La prima, indimenticabile, avventura del Lupo Bianco in attesa dell’arrivo di The Witcher 3: Wild Hunt

Data di uscita 26 ottobre 2007
Genere Action RPG
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PC
Sviluppato da CD Projekt RED
Distribuito da Atari
Versione testata PC
cover

Vi starete chiedendo: “perchè giocare e recensire un gioco uscito nel lontano 2007, per di più nell’anno dell’uscita del terzo capitolo che concluderà l’amata serie dedicata allo strigo?”. Me lo sto chiedendo anch’io e l’unica risposta credibile che ho saputo darmi è: “semplice, perchè mi mancava l’anello iniziale di una saga che amo e recuperandolo volevo darvi un parere, seppur ritardatario sull’opera in questione”.
Ma ora basta con il fatti una domanda e datti una risposta, che mi sa tanto di Marzullo, impugniamo la nostra spada d’argento e gettiamoci nella mischia ad affrontare le più orride creature mai apparse su tutto l’orbe terracqueo.

https://www.youtube.com/watch?v=l9SUiFSr-s4

Dalla carta ai pixel

Penso che ormai quasi tutti lo sappiano, il nostro caro Geralt di Rivia è stato creato da uno scrittore, un tale Andrzej Sapkowski, che grazie alla sua creatività è riuscito a dare vita ad un mondo che piano piano sta diventando sempre più vasto. Ad un certo punto alcuni ragazzi polacchi, che si facevano conoscere come CD Projekt RED e che inoltre erano conterranei di Sapkowski, decisero di traslare le avventure dello Witcher sugli schermi dei nostri PC. Ecco che nel 2007 nasce l’epopea videoludica dedicata allo strigo. Grazie al loro talento e volontà ci troviamo per le mani una saga che, sbucata dal nulla, si accinge a riscrivere i dettami dei giochi di ruolo fantasy.

The Witcher recensione 1

Mamma ho perso la memoria

La storia di The Witcher inizia con uno dei cliché più abusati: un’improvvisa amnesia. Il nostro eroe viene soccorso da alcuni Witcher e portato nella loro roccaforte, Kaher Moren, lì incontra personaggi del suo passato come l’incantevole maga Triss Merigold e il vecchio Vesemir e ricorda di essere anche lui uno Witcher, un mutante sterile destinato ad uccidere mostri a pagamento per tutta la vita. Ben presto le mura della rocca vengono attaccate da misteriosi banditi appartenenti ad una setta chiamata Salamandra e comandati da due criminali conosciuti come Il Professore e Azar Javed. La compagnia degli Witcher, quindi, si trova a dover inseguire Salamandra per recuperare alcuni segreti di vitale importanza sottratti dai sotterranei di Kaher Moren e per vendicare l’uccisione di un loro giovane compagno. Queste vicissitudini aprono la pista ad una trama intensa, che intreccia le sorti dell’umanità con quelle di Geralt stesso, che si vede non solo costretto ad inseguire Azar Javed ma anche i fantasmi del suo passato nel tentativo di recuperare la memoria. La storia personale di Geralt sarà addirittura percepita dal giocatore come quella principale, lasciando in secondo piano la guerra tra l’Ordine della Rosa Fiammeggiante e i rivoltosi Scoia’tael; tuttavia in avanti con la storia dovremo scegliere se schierarci con l’una, con l’altra fazione o, al limite, con nessuna delle due, sbloccando diversi finali a seconda delle scelte fatte. Un altro tema fondamentale del gioco è il sistema di scelte appena accennato, questo infatti permetterà che lo svolgersi della trama cambi a seconda di quello che decideremo di fare, l’influenza del giocatore sul mondo di gioco, tuttavia, non sarà repentina, le conseguenze si noteranno più avanti nella storia, risultando più incisive e sorprendenti. Il tema dell’amnesia non è soltanto un tocco di classe per il susseguirsi degli eventi, ma anche funzionale a livello dello sviluppo del personaggio: Geralt infatti non ricorderà tutte le informazioni sui mostri e sarà costretto a leggere dei libri se vorrà estrarre dai loro cadaveri degli ingredienti fondamentali. Inoltre Geralt dovrà ricordare tutte le sue abilità mano mano che si avanzerà di livello, nonostante prima dell’amnesia fosse un guerriero imbattibile. Per fare questo il nostro personaggio dovrà meditare davanti a uno dei tanti focolari sparsi per il mondo di gioco e spendere i talenti acquisiti dopo esser salito di livello. I talenti si suddividono in gruppi dati dal crescente valore del metallo: bronzo per le abilità base, argento per quelle più avanzate e oro per le abilità degne di un Witcher esperto. Oltre a far salire di livello il nostro personaggio, davanti al calduccio del fuoco potremo creare composizioni alchemiche come pozioni ed unguenti. Questi potranno essere creati grazie ad alcuni ingredienti vegetali o scuoiati dai mostri che abbiamo appena ucciso e sono molto utili per la sopravvivenza nel nostro personaggio.

The Witcher recensione 2

Acciaio o argento, questo è il dilemma

Il sistema di combattimento di The Witcher può apparire complesso e veramente insensato agli esordi, ma con il prosieguo dell’avventura riuscirete ad apprezzarlo o quantomeno ad usarlo senza denigrarlo ogni tre per due. Come Witcher, il nostro eroe dalla chioma canuta, possiede due spade la cui lama è forgiata con metallo differente: una d’acciaio per gli umani e una d’argento per i mostri (vi sarà consegnata più in là con l’avventura). Sempre in quanto Witcher, Geralt è maestro in tre diverse tecniche di combattimento: orso, per nemici più nerboruti e resistenti; gatto, per nemici agili e sfuggenti e grifone, che produce danno ad area, utile per i combattimenti in inferiorità numerica. Il combattimento con la spada è molto semplice, vi basterà cliccare sul nemico quando l’icona diviene a forma di spada e cliccare di nuovo quando la spada è affiancata da una fiamma gialla, facendo così sarete in grado di inanellare combo e fare progressivamente danni sempre maggiori. Ovviamente lo stile e la spada dovranno essere consoni al tipo di nemico affrontato, pena una quantità davvero risibile di danni. Geralt non è solo uno spadaccino d’eccezione, ma possiede anche una discreta padronanza della magia. I cinque segni che è in grado di utilizzare verranno acquisiti progressivamente nel gioco e sono: Aard, che provoca una potente onda d’urto in grado di stordire i nemici e distruggere pareti fragili; Igni, il segno produce una fiammata in grado di incenerire i nemici; Quen, che permette di creare uno scudo magico intorno al nostro Witcher preferito per limitare i danni e rifletterne alcuni; Axii, permette di ammaliare i nemici e farli combattere al proprio fianco e infine Yrden, che permette di creare una trappola sul terreno in grado di rallentare e danneggiare i nemici. Usare i segni negli scontri permette di renderli più interessanti e un pizzico più tattici, tuttavia resta il fatto che si sarebbe potuto implementare un sistema di combattimento corpo a corpo migliore. Altro fattore fondamentale del combattimento è il binomio parata/schivata. Queste sono esclusivamente dipendenti dalle statistiche e il giocatore potrà usufruire solo della schivata manuale che permette di defilarsi da un nemico troppo prorompente. Il danno e le resistenze, invece, dipendono non solo dalle abilità acquisite, ma anche dall’equipaggiamento come ad esempio le spade (sia d’argento che d’acciaio) o dai potenziamenti applicabili su di esse (rune, unguenti, ecc.). La resistenza è parzialmente influenzata dall’armatura, che, però, può essere cambiata solo tre volte in tutto l’intero corso della partita. Lo scarso numero di armamentario e vestiario è un problema reale che ci costringe ad usare gli stessi set per tante, troppe ore di seguito, smorzando così la varietà.

The Witcher recensione 3

Dalle campagne alle lande ghiacciate

Per quanto riguarda il comparto tecnico, The Witcher si spacca in due. Il gioco poggia le basi sull’Aurora Engine per gentile concessione di Bioware, che garantisce un impatto visivo di tutto rispetto. Tuttavia si vede l’inesperienza del team polacco a partire dalle animazioni: quelle dei combattimenti sono troppo simili tra loro ed eccessivamente goffe e pesanti, mentre una legnosità eccessiva fa sì che il feedback dei colpi sia quasi nullo, con la conseguente impressione di fendere l’aria. Per non parlare delle animazioni dei personaggi durante i dialoghi (4-5 al massimo) oppure della camminata dello stesso Geralt (le animazioni sono così poche che a volte ci sembrerà di fluttuare). Un difetto che ci farà ancor di più storcere il naso riguarda la scarsissima varietà di modelli dei personaggi: solo i comprimari e Geralt godono di modelli unici, mentre tutti gli altri sono un costante riciclo di modelli visti e rivisti che non possono che provocare spaesamento e qualche risata, oltre a dare vita a scenette (per assurdo, intendiamoci) come questa: ” a te ti ho già visto, ah ci sono! Sei il giardiniere, anzi no il lustrascarpe, ora ci sono, il poveraccio in mezzo alla strada! Ops, mi scusi re Foltest”. Le ambientazioni di gioco sono invece più varie e carismatiche, nonostante non abbiano un’estensione così elevata e siano spesso e volentieri divise da caricamenti, creando i cosiddetti “compartimenti stagni”. Inoltre spesso ci presentano strade obbligate, limitando di molto la libertà esplorativa e costringendoci a tornare troppo spesso sui nostri passi.

The Witcher recensione 4

Du iu spic inglisc?

Purtroppo in questo paragrafo mi devo scagliare, più o meno ardentemente, contro la versione italiana del gioco. Essa infatti e tormentata da un doppiaggio dei personaggi a dir poco scadente ed inadeguato, a partire da Geralt che è afflitto da una voce piatta e priva di emozioni, poi tutti gli altri, che sono caratterizzati da toni completamente sbagliati e quasi grotteschi. Passando sopra a sporadici errori di traduzione (rospo invece di dente?) e sovrapposizioni innaturali di voci, si arriva alle soundtrack, che finalmente danno una sensazione piacevole ai nostri poveri timpani. Ogni tanto quindi avremo piacere ad incappare nei troppo invasivi caricamenti solo perchè qualche bella musica ci allieta il passare tedioso del tempo.

The Witcher recensione 5

PRO
Trama profonda e matura
Buona longevità
Ottimo sotto il profilo tecnico
Musiche d’impatto

CONTRO
Caricamenti, caricamenti everywhere
Combattimento così e così
…ma scarsamente curato
Doppiaggio scadente
Fin troppo lineare

Commento

Forse vi sembrerà che io sia stato troppo severo nel giudicare The Witcher, in fondo è il primo lavoro dei CD Projekt RED, oppure vi potrà sembrare che il voto che vedete qua sotto e l’intero testo della recensione stridano. Tutte ottime osservazioni, ma mi permetto di rispondere, in fondo la recensione è la mia e posso farlo come e quando voglio: per capire appieno la mia valutazione dovete giocarlo e, se non sarete troppo severi, lo amerete davvero tanto per tutte le circa 60 ore che impiegherete per completarlo. La severità è comunque d’obbligo per ogni recensione che si rispetti e quindi questo in conclusione è il mio giudizio. The Witcher non è un capolavoro, non riesce neanche a battersela con gli RPG più blasonati e uscire con le ossa intatte, tuttavia ha del fascino indiscutibile, non per i combattimenti, non per le ambientazioni, nè per la trama in sè, più che altro per un amalgama di tutto questo, che nella sua imperfezione alcune volte trae il suo potere, un potere ammaliante, quasi quanto il segno Axii.
7.5