State of Decay si è ritagliato, negli ultimi anni, una buona fetta di ammiratori, grazie soprattutto all’ottima commistione di meccaniche che rendono unica l’esperienza survival. La formula ideata da Undead Labs unisce infatti dinamiche da gioco d’azione come Dead Rising o Dying Light ad un survival RPG gestionale come Dead State.

Se con il primo capitolo l’obiettivo dello studio di Seattle era quello di realizzare una solida base in single-player, i lavori per State of Decay 2 puntavano al concepimento di un vero e proprio MMO zombie online. Tuttavia, dopo aver ricevuto feedback negativi da parte dei fan che apprezzarono l’originale, gli sviluppatori hanno deciso di cambiare rotta, aggiungendo semplicemente una modalità cooperativa online per un massimo di quattro giocatori.

Recensione State of Decay 2

L’unione fa la forza

Una delle caratteristiche che distingue State of Decay 2 dalla miriade di titoli survival in circolazione è la presenza di una comunità che ci porta ad affrontare l’intera avventura, non come singolo individuo ma come parte di un gruppo.

Aiutando i superstiti che incontriamo sul nostro cammino, abbiamo la possibilità di invitarli ad unirsi al gruppo. Se accettano è possibile controllare ognuno di loro all’occorrenza: ad esempio se il personaggio che stiamo utilizzando si stanca o si infortuna, possiamo farlo riposare sostituendolo con un secondo membro del gruppo.

Ogni sopravvissuto ha un background e abilità generate in modo procedurale. Avviando la partita ci viene chiesto di scegliere con quale coppia di persone intraprendere l’avventura; anche se ognuna di queste presenta retroscena narrativi ben distinti, raramente questo aspetto va ad incidere sulla flebile trama che lega le vicende del nostro gruppo. Molto più importante risulta la scelta delle abilità di ogni componente: per distribuire meglio i compiti all’interno del team, infatti, è essenziale reclutare persone con peculiarità diverse e complementari a quelle che già possediamo.

Recensione State of Decay 2

In cerca di non morti

State of Decay 2, come ogni survival che si rispetti, ci chiederà spesso di uscire dalla nostra fortezza e raccogliere rifornimenti di ogni tipo: dal carburante necessario per alimentare le poche auto ancora integre, al cibo, medicine, munizioni e tanto altro.

Spesso queste risorse sono utili per la nostra comunità, garantendoci la costruzione di strutture che possano produrre autonomamente i beni sopra elencati, ma altre volte serviranno per rispondere a richieste di aiuto esterne, provenienti da altri gruppi di superstiti. Questo è uno degli aspetti introdotti dagli sviluppatori per cercare di tessere una struttura narrativa dinamica, non c’è infatti una storia tradizionale che accompagni il giocatore durante il gameplay. Se scegliamo di non aiutare altre comunità, consegnando cibo o soccorrendoli da piccole invasioni zombie, queste dopo poco ci ignoreranno, scomparendo anche dalla mappa.

Recensione State of Decay 2Il gioco permette anche di instaurare un rapporto minaccioso con il nostro vicinato, magari costringendoli con la forza a donarci materiali. Tuttavia è decisamente più vantaggioso mantenere una relazione sana, sia per evitare chiare ritorsioni, sia per i benefici che ne deriverebbero: aumento dell’umore della Recensione State of Decay 2comunità, l’opportunità di chiamare soccorsi o di prendere in prestito un veicolo.

In State of Decay 2 la narrativa dinamica funziona, ma solo in parte. Ad esempio, i superstiti solitari che si avvicinano alla nostra base ci contatteranno spesso tramite delle radio per chiederci aiuto. Queste missioni si completano scortando il sopravvissuto nelle sua precedente dimora, liberando l’area e prelevando un oggetto a lui caro. Per quanto divertente e pericolosa possa risultare l’esplorazione, la ripetitività di queste missioni secondarie si avverte sin da subito, a conferma di una sostanziale mancanza di varietà negli incarichi procedurali.

Anche le missioni principali, quelle richieste dai membri della nostra squadra, risultano banali e poco variegate, non molto dissimili da quelle descritte precedentemente. Oltretutto questi incarichi vanno portati a termine quasi obbligatoriamente se non si vuole diminuire l’umore della nostra comitiva. Infatti, sotto una certa soglia di malumore, alcuni sopravvissuti innescheranno risse e litigi che porteranno al progressivo abbandono e scioglimento del gruppo.

Recensione State of Decay 2

Come già anticipato precedentemente, la gestione della base e della comunità rappresenta una grossa fetta del gameplay. Anche se è importante cercare e trovare sopravvissuti con un set di competenze diversificato, durante l’esplorazione è comunque possibile scoprire manuali e documenti che aiutino a migliorare una specifica abilità come cucinare, curare le piante, realizzare composti chimici e altro. La disponibilità di determinate abilità sblocca anche aggiornamenti specifici per le strutture: qui il gioco si apre a decine di scelte che indirizzeranno lo sviluppo della nostra base. Costruiremo un generatore di energia o più letti per mantenere i sopravvissuti ben riposati e aumentare il loro umore? Ponderare bene le scelte è imperativo, visto che gli slot per le nuove strutture sono limitati. A tal proposito il gioco ci spinge comunque a spostarci e cercare nuovi insediamenti sempre più vasti, così da poter fabbricare anche costruzioni secondarie ma comunque importanti, come le fortificazioni, cancelli e mura di vedetta.

Recensione State of Decay 2Come per il primo capitolo, State of Decay 2 è ambientato in una piccola cittadina americana ormai consumata dalla natura selvaggia e dal degrado. Il team di sviluppo evita i grandi ambienti urbani a favore di piccoli gruppi di edifici, con centinaia di negozi, stazioni di servizio e fattorie. Quasi tutte queste località Recensione State of Decay 2possono essere scoperte dal giocatore salendo su punti di vedetta, dove selezionare con il binocolo i vari punti di interesse. Facendo questo la mappa verrà aggiornata indicando anche quali potenziali oggetti possiamo recuperare visitando gli edifici. Ogni volta che esaminiamo una struttura, si attiveranno eventi dinamici che possono porci dinanzi ad un edificio completamente infestato da zombie o aiutarci nell’esplorazione. La mappa, anch’essa creata proceduralmente, si divide in tre macro-aree esplorabili tutte sin da subito, ma è consigliabile terminare la maggior parte degli incarichi presenti nella zona insediata prima di muoverci verso il confine della città, dove troveremo una quantità di zombie superiore e più agguerrita.

Uscendo dal nostro avamposto ci si ritrova in balia delle avversità, questa condizione mette in luce il sistema di combattimento ravvicinato, notevolmente migliorato rispetto al primo capitolo. Le animazioni e le combo risultano molto fluide e soddisfacenti, differenziandosi anche in base all’arma equipaggiata. Anche se disponiamo di una buona varietà di armi da fuoco, lo shooting è ancora abbastanza acerbo e impreciso: il miglioramento si avverte solo nei colpi a lunga distanza. Infine, attraverso i laboratori possiamo potenziare tutte le armi che recuperiamo in gioco, tramite il crafting riusciamo quindi ad aumentarne la pericolosità e la resistenza all’usura.

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Sopravvivenza estrema

Allargando sempre più gli orizzonti della nostra mappa scopriremo zombie speciali, difficili da affrontare, per un livello di sfida ben calibrato in base ai progressi esplorativi. Oltre ai classici non morti barcollanti, troviamo infatti gli Screamer che strillando attirano mandrie di nemici impazziti. Gli Zombie selvaggi, invece, ci attaccheranno in tutte le direzioni schivando i nostri colpi; si continua poi con gli Zombie Corazzati e gli Juggernaut, tra le mostruosità più resistenti. A completare la pletora di nemici, Undead Labs ci schiera contro anche i nostri simili.

Recensione State of Decay 2Durante la partita ci è capitato in più di un’occasione di venir attratti da un sopravvissuto in chiesta di aiuto, solo per cadere nella sua trappola quando con un fucile puntato ci ha ordinato di consegnargli le risorse. A differenza dei comuni zombie, combattere contro gli umani è molto difficile: bisogna infatti Recensione State of Decay 2schivare costantemente gli attacchi a mani nude o evitare di essere colpiti da un colpo di fucile.

Una delle novità aggiunte in questo sequel è la Piaga del sangue, una malattia infettiva che viene trasmessa da specifici zombie affetti da peste (facilmente distinguibili dai loro caratteristici occhi rossi). Essere colpiti o morsi da questi zombie riempirà rapidamente un indicatore di infezione che, se trascurato, avvierà un rapido conto alla rovescia fino alla morte. Durante l’avventura è capitato più volte di rischiare la pelle contro mandrie di zombie agguerriti, ma la Piaga del Sangue, se ben gestita, non risulta realmente un’impellente minaccia, vista anche la facilità con cui possiamo reperire o creare antidoti.

Al contrario la distruzione dei “Cuori di peste” è una faccenda interessante. Queste sono speciali infestazioni a forma di viscidi e putrefatti gusci di sangue che troviamo all’interno di alcuni edifici. Tutti gli zombie che si muovono nei pressi dei Cuori di peste diventano più aggressivi e resistenti, inoltre la loro presenza riduce sensibilmente l’umore della comunità. Liberarsene è una priorità, ma procedere senza l’adeguato equipaggiamento può mettere in seria difficoltà l’intera missione, con il nucleo dell’infestazione che può essere abbattuto solamente con una elevata dose di esplosivi.

State of Decay 2 presenta una cooperazione drop-in/drop-out tanto richiesta dall’utenza, che consente anche di filtrare le richieste aprendole a tutti o solo ad un gruppo ristretto di amici. Inoltre è disponibile anche il matchmaking che permette di entrare nella partita di un altro giocatore bisognoso. In questo caso valgono le regole presenti nella modalità in singolo: morendo altrove perderete il personaggio controllato, rendendo impossibile recuperare l’inventario trasportato. Questa condizione si ripercuote anche nella campagna, con un componente in meno nel nostro gruppo.

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Bugs everywhere

Undead Labs ha voluto aggiornare il motore grafico di State of Decay 2 passando all’Unreal Engine 4, una scelta importante che consegna comunque un titolo dall’aspetto grafico mediocre, non in linea con le produzioni moderne.

Pur mostrando un’ambientazione vasta e ben variegata, le varie aree di gioco risultano spartane, con poca diversità nelle abitazioni e nei loro interni, simili ad ogni struttura decadente che ci circonda. Gli stessi modelli dei personaggi spesso si ripetono, tanto da confonderci quando all’improvviso incontriamo un nuovo sopravvissuto.

Anche se nell’insieme possiamo godere di una buona pulizia d’immagine, il dettaglio delle texture risulta di bassa qualità, con un forte pop-up quando ci spostiamo in auto. Altro grave problema risiede nella presenza di tantissimi bug e glitch che, con discreta frequenza, possono mettere fine alla nostra partita. Capiterà infatti che l’NPC di turno improvvisamente sparisca o, ancor peggio, si incastri negli oggetti presenti nelle abitazioni, bloccando l’avanzamento delle missioni.

PRO
Fase gestionale ben implementata
Open world ricco di attività…
Gameplay profondo e divertente
Modalità co-op ben introdotta
CONTRO
Tecnicamente carente
… elementi procedurali che a volte minano il bilanciamento della difficoltà
Contorno narrativo debole
Panoramica Recensione
Valutazione
8
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Gaetano Speranza
Vice direttore di Gamesquare.it, specializzato in giochi Stealth, Action e Shooting, odia con tutto se stesso i titoli Platform (per sua innata incapacità con questo genere). Si è avvicinato al medium videoludico durante la settima generazione di console, alternando momenti di gaming compulsivo a settimane di completo relax elettromagnetico. Pur avendo un altro lavoro, dedica gran parte del suo tempo libero allo sviluppo di questa piccola realtà online.