Data di uscita 29 agosto 2017
Genere Azione, Avventura, Indie
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PC
Sviluppato da Atomic Jelly
Distribuito da Movie Games S.A
Versione testata PC
Cover

Tutti coloro che sono cresciuti a cavallo tra gli anni ‘90 e i 2000 ricorderanno sicuramente la serie a cartoni animati “Siamo fatti così”, che esplorava il corpo umano svelandone i meccanismi. Tramite simpatiche rappresentazioni potevamo osservare il funzionamento di ogni organo, con l’intervento dei coraggiosi globuli bianchi, rappresentati come pallidi poliziotti, che affrontavano stravaganti germi o virus che tentavano di creare scompiglio nell’ospite di turno.
In campo videoludico, pochi giochi hanno approfondito un’ambientazione affascinante come quella presente nel nostro corpo. Grazie ad una vincente campagna Kickstarter, il team polacco Atomic Jelly è riuscito a portare alla luce Project Remedium, un’avventura in prima persona ambientata nelle profondità microscopiche del corpo umano.

Recensione Project Remedium

Esplorando il corpo umano

Il gioco ci porta in un futuro non ben precisato, dove una ragazzina inizia a sentirsi male a causa di una strana malattia. Soccorsa in ospedale, l’adolescente non sembra rispondere alle classiche cure, quindi le vengono iniettati dei nano-bot con la speranza di riuscire a curare l’infezione.
Recensione Project RemediumNel gioco impersoniamo Nano+, un nano-bot che viaggerà all’interno di vari organi cercando di ripristinare le loro funzioni vitali. Oltre ad eliminare le varie minacce batteriche, dovremo affrontare i bot precedentemente somministrati e corrotti dai virus.
Il primo organo che visiteremo è il fegato: per qualche motivo i microbi hanno attaccato alcune “strutture minerarie” e noi siamo costretti ad aiutare i vari operai a ripristinare le attrezzature. Parlando con il caposquadra veniamo inviati dall’altro lato della mappa per salvare i sui lavoratori, una volta liberati dovremo tornare indietro. Nuova discussione con il caposquadra e nuovo compito, questa volta veniamo inviati in un altro angolo della mappa per procurarci alcune risorse, terminato l’incarico si torna a fare rapporto.

Andremo avanti in questo modo quasi per tutta l’avventura fino ad incontrare il boss che ci permetterà di sanare l’organo. Cambiano i personaggi e le situazioni ma le missioni e gli incarichi rimarranno i medesimi.
Lo ammetto, la premessa narrativa sembrava abbastanza intrigante, soprattutto per il contesto in cui ci troviamo. Sfortunatamente, come avrete capito, l’intera trama viene diluita con missioni secondarie tediose e talvolta ridicole, spesso limitate al dover parlare con vari personaggi, eseguendo compiti di consegna risorse da un punto A ad un punto B della mappa.

Recensione Project Remedium

Brutte armi per brutti nemici

Per combattere contro le varie minacce, Nano+ dispone di due armi entrambe equipaggiate ed utilizzabili all’unisono. Sulla sinistra imbracciamo un Cannone Energetico Modulare, che servirà semplicemente per scopi distruttivi. Mentre sulla destra abbiamo una grossa siringa di Remedium, utile per scopi curativi e di indebolimento delle difese nemiche. Ognuna di queste due armi possiede quattro diverse modalità di fuoco da alternare. Possiamo utilizzare la modalità a fuoco singolo, rapido o con proiettili a grappolo, ma in tutti i casi il feedback dei colpi è pressoché inesistente. Inoltre non avremo un sistema di ricarica delle armi: le munizioni si rigenereranno automaticamente.
Recensione Project RemediumOra, anche se ho brevemente spiegato la differenza fra le due armi, vi assicuro che nel gioco questa diversità non è palpabile. Infatti non avremo alcun bisogno di abbattere prima gli scudi del nemico per poi attaccarlo con l’armeria pesante: con qualsiasi arma li affronteremo, il risultato sarà pressoché invariato.

Project Remedium è un gioco veloce in cui avrete bisogno di essere costantemente in movimento. Durante tutta la prova, la modalità a fuoco rapido è stata l’unica che ci ha permesso Recensione Project Remediumdi fronteggiare agevolmente le varie orde di nemici, grazie alla buona cadenza di fuoco.
Per rendere più fluidi gli spostamenti avremo la possibilità di muoverci facilmente tramite un rampino, disponibile fino dalle prime battute del gioco. Questo strumento è fondamentale sia per raggiungere alcuni obiettivi sopraelevati, avendo la possibilità di agganciarci a quasi ogni superficie della mappa, sia per sfuggire alla mandria informe di virus che ci circonderà in poco tempo, piombando sui nemici da posizioni vantaggiose.
Certamente in uno sparatutto in prima persona mi sarei aspettato un maggior assortimento di armi, metodi di combattimento e soprattutto nemici.

Bisogna ammettere che il team di sviluppo non si è concesso un grosso sforzo creativo nella realizzazione delle minacce che ci troveremo ad affrontare. In tutte le 15 ore di gioco ci imbatteremo solamente in una manciata di nemici, riproposti tali e quali nell’aspetto ma modificati nelle statistiche.
Tra gli avversari troviamo “I caduti”, nano-bot simili a noi, sconfitti e corrotti dai virus. I microbi, strane creature a forma di sfera che si avvicineranno silenziosamente, alcuni in grado di lanciare globi di luce che esploderanno al nostro contatto. Terminiamo con gli agenti patogeni, parassiti a forma di verme o di fungo che ci avveleneranno al nostro passaggio.
Alla poca varietà di nemici si unisce un’intelligenza artificiale pressoché inesistente. Il livello di sfida nel gioco non è legato alle nostre abilità o a quelle del nemico, ma alla quantità di virus e batteri che si pareranno dinanzi al nostro cammino. Per terminare un compito dovremo prima fronteggiare lo spawn continuo di nemici che ci inseguiranno, formando a volte un lungo trenino di creature ripugnanti che fluttuano verso noi senza la minima animazione di movimento o di attacco.

Recensione Project Remedium

La molecola della vita

Lo sparatutto realizzato da Atomic Jelly integra alcune meccaniche da classico RPG, con un sistema abbastanza profondo di livelli, upgrade per le armi e crafting di pozioni per migliorare le nostre caratteristiche ed essere in grado di affrontare nemici sempre più potenti. Certamente queste erano le intenzioni del team di sviluppo, ma anche in questo caso la resa finale è altamente deludente.

Recensione Project RemediumL’albero delle abilità consente di potenziarci aumentando o attivando ad esempio alcuni bonus di resistenza o la possibilità di creare nuove sostanze chimiche per affrontare meglio gli avversari. In quest’ultimo caso avremo a disposizione un menu chiamato “Piccolo chimico” dove craftare pozioni. Ogni nemico eliminato lascerà cadere delle molecole da raccogliere, utilizzandole possiamo creare pozioni energetiche o filtri che agevolano la ricarica delle munizioni.
Anche se con il proseguo dell’avventura apprenderemo nuove ricette, queste sembrano non apportare alcun beneficio visibile durante gli scontri. Stessa situazione per il menu dedicato al potenziamento delle due armi: dopo aver sbloccato le diverse modalità di fuoco, il miglioramento di queste non sembra influire sul danno procurato o sulla precisione del colpo, restituendoci il medesimo feeling delle armi equipaggiate ad inizio gioco.
L’approssimazione delle meccaniche RPG si riflette anche sulla realizzazione grafica dell’interfaccia dei menu, superficiale e spoglia di qualsiasi elemento decorativo e, perché no, anche funzionale ad una miglior comprensione delle varie abilità.

Recensione Project RemediumProject Remedium è diviso in macro aree, ognuna dedicata ad un organo del corpo umano. Ogni ambientazione sembra studiata nei minimi dettagli: i nostri occhi si poseranno su paesaggi allo stesso tempo familiari ed alieni, caratterizzati da colori caldi che richiamano il rosso del sangue o degli organi interni. Il panorama è composto da strane strutture organiche che si estendono in altezza, ricoperte da sostanze viscose o da escrescenze fibrose.
Continuando l’esplorazione ci è capitato di vedere strane catene di atomi, piccole palline bianche collegate tra loro che spiccavano in lontananza, oltre a strutture artificiali simili ad edifici utilizzate dai microrganismi per gestire l’organo. Anche spostandoci nello stomaco siamo stati accolti da un ambiente familiare ma con elementi originali inseriti dagli sviluppatori.
Infatti tra i succhi gastrici galleggiavano delle grosse gelatine gommose ingerite dalla bambina o dei chicchi di mais che, se riscaldati con la nostra arma, scoppiavano diventando popcorn. Purtroppo questa originalità, creatività e cura per i dettagli si ferma ai primi due livelli descritti, i restanti organi risultano anonimi e monotoni sia nella rappresentazione reale della parte del corpo, sia nelle strutture aggiunte per scopi di trama.

Recensione Project Remedium

Il primo progetto di Atomic Jelly è stato realizzato sfruttando l’Unreal Engine 4. Il team è riuscito ad ottenere una qualità visiva generale di buon livello, con texture in alta risoluzione ed effettistica di alto livello, ma il titolo presenta anche una mole enorme di problemi tecnici. In questo caso non parliamo solo di compenetrazioni con elementi dello scenario, riavvii improvvisi o freme rete altalenante, comunque presenti nel gioco, ma di bug ben più gravi. Sin dalle prime ore abbiamo riscontrato seri problemi con l’audio mancante nelle cut-scene, stessa cosa accade parlando con gli NPC, spesso non sentiamo la loro voce e non compaiono i sottotitoli a schermo, questo rende difficoltoso anche riuscire a comprendere le vicende narrate.
Sfortunatamente i guai tecnici non finiscono qui, non stupitevi infatti se vi dico che per terminare il gioco ho dovuto aspettare più volte la correzione di alcuni bug che impedivano letteralmente di portare a termine gli incarichi. Infatti spesso non compariva a schermo l’obiettivo da raggiungere o, per assurdi motivi, l’interazione con quest’ultimo non avveniva, bloccando l’accesso alla nuova area di gioco.
La mole di problemi tecnici presenti in Project Remedium è paragonabile ad un gioco in alpha o ad un titolo appena approdato in accesso anticipato, in questo caso stiamo parlando di un prodotto terminato e acquistabile per PC su Steam, certamente non è accettabile presentare al pubblico un progetto chiaramente non ancora ultimato.

Configurazione di prova

Processore Intel Core i7-6700k 4.00Ghz
Scheda Video AMD Radeon RX 480
Memoria 16 GB
OS Windows 10 64bit

Requisiti Minimi

Processore Intel Core i5-4690 / AMD Ryzen 5 1500X
Scheda Video NVIDIA GeForce GTX 760 or AMD Radeon R9 270X
Memoria 4 GB
OS Windows 7/8/8.1/10 x64
PRO
Ambientazione interessante e originale
CONTRO
Missioni noiose e ripetitive
Poca varietà di nemici
IA nemica altamente deficitaria
Trama poco incisiva
Controlli imprecisi in alcune situazioni
Gravi bug che compromettono l’avanzamento nel gioco

Commento

L’idea alla base di Project Remedium è sicuramente originale ed innovativa, almeno per la scenografia scelta. Ambientare un gioco all’interno del corpo umano, fra cellule, tessuti e batteri maligni poteva portare una bella ventata d’aria fresca al genere degli sparatutto in prima persona.
Sfortunatamente anche se gli ingredienti per realizzare un ottimo prodotto ci sono tutti, il team di sviluppo non ha saputo ben amalgamare le idee e gli sforzi produttivi, realizzando missioni prive di mordente, un sistema di combattimento noioso e poco divertente, un’IA nemica deficitaria, e soprattutto una mole di problemi tecnici che minano l’esperienza di gioco. Anche se Atomic Jelly continua a supportare il progetto rilasciando patch correttive, Project Remedium non potrà cambiare le sua natura e rimarrà solo la promessa di un piccolo capolavoro incompiuto.
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