Shinji Mikami ha dato vita al nostro nuovo incubo, GabrielKennedy lo ha sviscerato per voi

Data di uscita 14 Ottobre 2014
Genere Survival-Horror
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PC,PS4,XboxOne, PS3, Xbox 360
Sviluppato da Tango Gameworks
Distribuito da Bethesda Softworks
Versione testata PS4
Cover

Shinji Mikami , per le persone poco informate questo nome potrebbe anche non significare nulla, ma per gli amanti dei Survival Horror è sinonimo di Resident Evil.
Parliamo del vero Resident Evil, quella saga che insieme a Silent Hill ha fatto scuola ed ha condizionato un genere di giochi sin dai tempi delle prime apparizioni su PlayStation.
Dopo aver ideato la celebre saga a tema zombie, Mikami nel 2010 fondò uno studio tutto suo, i Tango Gameswork, ed è proprio con questo studio che il buon Shinji-san torna al suo primo amore, il Survival Horror. Scopriamo insieme se The Evil Within merita di essere annoverato nella Hall of Fame del genere.

The Evil Within-recensione-8

Timbrare il cartellino

I primissimi minuti della campagna di gioco non sono tra i più ispirati, ci ritroveremo nei panni del detective Sebastian Castellanos, che, mentre si trova in una volante della polizia diretto a casa insieme ad altri tre colleghi dopo aver staccato dal suo turno lavorativo, riceverà una chiamata d’emergenza per una strage avvenuta nell’ospedale psichiatrico di Krimson City, il Bacon Mental Hospital. Accorsi sul luogo del misfatto, Castellanos e i suoi colleghi Joseph, Kidman e Connelly si ritroveranno contro una forza malvagia che li intrappolerà in un incubo senza uscita. Un discorso a parte è da fare riguardo la caratterizzazione dei personaggi. Mentre il Detective Sebastian Castellanos risulta un personaggio ben caratterizzato, che riprende appieno il cliché del poliziotto con un passato duro alle spalle e che mette in primo piano il caso da seguire, anche a dispetto delle regole, non si può dire lo stesso dei comprimari, che risultano alquanto anonimi.

The Evil Within-recensione-4

IlRe dell’orrore

Shinji Mikami è stato l’ideatore di Resident Evil e Dino Crisis, due delle saghe Survival Horror più amate dai tempi della prima PlayStation, ha inoltre collaborato nella creazione di Devil May Cry, che inizialmente doveva essere il quarto capitolo di Resident Evil, poi diventato un gioco completamente diverso.

La prima critica sensata da muovere è rivolta proprio alle fasi iniziali del gioco, nonostante qualche trovata ingegnosa, il ritmo risulta un po’ lento. Tra l’altro, alcune meccaniche di gioco che utilizzerete nel primo capitolo, verranno poco sfruttate (per non dire che non le utilizzerete proprio) per tutto il corso dell’avventura. Risulta quindi un po’ strano l’inserimento di una sezione che avrebbe potuto spezzare il ritmo di gioco più avanti nel corso delle nostre vicissitudini.
Fortunatamente la storia inizia ad imboccare la giusta strada dopo qualche ora di gioco: le ambientazioni, le creature e le aberrazioni che vi ritroverete davanti saranno tante, varie ed estremamente pericolose.

The Evil Within-recensione-5

Nelle fasi avanzate il gioco inizia a mostrare aspetti psicologici disturbanti, uscendo fuori da qualsiasi canone di “normalità”.
La realtà inizierà a confondersi con le illusioni e a tratti farete fatica a distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è, inizierete anche a dubitare quasi della sanità mentale del buon Sebastian. È proprio in questi momenti, estremamente suggestivi, che il gioco dà l’impressione di attingere più ai Silent Hill, che ai titoli Capcom, Mikami sembra aver mixato gli elementi principali delle due celebri saghe, creando un prodotto angosciante e accattivante.

Killer Istinct

Parliamo subito dell’argomento che starà a cuore ad ogni lettore che sta meditando sull’acquisto del gioco, il quale chiederà spasmodicamente mentre legge queste righe: “Ma The Evil Within è un vero Survival Horror?” La risposta miei cari è assolutamente sì, potete scommetterci le vostre erbe blu.
Il gioco non vi regalerà niente, dovrete sempre, e ribadisco sempre, tener d’occhio le vostre scorte di munizioni e di cure, preferendo sempre un approccio tattico nelle situazioni in cui vi imbatterete. Molti dei cadaveri dei vostri nemici che incontrerete, per esempio, andranno bruciati, per scongiurare un loro ritorno, ma le scorte di fiammiferi adatti a tale compito sono risicatissime. È meglio preferire in questi casi un approccio stealth, difatti un uccisione silenziosa garantirà un biglietto di sola andata all’inferno ai nostri nemici, oppure potreste tentare di aggirarli, o cercare di farli cadere in trappole predisposte per il malcapitato Detective.
Queste trappole, inoltre, possono essere disinnescate per l’acquisizione di parti meccaniche, utili per la costruzione di preziose munizioni.

Avendo quindi un quadro più ampio della situazione, si riesce a percepire l’ampia rosa di soluzioni per risolvere i guazzabugli in cui vi imbatterete nel vostro cammino, meglio utilizzare una trappola contro un nemico? Oppure disinnescarla per ottenere parti meccaniche? E se farò cosi, con quali risorse ucciderò il nemico?

The Evil Within-recensione-3

Live Action

Per la campagna pubblicitaria di The Evil Within è stato realizzato un video in Live Action con attori veri truccati perfettamente per rassomigliare alle creature più caratteristiche del gioco. Potete trovare in rete un video backstage dello spot, trasmesso anche sulle nostre reti nazionali.

Considerate che l’approccio ad armi spianate non è molto consigliabile, in quanto anche un piccolo gruppo di nemici può mettervi seriamente alle corde.
Inserite ora nel nostro corposo puzzle alcune creature ben più pericolose dei nemici base e dei veri e propri Boss, molto spesso immuni al vostro piombo, dovrete quindi spremere le vostre meningi e utilizzare l’ambiente circostante a vostro favore, il tutto sotto una continua pressione.

The Evil Within-recensione-6

La seconda domanda che sicuramente si aggira inquieta nel vostro cervello è se il gioco faccia paura o no. Vi risponderò sinceramente: dipende. Ogni tanto ci saranno dei scarejump, ma tendenzialmente il gioco cercherà solo di mettervi sotto pressione, riuscendoci anche abbastanza bene. Spesso vi farà preoccupare della vostra incolumità anche nei pochi luoghi sicuri su cui potrete fare affidamento.

Se dovessimo trovare un neo nel sistema di gioco globale, lo troveremmo in alcune meccaniche Trial and Error. In The Evil Within morirete frequentemente, spesso non per colpa vostra e in maniera alquanto gratuita, per colpa di trovate atte a farvi cadere volutamente in errore non calcolate nel migliore dei modi. C’è da dire però che il gioco non risulta frustrante e con un po’ di ragionamento gli ostacoli risultano superabili. Il livello di sfida è buono, già dalla primissima difficoltà disponibile collezionerete un discreto numero di morti. Il gioco presenta un sistema alquanto particolare di salvataggio, unisce infatti salvataggi manuali a checkpoint automatici, posizionati spesso proprio prima di fasi in cui potrebbe arrivare facilmente la vostra dipartita.

The Evil Within-recensione-7

Press Button

Il gameplay di The Evil Within rappresenta l’evoluzione dei controlli di Resident Evil 4, ultima collaborazione di Mikami con Capcom, utilizzerete quindi una telecamera in seconda persona per mirare e sparare contro i vostri nemici.
È proprio il sistema di mira a risultare poco confortevole, non sarà raro difatti sprecare proiettili tentando di colpire un’orda di creature che brama il vostro cervello.

Come fare a migliorare queste imprecisioni? Grazie al sistema di Upgrade presente nel gioco. Non di rado troverete delle stanze sicure dove potrete accedere ad una dimensione parallela, in cui potrete migliorare sia le vostre abilità fisiche che il vostro inventario, tutto tramite un comodo e pratico elettroshock, utilizzando come valuta per lo scambio del gel verde che raccoglierete in giro per i livelli.

La varietà dei strumenti di morte non è molto ampia, anche se i modi in cui potrete utilizzare certe armi saranno estremamente variegati, la balestra ha numerose tipologie di proiettili a disposizione, utilizzabili sia come strumenti di offesa, sia per piazzare trappole.

Il gioco eredita qualche difetto dall’illustre caposaldo nato inizialmente su Gamecube, la telecamera costantemente attaccata al protagonista tende a creare piccoli momenti di confusione nelle fasi concitate di gioco.

The Evil Within-recensione-2

Il nero snellisce

Il comparto tecnico di The Evil Within paga in parte il fatto di essere una produzione cross-gen, alcune texture sono poco definite, mentre alcune sono afflitte da qualche piccolo pop-in. Solo una volta ci siamo ritrovati davanti ad un grosso calo di frame-rate. Anche se sono presenti delle magagne tecniche, il fascinoso alone che pervade l’anima del titolo è sempre presente, infondendo al giocatore una costante pressione psicologica.
Per dovere di cronaca precisiamo che il gioco è stato accompagnato da una patch al day one proprio per la versione PS4.

Ma le luci della ribalta sono sempre puntate sulle ambientazioni, a volte buie e claustrofobiche, altre volte ampie e decadenti. Infine, per voi amanti delle grandi risoluzioni e dei frame per secondo serve una precisazione, il gioco presenta due grandi bande nere ai margini dello schermo, questo effetto è stato inserito per dare un taglio cinematografico, comunque apprezzabile, ma è soprattutto una piccola furbizia degli sviluppatori, in modo tale da diminuire la risoluzione stessa del prodotto.

Durante la nostra review ci siamo imbattuti in qualche piccolo bug, ma che alla fine non ha inciso in maniera negativa nella nostra valutazione del gioco. Ottimo il comparto sonoro, costellato di musiche che contribuiscono a creare ansia nel giocatore. Buono anche il doppiaggio, totalmente in italiano, che svolge principalmente la sua funzione in maniera più che discreta.

The Evil Within-recensione-1

PRO
Un vero Survival Horror
Grande atmosfera
Pone una sfida al giocatore

CONTRO
Personaggi comprimari poco caratterizzati
Ritmo lento in alcune fasi
Qualche limite tecnico
Alcune meccaniche Trial & Error mal calcolate

Commento

The Evil Within rappresenta un ulteriore Must Have per tutti gli amanti del Survival Horror cresciuti ad Umbrella Corporation e Pyramid Head, Mikami ha unito e mixato sapientemente gli elementi forti delle saghe di Capcom e Konami regalandoci un piccolo gioiellino capace di ritagliarsi uno spazio tutto suo tra i grandi del settore. Piccoli difetti tecnici e la sua natura di produzione crossgen gli precludono di poco la strada per l’eccellenza, fatto sta che finalmente i giocatori hanno un nuovo incubo da combattere.
8.5