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    Recensione Past Cure – Action game tra incubo e realtà

    Past Cure è un insieme di pessime scelte di design, amalgamate per giustificare un gameplay e una storia estremamente poco convincenti. Il gioco fallisce come sparatutto, come thriller psicologico e come stealth game. I poteri mentali di Ian vengono sviluppati in maniera poco creativa e coinvolgente, a causa dell’incapacità di unire questi elementi con il resto della produzione. È sempre difficile scrivere una recensione negativa, sapendo le centinaia di ore di lavoro che il team di sviluppo ha investito nella creazione del gioco. Sfortunatamente, Phantom 8 sembra aver rifiutato di ridimensionare le proprie ambizioni iniziali, non riuscendo a rifinire i diversi aspetti del gioco. Past Cure è un’occasione sprecata, un’esperienza videoludica da dimenticare.

    L’indie tripla A avrà un futuro nel mercato videoludico? Il team di sviluppo “Ninja Theory” ha dimostrato come questo concetto sia possibile grazie a Hellblade: Senua’s Sacrifice, un titolo che solo apparentemente sembra realizzato da un grande publisher dal ricco budget. Hellblade, come abbiamo visto, ha ottenuto un buon successo, grazie ad una trama solida e alla rappresentazione artistica e talvolta spiazzante della psicosi, posta come fondamenta dell’intero racconto. Questo tema è stato utilizzato in molte altre opere di successo, creando mondi ed esperienze in cui realtà e immaginazione si fondono spesso con un effetto magnetico.

    Past Cure, indie game del team di sviluppo tedesco Phantom 8, cerca di catturare lo stesso tipo di magia. Lo studio ha più volte affermato di volersi ispirare a titoli come The Evil Within, cercando di modellare Past Cure come un thriller psicologico che contenesse la stessa vena artistica vista anche in pellicole simili ad Inception.
    Possiamo definire Past Cure come il prossimo indie tripla A di successo? Sfortunatamente per Phantom 8 i paragoni tra questo gioco e le opere elencate in precedenza svaniscono sin dalle prime battute di gioco.

    Recensione Past Cure

    Inizio da incubo

    Recensione Past CurePast Cure è un thriller psicologico cinematografico basato sulla narrativa, che mette i giocatori nei panni di Ian, un ex soldato che soffre di una profonda amnesia relativa ad un periodo di tre anni della sua vita. In questo frangente un’oscura organizzazione ha operato alcuni esperimenti sul suo corpo. Finalmente libero, il soldato si ritrova con alcune abilità straordinarie che userà per rintracciare i suoi rapitori e vendicarsi mentre combatte i propri demoni interiori.
    Il titolo sembra offrire una premessa narrativa piuttosto avvincente, che mescola i momenti di lucidità del protagonista con quelli disperati, oscuri e onirici vissuti quando dorme. Il vero problema si manifesta nella sceneggiatura: disordinata, frettolosa e in alcuni casi confusionaria. In più di un’occasione, nel corso delle otto ore di gioco, vi capiterà di sentirvi confusi pensando che vi sia sfuggito qualcosa, ma no, si tratta solamente di una cattiva narrazione.

    Le prime fasi di gioco si svolgono all’interno di un caseggiato fatiscente; dopo una breve esplorazione degli ambienti, capiamo subito che la scena si svolge all’interno di un incubo, con la comparsa di minacciosi manichini di ceramica bianca che tentano di attaccarci. Oltre alla fuga, possiamo respingere l’assalto grazie ad una pistola che ci permetterà di avanzare fino al nostro risveglio, catapultati finalmente nella realtà.
    Sicuramente le sezioni oniriche dell’avventura sono quelle meglio riuscite. Queste sono ambientate in strutture spesso tenebrose dalle forti tinte horror, dove le figure scultorie dei manichini dagli occhi rosso sangue, creano una sensazione di tensione che riesce a distrarci dalla legnosità dei movimenti del protagonista e dei nemici. Inoltre la presenza di alcuni puzzle ambientali, anche se molto semplici e poco originali, riescono a spezzare la monotonia delle fasi ambientate nei momenti di lucidità del protagonista.

    Past Cure cerca di integrare vari generi di gioco nello stesso titolo, alternando fasi action da sparatutto in terza persona a momenti meno concitati, con meccaniche stealth e più ragionate quando dobbiamo risolvere qualche enigma. Sfortunatamente il risultato finale è pessimo sotto molti aspetti: il gioco soffre di una vera e propria crisi di identità, armeggiando tra i diversi stili di gioco invece di concentrarsi e puntare il massimo su uno solo.

    Recensione Past Cure

    Idee annebbiate

    Recensione Past CureLe fasi di shooting sono spesso frustranti a causa della scarsa intelligenza artificiale dei nemici. Infatti se alcuni si nasconderanno dietro le coperture, alzando la testa ad intervalli regolari per colpirci, altri agiranno come veri e propri kamikaze; noncuranti dei nostri proiettili e del fuoco amico, avanzeranno verso di noi disarmati cercando uno scontro fisico.
    Il sistema di combattimento corpo a corpo si basa su una serie di combo, delle animazioni a dir poco imbarazzanti, da eseguire tramite la pressione del giusto tasto. Sbagliando il QTI saremo alla mercé dell’attacco avversario, che quasi sempre comporterà la nostra morte.

    Inoltre il gioco non offre una buona varietà di armi, con la possibilità di trasportarne solo due nel nostro inventario, oltre ai kit medici e alle pillole che ricaricano i nostri poteri.
    Le sparatorie vengono facilitate dall’utilizzo delle abilità sovrannaturali, infatti in queste fasi possiamo rallentare il tempo per qualche secondo. Questo espediente ci consente di rimediare all’assenza di un sistema di copertura automatico, oltre al poter mirare con più accuratezza.

    Le fasi stealth si trascinano all’infinito ostacolate dall’IA poco brillante del nemico, incapace di essere naturale, con le guardie di pattuglia che seguono percorsi chiari e ben stabiliti. L’ausilio del nostro secondo potenziamento ci permetterà di agevolarci nelle missioni di infiltrazione, potendo letteralmente proiettarci fuori dal nostro corpo per disabilitare le telecamere di sicurezza senza essere visti.
    La monotonia delle fasi stealth ci ha portati, in più di un’occasione, ad eliminare i nemici sparandoli più che evitarli o abbatterli in modo furtivo.

    Recensione Past Cure

    Bloccato nel passato

    Recensione Past CureL’opera prima di Phantom 8 non si esalta neanche sotto l’aspetto tecnico, nonostante l’utilizzo dell’Unreal Engine 4, la qualità grafica e visiva offerta dalla produzione è alquanto mediocre.
    Il level design delle varie ambientazioni risulta piatto e privo di qualsivoglia elemento che agevoli l’immersività del giocatore nelle atmosfere trattate.
    I modelli poligonali dei personaggi e le animazioni lasciano a desiderare, con l’applicazione di texture a bassa risoluzione degne di un gioco della prima Xbox.
    Anche il doppiaggio risulta sottotono, sia dal punto di vista recitativo che nel lip sync di alcune cut scene, con problemi altalenanti nei sottotitoli che scompaiono e ricompaiono in inglese.
    Dal punto di vista puramente tecnico la versione PC non consente la modifica di nessuna impostazione grafica, saremo quindi impossibilitati a cambiare risoluzione, sbloccare il frame rate (impostato a 60 fps) e modificare qualsivoglia settaggio grafico. Certamente queste mancanze non possono passare inosservate da parte di coloro che possiedono una configurazione di fascia alta e vogliano sfruttare al massimo il proprio hardware.

    PRO
    Elemento horror ben implementato
    Trama inizialmente interessante…
    CONTRO
    Gameplay interamente da rivedere
    …ma lenta, contorta e inconcludente
    Comparto grafico sottotono
    Modelli poligonali inespressivi e animazioni legnose
    IA imbarazzante

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    Gaetano Speranza
    Gaetano Speranza
    Vice direttore di Gamesquare.it, specializzato in giochi Stealth, Action e Shooting, odia con tutto se stesso i titoli Platform (per sua innata incapacità con questo genere). Si è avvicinato al medium videoludico durante la settima generazione di console, alternando momenti di gaming compulsivo a settimane di completo relax elettromagnetico. Pur avendo un altro lavoro, dedica gran parte del suo tempo libero allo sviluppo di questa piccola realtà online.