Il Platform è uno dei pochi generi di videogioco che in questi ultimi anni partorisce molti titoli davvero interessanti, con dei mondi straordinari ed uno stile di gioco decisamente intrigante.
In questo ambito si può dire che la portabandiera sia Ubisoft, che con il suo motore di gioco UbiArt Framework ha realizzato i due titoli di Rayman più creativi di sempre insieme ad altri come Valiant Hearts.
Questa volta, invece, il protagonista è uno studio indipendente, Moon Studios, che ha creato Ori and the Blind Forest. Questo titolo ha richiesto ben quattro anni di sviluppo e possiede un dietro le quinte davvero particolare. Parto col dire che uno dei componenti che guidava il team di sviluppo era Thomas Mahler, che formalmente è uno degli artisti che lavorano per Blizzard Entertainment. La peculiarità sta proprio nella software house che ufficialmente non ha una sede, i componenti del team sono localizzati un po’ ovunque nel mondo: Australia, Israele, USA e così via. È incredibile come uno studio con questi presupposti sia riuscito a creare Ori.

Ori, il piccolo guardiano di Nibel

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Ori and the Blind Forest mi ha investito fin dall’inizio con una miriade di emozioni, talvolta contrastanti, scaturite da un’introduzione bellissima e triste allo stesso tempo.
Una fogliolina luminescente, che non riesce a resistere alla forza incontrastabile di una tempesta, si disperde in una zona remota nella foresta di Nibel. A contatto con il suolo si rivela per ciò che è in realtà: uno spirito guardiano. Il caso vuole che si ritrovi proprio nei pressi di una bizzarra e pacifica creatura, di nome Naru, che trova il piccolo guardiano svenuto e senza alcuna esitazione lo porta nella sua casa, dove lo adotta come un vero e proprio figlio. Preso il controllo del piccolo guardiano, che scopriremo chiamarsi Ori, ci troveremo a svolgere diverse attività insieme a questa specie di “madre adottiva”, seguite dall’introduzione alla trama e alle dinamiche di gioco.

Nibel è una foresta al cui centro si trova l’Albero dello spirito, da cui nascono gli spiriti guardiani come Ori, che possiede il potere di equilibrare gli elementi della natura: acqua, aria e calore.
L’Albero dello spirito, accortosi dell’assenza di uno dei suoi figli, tenta di richiamarlo a se emettendo un’ondata di luce accecante, ma Naru, per paura di perdere per sempre il suo amato figlio adottivo, impedisce ad Ori di tornare dal padre. Nei giorni che seguono la foresta inizia ad appassire, facendo diventare sempre più difficile per Naru trovare del cibo per sostentare lei e suo figlio. Così, per tenere in vita suo figlio, rinuncia al poco cibo rimasto e perde così la vita. A questo punto Ori, che non ha mai conosciuto nessun’altro al di fuori di Naru, perde le speranze ed inizia a vagare nella foresta senza una meta, finendo anch’egli tra le braccia della morte. Suo padre, l’Albero dello spirito, prima che sia troppo tardi infonde le sue ultime energie rimaste in Ori per rianimarlo, nella speranza che questi riesca a riportare nuovamente la luce a Nibel.

Ori and the Blind Forest non svela immediatamente la sua natura a chi lo gioca. La storia, che all’inizio può risultare un po’ banale, in realtà si rivela essere una vera e propria perla e ricca di significati, capace di provocare emozioni davvero forti. Moon Studios ha studiato tutto fin nei minimi dettagli, dando a chi lo gioca l’illusione che la trama sia solamente abbozzata e di introduzione, per poi travolgerlo e catturarlo senza più lasciarlo andare. Ad accompagnare tutto questo vi è una direzione artistica magistrale che è riuscita a realizzare qualcosa di incantevole e straordinario.

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Arte allo stato puro

Ori and the Blind Forest è un tripudio di colori e di emozioni. Si nota fin dal primo istante la cura e la passione che è stata infusa nel comparto audiovisivo del gioco.
Non per altro si tratta di un titolo nato come “lettera d’amore”, come lo ha definito David Clark, gameplay programmer di Moon Studios, indirizzata ai classici giochi d’avventura, come Rayman e Metroid. Non è uno di quei titoli provvisti del “graficone” composto da migliaia di poligoni, è bensì dotato di uno stile sempre coerente con il contesto e che accompagna il fruitore all’interno di tutta Nibel. Questo meccanismo, seppur già ricco di potenziale, viene contornato da un comparto sonoro altrettanto ben realizzato che intensifica e rafforza ulteriormente il collegamento che si viene a creare tra il gioco ed il videogiocatore.

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Sein, il portatore di luce

In Ori and the Blind Forest il nostro protagonista ottiene i suoi poteri anche grazie a Sein, la luce dell’Albero dello spirito, che il caso ha voluto fargli incontrare proprio nel momento di maggior bisogno. È così che Ori acquisisce le prime abilità offensive, necessarie per fronteggiare i pericolosi nemici che abitano la foresta fin dai primi giorni dell’avvento del lato oscuro.

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Le meccaniche di gioco si evolvono piacevolmente nel corso della storia, permettendoci di padroneggiare ogni abilità nel modo corretto e di comprenderne tutte le potenzialità. A fare da scuola per i novellini, sono presenti anche dei bonus nascosti (potenziamenti per l’energia o per la vitalità e sfere di esperienza bonus) all’interno delle varie zone della mappa, piuttosto vasta e ricca di nascondigli e svolge egregiamente il suo ruolo di teatro per gli eventi della narrazione. Le varie zone sono collegate da percorsi che divengono accessibili solo dopo aver completato le sfide della zona in cui ci si trova.
Ori potrà sbloccare nuove abilità attive tramite la connessione con gli alberi ancestrali sparsi nella mappa, ognuno di essi sblocca una determinata abilità, necessaria per proseguire nel gioco: questi particolari alberi immagazzinano al loro interno i poteri dei guardiani deceduti che Ori può acquisire per mezzo di una connessione spiritica. Queste abilità spaziano dal doppio salto fino al salto caricato, che permette di effettuare dei salti potenziati per danneggiare i nemici ed abbattere alcuni dei muri che bloccano la strada per nuove aree o nascondigli.

Ori and the Blind Forest non è adatto a tutti. Nonostante il sistema di controllo sia eccezionale, per via della sua natura punitiva tipica dei Trial and Error, nei suoi momenti più concitati e impegnativi è in grado di far innervosire anche i giocatori più calmi ed esperti. Inoltre i combattimenti, se non si comprendono a fondo le meccaniche di tutte le abilità, possono risultare un po’ tediosi, per via del gran numero di nemici presenti su schermo che attenteranno alla nostra vita.
Ori and the Blind Forest è un titolo piuttosto longevo, in grado di regalare circa 8 ore di gioco intense senza mai annoiarci. Per quelli di voi che sono più audaci, sono presenti achievement, o obiettivi, da far accapponare la pelle, oltre ad una serie di nascondigli accessibili solo a chi è disposto a spendere del tempo a provare e riprovare.

Connessione pronta

Moon Studios ha realizzato un sistema di salvataggio ad hoc per il suo titolo, che non ha tardato a ricevere un po’ di critiche, stiamo parlando dei Collegamenti Spirituali. Tenendo premuto un pulsante Ori si collega all’Albero dello spirito e salvare così la partita, per farlo è necessaria una carica di energia (più avanti nel gioco è anche possibile ridurne l’energia richiesta), che è possibile ricaricare tramite l’uccisione di alcuni mostri e l’assorbimento di alcune pietre energetiche sparse nella mappa di gioco.
Sinceramente io l’ho trovato molto comodo, tanto che durante la mia prova riuscivo senza problemi a salvare spesso e di frequente, anche a distanza di pochi minuti.
Il Collegamento Spirituale ha delle restrizioni: oltre all’energia viene richiesta anche l’energia spirituale, che si ricarica ogni un tot di tempo e funge da meccanismo di controllo per impedirne l’uso smodato. Inoltre è necessario che non vi siano nemici nell’area e che il terreno sia stabile e sgombro. Oltre a questo sistema sono presenti dei checkpoint, una sorta di santuari sparsi in tutto il mondo di gioco, dove è possibile salvare e ristabilire l’energia e la vita di Ori.

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PRO
Comparto tecnico straordinario
Musiche evocative…
Gameplay ben concepito
Trama coinvolgente e carica di emozioni

CONTRO
Il backtracking a tratti può essere fastidioso
…ma in alcune viene riproposto la stessa base arrangiata diversamente
Il livello di difficoltà dei livelli finali è leggermente sottotono
Panoramica Recensione
Voto
9.5
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Alessandro Finizio
Nato nel '92 e cresciuto a forza di FPS e GDR, oggi è un PCista convinto esperto di Sparatutto, Platform, MMO e RPG. Appassionato tanto ai videogiochi quanto all'informatica, Kley gestisce ogni aspetto tecnico di Gamesquare.it e scrive articoli sull'universo videoludico. Il gioco che ha amato di più è Lineage 2, ma oggi sbava al solo vedere StarCraft 2 e Ori and the Blind Forest!