Uno degli aspetti migliori e maggiormente democratici degli ultimi anni nel mercato videoludico è sicuramente la vertiginosa ascesa degli indie. Mentre un tempo la realizzazione di un gioco e, soprattutto, la sua distribuzione, richiedevano ingenti quantità di tempo e denaro, ora la situazione è decisamente migliorata.

Tra l’avvento quasi globale di connessioni a banda larga, la consacrazione del digital delivery ed una maggiore apertura mentale dei giocatori a queste piccole produzioni, non è mai stato così semplice dare sfogo alla propria creatività. Da questo incessante flusso di inventiva e genialità sono emersi capolavori come Braid e Fez, ma anche titoli meno riusciti.

Alcune produzioni indipendenti hanno avuto talmente tanto successo da essere acquisite dalle major del settore, mentre altri sono sprofondate nell’oblio. La corsa all’oro è ogni anno più accesa, sempre più competitiva ed il traguardo è sempre, almeno inizialmente, alla portata di tutti. Il cavallo di Bread Team in questa folle ed emozionante competizione si chiama Phantom Trigger, psichedelico action isometrico che esordì l’anno scorso su Nintendo Switch e PC.

Recensione Phantom Trigger

Hardcore Neon Slasher

Hardcore Neon Slasher with RPG elements: così viene definito Phantom Trigger dagli sviluppatori stessi. Per quanto una definizione del genere sia altisonante, è innegabile come essa calzi a pennello con l’opera di Bread Team. La parola “Hardcore” simboleggia l’alto grado di difficoltà che caratterizza certi passaggi: una sfida che, tuttavia, sfocia spesso in sgradevole frustrazione. Il principale colpevole è un problema nella gestione delle hitbox: un po’ sporche ed imprecise. Il level design e i nemici gestiti dall’intelligenza artificiale, invece, contribuiscono ad incrementare un sano gradiente difficoltà. Il termine “Neon” ci parla della buona direzione artistica, fatta di colori accesi ed effetti psichedelici che ricreano un’atmosfera quasi onirica.

Peccato solo che non sia sempre netto il passaggio tra l’area di gioco e lo scenario di contorno, si scorgono così delle zone buie non proprio gradevoli alla vista. Con Slasher gli autori si riferiscono alla mattanza indiscriminata di mob, elemento caratterizzante della struttura ludica di Phantom Trigger. Dalle più semplici poltiglie animate fino ai più imponenti boss: nel gioco di Bread Team ci sarà da menar le mani, in una frenesia controllata che fa ampio uso di tatticismi ma anche, appunto, di velocità d’azione. Phantom Trigger non disdegna neanche l’inclusione di alcuni elementi da RPG.

Il sistema è piuttosto semplice: le abilità si affinano con il loro utilizzo e non sarà quindi necessario spendere punti esperienza. Una scelta che apparentemente manca di complessità, ma che in realtà è perfettamente azzeccata con lo stile di gioco, e che ci permette di incrementare il nostro potenziale senza dover necessariamente passare da menu intermedi e quindi frammentare l’esperienza.

Una serie di stili e caratteristiche che ben si amalgamano, e che ricompongono i tasselli di una visione ben precisa. Anche la trama, che magari potrebbe passare in secondo piano in un indie di questo tipo, si rivela interessante: il dualismo che si viene a creare tra Stan, il protagonista, e il suo alter-ego è infatti degno di nota. L’incedere delle vicende sotto i due differenti punti di vista è intrigante, ben narrato e concorre ad aumentare l’interesse del titolo. Nulla di trascendentale o particolarmente memorabile, ma non si può negare come anche tale aspetto sia stato trattato in modo accurato.

Recensione Phantom Trigger

Tre armi per domarli

Se guardiamo l’esperienza di gioco fornita da Phantom Trigger con uno sguardo più generalizzato, si possono individuare due aspetti di maggior rilievo: il gameplay ed il comparto artistico. Il gameplay, come precedentemente accennato, è particolarmente dinamico e dispone di un’importante sfumatura tattica. Avremo infatti ben tre armi, oltre alla possibilità di eseguire un veloce dash.

Recensione Phantom Trigger Action 2DLa frusta ci permette di attirare i nemici o di scagliare oggetti, mentre il guanto e la spada ci consente di sferrare colpi più o meno potenti. Considerando che i nemici spesso saranno esposti a solo uno di questi affondi, è semplice capire come il gioco incentivi l’esplorazione di tutto il suo ventaglio di possibilità. Alla prova sul campo questo sistema ludico si dimostra accattivante e sicuramente funzionale, ma la già citata mancata accuratezza delle hitbox rovina drasticamente l’esperienza globale. Capiterà più e più volte di mancare colpi apparentemente andati a segno o di essere danneggiati da avversari fuori portata: una rognosa pecca che ci perseguiterà nel corso dell’intera avventura.

Sul lato artistico, invece, c’è poco di negativo da dire: Bread Team è riuscito a ricreare un’ambientazione apparentemente monotona ma piena di personalità. Design di mostri e livelli sono di ottima fattura, e gli scontri con i boss, per quanto difficili, convincono in pieno. Anche la martellante colonna sonora si rivela azzeccata, ottima per accompagnare degnamente ogni nostro fendente. Nota di demerito solamente per le “zone buie” di cui vi abbiamo parlato in precedenza: queste sono il risultato di una strana fusione tra aree di gioco e lo scenario di contorno, che talvolta possono persino confondere il giocatore.

PRO
Comparto artistico notevole
Gameplay tattico e dinamico
CONTRO
Hitbox imprecise
Talvolta eccessivamente frustrante
Panoramica Recensione
Valutazione
6.5
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Giacomo Todeschini
Cultore dei shoot'em up e amante dei TPS, ritiene Metal Slug l'ottava meraviglia del mondo. Ama il proprio cabinato più di se stesso ma non disdegna le ultime trovate tecnologiche. Se lo cercate lo troverete con ogni probabilità su Fortnite o su qualche altro titolo di dubbio gusto.