“Follia è fare e rifare la stessa cazzo di cosa, ancora e poi ancora, sperando che qualcosa cambi”. Così recita una delle più inflazionate citazioni videoludiche degli ultimi tempi, rivisitando il tema dell’eterno ritorno tanto caro a Nietzche. The Spectrum Retreat, ideato dal giovanissimo Dan Smith, ci rende infatti partecipi di un lungo e claustrofobico loop dove dovremo ripetere più e più volte le stesse azioni, sperando che qualcosa muti e ci permetta di uscire dal diabolico ciclo che ci tiene prigionieri. La ricerca di una falla del sistema sarà quindi la nostra ragione di vita, e lo spettro di non poter tornare ad un’esistenza normale il nostro demone.

La location in cui si crea questa dorata prigione è un hotel di lusso, pronto a soddisfare ogni necessità. A farci da maître e ad assicurarsi dei nostri bisogni troviamo una schiera di automi, degli inquietanti ed inespressivi androidi che vigileranno sulle nostre azioni. Oltre ad assecondare le nostre richieste, essi infatti sorveglieranno il nostro comportamento, scrutando le nostre intenzioni e cercando di dissuaderci dall’abbandonare l’hotel. Una finta gentilezza di fondo, che cerca di ammaliarci e farci dimenticare il diabolico loop di cui siamo prigionieri.
Del resto avvicinarsi alla verità sarà pericoloso: ogni passo verso l’uscita getterà sempre più nel caos l’albergo, rendendo instabili e pericolosi gli androidi. Non saremo fortunatamente soli in questa impresa e una voce amica ci guiderà verso una via di fuga, nonostante le sue indicazioni celeranno spesso qualche segreto. The Spectrum Retreat è un fugace viaggio verso la liberta, strettamente annidato all’introspezione del nostro protagonista: più ci avvicineremo all’uscita, più dettagli scopriremo sul nostro alter ego e la lore di fondo. Una simbiosi sulla carta funzionale ma, alla prova dei fatti, talvolta inutilmente criptica.

Controllo qualità

Spectrum retreat puzzlePer raggiungere la tanto agognata via di fuga sarà necessario farsi strada attraverso i diversi piani dell’albergo, fino a raggiungere il tetto, dove potremo finalmente riabbracciare tutto quello che ci è stato tolto.
Per salire di un livello bisognerà però prima portare a compimento una serie di sfide, tramite delle stanze adibite al “controllo qualità”. In queste zone il setting cambia completamente: pareti e tappeti lasciano spazio ad un’ambientazione futuristica, che gran poco ha da spartire con l’accogliente albergo a cui eravamo abituati. Attraverso una sottospecie di smartphone dovremo completare una lunga serie di enigmi, basati soprattutto sull’uso dei colori. In questi dedali cromatici il nostro compito sarà quello di raggiungere la porta alla fine di essi, attraverso nuove caratteristiche ed avversità.
I puzzle di The Spectrum Retreat sono sicuramente il piatto forte dell’intera esperienza e, nonostante la mancanza di un pizzico di varietà che non avrebbe guastato, riescono a sfidare il giocatore mettendolo talvolta anche duramente alla prova, ma senza mai frustrarlo. Alcune stanze in particolare, poi, sono dei piccoli capolavori di level design e sarà veramente gratificante portarle a termine.

Spectrum retreat hotel
Se da un lato abbiamo quindi la risoluzione degli enigmi in locazioni che tanto ricordano Portal, dall’altra parte abbiamo delle sezioni decisamente più statiche nell’albergo che ci tiene prigionieri. Gli enigmi riservatici in queste zone saranno banali, scontati, e si ridurranno spesso alla esplorazione a tappeto di un’area, fino a trovare un punto di interesse.
Gli automi regalano un po’ di verve e di suspense al tutto, ma la loro immobilità rende la situazione involontariamente surreale. Più che in un hotel gestito da degli androidi, la sensazione è quella di essere dentro una sequenza di immagini, saggiamente manovrate da un burattinaio in sottofondo. Nulla da dire, invece, riguardo alla claustrofobia e alla tensione che talvolta si viene a creare, ma non sarà raro vedere tale coltre di mistero dissolversi di fronte a pacchiane situazioni.

Spectrum retreat coloriA mettere il dito ulteriormente nella piaga è inoltre la grande differenza che si viene a creare tra queste due sezioni, che si dimostrano, alla fine dei conti, due corpi completamente estranei. Gli sviluppatori hanno provato a creare un legame tra le due fasi, inserendo elementi di trama tra i vari puzzle, ma è chiaro come esso sia un tentativo posticcio, o comunque approssimativo, di amalgamare due elementi tra loro disomogenei. Senza i puzzle il titolo perderebbe gran parte del proprio mordente, rivelandosi in una storia sì interessante, ma che quasi nulla ha da offrire sul fronte ludico.
D’altro canto, senza le sezioni d’albergo The Spectrum Retreat sarebbe fine a se stesso, un mero esercizio di stile che poco avrebbe da offrire ad un panorama già di per sé fin troppo colmo. La mancata simbiosi tra i due elementi è purtroppo, per il titolo di Dan Smith Studios, un peccato capitale, che taglia le gambe a un’opera altamente promettente obbligandola a rimanere nella mediocrità.

Istantanee

Sul piano tecnico The Spectrum Retreat segue fedelmente la falsariga dettata dagli altri aspetti del titolo, e le buone impressioni iniziali vengono presto spazzate via dalla profonda staticità della quasi interezza delle ambientazioni. Una lunga sequenza di istantanee, magistralmente ricreate certo, ma pur sempre ristagnanti nella loro immutabilità. Un vero peccato perché Unity, nonostante i palesi limiti, è stato accuratamente spremuto e i presupposti per fare meglio c’erano tutti. Nulla da dire invece riguarda alla colonna sonora che, seppur non memorabile, ben si sposa con le tematiche e lo stile di gioco.

PRO
Puzzle ben realizzati
Buon alone di mistero
CONTRO
Struttura di gioco disomogenea
Ambientazioni eccessivamente statiche
Panoramica Recensione
Valutazione
6.5
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Giacomo Todeschini
Cultore dei shoot'em up e amante dei TPS, ritiene Metal Slug l'ottava meraviglia del mondo. Ama il proprio cabinato più di se stesso ma non disdegna le ultime trovate tecnologiche. Se lo cercate lo troverete con ogni probabilità su Fortnite o su qualche altro titolo di dubbio gusto.