Il confine che separa i titoli tripla A dalle produzioni indipendenti continua ad assottigliarsi: prodotti di calibro sempre maggiore riescono a creare enorme scalpore nel mondo videoludico, riuscendo a fare breccia nei cuori dei videogiocatori. Laddove, infatti, non ci sono gli stessi soldi di un grande publisher o di una software house, c’è spesso una passione sfrenata, la voglia di portare avanti le proprie idee, modellandole e dando loro forma.

kingdom come 11Se ad oggi siamo giunti a questo punto, buona parte del merito è dovuto sicuramente alle varie piattaforme di crowdfounding, che hanno permesso di dar voce agli sviluppatori, mostrando al mondo queste idee e lasciando al pubblico la scelta di finanziare o meno un progetto che solo in questo modo potrebbe vedere effettivamente la luce. E, per ora, difficilmente il pubblico si è sbagliato: moltissimi sono i titoli di qualità nati grazie al supporto dei giocatori, tra i quali possiamo annoverare Pillars of Eternity, Divinity: Original Sin, Shovel Knight, Elite Dangerous e tanti altri ancora.

I progetti che hanno ricevuto il maggiore consenso sono stati quelli più innovativi, con formule mai sperimentate o che difficilmente si sono fatte spazio negli anni, e i titoli che riprendono in toto meccaniche del passato, “restaurandole” in chiave moderna. Alla prima categoria, appartiene sicuramente Kingdom Come: Deliverance, ad oggi uno dei progetti più ambiziosi nati tramite il crowdfounding. Finanziato attraverso Kickstarter con circa un milione di sterline, il titolo sviluppato da Warhorse ha attratto fin da subito la curiosità del web, che si presenta con una frase a dir poco emblematica “Non troverete draghi, guerrieri elfici mezzi nudi o stregoni”. Kingdom Come: Deliverance nasce come un titolo che fa del realismo e dell’esattezza storica il suo punto di forza, non solo dal punto di vista estetico ma anche per quanto riguarda le meccaniche proposte. Warhorse sarà riuscita a raggiungere l’obiettivo prefissato? Scopriamolo in questa nuova recensione.

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La dura vita di un fabbro

Ci troviamo nella Boemia del XV secolo, una terra che passa dalla prosperità e lo splendore del regno di Carlo IV ai tumulti e alle guerre civili scatenatesi con la salita al potere del figlio Venceslao. Il regno di Venceslao produce grandi spaccature all’interno del regno: prima ancora dell’incoronazione a imperatore del Sacro Romano Impero, Venceslao si dimostra un sovrano non adatto ad ereditare il posto di Carlo, a causa di un temperamento più volubile e per la sua dedizione al gioco, alle donne e alle feste. In questo contesto, entra in gioco il fratellastro Sigismondo che, ottenendo il supporto di alcuni signori locali, cerca di “rovesciare” il trono (formalmente ancora vacante) eliminando Venceslao.

kingdom come 8In questo contesto così delicato, l’attenzione si sposta sull’ultimo dei sospettati: nella piccola cittadina di Skalica, nel regno di Boemia, vive Henry, giovane figlio di un fabbro che si barcamena tra il lavoro e vizi: aiuta il padre e poi si lascia andare ai piaceri del gioco, dell’alcol e all’amore per le belle fanciulle. Stanco della vita monotona di Skalica, il desiderio di Henry è quello di viaggiare e di combattere per il proprio paese, seguendo le orme di un padre restio a lasciarlo andare.

In un giorno come tanti altri, tra una commissione e un salto in locanda, si ode il rumore di un corno: all’orizzonte, si staglia l’esercito dei cumani di Sigismondo, che già aveva attaccato varie città del paese e che, questa volta, aveva puntato la piccola cittadina di Skalica. Seguendo gli oridini del padre, Henry fugge dalla città lasciandosi alle spalle tutti i propri cari. Da qui in avanti, la sua vita sarà caratterizzata da una continua girandola di eventi, senza però dimenticare il proprio scopo: annientare Sigismondo e Markart Von Auliz, suo generale.

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Kingdom Come Deliverance mette fin da subito le cose in chiaro: non siamo di fronte al grande eroe e combattente che solitamente caratterizza la maggior parte dei giochi di ruolo. Henry è un personaggio estremamente umile e non ci riferiamo solo alle sue origini: consapevole della sua impotenza di fronte all’avanzata dell’esercito di Sigismondo, decide di fuggire, per non vanificare completamente gli sforzi dei genitori nel salvargli la vita. Il saccheggio di Skalica cambierà completamente Henry, catapultandolo in un mondo pieno di avventure ma soprattutto di pericoli, quel mondo da lui tanto atteso e bramato ma che ora teme per la sua grandezza e per le ostilità che potrà incontrare sul proprio cammino. Il tutto è estremamente enfatizzato dalla natura realistica della produzione. Fin dalla presentazione del progetto, la software house ha messo le cose in chiaro: “niente draghi, niente elfi guerrieri mezzi nudi e niente maghi”. Tali “limitazioni” hanno reso possibile lo sfruttamento alcuni espedienti e la creazione di situazioni che, in un differente contesto (magari non così realistico) si sarebbero potuto risolvere con l’ausilio di abilità magiche. Proprio questa scelta, tuttavia, porta alcune sezioni di gioco ad essere più lente e macchinose, spezzando un po’ il ritmo.

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In generale, ci troviamo di fronte ad un comparto narrativo di tutto rispetto, costellato da un gran numero di personaggi e da una grande varietà di situazioni che permettono una buona caratterizzazione di quasi tutti gli NPC, ad eccezione di qualche missione secondaria che non ha goduto della stessa cura con cui è stata realizzata la main quest. Proprio sotto questo punto di vista, Kingdom Come: Deliverance soffre un po’ rispetto ad altri titoli più blasonati, ma senza scivoloni clamorosi.

Concluso il prologo – dalla durata di circa tre ore – che ci introduce in maniera piuttosto approfondita al mondo di Kingdom Come: Deliverance, inizia il gioco vero e proprio. Nel giro di una decina di ore complessive dall’inizio del titolo, infatti, ci troveremo davanti tutte le possibili attività che potremo svolgere nel vasto regno boemo, dalla caccia al combattimento in arena, dall’alchimia all’erboristeria, ricordandosi sempre che il gioco è privo di qualsivoglia traccia magica. Il titolo offre un’enorme quantità di attività da svolgere, molte delle quali introdotte direttamente tramite le prime missioni della main quest. La principale è, ovviamente, il combattimento, che verrà proposto in maniera abbastanza grezza già nel corso del prologo, durante il quale però non saremo in grado di difenderci adeguatamente proprio a causa dell’impreparazione di Henry, che mai prima d’ora aveva ingaggiato un vero e proprio combattimento.

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Il sistema di combattimento in sé rappresenta uno degli aspetti maggiormente riusciti del titolo. A differenza di moltissimi altri giochi di ruolo in prima persona, Kingdom Come: Deliverance offre un combat system compatto e bilanciato, che richiama nella struttura quello di For Honor: una volta ingaggiato il combattimento e inquadrato il nemico, infatti, apparirà una stella a cinque punte e un pallino al centro, nella quale le punte rappresentano le diverse direzioni in cui possono essere sferrati i fendenti, mentre il pallino la stoccata. Il tutto arricchito da un sistema di leveling delle abilità legate alle singole armi: dalle spade alle asce, dalle spade corte alle mazze, ogni arma presenta un certo numero di abilità, sbloccabili ovviamente salendo di livello mediante l’utilizzo di un determinato tipo di arma. La resa generale dei combattimenti appare quindi convincente, soprattutto per l’idea di duello che Warhorse aveva intenzione di offrire ai videogiocatori: niente superuomini, niente guerrieri in grado di affrontare orde di nemici contemporaneamente. In questo caso, infatti, per cercare di uscire al meglio da un duello, sarà necessario cercare di ingaggiare un solo nemico per volta e porsi nelle condizioni migliori, evitando quindi combattimenti notturni o in mezzo ad alberi e cespugli. Un po’ meno convincente, invece, l’uso dell’arco, proposto con un sistema incentrato troppo sul realismo e poco sulla praticità, data la totale mancanza di mirini, come accade in molti altri titoli dello stesso genere. Tuttavia, basteranno poche ore di pratica per prendere perfettamente la mano e riuscire a cacciare anche animali di piccola taglia o attaccare nemici distanti.

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Tutt’altro discorso va invece fatto per le meccaniche di scassinamento e di borseggio, ad oggi forse tra i principali punti deboli del titolo. Raramente abbiamo visto un sistema di scassinamento così mal realizzato. Scassinare una serratura risulterà infatti nel 99% dei casi eccessivamente frustrante, nonostante la pratica e lo sblocco di abilità che possono certamente tornare utili nel corso dell’avventura ma che, senza una mano ferma e precisa, non saranno sufficienti a sbloccare serratura di livello difficile o molto difficile. Diverso invece il discorso per il borseggio, meno frustrante ma comunque poco convincente. In entrambi i casi, ci troviamo di fronte a scelte di design discutibili ma che hanno uno scopo ben preciso: restituire la massima sensazione di realismo possibile, dimostrando la difficoltà di scassinare una serratura o di borseggiare senza farsi notare o sentire.

kingdom come 6 Altra meccanica che ha fatto parecchio discutere è quella legata al sistema di salvataggio, non più libero come in molti altri titoli ma basato sull’utilizzo della Grappa del Salvatore, un oggetto consumabile e acquistabile (a caro prezzo, almeno per le disponibilità economiche di inizio gioco) presso i mercanti, la quale potrà essere utilizzata in qualsiasi momento, permettendoci di effettuare un salvataggio rapido oltre ai vari salvataggi automatici effettuati nei vari checkpoint. In generale, si tratta di una meccanica che difficilmente dovrebbe creare problemi ai giocatori, data sia la possibilità di effettuare salvataggi in altre maniere (dormendo presso una locanda, ottenendo missioni secondarie ecc.) sia il gran numero di checkpoint presenti all’inizio del titolo.

Se si riesce ad andare oltre i difetti del titolo, tra bug e intelligenza artificiale che non sempre risponde come dovrebbe agli input del giocatore, Kingdom Come: Deliverance risulterà un titolo davvero soddisfacente: l’enorme quantità di contenuti, attività secondarie e missioni vi porterà molto spesso ad abbandonare la quest principale per il semplice scopo di esplorare, cacciare un po’ di selvaggina per procurarsi del denaro extra o abbattere accampamenti di banditi e cumani per accumulare un po’ di esperienza in battaglia ed equipaggiamento da vendere. A questo va ovviamente aggiunta la fedeltà storica del titolo e l’epicità degli assedi, che rendono il tutto molto più adrenalinico di quanto si possa pensare.

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“Lavati bene dietro le orecchie”

La parola chiave di questa recensione è facilmente individuabile, soprattutto per coloro che hanno effettivamente messo mano al titolo: realismo. Non è un caso quindi se Warhorse ha deciso di introdurre all’interno del titolo una meccanica particolarmente complessa che riguarda la reputazione. Come in tantissimi altri titoli del genere, esiste un sistema che classifica la reputazione del nostro personaggio nelle diverse città presenti in gioco. Tuttavia, appare chiaro fin da subito come avere una buona nomea sia quasi essenziale per poter vivere al meglio in Kingdom Come: Deliverance, ma non sarà facile evitare di infangare il proprio nome. Buona parte delle missioni che acquisiremo all’interno del gioco, infatti, si baserà su scassinamento e borseggio, non proprio un toccasana per mantenere un buon rapporto con i cittadini, quindi bisognerà stare sempre attenti e, se necessario, ricaricare l’ultimo salvataggio per non vanificare tutti gli sforzi nella costruzione della “Buona reputazione”.

“Ma come fa il mio personaggio a non lavarsi per giorni e giorni passati tra dungeon, esplorazione e combattimenti?”. Quante volte ve lo siete chiesto? Tante? Una meccanica tanto scontata quanto spesso dimenticata, sulla quale però Warhorse ha comunque voluto fare un pensiero, proponendo un sistema tutt’altro che banale. La pulizia sarà infatti uno dei punti cardine per mantenere un buon rapporto con le persone, soprattutto con gli NPC di ceto medio-alto, che difficilmente daranno corda ad una persona sporca e con un pessimo odore. Per questo motivo, ogni tanto, sarà necessario darsi una bella pulita, tramite trogoli piazzati per le città oppure facendo un salto ai bagni locali. L’utilizzo di uno o dell’altro metodo di pulizia sarà tuttavia completamente diverso.

Tra castelli e… Glitch

Il lato tecnico di Kingdom Come: Deliverance è al momento il vero punto debole del titolo. L’inesperienza della software house si fa sicuramente sentire, soprattutto per quanto riguarda la stabilità generale. Su PS4, in particolare, la situazione è abbastanza critica: le texture vengono caricate molto lentamente, kingdom come 9con un effetto pop-up estremamente fastidioso ed accentuato; il frame rate è molto instabile e rende le sezioni di gioco più movimentate abbastanza frustranti. Altalenanti anche le animazioni dei personaggi e l’intelligenza artificiale: più volte, infatti, ci capiterà di vedere animali e nemici bloccati nel mezzo dell’azione, semplificando i combattimenti più complessi ma confezionando contemporaneamente situazioni assurde. Lo stesso si riscontra durante le fasi stealth, con nemici e guardie con comportamenti a tratti incomprensibili e allarmi che scattano nelle situazioni più impensabili. Il tutto condito da compenetrazioni poligonali, spesso risolvibili solamente riavviando il gioco o provando a ricaricare il salvataggio. I problemi del titolo non si limitano tuttavia ai glitch grafici, comprendendo anche una vasta gamma di bug: più volte, infatti, ci è capitato di dover ricaricare il salvataggio a causa di linee di dialogo mancanti, scassinamento e borseggio che si bloccano improvvisamente nel corso del minigioco oppure altri problemi legati in particolare al combattimento, con colpi che non riescono ad andare a segno o armi che scompaiono dall’inventario. Insomma, ci troviamo di fronte ad un titolo tecnicamente acerbo, con vari alti ma tantissimi bassi che stonano con la cura con cui sono stati realizzati tutti gli altri comparti del titolo. La patch del day one (dal peso di circa 23 GB), inoltre, non è stata in grado di rendere più scorrevole l’esperienza del gioco, fortemente minata dai problemi tecnici. Capiamoci: tutti i problemi sottolineati fino ad ora sono assolutamente risolvibili tramite patch future, di cui due già annunciate e in uscita nelle prossime settimane, quindi basterà portare un po’ di pazienza per godersi finalmente appieno il gioco. Nonostante ciò, ad oggi la valutazione del lato prettamente tecnico (in particolare su console) non può che essere negativa.

kingdom come 10 Chiudendo un occhio (e mezzo) sul discutibile lato tecnico, Kingdom Come: Deliverance riesce comunque a stupire grazie a molti scorci davvero ben realizzati, tra montagne, colline, fiumi e vasti boschi, il tutto contornato da un mondo discretamente animato, con la presenza di un buon numero di NPC nei vari villaggi e della fauna nelle zone più selvagge. Un plauso va fatto al team di sviluppo per la realizzazione dei piccoli villaggi boemi, riprodotti in-game con una cura maniacale: tutto è stato ricostruito alla perfezione, dalla posizione delle varie strutture, tenendo anche in considerazione le ristrutturazioni effettuate sugli edifici nel corso dei secoli. Le texture, invece, ci hanno lasciato in generale un po’ delusi: ci sono infatti apparse poco dettagliate e con una palette cromatica un po’ spenta. Buono invece il sistema di illuminazione, che restituisce alcuni scenari davvero soddisfacenti.

Di tutt’altro avviso, invece, il comparto sonoro, realizzato in maniera magistrale: la colonna sonora non è particolarmente variegata, ma il team è stato in grado di fornire tracce adatte ad ogni situazione, dalle passeggiate notturne per il mondo di gioco fino alle battaglie più movimentate. Ottimi anche i rumori ambientali, mentre “solo” buono il doppiaggio inglese, che non convince pienamente per alcuni personaggi.

PRO
Comparto narrativo ben realizzato
Sistema di combattimento vario e divertente
Tantissime attività secondarie
La cura con cui è stato realizzato il mondo di gioco è encomiabile
CONTRO
Alcune secondarie sfigurano rispetto alle altre quest
Tecnicamente troppo acerbo
L’eccessivo realismo rende frustranti alcune meccaniche di gioco
Panoramica Recensione
Valutazione
8.5
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Matteo Lattanzio
Nonostante abbia cominciato a giocare fin da piccolo, risveglia dopo molti anni la propria fame videoludica con l’acquisto di una PlayStation 3. Non disdegna nessun genere, prova e acquista di tutto, ma ama soprattutto i giochi di ruolo e d’azione, cercando di recuperare qualche perla del passato di tanto in tanto.