The Brotherhood ha confezionato un gioco per i palati forti, che vi farà vivere un’avventura spaziale terribile che non dimenticherete.

Data di uscita 31 agosto 2015
Genere Avventura
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PC
Sviluppato da The Brotherhood
Distribuito da The Brotherhood, Daedalic Entertainment
Versione testata PC
Cover

La scena indipendente ha perso quell’aura di purezza e integrità che gli veniva attribuita agli esordi. Uno o due anni fa, quando Kickstarter stava facendo il boom e il mercato sembrava andare incontro ad una rivoluzione, tutto quello che veniva presentato da personalità indipendenti che sulla carta non avevano nulla da invidiare a sviluppatori col blasone generava attenzione ed attrazione, spesso più di quella destinata ai tripla A. Gli anni sono passati e quella rivoluzione identificata con un cavaliere in armatura scintillante su un destriero dal bianco manto si è rivelata essere un po’ diversa dalle aspettative: il cavaliere c’era ancora, ma cavalcava un mulo piuttosto che un purosangue. Il successo ha “infettato” il mercato indie il quale, pur rimanendo degno d’interesse, genera attualmente più porcherie che titoli validi.
Perché questa lunga premessa vi starete chiedendo voi, be’ proprio per parlare del gioco per cui siete entrati a leggere l’articolo, Stasis, forgiato nelle fucine di Kickstarter da un team sudafricano composto da un piccolo manipolo di persone con un budget poco più alto di 130.000 dollari. I ragazzi capitanati da Christopher Bischoff hanno avuto la sicumera (positiva intendiamoci) di abbattere quei limiti etici e morali nelle rappresentazioni filmiche e videoludiche e di creare, in barba alle opinioni comuni, un punta e clicca isometrico infuso di una violenza viscerale, a volte masochistica, e di una brutalità che difficilmente abbiamo visto e vedremo ancora. Ho catturato il vostro interesse?

Stasis recensione (4)

Claustrofobia spaziale

Prendendo a modello film come Alien, Event Horizon (Punto di non ritorno in Italia) e Sunshine, e giochi del calibro di Space Quest, King’s Quest (con cui condivide la possibilità di morire), Monkey Island, The Dig, Day of the Tentacle e Sanitarium (la visuale isometrica lo ricorda), Stasis ci porta nello spazio profondo a bordo della Groomlake, una nave con un mistero tanto oscuro quanto terribile.
Nei panni di John Maracheck ci svegliamo in un ambiente ostile ed alieno, non più l’astronave che doveva portare lui, sua figlia e sua moglie su Titano. John muove pochi, timidi passi fuori dal suo tubo di stasi e si rende subito conto che la sua famiglia è scomparsa. Il dedalo di cavi, tubi, cunicoli e stanze che producono rumori metallici sinistri lo opprimono e come un uomo sofferente di claustrofobia si barcamena tra i corridoi della deserta nave spaziale in cerca di cure ed informazioni. Il protagonista è mangiato dal dolore della separazione dalla sua consorte e dalla sua amata figlia, e lo dà a vedere nel corso dell’avventura sfogando il suo strazio in pianti, urla di dolore ed eccessi d’ira. Stasis racconterà una storia di sofferenza e crudeltà, di un uomo che gioca ad essere Dio e che invece ha dato vita ad un inferno. Lo farà per mezzo di dialoghi con i pochi personaggi ancora vivi a bordo della Groomlake, con le ambientazioni “parlanti” impregnate di sangue e con i PDA, diari in cui i membri dell’equipaggio hanno registrato i loro ultimi momenti di vita. La storia non risparmierà nulla, quando penserete di aver raggiunto il culmine della brutalità, le nefandezze assumeranno una connotazione ancora più feroce e vi chiederete se la sofferenza del povero John avrà mai fine. A questo proposito gli sviluppatori hanno inserito la possibilità di suicidarsi, nel caso i fatti a schermo siano troppo per voi oppure se amate collezionare achievement e scene splatter. Il protagonista potrà persino morire, anche in questo caso vi risparmio i dettagli macabri, ma potreste provare una gioia sadica, esclusivamente contestualizzata all’interno del prodotto, nel porre fine alla vita di John come risposta alla frustrazione, e vi assicuro che ce ne sarà a galloni.
L’avventura procederà con un climax ascendente di colpi di scena che metteranno in luce la follia della mente umana, che pian piano brillerà anche negli occhi di John Maracheck, e culminerà in maniera piuttosto telefonata, forse perché considerati i fatti antecedenti ci saremmo aspettati qualcosa di più incisivo e atipico. Sta di fatto che per gli amanti della fantascienza e delle storie deliranti Stasis potrebbe essere un must, assicuratevi solo di comprendere per bene la lingua d’Albione, perché senza una conoscenza mediamente approfondita dell’inglese o un dizionario a fianco non riuscirete a cogliere alla perfezione molti degli eventi che hanno scosso la nave. Se siete pazienti potrete attendere la fine di ottobre per godervi la traduzione italiana realizzata da Adventure Productions, che ha siglato un accordo con The Brotherhood.

Stasis recensione (3)

Meglio la morte

Stasis ci racconta un incubo non solo attraverso le righe di testo, i dialoghi e le ambientazioni, anche la sua anima da punta e clicca è imperniata di scelte che ci costringono ad immergerci lucidamente nel bagno di sangue ed insania, diventeremo parte di un perverso ecosistema che ci costringerà a sacrificare la vita di altri per conservare la nostra. Il gioco non si discosta molto dai classici del genere, proponendoci una struttura ad enigmi che vanno risolti, nella maggior parte dei casi, con l’uso degli oggetti. A volte gli indovinelli sono ben congegnati, altre volte ci saranno situazioni in cui è richiesto più “pensiero laterale“, sono questi i momenti che provocheranno frustrazione e l’idea che non ci sia una via d’uscita. Il fatto che il nostro protagonista utilizzi molto gli oggetti nel suo inventario, richiamabile passando con il mouse sul bordo in basso a sinistra dello schermo, ci costringerà a compiere una ricerca approfondita in quasi tutte le ambientazioni, che spesso sfocerà nel pixel hunting. Non preoccupatevi però, la soluzione salterà fuori, a volte anche per caso, e non sempre sarà piacevole scoprire come quell’enigma andava risolto.

Stasis recensione (5)
Abbiamo inoltre registrato qualche problema con il pathfinding di John: cliccare sul punto dello scenario da raggiungere provocherà lo spostamento del protagonista il quale farà spesso percorsi non solo più lunghi, ma in alcuni casi anche letali; è un bene quindi evitare di cliccare (una o due volte, a seconda se volete camminare o correre) su una porzione troppo distante. Durante la nostra avventura siamo incappati in diversi bug minori, ma uno in particolare, legato al pathfinding, ci ha colpiti. Mentre ci muovevamo in una delle tante sale adornate da cadaveri e scie di sangue siamo riusciti a passare attraverso una porta che dovevamo aprire, senza risolvere l’enigma ad essa associato. Non preoccupatevi, il nostro onore è rimasto integerrimo, cavallerescamente siamo tornati sui nostri passi e abbiamo continuato a ricercare la soluzione in modo onesto. Fidatevi se vi dico che in alcuni casi vorreste veramente avere un walkthrough davanti agli occhi oppure incappare in un “escamotage” di questo tipo, tentatele tutte, anche le più strambe e macabre, rileggete i documenti e la soddisfazione arriverà.
Il gioco ci ha tenuti impegnati per circa 8 ore che potrebbero gonfiarsi nel caso si rimanga bloccati davanti ad alcuni enigmi, o diminuire se riuscirete a risolvere i rompicapo con facilità e un pizzico di fortuna, quella ci vuole sempre. La longevità è tutto sommato accettabile, contando che tirare per le lunghe un’avventura di questo tipo l’avrebbe senza dubbio resa ripetitiva e più banale. Un concentrato di violenza e delirio umano, che riuscirà a far breccia nei vostri neuroni per ogni singolo secondo.

Stasis recensione (2)

Cinquanta sfumature di terrore

Stasis non è un avventura spaventosa, dopotutto l’impianto isometrico e il gameplay da punta e clicca non permettono all’utente di sentirsi realmente in pericolo. L’idea della morte in un’avventura grafica, coniata da Roberta Williams con il suo King’s Quest trova posto qui nel gioco dei The Brotherhood in una versione ancora più truculenta, ma non basta per elevare a definire Stasis un horror. Bisogna però riconoscere che le ambientazioni sono state realizzate con un’ispirazione artistica magistrale.
Ogni stanza della nave è a suo modo carismatica e conturbante, i cadaveri a terra (che hanno i nomi dei backer di Kickstarter), le luci e le ombre, la palette cromatica à la Alien che ci dipinge una fantascienza “sporca“, vicina a quella che mise in scena Ridley Scott nel 1979, riescono ad avvolgere John in una maniera impensabile. Eppure i difetti ci sono, il comparto tecnico sa di vecchio, le animazioni sono alle volte scandalose e non c’è neanche la possibilità di impostare nessun tipo di opzione. Ma le sale della Groomlake sono vive anche nell’immobilità attonità e riescono a trasmetterci un senso d’inquietudine.
Il comparto sonoro eccezionale restituisce anch’esso una sensazione di vitalità alle ambientazioni. Le grida in lontananza, quasi provenienti dallo spazio, sveglieranno i nostri animi pensierosi, i bip elettronici, gli sbuffi di vapore e i clangori metallici riusciranno a farci credere di essere circondati da pareti stringenti, che ci circondano senza lasciarci scampo. Le musiche firmate da Mark Morgan (Planescape Torment, Fallout 1, 2 e New Vegas, solo per citarne alcuni), poi, colpiranno nel segno, anche se si faranno sentire di rado. Se vi piacciono le atmosfere e passate sopra volentieri a un comparto tecnico non all’ultimo grido, Stasis vi conquisterà.

Stasis recensione (1)

kinguinad

Configurazione di prova

Processore Intel Core i5-2500k 3,30Ghz
Scheda Video nVidia GTX 670
Memoria 8 GB
OS Windows 10 64bit

Requisiti Minimi

Processore 2 GHz – Dual Core
Scheda Video Nvidia GeForce 205, AMD Radeon HD 3400 Series
Memoria 6 GB
OS Windows XP 32 bit SP3

PRO
Narrativa affascinante e dai temi forti
Atmosfera da oscar
Enigmi in gran parte ben strutturati…

CONTRO
…ma non mancano quelli illogici e frustranti
Tecnicamente rozzo
Non c’è (ancora) l’italiano

Commento

Sono pochi i giochi che riescono a raccontare di un delirio che sa di uomo, e a narrarlo con argomenti e temi che quasi mai nessuno ha mai osato esplorare. Stasis è follia, morbosa e umana, un incubo spaziale da cui pochi riusciranno ad uscire indifferenti. L’infernale Groomlake sbatacchierà i vostri neuroni e il vostro stomaco, se siete abbastanza coraggiosi non vi resta che sprofondare nelle viscere di metallo della nave e dare un calcio alla vostra umanità, non ci sarà posto per lei laggiù.
8