Fin dalla sua nascita Level-5 si è sempre contraddistinta per quell’impronta quasi “fiabesca” che è in grado di dare a tutti i suoi titoli, dai primi capitoli del Professor Layton, passando per Inazuma Eleven ed arrivando ai giorni nostri, con i celebri Yo-Kai Watch, White Knight Chronicles e Fantasy Life. Tuttavia, se vogliamo inserire nella stessa frase “fiabesco” e “Level-5”, risulta difficile non parlare di Ni No Kuni: La Minaccia della Strega Cinerea, nato grazie alla collaborazione con lo Studio Ghibli, a cui si devono capolavori dell’animazione e personaggi eterni. L’esperimento riscosse un enorme successo di pubblico e critica, che ne elogiarono comparto tecnico e stile grafico, senza dimenticare una colonna sonora di tutto rispetto composta da Joe Hisaishi (che già in precedenza aveva lavorato con lo Studio Ghibli).

Nonostante tutto Ni No Kuni: La Minaccia della Strega Cinerea non era certamente un titolo perfetto, a causa di un sistema di combattimento eccessivamente caotico e di alcune scelte abbastanza discutibili. Tuttavia, cavalcando l’onda del successo del primo capitolo, Bandai Namco e Level-5 hanno deciso di mettersi all’opera per realizzare Ni No Kuni 2: Il Destino di un Regno, grazie alle ottime basi poste con il predecessore su PS3 ed all’enorme versatilità della sua trama. Saranno riusciti gli sviluppatori a colmare i vuoti del passato e sfornare un gioco migliore? Scopriamolo in questa nuova recensione.

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Tra politica e magia

Dopo la morte di Re Leopold, legittimo sovrano di Gatmandù, il regno entra in uno stato di caos totale. Il figlio del re, Evan Pettiwhisker Felix, non è ancora stato ufficialmente incoronato e la città è attraversata da strane voci riguardo Ratoleon: il vecchio consigliere di Re Leopold. Questo oscuro figuro si rivela il primo grande nemico di Evan: dopo aver avvelenato infatti il precedente sovrano, organizza un colpo di stato per eliminare definitivamente la dinastia dei Felix e riportare il potere nelle mani della razza dei Murinidi, da sempre in lotta con i felinidi, che da anni governavano su Gatmandù. Tuttavia, la fortuna è dalla parte di Evan: poco prima che inizi il piano di Ratoleon per rovesciare definitivamente il trono del regno, nella stanza del piccolo principe si materializza Roland, un misterioso uomo proveniente “da un altro mondo” in cui è presidente di una nazione ormai sul baratro. Nonostante lo smarrimento iniziale, Roland capisce molto rapidamente che piega sta prendendo la situazione e, con enorme astuzia e freddezza, aiuta Evan a fuggire da Gatmandù, evitandogli la morte per mano di Ratoleon.

Da qui inizia un enorme girandola di eventi che portano i due a girovagare per il mondo, tra Pirati dei Cieli e personaggi non troppo raccomandabili, ma in cui incontrano i primissimi membri del party: Zoran, Shanty e Solario (un nume tutelare, creature associate ai sovrani dei vari regni), i quali aiuteranno Evan nella costruzione del suo nuovo regno, Eostaria.

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Dal punto di vista della trama Ni No Kuni 2: Il Destino di un Regno si discosta leggermente dal primo capitolo, andando a puntare su un personaggio più celebre rispetto al precedente Oliver, raccontando spesso il tutto da un punto di vista più “politico”. Se nei temi è percepibile quindi una maggiore maturità di fondo, la trama appare fin troppo bambinesca, con pochissimi colpi di scena e situazioni spesso al limite del ridicolo: non sono poche infatti le occasioni in cui, per uscire da una situazione particolarmente intricata, si cade nella “casualità”, facendo storcere molto spesso il naso. Qualche miglioramento si nota decisamente nel finale, dove la storia assume un carattere più epico tenendo il giocatore incollato allo schermo, ma non basta per risollevare un comparto che appare davvero trascurato.

ni no kuni 2 recensione 3 Ni No Kuni 2 cerca di affrontare costantemente tematiche forti come la morte, l’abbandono e l’impotenza di fronte agli eventi che la vita ti pone davanti, ma l’approccio pecca della giusta serietà, cadendo in un eccesso di senso fiabesco che porta spesso a scene annacquate e simili tra loro. Lo stesso destino è toccato alla caratterizzazione dei personaggi secondari, ai loro rapporti e al processo di maturazione dello stesso Evan, che ricordiamo essere un giovanissimo sovrano portato ad affrontare pericoli e situazioni molto più grandi di lui. Tralasciando la saggezza e la prontezza di Roland, quasi tutti gli altri comprimari, a partire proprio dai due Pirati dei Cieli, danno un contributo davvero esiguo per l’Evan “sovrano”, con dialoghi spesso al limite del ridicolo e missioni secondarie che non danno alcun contributo nello sviluppo generale. La stessa sorte tocca anche al nemico principale dell’avventura, ovvero Hamnar, poco curato esattamente come tutti gli altri personaggi.  Il tutto influenza le fasi finali, rese meno “interessanti”. Ad un confronto con il primo capitolo della serie si registra quindi un sensibile passo indietro, soprattutto per quanto riguarda la caratterizzazione del party, che dimenticheremo abbastanza velocemente.

ni no kuni 2 recensione 4Se sul lato narrativo possiamo notare delle analogie con il primo capitolo, analizzando il gameplay iniziamo a scoprire le prime vere differenze, a partire dal sistema di combattimento. In Ni No Kuni: La Minaccia della Strega Cinerea esso era uno dei punti più altalenanti di tutto il gioco, a causa della sua natura “ibrida” a metà tra action e strategia. Nulla di tutto ciò è invece presente in questo secondo capitolo: Level-5 ha infatti deciso di passare a un sistema di combattimento completamente action, che per certi versi richiama i movimenti e gli attacchi di Kingdom Hearts e Final Fantasy XV. Come per il suo predecessore, nel corso dello scontro possiamo usufruire di soli tre membri del party, ai quali equipaggiare tre diverse armi. Ogni eroe è specializzato tuttavia in un solo tipo di arma tra spade, lance, asce, martelli, bacchette magiche, archi e pistole. L’equipaggiamento va quindi settato in base alle caratteristiche del team, senza dimenticare oggetti difensivi, anelli e accessori vari. Per ogni personaggio sono presenti diverse abilità e mosse speciali, eseguibili con determinate sequenze di tasti, mentre l’uso delle varie armi è a consumo, costringendo alla rotazione continua del set. Ovviamente sono presenti anche incantesimi di vario genere, il cui utilizzo sarà legato al mana, utilizzato anche dalle mosse speciali.

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Una delle principali novità è l’assenza dei famigli: Oliver era in grado di catturare i mostri con cui combatteva, per renderli parte integrante del party e schierarli al proprio fianco. In questo secondo capitolo siamo affiancati invece dai Cioffi: piccoli spiriti di varia natura non controllabili direttamente. Essi sono legati a determinati elementi, e proprio per questo motivo devono essere utilizzati in maniera estremamente meticolosa durante le battaglie. A differenza dei famigli, i Cioffi agiscono in maniera completamente autonoma, rendendosi comunque molto utili rilasciando cure e potenziamenti e, in alcuni casi, permettendoci di attivare il loro “vero” potere: una mossa speciale offensiva o difensiva. Questi spiriti vengono creati e fatti salire di livello tramite determinati materiali, la cui rarità e qualità incide su potenza ed EXP. Tuttavia per ottenere nuovi Cioffi si possono anche esplorare i dungeon, in cui trovare degli altarini, su cui offrire in tributo un oggetto in cambio di un nuovo compagno. Ovviamente il gioco sta nell’indovinare qual è l’esatto oggetto richiesto dallo spirito dell’altare, dato che solo col giusto tributo si viene premiati. L’inserimento dei Cioffi è certamente una scelta molto più sensata dei famigli affiancati ai personaggi del party, in quanto donano maggiore semplicità e fluidità ai combattimenti senza renderli eccessivamente caotici, ma allo stesso tempo rappresentano una soluzione “utile” al giocatore solo nelle prime fasi di gioco. Nonostante il loro level up e la possibilità di sbloccare Cioffi sempre più forti, nelle fasi finali dell’avventura e nell’end game risultano ininfluenti, al punto tale da dimenticarsene. A prescindere da ciò rappresentano una validissima alternativa ai famigli.

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Altrettanto differente è il sistema di progressione dei personaggi, che migliora le statistiche in modo completamente automatico, non lasciando quindi margini di scelta su quali aspetti e abilità prediligere per ogni eroe. Molto interessante è invece l’inserimento dell’Equalizzatore, un’interfaccia che permette di modificare moltissimi parametri in maniera non definitiva: spendendo i punti abilità si sceglie ad esempio l’immunità ad un determinato tipo di attacco, o l’efficacia contro certi elementi, ma anche come gestire i diversi premi ricevuti dopo un combattimento tra materiali, equipaggiamenti o monete.

Uno dei più grossi difetti del titolo sta però nel livello di difficoltà proposto. Tralasciando alcuni sporadici momenti si può completare il gioco tranquillamente senza alcun game over, anche affrontando scontri con un livello inferiore rispetto a quello consigliato. Si tratta di un enorme passo indietro rispetto alla Minaccia della Strega Cinerea, che proponeva più di qualche battaglia con un buon tasso di sfida; difficoltà che invece non si trova in questo secondo capitolo, nemmeno verso la fine del gioco e di fronte al boss finale. Sul fronte della longevità la trama principale richiede circa 40-45 ore per esser completata, mentre si superano tranquillamente le 60 ore svolgendo la maggior parte delle tantissime attività secondarie.

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Da grandi poteri derivano grandi responsabilità

ni no kuni 2 recensione 9Una volta fuggiti da Gatmandù e fatta conoscenza dei primi membri del party riusciremo a costruire, un passo alla volta, il nostro nuovo regno: Eostaria. La sua creazione e gestione rappresenta uno degli aspetti più interessanti e meglio riusciti dell’intera produzione, che aggiunge anche una profondità che non guasta. All’inizio viene mostrato come creare edifici specifici in aree predefinite, per rendere il tutto più ordinato e completo. Le infrastrutture sono suddivise in una varietà davvero immensa: forge, mercati, segherie, cave, centri di addestramento per le nostre truppe e tantissimi altri edifici per la produzione di materiali e per aumentare l’influenza del nostro regno, variabile importantissima che influenza i miglioramenti sulle varie strutture e richiama più gente possibile all’interno di Eostaria.

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Proprio intorno ai nuovi abitanti gira tutta l’organizzazione di Eostaria. Per far funzionare le attività sono necessari i talenti, ovvero abitanti con abilità particolari in determinati campi, i quali sono assegnabili all’attività più consona per produrre materiali: dorados, valuta base, e dorados reali, monete necessarie per l’amministrazione di Eostaria, per il potenziamento delle strutture, la costruzione di nuovi edifici e l’esecuzione delle ricerche. Quest’ultime  ricoprono un ruolo altrettanto importante per lo sviluppo del regno e dei personaggi, ottenere incantesimi esclusivi (necessari per svolgere alcune missioni), potenziare l’esercito e migliorare i processi produttivi delle varie strutture. L’arruolamento dei nuovi talenti avviene prevalentemente tramite missioni secondarie, quasi tutte con una struttura estremamente basilare, a volte fin troppo: nella maggior parte dei casi, gli NPC richiedono determinati materiali o oggetti per decidere di partecipare attivamente alla vita di Eostaria, rendendo il tutto molto semplice e meccanico.

ni no kuni 2 recensione 11Molto gradevole l’aggiunta delle Battaglie Campali, altra meccanica legata alla crescita del regno: nel corso della nostra avventura siamo chiamo a difendere il reame dagli attacchi di briganti o altre armate controllando dei piccoli manipoli di soldati. Le truppe sono differenziate nelle caratteristiche: dagli specialisti nell’attacco fisico a quelli improntati alla difesa, altri ancora sono votati all’attacco a distanza o alla difesa magica. Il tutto  rende questa meccanica estremamente versatile e varia. Tralasciando tuttavia il divertimento che potrebbe scaturire da queste battaglie, difficilmente si raggiunge lo stesso  senso di importanza della storia e dell’avventura in sé, riducendosi quindi ad uno sfizioso mini gioco.

I colori delle fiabe

Nonostante Ni No Kuni 2 non goda dello zampino dello Studio Ghibli come avvenuto per il primo capitolo, è innegabile come lo stile richiami la mano del buon Miyazaki. Visivamente fantastico e forte dell’esperienza passata, con una palette cromatica estremamente varia, ambientazioni vive, dinamiche e realizzate in maniera sublime. Tuttavia le città non riescono a raggiungere quella bellezza che tanto aveva incantato i videogiocatori con La Minaccia della Strega Cinerea, con zone a volte poco ispirate. Il cel shading utilizzato è implementato perfettamente, con linee più delicate e dettagliate rispetto a tanti altri titoli simili. Dal punto di vista prettamente tecnico non si notano particolari sbavature, se non qualche calo di frame rate nelle fasi più concitate, ma nulla di particolarmente grave.

Altrettanto curata la colonna sonora, realizzata dal solito Joe Hisaishi: ogni traccia combacia alla perfezione con l’atmosfera creata visivamente da Level-5, rendendo ancora più forte lo stupore nell’osservare il mondo di gioco e la sua vivacità.

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PRO
Tantissimi contenuti e cose da fare
Sistema di combattimento divertente e ben realizzato
Molte novità rispetto al precedente capitolo
Stilisticamente magnifico
CONTRO
Livello di difficoltà troppo basso
Personaggi e secondarie dimenticabili
Storia a tratti troppo bambinesca
Panoramica Recensione
Valutazione
8.5
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Matteo Lattanzio
Nonostante abbia cominciato a giocare fin da piccolo, risveglia dopo molti anni la propria fame videoludica con l’acquisto di una PlayStation 3. Non disdegna nessun genere, prova e acquista di tutto, ma ama soprattutto i giochi di ruolo e d’azione, cercando di recuperare qualche perla del passato di tanto in tanto.