Blood and Wine segna la conclusione della saga dedicata allo strigo, e che conclusione.

Data di uscita 31 maggio 2016
Genere Action RPG
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PC, PlayStation 4, Xbox One
Sviluppato da CD Projekt RED
Distribuito da Bandai Namco
Versione testata PC
Cover

Probabilmente dovrei scrivere questa recensione in lacrime, mi dovrei struggere ripensando alle bellissime peripezie vissute insieme a Geralt e i suoi compagni, tra fumetti, libri e videogiochi. E invece no, Blood and Wine segna inesorabilmente la fine delle avventure videoludiche per lo strigo, eppure dopo aver visto fino all’ultimo titolo di coda, sul mio viso era stampato un sorriso, un po’ malinconico non lo nascondo, ma pur sempre un sorriso. CD Projekt RED ha infatti dato vita ad una delle conclusioni più splendide che si potessero immaginare e sarebbe fantastico ricordare la saga di The Witcher così, a tratti rozza, a volte imperfetta, ma bella come non mai.
Una bellezza avvolgente, tentacolare, che mi ha trascinato e mi ha spinto a riprendere in mano le spade impolverate e la tenuta da cacciatore di mostri, che, a ben vedere, aveva pure qualche pulce sopra, in attesa dell’ultimo tassello del puzzle, Blood and Wine appunto. Sappiate che per tutto il corso dell’articolo cercherò di evitare l’utilizzo del termine “espansione”, in quanto il livello dei contenuti è così alto che suonerebbe quasi come uno sminuimento. Quindi preparatevi a sinonimi più o meno pomposi, finanche irritanti o bizzarri; perché no, non mi va di usare quella parola, a costo di sembrare un bambino capriccioso. Un’ultima cosa prima di iniziare l’usuale (?) analisi: procuratevi un calice di Barolo da sorseggiare con calma e ripassatevi i cardini del galateo cavalleresco, si va a Toussaint, la terra dell’amore e del vino.

The Witcher 3 Blood and Wine DLC HD Review

Toussaint, un reame da fiaba

Per Geralt era la solita giornata di lavoro, un contratto là, una tresca qua, una carovana di banditi poco attaccati alla vita, insomma il “solito” tran tran di un Witcher. Su una delle tante bacheche, però, c’era un contratto piuttosto inusuale, tra l’altro firmato da un’illustrissima penna: la duchessa Anna Henrietta di Toussaint. E non si può dire di no ad una duchessa, soprattutto se bella, intelligente e… peperina, tutte caratteristiche che si addicono ad una dama a modo. Be’ in realtà Geralt era più interessato alla lauta ricompensa in palio, ma sorvoliamo su questi rozzi dettagli, ché in una storia di onore, fedeltà e cavalieri in armatura scintillante stonano un tantino. Parliamo invece di come il nostro strigo ha incontrato, con estremo piacere, i nobilissimi cavalieri Palmerin de Launfal e Milton de Peyrac-Peyran, così fedeli alla duchessa tanto da essere disposti di passare a fil di spada chiunque ne infangasse il nome. È al loro fianco che il nostro Geralt si reca nella terra più bella del creato, un reame da fiaba cosparso di vigneti e castelli, dove ogni sera è festa, mentre valorosi cavalieri corteggiano vogliose madamigelle. Un luogo che ti affascina, ti prende e poi non ti lascia più andare.

The Witcher 3 Blood and Wine DLC HD Review 3

Persino l’animo indurito di un Witcher non poteva rimanere indifferente davanti ai bellissimi panorami e al castello di Beauclair, la capitale del ducato. Ma come ben sanno i cari lettori, Geralt non era giunto a Toussaint per sorseggiare buon vino o per infilarsi nei letti delle dame, la spada da utilizzare era di ben altro tipo: serviva dell’argento vivo per porre fine al nefando operato del “Mostro di Toussaint”, un bruto senza finezza alcuna che trucidava alcuni esponenti della nobiltà. Un caso molto difficile per il nostro strigo, si vociferava infatti che il “mostro” utilizzasse la magia nera e che avesse grandissime capacità rigenerative: Geralt, di lì a poco, si sarebbe trovato a scontrarsi contro uno dei nemici più temibili mai incontrati. Ma perché saltare subito alle conclusioni, in realtà non tutto è come sembra e ad aiutare a sbrogliare la matassa, solo all’apparenza intricata, interverrà anche una vecchia conoscenza, Regis, che ben conosceranno i giocatori che hanno letto i libri di Sapkowski.
Nonostante le vette di Hearts of Stone non vengano raggiunte dalla questline principale di Blood and Wine, ci troviamo davanti ad una trama scritta ed orchestrata come solo i maestri polacchi sanno fare. E vi confesso che raramente riesco a trovare giochi così tanto coinvolgenti. I personaggi sono caratterizzati fino alle unghie dei piedi, i dialoghi sono ironici e geniali, la regia è degna di un capolavoro cinematografico, sembra che CD Projekt RED abbia preso e migliorato tutto ciò che c’era di buono in The Witcher 3: Wild Hunt. E di buono ce n’era a bizzeffe. Solo per questo Blood and Wine meriterebbe i vostri soldi, ma c’è dell’altro, preparatevi.

Le novità all’interfaccia con la patch 1.21

In concomitanza con l’uscita di Blood and Wine, CD Projekt RED ha rilasciato un aggiornamento accessibile a tutti i possessori di The Witcher 3: Wild Hunt. Oltre a sistemare un bel po’ di bug e problemi di varia natura, la patch 1.21 porta con se un rework quasi totale dell’interfaccia di gioco, migliorandone la fruibilità. Lasciando da parte lo stile, che può piacere oppure no, bisogna dire che ora è molto più semplice navigare tra le varie schede del menu. La sezione dell’inventario ora è più chiara e divide gli oggetti in categorie d’appartenenza, inoltre è possibile confrontare al volo le statistiche di armi ed armature, si può effettuare anche una preview visiva del nuovo equipaggiamento e ruotare il modello di Geralt a trecentosessanta gradi. Premendo un tasto apposito (c su PC) si possono vedere anche le statistiche del personaggio ed eventuali effetti bonus applicati dalla dotazione in uso. I miglioramenti si estendono anche al diario, ora le missioni sono più chiare e distinguibili al volo, alla mappa, si potranno piazzare fino a quattro indicatori personalizzati, e alla ruota dei segni, che permette una selezione più semplice degli oggetti ad uso rapido. In ultimo ogni volta che raccoglieremo un libro apparirà una sovrimpressione in basso a sinistra che ci darà la possibilità di sfogliarlo immediatamente, una volta letto il contenuto dei libri verrà salvato in un archivio accessibile dal menu. Un rework a lungo richiesto dai fan, che non elimina tutti i problemi, ma che dimostra, per l’ennesima volta, la buona volontà dei ragazzi polacchi.

The Witcher 3 Patch 1.20 UI

Lucullo cena con Lucullo

L’espan… ehm, il più mirabile esempio di contenuto post lancio che abbia mai solcato i mari videoludici, ha molto altro da offrire. Toussaint non solo è una terra bellissima, e questo l’avrete già capito, ma vasta almeno quanto le Skellige (se non consideriamo il mare), ricca di luoghi da esplorare, missioni nascoste e nuove creature. Potenzialmente ci sono almeno una quarantina di ore di attività, diciamo che si supera persino la durata di The Witcher 2, notevole no? È facile pompare i contenuti, direte voi, basta riempire d’immondizia il mare, come fatto con i tesori dei contrabbandieri sulle isole Skellige. E invece CD Projekt RED ha imparato nuovamente dai propri errori: d’ora in poi via quelle schifezze, piazzate tanto per fare massa, benvenuti punti d’interesse assennati e persino con piccole sottotrame. Anzi, c’è di più, alcune missioni secondarie arriveranno persino a sfruttare il posizionamento di alcuni punti interrogativi, rendendo il mondo di gioco più interconnesso e molto più piacevole da esplorare. Tra i punti d’interesse troviamo tra l’altro anche alcune novità gradite, come contratti di vinificatori, che ci richiederanno di liberare caverne occupate da mostri, vigneti infestati oppure ancora fortezze degli hanse, enormi accampamenti difesi da un esercito di banditi.
Che dire invece delle sidequest, come al solito interessantissime e in grado di fornire diversi spunti di riflessione, anche su temi attuali. Ci siamo imbarcati in una caccia al mostro insieme a Rutilia, dove la nostra giumenta non svolgeva meramente il ruolo di destriero, o ancora in un’altra caccia, questa volta alle “gloriose palle di marmo” della statua di un eroe locale, rubate perché infuse di un potere afrodisiaco. Per non parlare della missione “Burocrazia”, una parodia degli intricati e futili iter burocratici di una banca. Queste sono solo alcune delle perle che vivrete nei panni di Geralt, aspettate di arrivare verso il termine della main quest e ne vedrete di ancora più belle.

The Witcher 3 Blood and Wine DLC HD Review 1

Come diceva un vecchio detto, se il Witcher non va dai mostri, i mostri vanno dal Witcher. Sono diverse le nuove specie di creature post congiunzione che ci attaccheranno per le vie di Toussaint, molte delle quali già viste in passato. Quelle più degne di nota sono le Archeospore, un brutto ricordo risalente alle paludi di Vizima, le scolopendre giganti e le Kikimore, ma le bestie mostruose introdotte con Blood and Wine sono ancora più numerose. Come al solito la fauna non è stata piazzata a caso per la mappa di gioco, ogni area ha la sua specifica tipologia di nemico: le grotte sono infestate da Kikimore, che depongono le uova nelle caverne, nelle paludi si sviluppano le Archeospore, mentre i manieri abbandonati pullulano di wraith, Barghest e Foglet. E nonostante il Toussaint abbondi di vigneti e aziende agricole, non mancherà la varietà di ambientazioni: a nord il terreno è paludoso ed inadatto per la coltivazione della vite, ad est, al centro e a sud, invece, troveremo casolari circondati da vigne con lavoratori intenti a cogliere e pestare l’uva, mentre giovinetti suonano il flauto. Tutta la nuova regione è pervasa da un’atmosfera simposiale e idilliaca, un clima talmente riuscito da risultare magnetico.
Ad ovest c’è invece Beauclair, la capitale, sormontata dal castello ducale che sembra uscito dritto da Disneyland. Posso sbilanciarmi dicendo che molto probabilmente Beauclair è non solo la città più bella di The Witcher 3, ma anche di tutte quelle viste nei giochi di ruolo da qualche anno a questa parte. Dalla periferia, organizzata in maniera volutamente caotica, fatta di casupole cadenti e vicoli malfamati, si sale fino alla città alta, con ampi spazi, fontane, stradoni e case nobiliari dal lusso sfrenato. Anche gli strati sociali sono rappresentati con coerenza impressionante, si va dagli straccioni che ci accolgono con uno sbiascicato “Wicciah!”, fino a nobili imbellettati che ci porgono un saluto francofono. Non manca neanche una casa di piacere (in cui tra l’altro c’è uno spassosissimo easter egg) situata nei pressi del porto. Nulla a che vedere con il Passiflora, ma se lo stress lavorativo diventasse insopportabile, ci saranno delle scalpitanti giovinette pronte a farci rilassare un po’.

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Cinquanta sfumature di Geralt

Toussaint ti sbalordisce, Toussaint ti rapisce, Toussaint ti cambia. Persino un cinico Witcher come Geralt sente l’influsso della terra del vino, perché fino ad ora non ce l’avremmo mai visto a gestire un’intera tenuta, per giunta assistito da un servile maggiordomo (Barnabas-Basil, BB per gli amici). Corvo Bianco, si chiama così la tenuta vinicola in questione, ci viene data in gestione quasi all’inizio dell’avventura e assomiglia alla tenuta di Monteriggioni di Assassin’s Creed 2. Possiamo restaurarla investendo parte del nostro gruzzolo e imbellirla con armi, armature e quadri raccolti durante le nostre peripezie. Non servirà un ammontare di denaro esorbitante per portarla al massimo splendore, a patto di aver completato un bel po’ di contratti e recuperato un discreto numero di tesori. Il potenziamento della tenuta non servirà solo per dare un tocco di classe ad un posto altrimenti derelitto e trascurato, ma ci garantirà anche diversi bonus alle statistiche, come quello all’esperienza guadagnata o alla vitalità.

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Se invece siete amanti del puro sviluppo del personaggio e dell’equipaggiamento vi converrà mettere da parte un ingente gruzzolo (trentamila corone potrebbero non bastare), nei vicoli della città alta di Beuclair risiede infatti un fabbro leggendario chiamato Lafargue in grado di realizzare componenti set mastercrafted, il gradino dopo il livello superiore. I set da maestro che è possibile creare sono della scuola del Gatto, Grifone, Orso e Lupo. Inoltre è possibile reperire anche gli schemi del set da Witcher della scuola della Manticora, che permettono di creare un’armatura media decisamente potente che si focalizza sui danni critici. Forgiando l’equipaggiamento a livello maestro si sbloccheranno anche dei bonus attivabili indossando più parti di uno stesso set (a tre parti si sblocca il primo bonus, a sei il secondo), ai più alti livelli di difficoltà questi vantaggi vi daranno due o tre marce in più durante gli scontri più ostici. Personalmente ho preferito alcune armi trovate nel corso di alcune missioni rispetto a quelle del set che indossavo, vi conviene aspettare, quindi, prima di sperperare tutto il vostro denaro. Dopo aver equipaggiato Geralt con i migliori strumenti da cacciatore di mostri è praticamente d’obbligo piegarsi all’etichetta e seguire le mode di Toussaint: con questa serie di contenuti talmente vasta e curata che non può essere paragonata a ciò che non voglio nominare arrivano anche le tinture per armature: et voilà, un Witcher alla moda è un Witcher migliore.
So che sto rischiando di diventare fastidiosamente ripetitivo, ma non posso evitare di dire “e non è finita qua”, perché ometterei un’altra importante novità al gameplay. Una novità in grado di dare un po’ di varietà in più ad un sistema di combattimento non troppo malvagio, ma che ha indubbiamente i suoi problemi. Avanzando con la missione “Affrontare l’ignoto”, che consigliamo di completare fin da subito, Geralt otterrà dei potenziamenti genetici che permetteranno di sviluppare un albero delle abilità alternativo. Sbloccarne i rami richiederà un buon numero di mutageni superiori e punti abilità (se li avete spesi a caso potrebbe essere necessario l’utilizzo di una pozione per riassegnarli), ma la ricompensa è piuttosto succulenta: fino a quattro slot abilità aggiuntivi e poteri quasi sbilanciati. Il mio Geralt mago ha ottenuto un boost consistente ai danni critici dei segni, e ciò ha reso più semplici quasi tutti i combattimenti, ma i boss, specialmente quello finale, mi hanno dato comunque qualche grattacapo.

Gwent: niente paura, arrivano le Skellige!

Penso di aver passato più tempo a giocare al Gwent che a cacciare mostri, così quando mi hanno detto che in Blood and Wine ci sarebbe stata una nuova fazione con questline (e torneo) allegata, ho rispolverato il fedora e ho assunto una posa da gambler incattivito. Ad affiancare le quattro fazioni già presenti arrivano le isole Skellige, uno schieramento peculiare, che mischia molte caratteristiche degli altri deck. Il perché dell’introduzione di questa nuova fazione è spiegato chiaramente da una riuscita quest che non vi sto a svelare, ma non altera più di tanto il quadro generale del gioco di carte, ancora dominato, secondo il mio parere, dalla fazione dei Mostri. Skellige annovera tra le sue fila i più forti eroi nordici incontrati nel corso dell’avventura, c’è Bran, Cerys, Lugos, persino molte imbarcazioni e due nuove carte speciali. Il mazzo Skellige punta poco o niente sulle carte corpo a corpo, mentre ha carte a distanza in grado di fare la differenza, se accoppiate con una giusta strategia e un pizzico di fortuna. Le carte più interessanti sono sicuramente quelle Berserker le quali, nei pressi di una carta speciale chiamata “Mardroeme” (che si attiva come un “Corno da guerra”), si trasformano ed acquisiscono potenza. In più le carte Berserker si rafforzano se sono in presenza di copie identiche, una combo devastante. Il grande punto debole sta nelle abilità dei comandanti, una che permette di mischiare le carte di entrambi i cimiteri nel mazzo (utile solo in combo con le spie e dannosa se utilizzata con carte che riportano in campo le carte scartate) ed un’altra che dimezza i malus di carte come “Morsa del gelo”, un’abilità che non ho mai sfruttato. Un deck con molti punti deboli quindi, sensibile soprattutto alla carta “Ustione”, ma che se non ostacolato può arrivare in pochi turni ad un punteggio esorbitante.

Skellige Deck Gwent Blood and Wine

C’è qualcosa di nuovo sotto il sole

Il comparto tecnico di The Witcher 3: Wild Hunt era già bellissimo quando il gioco uscì in versione vanilla, tuttavia con Blood and Wine non sono mancate delle migliorie. In primis la gestione del fogliame sembra esser decisamente migliorata, anche l’acqua, pur restando molto brutta da vedere, sembra più naturale e meno gelatinosa. La lista è ancora lunga, ma sicuramente merita di essere citato un miglioramento alla fluidità generale, riscontrato da molti utenti sia su schede AMD che Nvidia. Non parliamo poi del comparto artistico, che fa la parte del leone. Vi sfido a trovare un gioco di ruolo che rende così bene i tramonti visti dai giardini del castello, le guglie, le piane colme di vigneti baciate dal sole, le case affrescate e le strade cittadine di sera. In una sola parola, sublime. C’è però il rovescio della medaglia, Blood and Wine trascina con se una sporcizia di codice che sfocia in bug, alcuni legati alle missioni decisamente fastidiosi, e glitch grafici piuttosto comici. Non c’è nulla che faccia gridare allo scandalo, ma è l’unica vera problematica che abbiamo riscontrato e dobbiamo citarla per forza.
E non dimentichiamo lei, la nuova colonna sonora, per meglio dire la nuova stratosferica colonna sonora. Più di un’ora e mezza di goduria per le orecchie che ascolterete e riascolterete in quel di Toussaint. I toni sono meno accesi, dopotutto il ducato non è mangiato dalla guerra con Nilfgaard, e si avvicinano a quelli di The Witcher 2, della cui colonna sonora rimango tuttora perdutamente innamorato.

Configurazione di prova

Processore Intel Core i5-2500k 3,30Ghz
Scheda Video nVidia GTX 670
Memoria 8 GB
OS Windows 10 64bit

Requisiti Minimi

Processore Intel Core i5-2500K o AMD Phenom II X4
Scheda Video Nvidia GTX 660, AMD HD 7870
Memoria 6 GB
OS Windows 7 o superiore
PRO
Vasto, curato e, a tratti, geniale
Artisticamente e visivamente fuori parametro
Narrazione e regia fantastiche
Tanti contenuti di qualità ad un prezzo più che onesto
CONTRO
Qualche bug di troppo

Commento

Blood and Wine va sorseggiato come un buon vino, solo così si possono apprezzare le sfaccettature di quella che è, a tutti gli effetti, l’opera magna di CD Projekt RED. Vasto, divertente, bellissimo, geniale, curato ed ispirato, con quest’ultimo tassello di un quadro favoloso The Witcher 3 può davvero ascendere all’olimpo dei giochi di ruolo, e nessun appassionato dovrebbe privarsi di cotanta bellezza. Chapeau.
9.5