La guerra non cambia mai. Spuntano nuovi metodi, vengono introdotte diverse tecnologie e le ragioni del conflitto mutano per i più disparati motivi. Ma la guerra no, non cambia mai. Diletto dei potenti e terrore dei deboli, è sicuramente uno dei temi più semplici (ma delicati) da trattare. Dipinta come il male supremo da molti, vista come fonte di valore da altri e per i più un male necessario. Fiumi di parole e migliaia di fotogrammi sono stati spesi sulla guerra, ma non è mai abbastanza, c’è sempre qualche sfaccettatura che sfugge, che si nasconde nell’ombra, che si rivela troppo tardi. La guerra è il fardello dell’umanità, il retaggio della torre di Babele, l’ostacolo insormontabile. Contrapposta ad essa vi è la pace, il locus amoenus elitario dell’umanità, il suo fine massimo. A volte, però, essa è solo un beffardo miraggio.

Lo sa bene Artemesia, ridente staterello immaginario di cui difenderemo il vessillo in Tiny Metal. Le sue verdi pianure, i rigogliosi fiumi e i villaggi prosperi lo hanno reso il bersaglio di terribili guerre e molteplici inganni. Dopo un’estenuante battaglia la tanto agognata pace non sembra più così lontana, e il sogno di una vita serena sembra quasi sul punto di realizzarsi. Proprio quando il tepore di un’apparente tranquillità si insinua negli spiriti degli artemisiani succede l’irreversibile. L’aereo regale, con a bordo il re di Artemisia e il comandante in capo, scompare a Zipang, piccola isoletta ancorata ad una mentalità feudale, fatta di signori della guerra e culto dell’onore. In questo scenario di disillusione prenderemo quindi le veci di Nathan, un giovane e stereotipato comandante militare, con lo scopo di vendicare il proprio popolo e riottenere la tranquillità appena persa.

Una volta scesi sul campo di battaglia il feedback è praticamente identico a quello offerto dalla saga di Advance Wars. Avremo quindi una mappa di gioco divisa in “caselle”, una visuale prettamente isometrica e una serie di unità e strutture. Lo scopo di ogni battaglia, rigorosamente divisa in turni, sarà quello di conquistare il quartier generale avversario o di eliminarne completamente le truppe. Tra il dire e il fare c’è però di mezzo il mare e dovremo sudarci ogni piccolo quadratino di terra, difendendoci da ogni assalto nemico e sferrando feroci affondi nel territorio avversario. I campi di battaglia, anche se non enormi, sono vari e intriganti, ripieni di zone impervie e campi aperti su cui basare la propria strategia. Dovremo sfruttare tatticamente il territorio: ad esempio, posizionare le proprie unità in mezzo alle foreste concederà un buff difensivo rispetto alla pianura. D’altro conto valicare tali luoghi richiederà un numero maggiore di punti movimento rispetto ad ambienti più praticabili. Le classiche due facce della stessa medaglia, per intenderci.

A nostra disposizione nel corso dei vari scontri a fuoco avremo un discreto numero di unità, suddivisibili in tre macro gruppi: fanteria, mezzi terrestri e veicoli aerei. Ognuno tipologia di truppa ha le proprie peculiarità e tratti caratteristici. La fanteria, solitamente economica e agile nei movimenti, ha come particolare aspetto distintivo quello di essere l’unica a poter conquistare gli edifici sparsi nella mappa di gioco. Tali edifici, in base alla loro tipologia, garantiranno un tributo monetario o permetteranno lo schieramento di altre truppe. Vi sono inoltre altri due tipi di strutture, di cui parleremo però a breve. I mezzi terresti sono la tipologia predominante poiché in essi convergono un gran numero di unità: carri armati (denominati metal), radar, artiglieria e tanto altro ancora. I dominatori dei cieli sono invece solamente tre: elicotteri, fortezze aeree e caccia. Mentre i primi due possono ingaggiare ugualmente truppe di terra e volanti, i caccia potranno scontrarsi solamente con altre unità aeree. Avranno a loro disposizione, però, il più elevato numero di punti movimento dell’intero gioco, il ché le rende unità essenziali per l’esplorazione e la ricognizione. Oltre alle truppe base è possibile annoverare tra le proprie forze anche degli eroi, ottenibile attraverso la conquista di alcune strutture nascoste nei meandri della mappa. Tali eroi non sono altro però che semplici unità base potenziate, con parametri drasticamente maggiori rispetto alle comuni controparti.

Se siete degli amanti di Advance Wars, titolo da cui Tiny Metal prende ispirazione, vi sarete forse accorti di qualche “piccola” mancanza. Passi per i poteri peculiari dei vari comandanti, che davano sì quel quid in più ma che, alla fine dei conti, sono elementi di cui si può tranquillamente fare a meno. A pesare fortemente sull’economia del titolo però è la mancanza delle unità navali, assenti non giustificati, per di più considerando che l’intera campagna di gioco si svolge tra piccole isole. Altra lacuna da non sottovalutare è il trasporto truppe. Tali unità, come ben saprà chi ha giocato un titolo del genere, sono a dir poco essenziali per molteplici motivi. Per completare questo triste quadro, artiglieria e contraerea sono state unite in un’unica risorsa, a conti fatti la più potente a disposizione.

Attenzione però, non stiamo descrivendo un titolo disastroso o da cestinare, anzi. Tali difetti emergono così fragorosamente perché contrapposti a una formula di gioco tanto collaudata quanto divertente. I pregi di Tiny Metal sono molti, e quasi tutti ereditati da Advance Wars. Il divertimento è la costante che permea tutta l’esperienza di gioco, purtroppo limitata alla sola campagna e alla modalità schermaglia. Il multiplayer invece è di prossimo inserimento. Fortunatamente la campagna intrattiene per una decina di ore circa, raccontandoci una storia forse eccessivamente intricata per un titolo del genere, ma che nel complesso non demerita ed incuriosisce il giusto. Pregevole l’idea di inserire percorsi alternativi e scorciatoie, attraverso la conquista di appositi punti di ricerca nelle varie mappe di gioco. Peccato per l’intelligenza artificiale avversaria, diversi gradini sotto l’accettabile.

La direzione artistica del titolo è inoltre piacevole con uno stile volutamente cartoonesco dall’evidente timbro stilistico orientale. Di ottima fattura il doppiaggio, ben interpretato e interamente in giapponese. Non preoccupatevi però, il resto del titolo è completamente in italiano.

PRO
Estremamente divertente
Storia interessante
Buona direzione artistica
CONTRO
IA veramente scadente
Incompleto sotto diversi aspetti
Multiplayer momentaneamente assente
Panoramica Recensione
Valutazione
7
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Giacomo Todeschini
Cultore dei shoot'em up e amante dei TPS, ritiene Metal Slug l'ottava meraviglia del mondo. Ama il proprio cabinato più di se stesso ma non disdegna le ultime trovate tecnologiche. Se lo cercate lo troverete con ogni probabilità su Fortnite o su qualche altro titolo di dubbio gusto.