Data di uscita 20 settembre 2016
Genere Adventure
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PC, PlayStation 4, Xbox One
Sviluppato da Splendy Interactive, Wales Interactive
Distribuito da Green Man Gaming Publishing
Versione testata PC
Cover

Come un bambino che compie i suoi primi passi il videogioco si muove a tentoni tra la sperimentazione e la paura di cadere. Il nostro medium non ha di certo alle spalle gli stessi anni di esistenza della settima musa, men che meno della letteratura, eppure riesce a sorprenderci con un elemento che raramente troviamo nei contenuti “artistici”: l’interazione. Il mondo dell’arte, però, è sempre alla continua ricerca di nuove forme, lo scultore americano Alexander Calder, ad esempio, prese una espressione artistica statica come la scultura e la fece diventare mobile. Le sue “Mobiles” mutavano al soffiare del vento ed erano pensate non solo per imprimere all’osservatore l’idea di movimento, ma anche per far sì che le sue opere apparissero diverse ad ogni occhio e fossero in qualche modo influenzabili. Si può quasi parlare, quindi, di “scultura interattiva”. Ma anche la letteratura, specie negli ultimi tempi, ha cercato di liberarsi dei vincoli della carta stampata, la tecnica dello “stream of consciousness” adottata da James Joyce soprattutto nell’”Ulysses” ne è un esempio, ma ancora più interessante per il mondo dei videogiochi è stato l’esperimento di Joe Dever con la sua serie di “librogame”. La saga di “Lone Wolf, su cui è poi stato realizzato anche un gioco, è un’altra testimonianza di come alle volte la letteratura si senta incatenata e voglia superare i suoi limiti, e di libri-gioco se ne parlava già nella seconda metà degli anni ‘60.

the-bunker-review-4
The Bunker non ci risparmia scene crude, le quali potrebbero perfino impressionare i più deboli di stomaco

Cosa possiamo dire della settima musa? Per molti il cinema è l’arte più affine ai videogames ed è sicuramente una forte fonte d’ispirazione per un gran numero di sviluppatori, ma in realtà (e tra un po’ parleremo anche di The Bunker, ve lo prometto) quello cinematografico è un tipo di intrattenimento molto lontano, se non addirittura antitetico, rispetto a quello videoludico. Quando Warren Spector accusò Uncharted ed Heavy Rain di essere più film che videogiochi non aveva tutti i torti, magari si espresse con parole troppo dure e inadatte (d’altronde la libertà creativa è di demanio pubblico), ma le sue dichiarazioni non erano il delirio di un vecchio, come molti, magari non con queste parole, definirono le sue affermazioni. L’intrattenimento prettamente “passivo” cinematografico è in netto contrasto con quello prettamente “attivo” dei videogiochi, una fusione perfetta non è quindi possibile e non sarebbe nemmeno auspicabile. I “film interattivi” che da anni, ma in particolar modo nell’ultimo decennio, fanno capolino nel mercato non rappresentano un’evoluzione del medium videoludico, bensì sono un passo indietro verso una minore interazione. Non intendete tutto ciò con un’accezione negativa, ciò che questa frase vuole comunicarvi è uno spunto di riflessione: le avventure di Telltale e Quantic Dream, tanto per citarne due, rappresentano il futuro del medium? Una nuova direzione verso cui è possibile tendere? Oppure, proprio come i librogame, rappresentano solo un’evoluzione del cinema, che tende ad acquisire l’interazione di un videogioco?

the-bunker-review-2
L’infanzia di John nasconde molti segreti, alcuni davvero terribili

Qualsiasi sia la vostra idea a riguardo dell’argomento tenetela a mente, perché ora parleremo di The Bunker, il vero protagonista (o forse no) dell’articolo in questione. Sviluppato da Splendy e Wales Interactive, si tratta di una esperienza interattiva di stampo cinematografico, narrata completamente con la tecnica del “full motion video”, senza nessun elemento costruito con l’utilizzo della computer grafica. Ancor più che in Heavy Rain oppure nel più recente Her Story di Sam Barlow, in The Bunker l’impressione è di trovarci in un vero e proprio film in cui sporadicamente ci è permesso interagire. L’infrastruttura ludica è quindi quasi inesistente ed è limitata alla raccolta di qualche collezionabile, la ricerca di note e sporadici quick time event durante le cutscene.
Il protagonista è John, interpretato dall’attore britannico Adam Brown, che insieme a sua madre (Sarah Greene, che ha recitato in Penny Dreadful e Assassin’s Creed 3) sopravvive nei bui sotterranei di un bunker, mentre sulla superficie una guerra nucleare ha devastato il mondo. Egli vive seguendo una noiosa routine e aggrappandosi al calore della madre, che si rifiuta di abbandonare anche quando, vittima di una malattia probabilmente indotta dalle radiazioni, perisce sul suo letto. Il povero John senza guida materna è costretto ad occuparsi solo del bunker e un giorno qualcosa va storto, prima il guasto di un fusibile e poi il danneggiamento di un filtro dell’aria minacciano la vivibilità della struttura. Abituato solamente alle semplici mansioni di routine, il protagonista si mostra fin da subito estremamente problematico, è debole, spaventato dai bui corridoi che lo hanno ospitato per anni, la sua unica consolazione sono i dolci ricordi dell’infanzia passati insieme alla figura materna e a delle piccole figure che intagliava nel legno, le sole compagne di giochi in quanto nel bunker non c’erano altri bambini. Guideremo John attraverso delle schermate interattive, potremo scoprire alcuni segreti dei nostri ex coinquilini e comprendere perché siamo gli unici sopravvissuti. La narrazione, infatti, avanza su due binari paralleli, uno in cui ci occuperemo della manutenzione della struttura, mentre un altro ambientato nell’infanzia del personaggio principale, il quale ci farà scoprire di più sul conflitto esploso in superficie fino a rivelarci la sorte delle altre 58 persone che si erano rifugiate insieme a noi.

the-bunker-review-6
Senza i filtri dell’aria funzionanti il bunker è destinato ad essere contaminato da radiazioni mortali

In realtà molto rimarrà oscuro anche dopo i titoli di coda, tuttavia i veri protagonisti della storia sono John e il Bunker, il secondo a rappresentare la salvezza tramite l’isolamento totale, e il primo gli effetti di tale isolamento sull’uomo: John, infatti, non ha mai visto il cielo stellato, fin dalla nascita i suoi occhi potevano solo ammirare il freddo cemento armato.
Nonostante dietro la scrittura della storia ci siano persone che hanno già lavorato a Broken Sword, SOMA e The Witcher, non siamo rimasti molto soddisfatti da The Bunker. Un titolo che punta così tanto sulla narrativa a discapito dell’interazione dovrebbe lasciare il segno in quanto ad originalità o potenza espressiva, invece il gioco è piuttosto banalotto e piatto, e pure il plot twist verso la fine dell’avventura è abbastanza telefonato. Non basta quindi la buona recitazione degli attori, l’ottima fotografia e regia (tutto è stato girato in un originale bunker nucleare dismesso) e l’atmosfera, che fa tanto il verso a Fallout. Inoltre tenete conto che la durata è esigua, senza dedicarsi troppo all’esplorazione si arriverà alla fine in poco più di due ore, e la rigiocabilità è praticamente assente. Un’avventura da vivere solo una volta, quindi, ma al salato prezzo di circa una ventina di euro.

PRO
Atmosfera e fotografia riuscite
Buona recitazione attoriale
La tecnica del full motion video è interessante
CONTRO
Fa meno di un film e meno di un videogioco
Breve e scarsamente rigiocabile
Prezzo elevato

Commento

The Bunker è un’esperienza che va goduta con un pacco di pop corn in una mano e il joypad in un’altra. Malgrado l’esperimento possa destare interesse, la realizzazione finale lascia però molto a desiderare: la narrativa non appassiona e non c’è un’infrastruttura ludica a mitigare il problema. Ottima la fotografia e le performance degli attori (soprattutto del protagonista), così come l’atmosfera in generale, ma di sicuro questi elementi, seppur importanti, non sono in grado di giustificare una spesa di venti euro, anche a fronte di una durata scarsa e una rigiocabilità nulla. Se vi sentite attratti o siete solo curiosi, allora vi conviene aspettare un calo di prezzo.
6.5