Il motivo è presto detto: le armi che creano stordimento, come ad esempio un bastone chiodato, sono decisamente devastanti. Non solo hanno un danno simile ad altre alternative, ma rendono anche dopo pochi colpi l’avversario confuso e, soprattutto, vulnerabile al nostro morso. Nutrirsi del sangue delle proprie nemesi durante i combattimenti avrà un triplice effetto: danneggeremo il nemico, ci cureremo e riempiremo la nostra barra del mana, chiamato in Vampyr sangue.

Vampyr da gioco di ruolo a videogame

Ci troveremo quindi probabilmente a osservare i titoli di coda sempre con la stessa mazza in mano e avendo bellamente ignorato la quasi totalità delle armi da fuoco, lente e soprattutto bisognose di proiettili. Perché mai dovremo utilizzare delle rozze pistole e degli impacciati fucili a pompa quando abbiamo i poteri di un vampiro? Perché cercare di crivellare un nemico quando possiamo semplicemente impalarlo con una lancia di sangue rappreso? Anche i poteri conferitici dal nostro essere ekon sono molti e vari tra di loro, purtroppo anche in questo caso saremo costretti ad utilizzarne solamente alcuni. La penuria di punti esperienza e il grande costo delle varie skill ci porteranno infatti a concentrarci solamente su alcune possibilità, precludendocene a forza altre. Nell’economia globale di Vampyr tale scelta risulta però corretta ed azzeccata, in quanto perfettamente in linea con una filosofia di gioco che più di una volta ci metterà davanti ad ardue scelte, non solo sul piano morale ma anche su quello più pratico.

Vampiro a metà

Vampyr galleriaTra immortalità e straordinari poteri, l’essere vampiro è una condizione incredibile. Certo, c’è il contrappasso di poter uscire solo una volta calate le tenebre, ma è un compromesso decisamente accettabile, soprattutto se messo a confronto con tutte le virtù di un ekon. Impersonare una così potente creatura deve quindi essere un’esperienza unica, che appassioni il videogiocatore e che lo renda ancor più partecipe delle vicende narrate. Purtroppo Vampyr delude in parte su questo aspetto, ossia nel ricreare la leggendaria figura del vampiro sul lato prettamente ludico. Nulla da dire, come già precedentemente accennato, sui poteri e sulla gestione del mana, coerenti con il personaggio e divertenti da usare; il punto critico è invece sulla mobilità del nostro caro Jonathan Reid, eccessivamente statico ed impacciato nei movimenti. La scelta poi di limitare il viaggio rapido a pochissimi eventi lascia ancor più l’amaro in bocca.

Fortunatamente tale legnosità sparisce durante i combattimenti, regalandoci scontri dinamici e divertenti che attingono dai Souls a piene mani. Dove invece la staticità ritorna preponderante è nei vari dialoghi che cospargono l’intera esperienza: la mancanza di motion capture si sente tutta ed è un vero peccato assistere a tutte le strazianti e toccanti scene orchestrate da Dontnod senza notare nessuna emozione negli interpreti. Il pathos che si perde a causa di questa mancanza è quasi incommensurabile ed è impossibile non accorgersene. Un crimine vero e proprio, che va indelebilmente a macchiare una trama, ma soprattutto una caratterizzazione dei personaggi, praticamente perfetta, colma di sfaccettature e colpi di scena.

PRO
Caratterizzazione maniacale dei personaggi
Londra è bellissima
Ardue scelte morali
Gameplay divertente
CONTRO
Armi mal bilanciate
Mancanza di motion capture
Legnosità nei movimenti
Panoramica Recensione
Valutazione
8
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Giacomo Todeschini
Cultore dei shoot'em up e amante dei TPS, ritiene Metal Slug l'ottava meraviglia del mondo. Ama il proprio cabinato più di se stesso ma non disdegna le ultime trovate tecnologiche. Se lo cercate lo troverete con ogni probabilità su Fortnite o su qualche altro titolo di dubbio gusto.