Sam Fisher è tornato, più in forma che mai, scoprite come se la cava in età più avanzata

Data di uscita 22 agosto 2013
Genere Stealth, Sparatutto in terza persona
Modalità di gioco Singleplayer, Multiplayer
Piattaforme PC- Xbox 360 – PS3 -Wii U
Sviluppato da Ubisoft Toronto
Distribuito da Ubisoft
Versione testata PC
cover

Finalmente è tornato Sam Fisher, con la sua determinazione, il suo amore per la figlia e con le sue sopraffine abilità da spia. Un ritorno che profuma di passato, all’insegna dello Stealth e del graditissimo ritorno di Spies Vs Mercs, e che punta ad azzittire tutti i detrattori della saga dopo Conviction. Secondo gli sviluppatori “il più grande Splinter Cell di sempre”, se volete scoprire se è vero, nascondetevi in un angolino buio e cominciate a leggere la recensione.

Trama

Tutto inizia nella base militare americana di Guam, Sam e Victor stanno per ritornare in madrepatria, quando un’esplosione fa precipitare il loro Little Bird. Dietro questo attacco c’è un’associazione terroristica comandata da Majid Sadiq, che pretende che tutte le truppe statunitensi si ritirino dalle zone di guerra, pena l’attuazione di una cosiddetta Blacklist, ovvero una lista di obiettivi che verranno colpiti, causando di conseguenza instabilità mondiale e migliaia di vittime. Il presidente degli Stati Uniti d’America contatta con urgenza Sam Fisher, affidandogli il comando di una organizzazione segretissima che prenderà il nome di Fourth Echelon, con il fine ultimo di fermare gli ingegneri (chiamati così gli uomini sotto il comando di Sadiq). Per fare questo, il governo gli fornisce risorse illimitate, equipaggiamento all’avanguardia, un gigantesco aereo spia super accessoriato (che fungerà da centro di comando) e infine di un team tra i migliori sulla piazza. Sam ha in mano il destino degli Stati Uniti, ma verrà spalleggiato da Anna Grimsdottir, meglio conosciuta come “Grim”, che avrà il compito di dare supporto tecnico, Charlie Cole, un mago del computer e hacker professionista e Isaac Briggs, ex agente della CIA. La trama è un classico della fantapolitica, che tradisce le origini “Clancyane” della serie e che questa volta esclude le vicende familiari di Sam Fisher catapultandolo in uno scenario mondiale in continuo declino. La trama si fa piacere, non tanto per l’originalità, quasi nulla, ma piuttosto per il ritmo sostenuto e trovate holliwoodiane che mantengono sempre vivo l’interesse. I personaggi peccano di una scarsità di profondità, Fisher è l’unico personaggio con un po’ di carisma, gli altri sono solo delle “maschere” che si protendono in aiuto del protagonista senza incidere più di tanto e Sadiq è un villain piuttosto anonimo, comunque è chiaro che in un gioco come Blacklist non è questo che ci si aspetta. La pochezza di profondità riferita ai personaggi la si può ritrovare anche nel plot, piuttosto lineare, che piace sì, ma non appassiona. Poco fanno in questo senso le missioni secondarie, con un legame quasi inesistente al filo narrativo principale e che a volte stridono, tanta è la forzatura. Discorso a parte per le missioni di Briggs, più curate e che formano una sottotrama non totalmente indipendente da quella principale, una nota curiosa: queste missioni finiscono in maniera piuttosto strana ed aperta, che sia stato programmato qualche DLC riferito ad esse? Come in Conviction, il nostro Sam potrà essere magnanimo nei confronti dei nemici oppure un giustiziere senza scrupoli, sarà infatti possibile decidere se uccidere o meno alcuni personaggi del gioco, ciò porterà comunque ad un finale a senso unico, che probabilmente non sarà capito da tutti. Proprio nelle fasi finali del gioco la storia si farà più avvincente e profonda, facendoci ragionare, cosa che avrebbe dovuto proporre dall’inizio.

Recensione Splinter Cell Blacklist 1

Gameplay

Splinter Cell: Blacklist è foriero di un rinnovamento a livello di gameplay, pur riprendendo quelli che erano i dogmi dei fasti passati, addolciti sì, ma sempre presenti e in primo piano. Questo, che forse vi sembrerà un paradosso, vi verrà perfettamente giustificato più avanti, sempre in questo paragrafo; cominciamo però ad analizzare il gameplay da un punto di vista più ampio. Quello che di primo impatto ci colpisce è l’assenza di un menù principale, il Paladin, ovvero il nostro superaereo hitech, fungerà da hub: sui monitor del centro di comando appariranno le statistiche di gioco, mentre visitando la mappa IMS ci apparirà una panoramica del mondo dalla quale sarà possibile accedere alle missioni principali, quellesecondarie, al Multiplayer e al metagioco Gore Dark, una sorta di caccia al tesoro topografica. Vagando per l’aereo, invece, potremo intrattenerci con i membri dell’equipaggio e ogni tanto chiamare nostra figlia per sentire come sta. Tutto ciò contribuisce ad una maggiore immersione, senza futili barriere di menù troppo macchinosi, rendendo il tutto più fluido e credibile. Non è finita qui, il Paladin potrà anche essere upgradato nelle diverse zone nevralgiche (cabina di pilotaggio, hangar, infermeria, ecc.), questo ci darà dei vantaggi non indifferenti nelle missioni a terra, rendendo questo sistema di fatto indispensabile. Prima di ogni missione ci sarà una sorta di briefing, nel quale ci sarà possibile scegliere il nostro equipaggiamentotra una miriade di accessori ipertecnologici, capaci di rendere Sam Fisher una spia abile e letale. Tutto ciò sarà possibile acquistarlo grazie ai creditiguadagnati in gioco col completamento di missioni e, nel caso del vestiario e visori, personalizzabile di colore. Ovviamente l’equipaggiamento che andrete a scegliere avrà una grande influenza sul come affronterete le missioni: come dicevo prima, Blacklist vuole innovare permettendo al giocatore di scegliere a suo piacimento il suo stile di gioco. Questi stili sono tre: Fantasma, per i puristi dello stealth, si dovrà usufruire di tecniche di abbattimento non letali e solo quando ce ne sarà davvero bisogno, per il resto è consigliabile sgusciare via inosservati; Combattimento, si farà piazza pulita di ogni nemico e con ogni tipo di gadget, possibilmente letale, senza pensare troppo al non essere visti; Pantera, passo felpato e letalità degni del nero felino da cui prende il nome lo stile, una via di mezzo tra lo stile Combattimento e Fantasma. Alla fine di ogni missione vi verrà assegnato un punteggio, che rispecchierà il vostro stile di gioco, se avrete padroneggiato uno stile in particolare ed ottenuto un punteggio minimo vi verrà assegnata una medaglia. Lo stile Combattimento è il più penalizzato tra i tre, poichè il farsi notare spesso comporterà all’arrivo di rinforzi nemici o addirittura al fallimento della missione, tra i tre inoltre è quello che vi assegnerà meno punti. Questo reinserisce sui binari del genere stealth una saga che dopo Conviction stava deviando, una sorta di ritorno al passato solo che alle porte della Next Gen. Si dovrà fare attenzione come sempre al rumore dei passi e alle fonti di luce, disattivabili sparandogli o lanciando granate granate EMP. Ritorna il “marca e colpisci”, si avrà la possibilità di marcare fino a tre nemici e poi eliminarli rapidamente con la semplice pressione di un tasto; altro ritorno riguarda l’ultima posizione nota che si avrà la possibilità di sperimentare soprattutto eseguendo uno stile combattimento volto all’action: i nemici memorizzano la tua ultima posizione e agiscono in funzione del nemico che si trova lì, nonostante Sam se la sia data a gambe. Nelle missioni saranno presenti dei “collezionabili”: portatili Blacklist da hackerare, drive USB da recuperare e bersagli VIP da catturare, tutti più o meno nascosti e tutti volti ad incrementare la rigiocabilità insieme alla (quasi) totale libertà di gameplay. Proprio la rigiocabilità è un punto focale del titolo Ubisoft, dato che la campagna principale non è un miracolo dellalongevità. Quest’ultima è incrementata dalle missioni 4E, missioni secondarie giocabili in cooperativa o in solitario, con eccezione quelle di Briggs, esclusivamente coop. Non sono tra le missioni più originali o divertenti, ma vogliono elevare all’ennesima potenza quella che è la collaborazione tra compagni di squadra, creando un’intesa virtuale tra i giocatori, se le giocherete da soli invece vi risulteranno insipide e frustranti. Le missioni vanno dal “resisti a un tot di ondate nemiche” al “completa gli obiettivi senza essere scoperto”, quelle di Briggs invece sono quelle più curate che, per qualità, si avvicinano molto a quelle della campagna principale. Bisogna fare anche un discorso sull’intelligenza artificiale, buona se la osserviamo all’opera durante le fasi più sparacchine, aggirerà il giocatore prendendolo ai fianchi e lancerà granate verso Sam, risultando anche abbastanzaostica da sconfiggere. Se invece consideriamo le fasi stealth (la maggior parte, quindi), qui si vedono i limiti, con reazioni eccessivamente lente quando il giocatore viene scoperto oppure eccessiva miopia, che non gli permette di vedere Fisher passargli davanti a pochi metri. Anche sulle routine ci sarebbe da dire qualcosa, a volte, scoprendo un cadavere, i nemici danno vita a siparietti comici oppure si dimenticano che un loro amico è disteso lì a terra, ovvio che vedere questo ci fa storcere il naso, ma in generale il tutto rimane godibile grazie alla relativa sporadicità di questi eventi. Sempre riguardo alle routine dei nemici è stata introdotta una feature piuttosto interessante: dopo un tot (di solito 3) di volte che si ripete lo stesso punto di una missione i comportamenti delle guardie cambiano, non sarà quindi possibile prevederli in funzione di un successo più facile e si dovranno ideare altre strategie per aggirarli o eliminarli silenziosamente (oppure no). Nel complesso Splinter Cell: Blacklist gode di un ottimogameplay, fresco, appagante ed, invero, difficile per la media a cui siamo abituati oggi, grande lavoro fa l’ampia libertà di scelta del gameplay che si ha nell’affrontare il gioco, a volte spudoratamente guidata, ma non completamente negata.

Recensione Splinter Cell Blacklist 2

Tecnica

A proposito del comparto tecnico di Splinter Cell: Blacklist ci sono diversi discorsi da fare. Per quanto riguarda l’impatto visivo in generale, ci attestiamo su un livello buono, ma non sorprendente. Le texture, soprattutto quelle che ricoprono le armi e la tuta di Sam, sono credibili e pulite, un po’ meno quelle dei comprimari o dei nemici. Nota dolente è la modellazione poligonale dei volti, essi infatti mostrano i loro limiti soprattutto nelle cutscene, dove vengono inquadrati in primo piano e mossi da animazioni non propriamente convincenti. Sono proprio queste ultime, infatti, a non risultare troppo belle a vedersi per l’intera durata del gioco: Sam Fisher si arrampica, uccide furtivamente, spara, ma lo fa con una certa legnosità di fondo e la sua animazione di morte è letteralmente orribile. Altro punto sfavorevole riguarda le imperfezioni che minano l’impianto tecnico in generale: compenetrazioni, missing object, flickering e via di questo passo. Per quanto riguarda le prestazioni, il gioco si attesta su un livellosufficiente, scadendo verso il basso in non pochissime situazioni. Innanzitutto è da denotare il forte stacco tecnico tra una cutscene ed il gioco vero e proprio, oltre al fatto che tecnicamente è più scarna, è anche renderizzata a 30 frame, a indicare un violento trasbordo dall’edizione console. Ma non è finita, poichè il gioco si attesterà sempre sotto i 60 frames per secondo, giocato tutto al massimo con una configurazione di fascia medio-alta. Quella che invece sorprende appieno è la gestione delle luci e delle ombre. Come sappiamo, la saga Splinter Cell si è sempre basata sulle differenze tra luce/ombra, basando il gameplay e l’approccio a differenza se il giocatore si trova nella prima o nella seconda, quindi è molto importante renderla al meglio. L’Unreal Engine 3, oramai noto ai più come un ottimo motore per la rappresentazione degli effetti luminosi, svolge egregiamente il suo compito, risultando sempre credibile e, a volte, anche sorprendente, nonostante i suoi onorati anni di servizio. Se consideriamo l’impatto visivo di Blacklist, come già detto prima, possiamo risultare soddisfatti: con texture buone, ma non miracolose ed effetti luminosi ottimi, se consideriamo anche il settore prestazionale allora il discorso cambia: il framerate può definirsi appena sufficiente, considerando che si tratta di un gioco PC. Peccato per un comparto tecnico che avrebbe necessitato di un po’ più di attenzione e che avrebbe coronato alla perfezione quello che è un ottimo gioco.

Recensione Splinter Cell Blacklist 3

Sonoro

Chi era interessato a Blacklist e si è informato prima della sua uscita, sa che in questo capitolo ritorna uno dei pilastri del doppiaggio italiano: Luca Ward, nei panni di Sam Fisher. E’ proprio la sua voce il punto più alto dell’intero doppiaggio del gioco, talmente buona ed adatta ad ogni tipo di situazione, da far passare in secondo piano le prestazioni dei doppiatori assegnati ai personaggi secondari, che io ho trovato (tranne in alcuni casi) doppiati soddisfacentemente. Peccato che il gioco non sia doppiato integralmente in italiano, poichè a volte sentiremo parlare le guardie in inglese, invece che nella lingua di Garibaldi. Le musiche sono godibili, senza presentare caratteristiche trascendentali od eccessivamente catartiche, scandendo il ritmo dell’azione e accompagnando le sequenze più interessanti. Sempre su un buon livello sono i suoni delle armi, le campionature ambientali e le esplosioni, nella media videoludica.

Recensione Splinter Cell Blacklist 4

Multiplayer

Oltre a un comparto coperativo di tutto rispetto, Splinter Cell: Blacklist offre al giocatore anche un’ottima modalità multiplayer. Ritorna acclamatissimo Spies vs Mercs, il multiplayer asimmetrico già presente in Chaos Teory e Pandora Tomorrow. Questo appena citato è un comparto multigiocatore, che esalta il tatticismo e la collaborazione tra i giocatori, sarà infatti possibile impersonare due classi con caratteristiche e visione di gioco opposte: Spie, agili, veloci e sfuggenti, con una visuale più ampia del campo di battaglia e in terza persona, capacità di arrampicarsi, ma con scarsa resistenza e potenza di fuoco; Mercenari, tosti, nerboruti e dalla potenza di fuoco impressionante, godranno di un ottima resistenza, ma d’altro canto saranno lenti e con una scarsa visione del campo di battaglia. Sarà possibile personalizzare un massimo di tre slot personalizzazione per classe, comprando equipaggiamento grazie ai crediti di gioco e dei speciali gettoni che si sbloccheranno ogniqualvolta si salirà di livello. Se le spie dispongono di un equipaggiamento prettamente rivolto a strategie di fuga e diversivi tattici, i mercenari puntano tutto sulla potenza e mortalitàdell’equipaggiamento, anche se così differenti, queste classi risultano bilanciatissime e questo è un grande pregio. Le modalità di gioco non sono molte: Spies Vs Mercs Classic, 2 vs 2, con classi non personalizzabili e con una forte impronta tattica, le spie devono hackerare dei terminali e mantenere la connessione attiva, mentre i mercenari gli danno la caccia; Spies Vs Mercs, 4vs4, come la modalità precedente, solo con 4 giocatori in più; Estrazione, i mercenari devono ottenere dei dati e portarli ad un punto di rilascio, mentre le spie gli danno la caccia, ottima variazione allo schema classico; Controllo Dati, bisogna hackerare dei terminali e difenderli fino al completamento, chi ne hackera di più, vince, una sorta di cattura la bandiera in salsa spionistica; Deathmach, il classico deathmach a squadre, vince chi uccide più avversari, forse la modalità meno interessante. Ho trovato il comparto multigiocatore veramente delizioso e ben realizzato, mi sono divertito come non facevo da anni a sgozzare i mercenari nascosto nel buio oppure a far cadere ignare spie in un campo minato che avevo appena piazzato. L’asimmetricità rende il tutto ancora più interessante etattico, un multiplayer dove raramente un singolo giocatore può cambiare la partita, ponendo in primo piano il bilanciamento e la collaborazione.

 

PRO
Il focus è tornato sullo Stealth
Gameplay ottimo e appagante
Multiplayer divertente

CONTRO
Framerate non proprio lusinghiero
Campagna principale corta
IA dei nemici da rivedere

Commento

Tom Clancy’s Splinter Cell: Blacklist è un gran gioco, con un gameplay sopraffino e fluido, che sa essere molto appagante soprattutto nella sua derivazione stealth, con una campagna principale non lunghissima, ma che riesce ad intrattenere e divertire fino alla fine, a patto di passare sopra a qualche problema con l’intelligenza artificiale e qualche difetto tecnico. Un gioco che da il meglio di sé nella cooperativa a due giocatori e nel multiplayer, tattici e divertenti quanto basta per rendere il tutto veramente accattivante. Un gioco in cui finalmente ritorna preponderante la compagine furtiva, nonostante mantenga alcune caratteristiche derivate da Conviction, che però non stonano affatto. Un ottima notizia quindi per chi vuole tornare al Sam sfuggente, veloce ed invisibile di un tempo, che nonostante si avvii verso la veneranda età, ha ancora la verve e l’agilità di un ragazzino.
8.5