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    Recensione Hellblade: Senua’s Sacrifice – A work of art

    Un lampo a ciel sereno, la burrasca dopo la quiete. Hellblade: Senua’s Sacrifice irrompe straordinariamente nel panorama scardinandone le certezze. Non vi sono solo quest, non vi sono solo highscore: il medium videoludico può offrire molto di più. Stupendo e poliforme, il videogioco può divertire e commuovere, insegnare e svagare: non vi sono limiti alle sue capacità, se non l’immaginazione umana. Ninja Theory è riuscita splendidamente a farlo suo, ad ammaestrarlo a suo piacimento ed andando a comporre una straordinaria forma di denuncia sociale. Con un comparto audiovisivo destinato a fare scuola, un sistema di combattimento cinematograficamente epico e, soprattutto, con un tema di fondo veramente forte, Hellblade: Senua’s Sacrifice è destinato a ritagliarsi un posto privilegiato in quella ristretta schiera dei giochi di “nicchia”. Altro non si può fare che inchinarsi a cotanto splendore: chapeau.

    Assolutamente difficile parlare di Hellblade: Senua’s Sacrifice dopo averlo finito. C’è bisogno di fare passare del tempo, di assorbire quello che si ha vissuto, di digerire certe scene. Hellblade è un pugno sullo stomaco, è un lampo nell’ignoto, un terremoto nelle proprie certezze. Affrontare un tabù non è mai semplice, in particolare nel medium videoludico. Ninja Theory non si è però fatta intimorire, ed è riuscita a raccontare magistralmente un tema difficile come le malattie psichiche. Un viaggio nell’oscurità della mente umana: delle tenebre difficilmente immaginabili per chiunque non le abbia mai provate, ma orribilmente vivide per chi ne è affetto. Quello raccontato da Hellblade è un viaggio terribile con un biglietto di sola andata: un’esperienza a tutto tondo, molto più che un videogioco. Il percorso di Senua, insomma, si fa carico di una potente denuncia sociale, e diventa così imprescindibile per tutti coloro che guardano oltre la mera dimensione ludica.

    boss in Hellblade

    Viaggio nella mente umana

    HellbladeLa vita di chi soffre di psicosi non è assolutamente semplice. Se a ciò aggiungiamo un clima culturale che, di fronte a malattie psichiche, altro non vede che maledizioni ed influenze diaboliche, è semplice capire come la situazione di Senua non fosse delle migliori. Giovane guerriera pitta, antica popolazione pre-celtica situata in quella che oggi è la Scozia, trascorse la gioventù quasi nella sua interezza chiusa in casa. Suo padre Zynbel e gli abitanti del villaggio la accusavano di essere la causa di tutti i mali del posto. Debole nello spirito, Senua arrivò a credere davvero di essere una nefasta presenza per gli altri: il suo unico raggio di luce nell’oscurità era Dilion, il giovane figlio del capo villaggio. Passava i pomeriggi ad osservare i suoi allenamenti, quella sua assuefacente danza con una spada in mano. Imparò presto ad imitarlo, e ad amarlo.  Purtroppo il destino aveva un conto in sospeso con la giovane innamorata e il povero Dilion venne trucidato durante un’invasione norrena. Di quello che una volta era il raggio di speranza di Senua rimase solo il capo. Tutto il suo mondo rinchiuso in quel freddo cranio, l’intero globo in quella triste sfera. Senua non poteva vivere senza Dilion: l’oscurità l’avrebbe sopraffatta, la psicosi l’avrebbe divorata. L’unica soluzione era attraversare l’Helheim, il regno dei morti, per raggiungere la dea Hela e supplicarla di resuscitare il suo amato. Nessuno torna però da l’Helheim e Senua lo sapeva benissimo. Ma Dilion meritava un tentativo, anche più di uno.

    Il naufragar nell’ignoto

    La lunga e provante discesa verso gli inferi è contraddistinta da due pilastri fondamentali. Il primo è l’esplorazione, con i relativi enigmi ambientali, mentre il secondo sono le fasi di combattimento. A tenere entrambi uniti vi è la narrazione, supremo collante che impregna a fondo l’intera essenza di Hellblade. Che si stia vagando per una zona o combattendo l’ennesimo avversario, lo sviscerare le sensazioni di Senua sarà all’ordine del giorno. Della narrazione parleremo però successivamente più a fondo, torniamo ora a concentrarci sugli aspetti prettamente ludici.

    Soluzione Hellblade Senua's Sacrifice Hellblade: Senua's Sacrifice

    Esplorare gli onirici luoghi che caratterizzano Hellblade è un’esperienza sicuramente memorabile. Da spettrali spiagge a verdi campi in fiore, da villaggi in fiamme a profonde caverne: le location che si attraversno durante il nostro peregrinare sono tutte di grandissimo impatto scenico. Di fronte a cotanta magnificenza siamo ricorsi più di qualche sporadica volta alla ricca modalità fotografia per immortalare qualche momento decisamente degno di nota. Nel corso del nostro viaggio alla ricerca di Dillion ci imbatteremo spesso in vari enigmi ambientali. Si tratterà, per la maggior parte dei casi, di ritrovare delle rune in giro per la zona: per risolvere gli indovinelli basterà aguzzare la vista e tener d’occhio, ad esempio, la particolare forma di due rami intrecciati. Inizialmente tale meccanismo, riproposto più e più volte nel corso dell’avventura, potrebbe apparire indigesto ma, insieme al progredire di Senua, aumenterà anche la consapevolezza di trovarsi di fronte non solamente ad un semplice enigma ma a qualcosa dal significato molto più profondo. Girare per i livelli, quasi tutti di esigue dimensioni, non sarà però semplicissimo. Insieme ad una velocità di movimento – anche durante la corsa – forse troppo bassa, si aggiunge una scarsa interazione con gli elementi dello scenario. Se possiamo giustificare il primo “problema”, che può essere visto come la conseguenza della provante battaglia interiore combattuta da Senua, per quanto riguarda le interazioni non vi sono scuse. Esse sono ridotte a pochi e predeterminati elementi, relegando l’ambientazione al semplice ruolo di paesaggio di sottofondo. Senua, se non è già stato deciso a monte, non potrà sempre scalare piccoli piedistalli né buttarsi da modeste altezze. Vederla cadere per diversi metri senza danno alcuno e poi non poter effettuare un salto di pochi centimetri lascia nel 2018 qualche amarezza.

    Hellblade: Senua's SacrificeDa un titolo che fa della narrazione il suo cavallo di battaglia sarebbe anche lecito non aspettarsi un gameplay all’altezza (un esempio lampante è quello di The Vanishing of Ethan Carter). Hellblade però non segue tale strada, dopotutto con un team così esperto del genere action come è appunto Ninja Theory, sarebbe stato un vero e proprio spreco tralasciare tale aspetto. Per quanto forse eccessivamente semplicistici i combattimenti in Hellblade non deludono e anzi regalano epicità come pochi. La visuale appena dietro la spalla di Senua toglie molto all’aspetto tattico ma concorre a creare immedesimazione e cinematograficità. Schivata, parata, colpo leggero e pesante. Non vi sono molte combo né tasti nei vari scontri ma l’effetto finale è di sicuro impatto. I boss in particolare sono una vera e propria goduria e, ai livelli di difficoltà più alti, daranno anche parecchio filo da torcere. Appena il giocatore riuscirà poi a collegare i vari significati e le metafore presenti nelle boss battle esse passeranno dall’essere dei semplici conflitti ad essere epici e memorabili scontri, scontri che sconvolgeranno le certezze accumulate finora. Hellblade è, in questi frangenti, la perfetta dimostrazione di come un aspetto realizzato alla perfezione possa trascinare dietro di sé le altre caratteristiche, arricchendole di significato e innalzandole ad un livello ulteriore.

    La compagnia della solitudine

    HellbladeNinja Theory è riuscita a ricreare alla perfezione i sintomi della psicosi. Più tempo passeremo insieme a Senua, più riusciremo a capire le sue motivazioni, a provare i suoi sentimenti. La malattia è stata ricreata a regola d’arte: tante voci bisbigliano durante l’avventura, ci incoraggiano, ci rimproverano, ci confondono. Sono le voci nella testa di Senua, inizialmente scomode e inquiete presenze successivamente fonte di compagnia. Durante i combattimenti ci assistono, se cadiamo ci aiutano a rialzarci. Ci spronano nei momenti difficili ma ci demoralizzano dopo una battaglia. Ci guidano nell’indecisione ma ci confondono nella certezza. Tali sussurri sconnessi, emblema della psicosi, sono sicuramente uno degli aspetti più riusciti di Hellblade. Passeremo da odiarli e dal farci inquietare a desiderarli ancor di più. Forse è lo stesso percorso che accade ai malati di mente: prima ne sono impauriti poi ci fanno l’abitudine, le fanno diventare parte della quotidianità. Un altro dei maggiori punti di pregio di Hellblade è sicuramente il forte simbolismo che ne permea completamente l’essenza. Ogni piccola cosa ha un suo collegamento con il passato di Senua, ogni piccolo dettaglio ha il suo perché. Non vogliamo farvi esempi per non rovinarvi l’esperienza di gioco ma vi assicuriamo che sarà difficile non rimanere sconvolti dopo aver effettuato certi collegamenti mentali. A fare da coperta al tutto vi è inoltre l’onnipresente cultura norrena.

    Hellblade

    Il lato narrativo è assistito inoltre da un comparto audiovisivo che definire magistrale è quasi riduttivo. Sono veramente pochi i titoli che possono competere a riguardo. Hellblade, come detto a inizio recensione, è un’esperienza a tutto tondo, un gioco multisensoriale. Delle buone cuffie sono praticamente obbligatorie per immergersi a fondo nelle oscurità di Senua. Un doppiaggio inglese da paura – nel senso buono del termine – ci accompagnerà interamente per tutta l’avventura. Le precedentemente citate voci sembrerà di sentirle davvero nella testa, la colonna sonora incalzerà i nostri passi con la giusta decisione. Design di luoghi e nemici sono poi da urlo. Una zona in particolare, verso metà gioco, ci ha lasciato sconvolti. E come non citare poi la sensazionale prestazione di Melina Juergens, l’attrice che interpreta Senua. Effetti particellari e di distorsione delle immagini concorrono poi a ricreare la psicosi e i suoi effetti, la continua battaglia sull’orlo dell’equilibrio mentale. Potremo continuare ancora molto ad elencare gli innumerevoli motivi per cui Hellblade: Senua’s Sacrifice è una delle esperienze più sconvolgenti che i videogiochi possano offrire, ma preferiamo che siate voi a scoprirli, che siate voi in prima persona a rimanerne estasiati. Chi, però, è più impressionabile sia avvertito: in Hellblade vi sono molte scene forti. Non da Horror, certo, ma comunque destabilizzanti.

    Hellblade combattimento

    Ars tecnica

    Prima di approdare su Xbox One, Hellblade ha sconvolto e conquistato gli utenti Playstation e PC. L’arrivo sull’ammiraglia di casa Microsoft è avvenuto in ritardo di circa un anno rispetto alle concorrenti e, sul piano dell’offerta ludica, non vi sono cambiamenti in questa nuova edizione. Se andiamo ad analizzare l’aspetto tecnico su Xbox One X possiamo scovare i miglioramenti effettuati da Ninja Theory per l’occasione. Sono tre le opzioni grafiche selezionabili sulla One X: Framerate, Risoluzione e Effetti visivi. È facile intuire il funzionamento delle prime due modalità, mentre “Effetti visivi” offre un maggiore impatto grafico al giocatore, regalandogli effetti e caratteristiche assenti nelle altre modalità. Considerando come il framerate sia in ogni caso abbastanza stabile, vi consigliamo quindi di prediligere il boost agli effetti o, al massimo, alla risoluzione.

    PRO
    Comparto audiovisivo magistrale
    Narrazione eccellente
    Profondo simbolismo
    Stilisticamente magnifico
    CONTRO
    Scarsa interazione ambientale
    Prima metà di gioco un po’ lenta

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    Giacomo Todeschini
    Giacomo Todeschini
    Cultore dei shoot'em up e amante dei TPS, ritiene Metal Slug l'ottava meraviglia del mondo. Ama il proprio cabinato più di se stesso ma non disdegna le ultime trovate tecnologiche. Se lo cercate lo troverete con ogni probabilità su Fortnite o su qualche altro titolo di dubbio gusto.