Il tempo è la tiranna ed invisibile costante che governa silenziosa le nostre vite. Quanto sarebbe comodo poterlo fermare e manipolare a piacimento. Potremmo ridurre drasticamente i rimpianti, eliminare i ritardi, raggiungere nuovi stadi di libertà. La vera domanda non è però quanti benefici ci potrebbe portare un tale abnorme potere, ma se la specie umana merita ed è in grado di possedere una tale capacità. “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, così recita una tanto inflazionata quanto famosa citazione. Di grandi poteri in Lost Sphear ce ne sono parecchi, ma non sempre utilizzati nel modo più consono. Come anni di videogiochi ci hanno insegnato, ciò non può portare altro che un serio pericolo per il mondo.

lost sphear

Salvare il mondo

Quella raccontata da Lost Sphear è una storia che non osa eccessivamente, andando a toccare temi e situazioni spesso trattati altrove, ma che riesce comunque a distinguersi nel panorama ultradecennale degli jrpg. Kanata e i suoi amici d’infanzia, tutti ragazzi con un passato oscuro e incerto, stanno trascorrendo spensieratamente l’infanzia nella piccola cittadina di Elgarthe, quando le cose cambiano bruscamente. Intere sezioni del mondo, incluso il loro villaggio, spariscono in una placida ma impenetrabile nube bianca. Poter vedere i propri conoscenti ma non poterci interagire, osservare la propria casa ma non poterci entrare. Un panorama irreale ed apocalittico, calmo e silenzioso. Fortunatamente la nostra giovane compagnia non si arrende e, durante un combattimento con uno dei tanti mostri che imperversano il continente succede l’impensabile. Kanata sente qualcosa accendersi dentro sé, sente i ricordi del mostro confluire in lui e materializzarsi in una strana pietra. Le memorie del suo villaggio sono tutte rinchiuse nel palmo della sua mano, in quella piccola, stupida ed insignificante pietra. Grazie ad essa riesce a riportare indietro da quel terribile limbo Elgarthe e i propri conoscenti (tutti ignari di ciò che hanno subito). Il villaggio è salvo ma la misteriosa nube incombe ancora e si espande in tutto il territorio circostante. Kanata e il suo potere sono chiamati a salvare l’impero.

I temi trattati da Lost Sphear sono stati ampiamente trattati nella letteratura videoludica e non solo, ma sono comunque di gran interesse. Il risanare l’oscurità un passo alla volta è infatti un leitmotiv che tutti conosciamo alla perfezione ma che appaga sempre. Rivedere sgorgare fiumi e riaffiorare montagne dove prima non vi era nulla è un’esperienza impagabile. I personaggi inoltre, per quanto eccessivamente stereotipati, sono interessanti e pieni di spunti narrativi. Non mancano inoltre dei buoni colpi di scena, anche se si poteva osare di più. Ma non fatevi ingannare dall’aria idilliaca che sembra pervadere Lost Sphear, le tematiche presenti nel titolo sono infatti tutt’altro che infantili o semplicistiche.

Una strana compagnia

Nel suo viaggio Kanata sarà accompagnato, oltre che dai propri amici di infanzia, da una variegata compagnia dotata di armi e poteri differenti. Potendo usare solamente quattro personaggi per volta inizialmente non sarà sempre facile decidere su che team fare affidamento anche se, inesorabilmente, verso la fine del gioco ci troveremo ad utilizzare la solita formazione tipo. A onor del vero Lost Sphear ci mette spesso di fronte a situazioni in cui saremo obbligati ad utilizzare determinati personaggi, spingendoci a sperimentare nuove sinergie e collaudare nuove strategie. Fortunatamente l’esperienza dei vari scontri viene suddivisa equamente tra tutti i membri del team, anche a quelli che non scenderanno sul campo di battaglia. Una scelta forse poco ortodossa e che farà storcere il naso a molti, ma che permette di non trovarsi in situazioni eccessivamente frustranti quando saremo chiamati ad utilizzare obbligatoriamente un eroe fino ad allora lasciato nelle retrovie.

Di fronte alle fila nemiche avremo inoltre a disposizione delle antiche armi dei tempi passati: i vulcosuits. Tali armature si adattano in base al loro possessore, regalando abilità e caratteristiche uniche. Bisognerà comunque fare attenzione a usarle con discrezione in quanto il loro funzionamento è garantito da una risorsa che vedremo decrescere ad ogni azione.

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Un mondo in pericolo

Grazie alle vulcosuits non solo avremo una marcia in più nel bel mezzo di una battaglia, ma anche un ventaglio di possibilità aggiuntive durante l’ esplorazione del continente. Con esse potremo ad esempio eliminare grosse rocce che ci bloccavano precedentemente la strada, o muoverci più velocemente tra i vari dungeon.

Dungeon che sono uno degli aspetti meno riusciti. Nonostante siano graficamente evocativi, tendono ad avere un level design ripetitivo e con poco mordente e, soprattutto, delle dimensioni eccessivamente ridotte (impegnando in media qualche decina di minuti). Nota di demerito anche per i sporadici puzzle ambientali, che risultano banali e inutili. Se quindi nei dungeon Lost Sphear scopre il suo tallone d’Achille, è invece nella mappa di gioco, che tanto ricorda i classici del genere, che riesce a ergersi, non solo come splendido tributo dei tempi andati, ma anche come opera che vive splendidamente della propria luce. A conti fatti l’aspetto più interessante e riuscito di Lost Sphear. Ovunque si trovano zone da recuperare, dove costruire in seguito degli artefatti. In base alla tipologia di questi ultimi otterremo interminabili vantaggi e buff, aprendo la strada ad una profonda e intrigante disquisizione strategica. Non sarà semplice decidere su quali artefatti puntare, e spesso ci troveremo a rivedere le nostre scelte per comporre questo complesso mosaico di potenziamenti.

Grazie agli appena citati artefatti e ad un modello di combattimento che fa ampio uso di gambit, sistema introdotto ai tempi dal fin troppo sottovalutato Final Fantasy XII, il gameplay di Lost Sphear si rivela squisitamente strategico ed impegnativo, regalandoci grandi sfide anche ad un livello medio di difficolta.

Ma non troverete solo esplorazione e battaglie. Sono presenti anche montagne di linee di dialogo, alcune molto interessanti, altre decisamente di troppo. Errore capitale quello di saltare dei dialoghi in un titolo del genere, ma ammettiamo che dopo aver passato diversi minuti nella stessa schermata a leggere per la maggior parte del tempo le stesse cose ripetute all’infinito, la tentazione ha fatto capolino nelle nostre menti. Se aggiungiamo a ciò il fatto che saremmo spesso e volentieri rimpallati da un punto all’altro della mappa più e più volte prima di poter effettivamente proseguire con il regolare svolgimento della storia, è chiaro come Lost Sphear soffra gravemente di un numero eccessivo di punti morti. Aggiungiamo al tutto l’assenza della localizzazione in italiano, non per forza un problema, ma ci teniamo a sottolineare che vengono utilizzati spesso termini desueti e espressioni contorte, rendendo difficile l’immediata comprensione per chi non è eccessivamente ferrato con l’inglese.

Stilisticamente Lost Sphear giace appena sopra la mediocrità. Non tanto per il design dei personaggi e dei nemici ma piuttosto per una cura dei dettagli sicuramente sotto la media. Capiamo il voler essere omaggio al passato, in cui il ripetersi degli stessi modelli poligonali fosse dovuto a dei reali limiti tecnici, ma nel 2018 questa non può più essereuna scusa. Un po’ di varietà in più non avrebbe sicuramente guastato e avrebbe reso il tutto meno “datato”.Nota di merito finale va sicuramente alla colonna sonora, ricolma di pezzi veramente memorabili e dalla grande immedesimazione.

PRO
Il sistema di artefatti
Trama interessante
Colonna sonoro eccezionale
CONTRO
Troppi tempi morti
Dungeon piccoli
Stilisticamente non al top
Panoramica Recensione
Valutazione
7.5
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Giacomo Todeschini
Cultore dei shoot'em up e amante dei TPS, ritiene Metal Slug l'ottava meraviglia del mondo. Ama il proprio cabinato più di se stesso ma non disdegna le ultime trovate tecnologiche. Se lo cercate lo troverete con ogni probabilità su Fortnite o su qualche altro titolo di dubbio gusto.