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    Recensione Omensight: la nuova avventura fantasy di Spearhead

    Omensight si presenta come un progetto interessante, ma con vari difetti. Tuttavia, se riuscirete a sopportare un level design ripetitivo e un combat system scarno, troverete una storia semplice ma ben costruita, ambientata in un universo narrativo dalle grandi potenzialità.

    In ogni storia fantasy che si rispetti, l’eroe ceca di sventare la minaccia di turno, assicurando così la pace al suo mondo. Ma cosa succederebbe se l’eroe arrivasse troppo tardi? Se la sua storia iniziasse dopo che il mondo è stato distrutto? I ragazzi di Spearhead Games hanno deciso di costruire un gioco attorno a queste domande, e il risultato è Omensight. Abbiamo provato il titolo, e siamo pronti a dirvi cosa ne pensiamo.Omensight

    Un mondo distrutto

    La storia di Omensight inizia nel mondo di Urralia, attualmente dilaniato da una terribile guerra: il regno di Pygaria, guidato dall’Imperatore Indrik, ha lanciato un’offensiva contro quello di Roditoria, con lo scopo di annetterlo e ampliare i propri confini. Come se non bastasse, la Sacerdotessa-senza-Dio, una delle figure più importanti di Urralia, è stata uccisa, e la sua anima è scomparsa. Durante una delle tante battaglie, fa la sua comparsa una misteriosa figura: L’Araldo, una formidabile guerriera delle leggende, che si dice appaia quando il mondo è sull’orlo della distruzione.

    OmensightE le leggende si rivelano ben presto vere, in quanto quello stesso giorno, il mondo viene devastato dal Grande Serpente Voden, una creatura il cui unico scopo è quello di divorare ogni cosa. Ma non tutto è perduto: nei panni dell’Araldo, sarà nostra possibilità e compito rivivere l’ultimo giorno di Urralia, in modo da scoprire la verità sull’assassinio della Sacerdotessa, l’unica persona in grado di fermare Voden.

    Combatti, indaga, ripeti

    Una volta finito il primo livello, che funge ovviamente da tutorial, ci verrà quindi data la possibilità di ritornare indietro nel tempo, ma non da soli: per poter fare luce sull’assassinio della Sacerdotessa dovremo “legarci” a personalità importanti di Urralia, e rivivere con loro l’ultimo giorno prima dell’arrivo di Voden. Esplorando i livelli con questi personaggi sbloccheremo nuovi indizi, che dovremo utilizzare per proseguire nella trama. Ed è nel level design che Omensight presenta il suo maggiore punto debole: i livelli, per quanto molto belli da vedere, grazie ad uno stile grafico decisamente azzeccato, sono solamente quattro, e tutti molto simili tra di loro. Sebbene ci siano alcuni variazioni in ogni livello in base al personaggio con il quale decideremo di vivere la giornata, e in base al punto della storia al quale saremo arrivati, si farà presto sentire un fastidioso senso di ripetitività. Ad aiutare ci pensa in parte un sistema di combattimento solido ma relativamente scarno. Teoricamente si baserebbe tutto sullo sfruttare determinate abilità in congiunzione all’ambiente di gioco, in modo da creare combo sempre diverse, ma ci si rende presto conto che le possibilità sono veramente poche, con gli unici elementi interagibili rappresentati da colonne distruttibili e i classici barili esplosivi.

    Omensight

    Omensight Anche le abilità, per quanto divertenti da usare, sono troppo poche per offrire un’effettiva libertà d’azione. A tal proposito, vi consigliamo vivamente di giocare fin dall’inizio a difficoltà Difficile: a Normale i combattimenti risultano infatti molto facili per chi abbia anche un minimo di esperienza con gli action, rendendo praticamente nullo il senso di sfida. Assolutamente imbarazzanti i boss, totalmente privi di difficoltà e i quali scontri si limitano ad uno schema “attacca-schiva-ripeti”. Una volta completato il livello e tornati all’hub, sarà possibile eseguire varie azioni: si potrà dare un’occhiata ai propri indizi, cominciare di nuovo il giorno, oppure potenziarsi spendendo Ambra o punti esperienza. L’Ambra è la valuta di gioco, e ci permetterà di acquistare upgrade per armi, armatura, salute e abilità, mentre l’esperienza può essere spesa per salire di livello, sbloccando nel processo nuove abilità o una variazione delle stesse.

    Una storia da scoprire

    Ed è un peccato che Omensight cada così rovinosamente su alcuni aspetti, perchè sotto un level design ripetitivo e un combat sistem decisamente migliorabile, si nasconde una storia che, per quanto semplice, riesce comunque a tenere in piedi il titolo. Sia chiaro, non aspettatevi un capolavoro di narrativa, con colpi di scena incredibili o scene mozzafiato: incipit a parte, e tolto l’espediente narrativo del viaggio nel tempo, diventa una storia fantasy come se ne vedono a centinaia, con tutti i tropi tipici del genere. I personaggi funzionano, e anzi si possono definire la parte migliore del comparto narrativo. La maggior parte di loro è caratterizzato quanto basta, e la storia fa un ottimo lavoro nel mostrarli in varie sfaccettature del loro carattere.

    OmensightEsplorando attentamente i livelli è anche possibile trovare le loro Memorie, che oltre a fungere da collezionabili permettono anche di leggere parti del loro passato, arricchendo la loro caratterizzazione e svelando intriganti retroscena. Tuttavia, c’è da dire che la localizzazione italiana del gioco lascia molto a desiderare. Si sprecano errori di battitura e traduzione, che a volte stravolgono anche il senso di alcuni dialoghi. Se siete in grado di capire anche solo decentemente l’inglese vi conviene vivamente limitarvi ad ascoltare, in quanto non c’è modo di settare i testi in lingua originale. Da quel poco che ci è concesso di vedere nel gioco, il mondo di Urralia sembra comunque interessante, vivo, con tradizioni, miti e figure storiche. Sarebbe interessante vedere ampliato questo universo, considerando anche che vi è ambientato anche il precedente titolo di Spearhead Games, Stories: The Path of Destinies.

    PRO
    Incipit narrativo e personaggi interessanti
    Stile grafico piacevole da vedere
    CONTRO
    Estrema ripetitività dei livelli
    Il sistema di combattimento è troppo scarno

     

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    Davide Venditti
    Davide Venditti
    Classe ‘95, Davide ha iniziato il suo viaggio da videogiocatore quando all’età di 8 anni gli fu regalata la sua prima console, un Gameboy Advance SP. Da quel momento ha fatto del gaming una filosofia di vita, spaziando tra vari generi e console, senza disdegnare nulla (eccezion fatta per gli strategici, per quelli è negato!). Tra i suoi titoli e serie preferiti ci sono Metal Slug, Metal Gear Solid, Metroid, Armored Core, Undertale e NieR.