Quando la piccola software house milanese, già “mamma” delle fortunate serie Moto GP e SBK, ha dichiarato di voler dare ai fanatici delle moto l’equivalente dell’opera di Kazunori Yamauchi il livello di attesa è salito alle stelle. Una domanda ha cominciato ad affliggere i centauri: “ce la faranno?”, o almeno “ci si avvicineranno?”. Perché, parliamoci chiaro, sebbene la famosa esclusiva Sony si porti ancora dietro problemi risalenti a due generazioni di console fa (più alcuni nuovi di pacca) rimane un punto di riferimento per l’intero settore delle simulazioni di guida.
Tuttavia il piccolo team, arroccatosi in mezzo al circuito di Vallelunga, non sembra curarsene e continua dicendo di essere al lavoro per accaparrarsi il maggior numero possibile di licenze di case motociclistiche, pezzi aftermarket e abbigliamento da biker, oltre che sul realismo della fisica di guida.
I presupposti fin qui sono ottimi e a questo punto non ci resta che infilarci la giacca di pelle, stringere bene il casco e saltare in sella alla nuova proprietà intellettuale di Milestone: Ride.

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“Ooooooh! Che traversone!”

Al nostro primo avvio del gioco ci viene chiesto di inserire alcuni dati, nome cognome e nazionalità, per poi passare alla creazione del nostro alter ego di cui possiamo scegliere il sesso, il viso (tra circa una ventina di preset abbastanza simili e piuttosto scialbi), taglio e colore di capelli.
Fatto questo passeremo a una prima personalizzazione dell’abbigliamento e qui l’assortimento è decisamente più vario, grazie a una vasta scelta tra licenze del calibro di Arai, AGV, Dainese e Alpinestars, permettendoci di dare al nostro personaggio l’aspetto che più preferiamo, dal casco alla giacca e i pantaloni (o la tuta, se siete più “pistaioli”) fino ai guanti, gli stivali e persino il colore delle “saponette” e della visiera. E’ anche possibile modificare la posizione in sella, come l’inclinazione del busto e la posizione di braccia, gambe e testa per renderla più simile a quella che adottiamo nella vita reale o, magari, a quella del nostro campione preferito.
Una volta finito di vestirci veniamo subito gettati in un tutorial che ci introduce alle basi e alla fisica di guida in cui potremo provare la differenza tra quella standard (il livello base, più permissivo e con entrambi i freni azionati da un singolo tasto), quella semi-pro e la più realistica pro.
Purtroppo, dato il relativamente basso livello prestazionale della moto utilizzata, non avvertirete grandi differenze passando da un livello all’altro ma è comunque utile per un primo approccio e per decidere come impostare l’esperienza di gioco. Questa può infatti adattarsi sia ai veterani di SBK sia agli scooteristi neopatentati grazie a queste impostazioni e ad altri aiuti, come il tipo di cambio, il sistema di controllo della trazione, l’anti impennata, la difficoltà dell’IA e il numero di “rewind”, tutti impostabili su vari livelli. A questo punto è doveroso un avvertimento: impostando gli avversari su “molto facile”, la fisica standard e attivando tutti gli assist ci perderemo l’unico vero punto di forza della produzione milanese, ossia la sensazione di domare dei missili da centinaia di cavalli che come superficie di contatto con l’asfalto hanno l’equivalente in gomma di due carte di credito. É infatti con la fisica “pro” e la difficoltà al massimo che Ride dà il suo meglio, permettendo di esibirci in derapate e impennate di potenza e staccate al limite in gare dal ritmo serratissimo.

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Il giro del mondo

Una volta sbrigate queste prime formalità potremo accedere al menu principale in cui troviamo le voci Online (a patto di riuscire ad accedere ad una delle poche lobby), le Modalità Veloci (che includono gara, prova a tempo e il male implementato split screen) e, infine, l’offerta principale: il World Tour. Quest’ultima non ha componenti narrative e ci vede impegnati in diverse serie di eventi alla conquista delle due principali valute del gioco: i crediti e la reputazione. I primi servono, come di consueto, ad acquistare praticamente qualsiasi cosa, dalle “cavalcature” e le loro componenti all’abbigliamento, mentre la “rep” ci permette di scalare la classifica mondiale (virtuale) e ad avere quindi accesso agli Elite Trophy, delle gare esclusive con moto in palio. Gli eventi sono quasi tutti disponibili da subito, a condizione di possedere il “ferro” adatto. Questi sono infatti divisi per categorie, come Naked, Supersport, Superbike e Pro Circuit (ognuna illustrata da un video introduttivo ad alto tasso passionale), ma dal momento che a inizio carriera ci verrà chiesto di scegliere una fra tre naked, come prima moto, la scelta sarà obbligata e dovremo iniziare dalla prima categoria per cominciare a racimolare qualche spicciolo.
Ed ecco fare capolino un altro neo nella produzione milanese: l’eccessiva disparità di prestazioni tra moto dello stesso segmento. Per fare un esempio, se come il sottoscritto preferirete il Monster 696 alla MT-07 e alla Street Triple nella selezione iniziale, anche elaborandolo al massimo dovremo sudare sette camicie e dodici bermuda anche solo per avvicinarci al podio, a causa dell’inferiore rapporto peso/potenza. Per essere del tutto onesti questo problema si presenta soltanto impostando ai massimi livelli la difficoltà del gioco ma da amante dei racing game e da motociclista (possessore di un Monster 695) devo dire di esserne rimasto leggermente deluso dal momento che sia il realismo che il senso di appagamento, dato dal vincere con la controparte virtuale della propria moto reale, fanno le spese di questa trasposizione tecnica un po’ superficiale. Una volta accettata questa piccola “défaillance” potremo buttarci, ginocchio a terra, nella miriade di eventi a disposizione, suddivisi in classiche gare singole, campionati, prove a tempo, track days, drag races, gare a squadre e testa a testa. Poco da dire sulle prime quattro: gare e campionati ci vedranno competere contro 12 avversari controllati dall’I.A per il primo posto del podio e le prove a tempo sfideranno la nostra capacità di portare al limite la nostra moto, mentre nei track days dovremo semplicemente superare un certo numero di “motociclisti della domenica” in un tempo prestabilito. Un discorso a parte va fatto per i divertenti testa a testa, in cui saremo noi i novellini “sverniciati” dall’asso di turno e avremo poche curve a disposizione per rendergli il favore, mentre le gare d’accelerazione risultano utili quanto una tazza di sale per un naufrago in quanto basterà avere la moto più potente tra quelle utilizzabili e cambiare al momento giusto. Per quanto riguarda le gare a squadre faremo coppia con un altro pilota comandato dall’I.A. (ce ne sono 8 diversi, sbloccabili tramite punti reputazione) oppure con la riproduzione virtuale di un nostro “amico” in possesso di una copia del gioco (un sistema simile a quello dei “drivatar” di Forza Motorsport 5) e il punteggio complessivo della squadra determinerà il vincitore. Tuttavia questo sistema “simil-drivatar” non ha mai funzionato a dovere, soprattutto per il fatto che causava un’irreparabile corruzione dei progressi della carriera, ed è stato bloccato con l’ultima (e unica) patch. Comunque sia l’ottima intelligenza artificiale offre un livello di sfida tale da rendere quasi ogni gara un’esperienza, con avversari in grado di attaccarsi al nostro “codone” e non darci respiro fino all’ultima curva costringendoci a sfruttare al massimo ogni traiettoria e spremere ogni cavallo dal nostro motore.

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Bicilindrico o quadricilindrico?

Parliamo ora delle vere protagoniste del gioco: le moto. Sono oltre 100 quelle messe a disposizione
da 14 costruttori blasonati come Ducati, BMW, KTM, Aprilia, Bimota, Triumph ed MV Agusta, per quanto riguarda quelli europei, mentre dal Giappone abbiamo le canoniche Honda, Suzuki e Kawasaki, oltre ad alcune chicche, come la EBR (Ex Buell) ed Energica e Lightning che rappresentano gli unici due produttori a livello mondiale di superbikes completamente elettriche.
Qui i veri patiti della “piega” staranno storcendo il naso ma, fidatevi, la coppia in erogazione continua di queste belve a batteria è un qualcosa da provare. Ė Infatti innegabile l’impegno che la software house ha profuso nel cercare di rendere al meglio il comportamento delle varie moto e ognuna, come nella realtà, ha il suo carattere che è stato riprodotto in maniera più che fedele; come la precisione da katana dell’R6, la coppia brutale del Super Duke 1290, il “nervosismo” della Panigale Superleggera e l’esuberanza del 3 cilindri Ferrari della F3 800. Non dimentichiamo, poi, che potremo anche sbizzarrirci (ma non troppo) con una serie di modifiche estetiche e meccaniche, anch’esse su licenza, dandoci finalmente l’opportunità di togliere specchietti e portatarga e montare sulla nostra “bimba” i cerchi Marchesini o il terminale Akrapovich che abbiamo da sempre voluto regalarle. Purtroppo, però, c’è da dire che il sistema non è privo di difetti, a partire dalla mancanza delle personalizzazione delle livree al di là di quelle fornite dalla casa per i relativi modelli, fino all’incespicante menu e a un bug che a volte fa letteralmente scomparire lo scarico appena montato o non adatta la gomma al diametro dei nuovi cerchioni. Continuando con le critiche c’è da dire che, sebbene il numero di moto non sia proprio esiguo e la varietà sia discreta, qualche “pezzo storico” in più, al di là delle poche moto anni ’80 e ’90 presenti, sarebbe stato gradito, per non parlare della categoria motard che brilla per la sua assenza quasi totale, cosa che scontenterà non pochi appassionati, dal momento che si tratta di un segmento in continua espansione.
E le piste? Sono in tutto 30 suddivise in 14 ambientazioni reali e inventate e dal momento che il numero che conta è quest’ultimo non c’è molto da esaltarsi, anche perché la loro realizzazione non è certo eccelsa, per quanto concerne il livello di dettaglio, e se poi consideriamo che una delle ambientazioni è l’inutile rettilineo degli Utah Salt Flats il nostro broncio non può che intensificarsi. Devo anche aggiungere che da appassionato di Moto GP e Superbike mi sarebbe piaciuto vedere molte altre piste tratte dai relativi calendari (le uniche provenienti da questi ultimi sono Donington, Magny Cours e Imola) e magari qualcuna un po’ più “impegnativa”, come il leggendario Tourist Trophy dell’isola di Mann.

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Uno sguardo sotto alle carene

Se quanto letto finora vi ha fatto storcere il naso, nelle righe seguenti, concernenti l’aspetto tecnico, non troverete sollievo. Se infatti i problemi descritti fin qui possono essere considerati solo sbavature o piccole mancanze ora inizia il vero disastro. Volendo essere gentili la veste tecnica di Ride fa acqua da tutte le parti, a partire dal fatto che il gioco non viene installato su console, per cui ogni calcolo va a gravare sul salvataggio della partita e sul lettore blu-ray, con tutti i problemi che ne conseguono, ossia: surriscaldamento dell’hardware, salvataggi continui e caricamenti incessanti e infiniti, i cui tempi sono paragonabili a quelli di avvio di Skyrim o di Grand Theft Auto V.
Dal punto di vista grafico, non c’è che dire, le moto sono realizzate con un ottimo livello di dettaglio, soprattutto per quanto riguarda le più recenti, basate sugli originali modelli CAD delle case, tuttavia molti dettagli risultano palesemente disegnati, piuttosto che delle componenti a parte, il filtro antialiasing è applicato in maniera piuttosto rudimentale, per cui anche la superficie che dovrebbe apparire più liscia (come un lucido e spesso telaio d’alluminio o la linea dei cerchioni) risulta scalettata e “cubettosa”, e non vi è traccia di effetti particellari di sorta, come fiamme in rilascio, scintille e fumo. Un altro “neo” riguarda la visuale dal casco del pilota che, se da un lato tenta di immergerci ancora di più nell’esperienza di guida, dall’altro ci complica non poco la vita, specie guidando con il cambio manuale, dal momento che il contagiri risulta per la maggior parte dei modelli completamente illeggibile. E i danni? Beh sì, alcune moto (e solo alcune) si graffiano, cadendo.
E che dire del comparto audio? Se ricordate il mitico Outrun del 1986 aggiungete qualche bit e vi sarete fatti un’idea piuttosto vicina alla realtà. Le musiche in gara sono a dir poco anonime e dopo le prime ore di gioco saranno soltanto un fastidioso ritornello e se state pensando di disattivarle in ogni caso sappiate che la campionatura audio dei motori non è migliore e riduce il ruggito dei bicilindrici e lo strillo acuto del quattro cilindri a un poco differenziato ronzio.
Se a tutto questo aggiungiamo un framerate che rovina ogni partenza, e che definire ballerino sarebbe un eufemismo, dovreste avere un quadro piuttosto completo di quello che vi aspetta se deciderete a prescindere di acquistare questo prodotto.

PRO
Gameplay realistico e coinvolgente
Livello di difficoltà perfettamente scalabile
Ottima intelligenza artificiale
Oltre 100 moto stradali da portare in pista e personalizzare

CONTRO
Salvataggi e caricamenti snervanti
Grafica e sonoro simili non si vedevano dal 2008
Tanti… troppi errori e bug
Framerate terribilmente basso e incostante
Panoramica Recensione
Valutazione
6
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