Dopo anni d’attesa e un’accurata prova è tempo di tirare le somme sul reboot di una tra le serie videoludiche più amate.

Data di uscita 5 novembre 2015
Genere Guida, Arcade
Modalità di gioco Singleplayer, Multiplayer
Piattaforme PlayStation 4, Xbox One, PC
Sviluppato da Ghost Games
Distribuito da Electronic Arts
Versione testata PlayStation 4
Cover

Se nelle ultime settimane avete avuto occasione di seguire il nostro speciale sul ventesimo anniversario del franchise di Need For Speed, o se comunque siete fan di vecchia data della serie, saprete bene che questa è stata soggetta ad alti e bassi, e dal momento che Electronic Arts ha pubblicato in media un gioco all’anno per tutto quest’arco di tempo, la cosa è anche abbastanza normale. Non è facile “svecchiare” e tenere sempre al passo coi tempi un prodotto del genere pubblicando nuovi capitoli con questa cadenza e, come dimostra la serie Assassin’s Creed di Ubisoft, spesso accade che la qualità dei giochi risenta di questa politica eccessivamente “commerciale”. Ormai starete già pensando che questo è proprio il caso dell’ultima fatica di Ghost Games, ma lascio a voi questo giudizio, limitandomi a riportare quella che è stata la mia esperienza.

need for speed 2015 - 1Solo curve di traverso

Al primo “assaggio” la guidabilità risulta molto convincente, si avverte benissimo il peso del veicolo e la sua tendenza a derapare alla minima pressione del freno o di tirare dritto anche quando sterziamo vigorosamente (come accadeva rispettivamente in Rivals e The Run) sembra storia antica e guidare risulta molto più “realistico” e istintivo. Perché le virgolette? È presto detto: il gameplay è prettamente arcade, molto permissivo e non c’è neppure l’opzione per il cambio manuale ma, trascorsi pochi minuti di gioco, ci viene dato accesso al garage-barra-officina, in cui possiamo toccare con mano quella che è senza dubbio la feature più intrigante del titolo, ossia la possibilità di regolare la maneggevolezza delle nostre auto a nostro piacere, dopo averne acquistato gli appositi ricambi.
I menu dedicati all’elaborazione e alla messa a punto sono semplici e intuitivi, simili a quelli di Gran Turismo, nella forma, ma molto meno complessi (peccato non si possa dire lo stesso dell’editor di vinili, implementato pessimamente, frustrante e privo di funzioni base, come “specchia sul lato opposto”, e di qualsiasi guida o tutorial) e ci permettono sia di agire sulle singole componenti, come pneumatici, ammortizzatori e freni, sia agendo su una semplice barra tramite la quale possiamo impostare l’handling generale del veicolo, rendendolo più soggetto a derapare o incollato al suolo come un prototipo dell’American Le Mans Series.
Purtroppo, superati i 300 cavalli circa (e quindi quando il gioco inizia a farsi davvero divertente, dal momento che prima di quella soglia di potenza sembra quasi di girare con la 126 di zia Patrizia), ci accorgiamo che intervenire sulla suddetta barra in maniera radicale non sia affatto una buona idea, in quanto impostandola completamente sull’aderenza l’auto tende ad andare dritta a ogni curva, costringendoci quasi a fermarci, mentre un setup eccessivamente “drift” porta l’auto a innescare derapate al minimo tocco di freno o acceleratore. Per la mia esperienza consiglio un’impostazione leggermente tendente alla derapata per tutti i veicoli, anche perché ci si accorge ben presto che è così che il titolo vuole essere giocato, sia perché derapare “paga”, sia perché rimane inalterata una delle caratteristiche base del brand, propria anche di quest’ultimo capitolo: la sensazione di velocità.
Questa permane a prescindere dalla visuale che scegliamo ma, tra le 5 disponibili (nessuna dall’abitacolo, purtroppo), quella di maggiore impatto è quella “d’azione” che sposta l’inquadratura dietro allo pneumatico posteriore interno durante le derapate, permettendoci di assaporare appieno i “traversoni”.
Visto che sto parlando di visuale mi sembra doveroso lanciare una maledizione al terribile navigatore, rappresentato da una striscia luminosa sull’asfalto, che a volte sparisce tra i riflessi, ma più spesso ci propone inutili cambi di corsia che sembrano avere come unico scopo il farci schiantare contro un divisorio o un’auto proveniente dal senso di marcia opposto.

need for speed 2015 - 4Il richiamo del branco

Un’altra novità per la serie è che questo Need For Speed è strutturato come un MMO, proprio come The Crew, e pertanto per poterlo giocare bisogna essere connessi alla rete e ai server di gioco (abbastanza stabili, sembra) e se una di queste condizioni non viene soddisfatta ci troviamo per le mani solo un costosissimo soprammobile. Per fortuna non è obbligatorio un account plus/gold, per giocare in singolo, ma il titolo non perde occasione di raccomandarcene la sottoscrizione ad ogni avvio di partita.
Come tutti i prodotti del genere, nel gioco è presente una sola modalità, la carriera, che ci vede come un non meglio identificato “novellino” che vuole farsi strada nell’ambiente delle corse clandestine di Ventura Bay (una sorta di Los Angeles fittizia) e viene notato da un gruppo di cinque street racers locali, ognuno appassionato di un diverso aspetto dell’automobilismo. Ad esempio Manu è un ammiratore del mitico Ken Block e delle sue folli gimcane, mentre Spike è un amante della pura velocità, e così via, per arrivare ai famosi “5 modi di giocare” pubblicizzati da EA. In realtà si tratta di cinque “mini-trame” che, una volta completate danno accesso al finale vero e proprio e per raggiungere questo scopo non dobbiamo fare altro che rispondere alle chiamate (incessanti e moleste) dei nostri cinque amici e presentarci nel luogo dell’evento da loro organizzato, che può essere una gara come anche un semplice appuntamento per fare quattro chiacchiere, rappresentate in filmati prerenderizzati con attori in carne e ossa (e una perfetta interpretazione in stile Disney Channel) attraverso il punto di vista del nostro “invisibile” protagonista, con occasionali “comparsate” delle nostre auto. Per raggiungere questi luoghi potremo semplicemente guidare, magari scoprendo qualche ricambio gratuito, luoghi panoramici e posti “ciambella” (i collezionabili del gioco e, no, non parlo di dolci rotondi e con la glassa ma di gomma bruciata) lungo la strada, oppure tramite il pratico ma zoppicante sistema di viaggio rapido (può capitare di essere teletrasportati nel luogo sbagliato o sopra un’altra auto), che comunque risulta utile solo quando dobbiamo spostarci dall’altra parte della città, in quanto la mappa di gioco è davvero piccola, per non dire minuscola, fatto che porta a percorrere più e più volte le stesse strade anche in gare diverse e a rendere tutta l’esperienza piuttosto ripetitiva già verso la metà delle 10-15 ore di gioco necessarie per finire la trama.

need for speed 2015 - 2Gomma. Gomma ovunque.

Gli eventi sono 79 in totale e suddivisi in quattro categorie principali: gara (su circuito o sprint), derapata (singola, treno di derapate e touge), prova a tempo e gimcana, e in tutte può materializzarsi la nemesi di ogni street racer: la polizia. Peccato che gli inseguimenti siano più unici che rari dal momento che, al di là delle competizioni “outlaw” (uno dei cinque stili), le pattuglie siano quasi introvabili e non compaiono neppure sulla mappa, se non a caccia iniziata. Come se non bastasse l’intelligenza artificiale degli sbirri è paragonabile a quella di un’ameba, tanto che ai “livelli di sospetto” più bassi (sono 4 in totale) per prolungare un inseguimento ci si trova spesso a doversi fermare e tornare indietro a cercare i propri inseguitori, per trovarli magari piantati contro un muro senza giustificazione alcuna.
Lo stesso discorso, ma opposto, vale per l’I.A. degli avversari nelle gare che pur di superarci affrontano curve al limite, ci sverniciano e ci sparafangano (anche in rettilineo, magari mentre stiamo spremendo la bombola del nitro e loro no) per poi inchiodarci davanti come se all’improvviso si fossero ricordati che devono andare a prendere la figlia all’asilo, facendosi superare come neopatentati o causando devastanti incidenti. Non vi dico poi dei mezzi che compongono il traffico, peraltro piuttosto scarso. Sono abbastanza sicuro di aver visto un grosso furgone frigo affrontare un incrocio in derapata…
A questo punto starete pensando che per ovviare al problema “rubberband” basti coinvolgere gli altri sette partecipanti alla nostra partita, per poter affrontare una vera sfida; peccato che il gioco non tenda a punire minimamente chi “gioca sporco”, semmai il contrario, per cui il tutto si riduce spesso a una gara di sportellate. La cosa sarebbe anche divertente se il gioco avesse delle barre di energia per i danni e i “takedown” dei capitoli precedenti, ma qui si tratta soltanto di spingere il proprio avversario contro il guardrail per farlo rallentare (toccarli ha un terribile effetto frenante) o addirittura “piantare” contro qualche ostacolo più o meno esistente.
Più che apprezzato è il ritorno della possibilità di sfidare gli avversari (sia reali che virtuali) a una gara spontanea durante la guida libera, sfida che può essere lanciata semplicemente affiancandoci alla nostra “preda” e premendo l’apposito tasto e, come sfidanti, ci viene anche data la possibilità di scegliere il tipo di gara (derapata, sprint, ecc.). Fatto questo, nel caso di un avversario in carne e ossa, dovremo solo attendere che questo decida se accettare o meno la sfida che, in caso, partirà istantaneamente.
Da notare soprattutto il fatto che tutti gli eventi di gara avvengono in tempo reale direttamente sulla mappa di gioco e, viste le sue ridotte dimensioni, non è affatto raro incrociare gruppi di pazzi scatenati che arrivano derapando dal senso di marcia opposto (vi lascio immaginare i maxi-tamponamenti in stile Salerno-Reggio Calabria), o magari qualche simpatico burlone che ha pensato bene di posare il pad per andare a rovistare nel frigo lasciando l’auto proprio in mezzo al nostro tracciato…
In ogni caso non vi è alcuna libertà di scelta nell’itinerario da seguire durante le corse, vista la posizione “strategica” dei checkpoint, e mancarne uno significa quasi certamente perdere l’evento.

need for speed 2015 - 3Una sbandata di troppo?

Una menzione d’onore va fatta al comparto tecnico che risulta essere più che all’altezza delle aspettative, grazie al Frostbite 3 che ci regala effetti particellari e di luce quasi da mascella a terra per quanto riguarda i riflessi sulle varie superfici, come le carrozzerie, le gocce di pioggia sulle stesse o nelle pozzanghere sull’asfalto. Ottimi anche gli effetti sonori che riproducono in maniera molto convincente il sound caratteristico di ogni propulsore, che vediamo alterarsi in relazione a particolari modifiche, come un cupo e scoppiettante scarico “libero”, il fischio di un compressore volumetrico o il sibilo di una turbina ad alte prestazioni. Peccato che in un paio di occasioni mi sono ritrovato di fronte a un bug che rimuove totalmente il suono di base del motore, lasciandomi praticamente da solo con la tracklist che purtroppo, nonostante alcuni brani un po’ più ispirati, non è all’altezza degli standard della serie, essendo composta prevalentemente da musica elettronica strumentale, facendo sì che le nostre gare siano quasi sempre accompagnate da un monotono “tunz-tunz”.
Le vetture presenti sono circa 50, non un numero esorbitante, tuttavia sono quasi tutti modelli che ogni appassionato di motori vorrebbe nel suo garage, e spaziano dalla piccola Toyota AE86 Sprinter Trueno alla ruggente Ferrari F40, passando per un buon numero di sportive del presente e del passato. Peccato che le hypercars siano state completamente escluse e che la scelta di muscle cars d’epoca sia limitata a due versioni di Mustang. In ogni caso, com’è logico aspettarsi, i modelli poligonali delle vetture sono bellissimi e hanno un discreto sistema di danneggiamento (solo estetico), tuttavia da appassionato della serie di Need For Speed, ma soprattutto di motori in generale, devo presentare delle rimostranze.
La prima riguarda il garage a nostra disposizione che conta solamente 5 posti auto, numero che va stretto a qualsiasi appassionato. In secondo luogo, le prestazioni delle auto sono totalmente arbitrarie in quanto ci basta “pompare” abbastanza un’ Honda Civic e metterne a punto la maneggevolezza per renderla di fatto indistinguibile (per prestazioni e feeling di guida) da una Lamborghini Huracán. Ultima critica, ma non meno importante, riguarda proprio una caratteristica principale del titolo: il tuning estetico, più simile a quello del primo Most Wanted, piuttosto che a quelli di Carbon e Pro Street, e per la maggior parte delle auto ci permette soltanto di applicare nuovi cerchi, spoiler e terminali di scarico o di scegliere tra un paio di kit di carrozzeria. Dei neon tanto cari ai tuners più tamarri per ora non ce n’è traccia e tentando di montare dei nuovi fari si può solo guardare con sconforto l’etichettatura di “pezzo non disponibile”. Almeno è possibile regolare “visivamente” l’assetto, allargando le carreggiate, abbassando l’altezza su strada o regolando la campanatura per dare il tocco finale alle nostre creazioni, ma in generale il tuning estetico risulta tutt’altro che profondo.

PRO
Possibilità di impostare a piacimento la guidabilità
Ottimi comparti video e audio
CONTRO
Editor di vinili da camicia di forza
Le opzioni di tuning non sono molte
Mappa di gioco e garage microscopici
Deficienza artificiale

Commento

Giocando questo titolo mi sono ritrovato più volte a pensare di avere per le mani poco più di una demo, e dal momento che è volontà degli sviluppatori continuare ad aggiornare questa piattaforma di gioco con DLC e aggiornamenti gratuiti, non credo di essere troppo lontano dalla verità. Il primo di questi updates dovrebbe uscire entro fine novembre e correggere alcuni problemi (in primis quelli legati all’I.A.) e aggiungere funzioni di base come l’essenziale “specchia” nell’editor dei wrap. Tuttavia è mio dovere esprimere un giudizio sulla piattaforma nuda e cruda ora sugli scaffali. Si tratta di un prodotto che, a tratti, sa divertire ed è molto ben confezionato, ma è davvero povero di contenuti e offre un’esperienza del tutto superficiale.
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