La bella Lara Croft arriva anche su Personal Computer, e lo fa in forma smagliante. Ecco la nostra recensione.

Data di uscita 28 gennaio 2016
Genere Action, Adventure
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PC, Xbox One, Xbox 360
Sviluppato da Crystal Dynamics
Distribuito da Square Enix
Versione testata PC
Cover

Chi dice che le icone non possono cambiare? Che i punti di riferimento devono essere per forza monolitici e insensibili al passare del tempo? La storia dei media ci ha insegnato come personaggi dall’innegabile carisma e dalla fama apparentemente insuperabile sono caduti perché incapaci di adeguarsi al mutamento degli interessi e al ricambio generazionale. Certo, dispiace vedere il proprio eroe modificato e trasformato in qualcosa di diverso, soprattutto se quest’ultimo ha segnato la vostra infanzia lasciandovi piacevoli ricordi. Ma che ci possiamo fare, purtroppo o per fortuna il mondo dei videogiochi è costretto ad imboccare strade differenti, ad adattarsi ai gusti di una platea sempre più vasta e variegata, a scimmiottare grandi prodotti di successo.
Lara Croft è un personaggio che è andato incontro ad un destino simile, apprezzata in passato per la sua spavalderia e i suoi procaci argomenti, è entrata in un bozzolo che l’ha tramutata in una ragazza sensibile, inesperta e più di ogni altra cosa senza quel carico di spacconeria che caratterizzava la sua precorritrice. Sembrerà strano, direte voi, che un personaggio così “umano” possa catturare maggiormente le attenzioni di un audience che dimostra ancora attaccamenti ad un modello “superomistico” di eroe, come premettevamo, però, i tempi sono cambiati, i videogiochi pure e con essi i videogiocatori: l’eroe moderno è un uomo, spesso è debole, indifeso, moralmente discutibile, ma è soprattutto dotato di un maggiore spessore psicologico. La nuova Lara conquista quanto la sua progenitrice, e lo fa in una maniera profondamente differente: la sua linfa vitale risiede paradossalmente in quello che non sa o non può fare e in come riesce a superare queste limitazioni. È proprio così che definiremmo l’eroe videoludico moderno e, che vi piaccia o meno, miss Croft si è perfettamente adeguata a questa definizione.

Recensione Rise of the Tomb Raider 1

Tale padre tale figlia

Con Rise of the Tomb Raider prosegue il nuovo arco narrativo ideato da Crystal Dynamics, dopo essersi salvata dal naufragio sull’esotica isola di Yamatai, Lara Croft è intenzionata a far luce sugli studi del padre, in procinto di rivelare al mondo una scoperta sensazionale. Lord Croft aveva individuato l’esistenza di un’incredibile fonte di potere in grado di donare l’immortalità agli uomini, un manufatto che, secondo le leggende, racchiude un pezzo dell’anima di Dio. La vita dell’archeologo esperto nell’occulto è però difficile, quando mister Croft provò a rivelare il suo segreto all’opinione pubblica fu deriso e definito pazzo, dopo poco fu trovato morto, probabilmente ucciso da qualche sicario: la sua vita in parte dedicata alla ricerca della fonte dell’immortalità non aveva trovato una degna conclusione. Di fronte ad una tale tragedia familiare Lara non può rimanere indifferente, quindi recupera le attrezzature da scalata e il suo fido armamentario, si reca in Siria per scoprire di più su un “Profeta immortale” padre di un vero e proprio culto definito eretico dalla Chiesa d’occidente. Ovviamente non sarà un viaggio di piacere e la sua vita sarà messa in serio pericolo non solo dalle letali trappole della maestosa tomba del profeta, ma anche dall’intervento di una setta nota con il nome di Trinità. Scampata dai pericoli la bella archeologa scopre la sua nuova destinazione: la fredda ed inospitale Siberia, dove si narra sia sepolta una mitica città in cui è custodita la “fonte“. Anche la Trinità, però, intenzionata a portare avanti una crociata pseudoreligiosa con l’intento di salvare l’umanità, vuole mettere le mani sul potere dell’immortalità e per farlo è disposta a distruggere tutto ciò che si trova sul suo cammino, Lara compresa.

Recensione Rise of the Tomb Raider 2

Inizia così un’avventura che vi porterà ad esplorare luoghi mozzafiato e perduti da tempo e a conoscere popoli che da millenni sono a guardia delle reliquie del Profeta. Come per il primo episodio del reboot la trama è godibile non tanto per la scrittura e i dialoghi, quanto piuttosto per le situazioni adrenaliniche (molte delle quali ispirate alla serie di Uncharted) e gli “effetti speciali. Ciò non vuol dire che ci troviamo davanti ad un prodotto eccessivamente povero nella componente narrativa, ma che quest’ultima rimane in secondo piano per tutto il corso del gioco e sbuca fuori solo in specifici momenti di tensione. A dire il vero, però, il primo Tomb Raider era più incisivo in quest’ambito, riuscendo a far rifulgere con maggior vigore le difficoltà di una giovane Lara alle prese con la natura selvaggia in un luogo sconosciuto ai più. Complice la maturazione della Croft, che ora mugugna un po’ meno, e la quasi totale assenza di scene in cui la protagonista viene ferita ed uccisa nei modi più sadici, un tema che aveva acceso i più disparati dibattiti (qualcuno ha detto Anita Sarkeesian?). Rise of the Tomb Raider sembra un capitolo di passaggio, un limbo in cui Lara Croft è a metà tra la protagonista del primo reboot di Crystal Dynamics e l’indomita esploratrice dei primi giochi della serie, forse una mistura meno caratteristica, che tuttavia risulta ancora interessante. Non sappiamo se nel terzo capitolo la Croft, ormai temprata da perdite ed esplorazioni estreme, maturerà del tutto. Sicuramente la lente d’ingrandimento sarà puntata sempre sul personaggio principale e non sulle vicende che gli ruotano attorno, le quali, anche se avvincenti e a loro modo importanti, restano solo un mezzo per raccontare la crescita della nostra archeologa preferita.

Recensione Rise of the Tomb Raider 3

Razziatrice di tombe

La crescita della protagonista è suffragata dal naturale accrescimento ed affinamento del gameplay, sempre vario e piacevole. In realtà le novità sono ben poche, ma giocando a Rise of the Tomb Raider si avrà l’impressione che Crystal Dynamics abbia lavorato nella giusta direzione e non abbia stravolto il delicato equilibrio tra shooting, platforming ed esplorazione, con buona pace di chi avrebbe voluto un gioco più sullo stampo dei classici primi titoli della saga. Lo diciamo ora, se non avete apprezzato Tomb Raider perché troppo distante dai suoi progenitori allora neanche il gioco in questione riuscirà ad accontentare i vostri palati, se al contrario lo avete adorato non ci sono motivi per cui Rise of the Tomb Raider possa non piacervi.
L’abile amalgama tra meccaniche da third person shooter condite con qualche spruzzo di furtività e quelle da spettacolare platform, invero non troppo impegnativo e neanche particolarmente scaltro nel level design, continua a funzionare come un orologio svizzero. Anche se, probabilmente in maniera ancora maggiore che nel recente passato, qualcosa è stato sacrificato per garantire un impatto più cinematografico, come avviene in alcune sezioni colme di quick time event, un po’ troppo frammentate per risultare divertenti. Mettendo da parte la chiara volontà di scimmiottare pietre miliari come Uncharted, Rise of the Tomb Raider si ritaglia uno spazio cospicuo nel panorama degli action adventure grazie soprattutto ad un contenuto che non può mancare in un gioco dal tale nome: le tombe. Le camere sepolcrali sono finalmente più grandi e più belle, spettacolari dal punto di vista dell’architettura, con mosaici ed affreschi bizantini o con colonne e statue in perenne veglia del defunto, e più stratificate per quanto riguarda gli enigmi da risolvere per raggiungere il tesoro, che altri non è se una speciale abilità per Lara. Non servirà bruciare troppi neuroni per accaparrarsi la ricompensa, è vero che rispetto al primo episodio del reboot l’asticella della complessità degli enigmi si è leggermente alzata, ma le situazioni proposte ci costringeranno ad utilizzare solo un minimo del nostro pensiero laterale, gli indizi saranno continui ed evidenti, e persino la stessa protagonista ci suggerirà come venire a capo di un problema che ci sta impegnando più del dovuto. Tutto ciò è stato pensato per ridurre al minimo la frustrazione e veicolare le attenzioni degli utenti sulla maestosità delle strutture piuttosto che sulla fredda logica da seguire per completare le sfide.

Recensione Rise of the Tomb Raider 4

Il livello di difficoltà rimane basso anche in altre situazioni soprattutto a causa della scelta attuata da Crystal Dynamics di introdurre abilità estremamente vantaggiose, le quali sembrano quasi pigramente buttate lì senza bilanciamento solo per far sentire i giocatori veramente potenti. Non ci riferiamo solamente al nuovo talento di Lara che le permette di scagliare non solo due, ma addirittura tre frecce contemporaneamente dritte alla testa dei nemici, piuttosto a quello denominato “Sete di conoscenza” che ci garantisce un notevole boost di esperienza per ogni oggetto collezionabile reperito. Grazie a quest’abilità sarà molto più semplice e rapido ottenere i potenziamenti più efficaci, considerate inoltre che le munizioni e i materiali per il potenziamento delle armi e la realizzazione di oggetti come bombe e molotov sono presenti in abbondanza, nulla vi impedirà di diventare un letale killer in poco più di qualche ora. A pagare le conseguenze di questi errori (voluti o meno) nel bilanciamento del livello di sfida sono le fasi di shooting, che di certo non erano il fiore all’occhiello del primo capitolo del reboot della serie e che neanche in questa reiterazione riescono ad emergere. Le fasi furtive sono più che altro un orpello più che una reale scelta di gameplay, non restituiscono troppo appagamento e sono svilite da sezioni che ci obbligano a fronteggiare diverse ondate di nemici, senza darci nessuna possibilità di aggiramento o alternative che non prevedano uno scontro faccia a faccia. In aggiunta al discreto numero di magagne c’è il problema dell’intelligenza artificiale, poco abile nell’utilizzo delle coperture e dai movimenti tattici quasi insensati. Purtroppo Crystal Dynamics non ha cercato di ovviare al problema con una gestione più oculata del level design delle “arene” in cui si combatte, ma ha piazzato una quantità fin troppo generosa di oggetti esplosivi con cui fare in semplicità una bella grigliata mista.

Recensione Rise of the Tomb Raider 6

Per nostra fortuna la linearità delle sezioni più action è spezzata dalla grandezza delle mappe, liberamente esplorabili e strapiene di documenti, reliquie, sfide e missioni secondarie da compiere. Tutto ciò amplierà il numero di dettagli sulla storia e sui personaggi secondari ed aumenterà la conoscenza di Lara nelle lingue mongola, greca e russa, utili esclusivamente per tradurre dei monoliti e raccogliere speciali monete con cui fare acquisti al mercato nero. Allo stesso modo di Tomb Raider bisognerà tornare più e più volte in un’ambientazione per riuscire a raccogliere tutto il raccoglibile, un ottimo espediente per aumentare la longevità che comunque è abbastanza elevata e si attesta sulla quindicina di ore per la sola campagna principale. Per incrementare ulteriormente le ore di gioco gli sviluppatori hanno introdotto una nuova modalità che va a sostituire il dimenticabile multiplayer del predecessore, le Spedizioni. Si tratta di una serie di sfide a punti che vi permettono di rigiocare alcuni frangenti della campagna oppure alcune missioni create dagli utenti, la vera feature interessante risiede però in alcuni modificatori sotto forma di carte che è possibile “spendere” per cambiare elementi estetici o del gameplay. Prima di iniziare una sfida si può comporre un mazzo e dovremo decidere se inserire carte malus (che forniscono un bonus ai punti) oppure altre che potenziano il personaggio (con l’effetto collaterale di ridurre il numero di punti ottenuti alla fine della missione). Si potranno acquistare dei pacchetti dal negozio del gioco spendendo i crediti ottenuti in game, alcune bustine conterranno delle particolari carte con l’esilarante effetto di sostituire le frecce di Lara con un pollo o di ingrandire la sua testa e quella dei suoi nemici.

Recensione Rise of the Tomb Raider 5

Capelli al vento

La versione PC di Rise of the Tomb Raider fa del comparto visivo la sua virtù più grande. Il gioco appariva già in forma su Xbox One e con un hardware decisamente più prestante è in grado di esprimere tutte le sue potenzialità: i volti dei personaggi, i capelli di Lara mossi dalla tecnologia Purehair, evoluzione del TressFX, l’illuminazione, i particellari, sono quanto di più gradevole abbiamo ammirato in questa nuova generazione. Il gioco permette inoltre di attivare opzioni avanzate e destinate a chi ha a disposizione un hardware più performante, come il supersampling x2 o x4, la tesselation e l’occlusione ambientale HBAO+. Tutto questo pantagruelico elenco di opzioni e settaggi ha però un costo, nonostante Rise of the Tomb Raider sia generalmente ben ottimizzato, non è raro che soprattutto nelle prime ambientazioni innevate si assista a fastidiosi crolli del frame rate. Queste situazioni sono piuttosto fastidiose soprattutto se siamo impegnati in una sezione platform, dato che contribuiscono ad incrementare la scarsa reattività di Lara nell’eseguire alcuni comandi.
Molto buono il doppiaggio italiano, con l’ottima Benedetta Ponticelli nei panni di Lara Croft che non ha nulla da invidiare a Camilla Luddington, che oltre a dare la voce inglese dà anche le fattezze all’attraente archeologa.

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Configurazione di prova

Processore Intel Core i5-2500k 3,30Ghz
Scheda Video nVidia GTX 670
Memoria 8 GB
OS Windows 10 64bit

Requisiti Minimi

Processore Intel Core i3-2100 o equivalente AMD
Scheda Video NVIDIA GTX 650 2GB, AMD HD7770 2GB
Memoria 6 GB
OS Windows 7 64bit
PRO
Gameplay divertente e variegato
Le tombe ritornano in grande stile
Ambientazioni d’impatto e visivamente virtuose
CONTRO
Livello di sfida eccessivamente basso
Qualche inciampo nell’ottimizzazione di alcune zone

Commento

Rise of the Tomb Raider migliora quanto fatto dal predecessore, ma non corregge alcune criticità che già notammo nel 2013. Il gioco è alla costante ricerca della trovata spettacolare, dell’azione dirompente, anche al rischio di poter diventare a tratti irritante. Il gameplay è un ottimo esempio di come mixare a dovere gli elementi per creare un capolavoro di varietà, ma ci sarebbe piaciuta una maggior cura su alcuni aspetti, anche a discapito di alcuni frangenti estremamente virtuosistici per ciò che concerne l’impatto visivo, ma non altrettanto a livello di gameplay. Non pensiate però che non abbiamo gradito le coccole agli occhi e l’adrenalina sprigionata in noi dal gioco di Crystal Dynamics, Rise of the Tomb Raider è un titolo che deve entrare nella collezione di ogni amante di action avventurosi, a meno che non facciate parte di quella fetta di giocatori a cui non va giù la nuova Lara Croft.
8.5