Keiji Inafune torna sulla scena dopo Mighty No.9, ce l’avrà fatta con ReCore a riportare in auge gli action adventure vecchia scuola?

Data di uscita 16 settembre 2016
Genere Action, Adventure, Platform
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PC, Xbox One
Sviluppato da Armature Studio, Comcept
Distribuito da Microsoft
Versione testata PC
Cover

Era l’E3 2015 quando ReCore fece la sua comparsa sui maxischermi del palco di Microsoft con una presentazione che sorprese tutti. Il concept appariva interessante, l’atmosfera sembrava esser carismatica e poi il nome dietro al progetto, quello di Keiji Inafune, suggellava quella che, sulla carta, poteva tramutarsi in un’esclusiva di punta. Fin quando il titolo del papà di Mega Man è rimasto nelle nostre menti, imbellito dalla memoria e dall’immaginazione, ha suscitato in noi un’attrazione quasi magnetica. Ma come fu anche per Dead Island, la realtà si è rivelata diversa: dopo varie prove, per ultima quella alla gamescom 2016, ReCore si è dimostrato essere un gioco molto lontano dalle aspettative, per certi versi addirittura deludente. Quasi come a voler essere il portabandiera di un’escalation negativa, il titolo di Comcept e Armature Studio è arrivato anche su Windows 10 e Xbox One (il primo a sfruttare il sistema Play Anywhere) e ha finalmente rivelato la sua vera natura, persino peggiore di quella che molti si aspettavano avesse.

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Duncan, Seth e Mack saranno gli unici veri amici di Joule, in balia delle insidie di far Eden

Joule, la ragazza energetica

Quando si dà alla propria figlia lo stesso nome dell’unità di misura dell’energia ci possono essere solo due motivi: o è la protagonista di un videogioco partorita da un uomo del Sol Levante oppure il vanto di una qualche sorta di scienziato pazzo, il quale, pensando di farle cosa gradita, l’ha involontariamente preclusa da qualsiasi forma di relazione sociale. Joule è un nome davvero bizzarro che però si adatta perfettamente all’animosità e alla perseveranza (nonché alla natura “genetica”) della protagonista di ReCore, che fortunatamente, a meno di fare comunella con arenaria e granelli di sabbia, avrà occasione di intrattenere ben pochi rapporti umani sul pianeta in cui si trova.
Far Eden è un mancato paradiso terrestre, un mondo che avrebbe dovuto sostituire la Terra oramai piagata da una devastante epidemia. Il piano delle più brillanti menti terrestri era quello di costruire degli imponenti piloni per avviare un pesante intervento di terraformazione, che avrebbe mutato gli sconfinati deserti del pianeta in distese verdeggianti tagliate da rigagnoli festosi. Ovviamente il piano non è andato come previsto e Joule, un’addetta al controllo dei piloni, si è svegliata dall’ibernazione circondata da rottami, sabbia e rocce. Non solo, i robot che erano stati costruiti per garantire il successo dell’esperimento sono impazziti e ora scorrazzano senza controllo alla ricerca di umani da dilaniare tra le loro spaventose appendici metalliche.

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I panorami sono davvero apprezzabili, peccato che la cura per i dettagli non sia proprio certosina

L’incipit narrativo e l’ambientazione non rappresentano di sicuro un elemento di novità, eppure per un gioco come ReCore le premesse ci sono parse adeguate e i luoghi caratterizzanti la nostra avventura perfettamente idonei. Tutto questo se, però, il gioco avesse mantenuto gli stessi standard qualitativi dall’inizio alla fine. Sono molti gli episodi di cut content nel prodotto di Comcept, tuttavia dalla metà in poi sia la struttura ludica che narrativa subiscono il peso di quello che è, forse, l’episodio principe di “amputazione”. ReCore ad un certo punto si “rompe” e il filone narrativo portante si conclude lasciando un senso di irresolutezza, molti dettagli non vengono approfonditi (o nemmeno accennati) e si arriva alla fine con una velocità disarmante. Attenzione, l’avventura è piuttosto longeva in termini di ore di gioco (i completisti arriveranno facilmente a venti) ma i fatti sono troppo sincopati e perdono di consistenza e fascino, ci è parso strano, insomma, che da un certo momento in poi la maniera di raccontare la storia sia cambiata così repentinamente e in modo così deleterio. Avremo occasione di ritornarci su quando parleremo del gameplay, sappiate però che, in maniera non troppo dissimile da Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, ReCore è un gioco incompleto.

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Lo Spazzasabbia di Joule è il luogo in cui incontrare i propri compagni e potenziarli tramite il banco da lavoro

I colori dell’arcobaleno

Le fondamenta ludiche del titolo di Inafune si basano su tre cardini fondamentali, gli stessi che hanno segnato il successo degli action adventure più celebri: il combattimento, il platforming e gli enigmi. Queste tre colonne portanti spesso si fondono e creano situazioni più complete e varie, ma in generale non si può parlare di un sistema oliato e perfettamente funzionante. ReCore diverte nel complesso, pur mostrando il fianco scoperto in quasi ogni situazione, non possiamo spiegarlo in altro modo se non con la mancanza di tempo e fondi, poiché il maestro giapponese ha raramente dato la sensazione di rilasciare prodotti grezzi e scarsamente curati (nonostante le ultime parentesi non troppo positive). È come se qualcosa nel corso dello sviluppo si fosse rotto, che Microsoft avesse bollato il gioco come un prodotto di seconda o terza fascia e avesse tagliato le risorse da destinargli, ordinando poi di immetterlo sul mercato il prima possibile con un prezzo budget.
Cadendo nella banalità potremmo affermare che si tratta di un’occasione sprecata, ma in effetti è proprio così, le buone idee ci sono, nascoste purtroppo da una patina di mediocrità. Il combattimento, ad esempio, incorpora alcune dinamiche da sparatutto in terza persona (anche se definirle tali è forse piuttosto azzardato) e qualche chicca interessante per dare pepe agli scontri. La nostra Joule ha a disposizione un fucile laser che può essere potenziato con innesti in grado di produrre raggi di diverse colorazioni, ci sono quelli neutri (grigi), rossi, blu e gialli, ognuno collegato ad un particolare effetto di stato: i raggi rossi producono incenerimento, quelli blu una paralisi momentanea e quelli gialli rallentamento. Anche gli automi che vogliono farci la pelle saranno caratterizzati da un particolare colore, sparargli con raggi della loro stessa cromia significherà produrre un danno maggiore, quando avranno poca vita si potrà inoltre far partire un quick time event, una sorta di tiro alla fune che permetterà di strappargli via il core, la loro unità di memoria. Il sistema è molto semplice quanto efficace e rappresenta probabilmente la componente più divertente di ReCore, anche se il livello di sfida generale è piuttosto basso e la possibilità di agganciare i nemici facilita non poco le scaramucce.

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Quando la barra della salute dei nemici scenderà sotto una certa soglia potremo strappargli il core in una sorta di tiro alla fune

Distruggere i corebot impazziti ci permetterà di recuperare i loro nuclei e i loro pezzi, così da potenziare i nostri alleati robotici. All’inizio saremo accompagnati dal solo Mack, il cane che si è visto dai primi trailer, con l’abilità di fiutare importante equipaggiamento e recuperarlo scavando nel terreno. Più avanti arruoleremo anche Seth, un simpatico ragnetto che ci permetterà di sfruttare delle rotaie per raggiungere posti prima inarrivabili. L’ultimo compagno è Duncan, un grosso gorilla metallico dotato di grande forza bruta, il più efficace nei combattimenti e utile per sbriciolare rocce che ci impediscono il passaggio. La presenza e compresenza dei nostri metallici amici ci spingerà ad esplorare aree prima inaccessibili oppure ci permetterà di superare jumping puzzle ed enigmi di sorta. Chi è cresciuto a pane e metroidvania si troverà subito a casa, anche se in molti casi è possibile “ingannare” il gioco e sfruttare la nostra perseveranza per superare zone che non dovrebbero esser superate. La gestione dei geodata di ReCore è infatti piuttosto discutibile, già nelle prime ore siamo riusciti a completare enigmi che richiedevano la collaborazione di un compagno che non era a nostra disposizione, e lo abbiamo fatto servendoci di pareti e pennoni rocciosi, ingenuamente resi “calpestabili. Anche perché Joule ha a disposizione una grande mobilità, può effettuare un dash in avanti e un doppio salto a mezz’aria, ma concatenando dash, doppio salto e ancora dash si possono raggiungere distanze ed altezze considerevoli che noi abbiamo sfruttato per esplorare luoghi evidentemente offlimits.

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Mack è abile nel reperire importanti oggetti sepolti dalla sabbia, ma abbiamo trovato la sua abilità poco utile in tutto il corso dell’avventura

Torniamo un attimo sui nostri passi e riprendiamo il discorso relativo ai nostri amici fatti di lamiere e bulloni. Essi come abbiamo già detto sono collegati alla risoluzione di enigmi e si legano all’evoluzione di Joule, che non potrà essere potenziata. La combriccola composta da Seth, Mack e Duncan non solo crescerà di livello dopo gli scontri (proprio come Joule), ma potrà essere customizzata a puntino grazie ad alcuni schemi ritrovati in forzieri sparsi per il mondo di gioco. Modificare la scocca produrrà una variazione estetica e di statistiche, queste ultime potranno essere pompate anche spendendo i punti accumulati grazie all’estrazione di nuclei dai corebot nemici. Potenziare le statistiche dei nostri compari sarà funzionale, anche se il sistema è risultato essere molto grezzo e poco piacevole da utilizzare. Discorso diverso per quanto riguarda l’assemblaggio dei pezzi di ricambio: il banco da lavoro della nostra base si tramuterà in una vera e propria fucina delle meraviglie per gli amanti dell’estetica e dell’ottimizzazione. Si avrà anche la possibilità di scambiare i core da una scocca all’altra, ciò significa che Mack potrà trasformarsi in un ragno o in un gorilla, e via di questo passo. Le tipologie di hardware sono quattro e la gestione delle stesse, unita al fatto che potremo avere con noi solo due compagni per volta, ci forzerà ad elaborare strategie e, spesso, ci costringerà a ritornare in zone appena visitate.

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I core strappati ai nemici ci permetteranno di potenziare i nostri alleati in tre caratteristiche fondamentali: attacco, difesa ed energia

Dune

Forse non siamo stati gli unici a pensarlo, ma appena messi i piedi sulla cocente sabbia di Far Eden ci è venuta subito in mente la saga di Dune del celeberrimo Frank Herbert. Anche nei suoi libri si parlava di un pianeta sabbioso e della volontà di trasformarlo in un paradiso verdeggiante e pieno d’acqua. Ovviamente in ReCore non ci sono i vermoni della spezia e tutta una serie di altri dettagli, però tutto ciò ha contribuito alla piacevolezza dell’esplorazione e ci ha fatto tenere duro anche quando eravamo in preda alla frustrazione.
Come dei novelli Muad’Dib abbiamo iniziato a peregrinare nella mappa di gioco, non molto ampia e divisa in tre macro zone alle quali si affiancano aree più circoscritte. Ogni zona è esplorabile per raccogliere collezionabili di vario genere, come nuclei prismatici (essenziali anche nella main quest), forzieri e potenziamenti per la salute, spesso questi oggetti sono nascosti e per essere recuperati si avrà bisogno dell’aiuto di Mack, Seth o Duncan. Nascosti tra canyon rocciosi e dune si potranno scorgere anche dungeon secondari, alcuni incentrati sui jumping puzzle, altri focalizzati sugli scontri in arene, culminanti con boss per nulla ispirati. In generale, quindi, la varietà non manca, e il fatto che il tutto sia concentrato in un’area piuttosto modesta non è affatto un male. Tutto apposto quindi? Assolutamente no, perché il cut content getta delle ombre anche su un’ambientazione che ci stavamo divertendo ad esplorare, finché non abbiamo scoperto l’inghippo. Prima parlavamo delle quattro differenti tipologie di scocca dei nostri amici robotici, ma allora perché nel menu ci sono cinque slot? La risposta l’abbiamo scoperta con amarezza, ed internet ha confermato le nostre impressioni: la quinta tipologia, il corebot cingolato, è stata tagliata del tutto dal gioco, ma le sue tracce sono ancora ben visibili all’interno dello scenario. Il level design di alcune zone della mappa è stato studiato avendo in mente anche il quinto compagno e risultano così inaccessibili, o quasi. Sfruttando alcuni glitch e i problemi ai geodata di cui vi abbiamo parlato, siamo infatti riusciti a raggiungere un’area che richiedeva esplicitamente la presenza del piccolo carro armato. Lì dentro abbiamo trovato addirittura un dungeon chiamato “Rally delle Sabbie Mobili”, probabilmente dovevano esserci anche alcune sezioni di guida poi eliminate.

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Il level design di alcuni dungeon è particolarmente creativo e stiloso, tuttavia in generale non c’è da gridare al miracolo

Che ReCore abbia avuto una gestazione più che tumultuosa lo si capisce anche da altri fattori, oltre a quelli narrativi e di aree completamente isolate ma effettivamente previste, è proprio la progressione ad avere qualche problema. L’ultima parte del gioco ha una struttura sospetta e per certi versi incomprensibile, i dungeon che ci separano dallo scontro finale sono tutti molto simili e per essere sbloccati richiedono requisiti di nuclei prismatici e livelli sempre più esosi. Ciò obbliga a lunghe sessioni di backtracking e raccolta dei collezionabili, ma nonostante ciò il livello richiesto dal dungeon finale ci è risultato troppo alto, anche per chi, come noi, ha affrontato l’avventura dedicandosi all’esplorazione e alla ricerca di oggetti da collezione. Tenendo in conto che imporre il grinding e il completismo nella main story è sempre sintomo di cattivo game design (e anche una paraculata per allungare la durata), è evidente che i tagli a destra e a manca abbiano compromesso in maniera evidente la struttura delle missioni nella seconda metà dell’avventura.

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In realtà Joule non è la sola superstite su Far Eden

Con la sabbia negli occhi

Dobbiamo riconoscere un merito a ReCore, è il primo gioco frutto del sodalizio tra Xbox One e il PC ad essere giocabile dignitosamente su quest’ultima piattaforma. Un ottimo inizio per la formula Play Anywhere, che finalmente ci permette di avere un’esperienza godibile sia sulla console che su Windows 10 (ehm… Quantum Break… ehm). Se però le prestazioni sono accettabili (qualche calo di framerate c’è sempre) è il livello generale di dettaglio a non convincere. Le texture sono in bassa risoluzione, in alcuni casi proprio brutte da vedere, le lightmap e le ombre non sono un granché, la draw distance è bassa e quindi c’è un continuo pop in di oggetti. Inoltre il dettaglio non migliora neanche nelle scene d’intermezzo realizzate con il motore di gioco, le animazioni sono scadenti e la conta poligonale dei modelli è davvero bassa. Non parliamo dei filmati prerenderizzati, fortunatamente pochi, talmente compressi da risultare quasi inguardabili. La situazione è risollevata da una direzione artistica non memorabile ma comunque valida e da alcune chicche, come la sabbia che si alza durante gli spostamenti con il jetpack di Joule.
Anche per ciò che concerne la pulizia del codice di gioco si poteva fare decisamente meglio, sono tanti i bug riscontrati e di varia natura, alcuni comici e poco significativi, altri piuttosto gravi, come l’errata gestione del sistema di respawn. Questi ultimi in particolare sono così macroscopici che ci chiediamo se siano mai stati effettuati test qualitativi.
Chiudiamo con il doppiaggio italiano, che abbiamo trovato buono e calzante, seppure non eccelso.

Configurazione di prova

Processore Intel Core i5-2500k 3,30Ghz
Scheda Video nVidia GTX 670
Memoria 8 GB
OS Windows 10 64bit

Requisiti Minimi

Processore Intel Core i5-4460, 2.70GHZ o AMD FX-6300
Scheda Video NVIDIA GeForce GTX 660 o AMD Radeon R7 con 2 GB di RAM
Memoria 8 GB
OS Windows 10
PRO
Premesse narrative interessanti
Nel complesso può risultare divertente
La customizzazione dei compagni robotici è più che gradevole
CONTRO
I tagli ai contenuti danneggiano la struttura ludica e narrativa
Deludente dal punto di vista tecnico e penalizzato da diversi bug, anche piuttosto gravi
In generale si ha la sensazione che sia un prodotto piuttosto grezzo

Commento

ReCore non è un gioco brutto, ma è un prodotto su cui pesano delle scelte piuttosto brutali e delle magagne nel corso dello sviluppo. La sensazione di incompiutezza che pervade l’intero progetto di Comcept e Armature Studio è, però, un’onta che non può essere rimossa, qualche mese in più nello sviluppo e una cura maggiore per alcuni dettagli avrebbero potuto regalarci qualcosa di più valido e più in linea con le aspettative iniziali. Com’è ora ReCore rimane un titolo sì favorito da un prezzo di partenza accettabile, ma consigliato solo agli affamati degli action adventure vecchia scuola che non hanno altre alternative, per tutti gli altri meglio aspettare un calo di prezzo ulteriore e l’arrivo di doverose patch di aggiornamento.
6.5