Cosa faresti se fossi l’unico umano sulla faccia della terra e per giunta con solo la sua testa? Scoprilo con Headlander, l’action a scorrimento con uno stile da metroidvania.

Data di uscita July 26, 2016
Genere Metroidvania
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PC, PlayStation 4
Sviluppato da Double Fine Productions
Distribuito da Adult Swim Games
Versione testata PC
Cover

Headlander, il nuovo gioco di Double Fine realizzato per conto di Adult Swim Games, è un action a scorrimento con elementi da metroidvania. Il team di sviluppo ci ha spesso abituati ad opere con trama e umorismo dominanti, Headlander non fa eccezione ed in più l’ambientazione retro-futuristica sci-fi anni 70 scelta per l’occasione ben si fonde con lo stile dei giochi di Tim Schafer e compagnia. Se poi aggiungiamo che il protagonista della nostra avventura sembrerebbe essere l’unico umano sulla faccia della terra e per giunta ne è rimasta solo la sua testa, allora la vostra attenzione dovrebbe essersi destata.

Come in altre opere distopiche, in questo universo gli esseri umani hanno abbandonato i loro corpi trasferendo le loro menti in robot umanoidi; non ci sono più guerre, malattie, carestie, l’umanità ha sconfitto la morte. Mentre la vita scorre nella totale calma e piacevolezza, chi governa le ormai fragili menti è un’intelligenza artificiale conosciuta con il nome di Methuselah, non sappiamo cosa voglia ma ha reso schiavi gli abitanti in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, una prigione per la mente.

Headlander recensione

Il viaggio inizia con il risveglio del nostro alter ego, impaurito e spaventato prova a gridare ma non emette suoni, molto semplicemente sotto il nostro collo non vi è rimasto nulla, siamo una testa senza corpo, protetti da un caschetto spaziale che ci aiuta nei movimenti.

Il plot del gioco non è dei più originali ma il titolo sin da subito si prende poco sul serio, cercando di non spiegare le assurde vicende che circondano questo strampalato universo. Spesso potremo scambiare due chiacchiere con i simpatici robot umanoidi, molto ironici e pungenti in alcuni aspetti, ma ripetitivi nelle risposte, Double Fine non ha sicuramente concentrato tante energie nella scrittura di dialoghi.

Headlander recensione

Rimanere con la testa sulle spalle

Il gameplay in Headlander non si discosta molto dagli altri esponenti del suo genere, le varie missioni che ci verranno assegnate vedranno il ripetersi di meccaniche esplorative con la conseguente risoluzione di enigmi ambientali conditi da sparatorie. In tutto questo il vero fulcro del gameplay rimaniamo noi o meglio la nostra testa: sorretti da piccoli razzi a propulsione, potremo muoverci liberamente nello scenario in 2D.

Per spostarci da un’area all’altra avremo comunque bisogno di utilizzare dei corpi, qui entra in gioco la prima meccanica del titolo, che ci consente letteralmente di aspirare via la testa dei vari umanoidi sostituendola con la nostra. Le diverse porte che dividono Headlander recensione 05gli ambienti possono infatti essere aperte solo se chi le oltrepassa ha lo stesso loro colore oppure sparandogli contro dei laser della stessa tonalità. Va da se quindi che se l’aria da esplorare è delimitata da una porta di colore rosso dovremo impadronirci del corpo di un androide della medesima colorazione.

Accennavamo alla possibilità di sparare, nel gioco possiamo attaccare con mosse corpo a corpo (molto basilari) o utilizzando le armi a nostra disposizione una volta aver occupato un robot. Con l’avanzare della nostra avventura incontreremo nemici sempre più resistenti e con loro anche le Headlander recensione 07armi si evolveranno aggiungendo meccaniche di mira avanzata, utili anche per superare alcuni enigmi, o nella quantità di raggi laser che potremo sparare con un sol colpo. L’intelligenza artificiale dei nostri avversari è ben reattiva aiutata anche dal loro folto numero; in alcune zone spesso il giocatore dovrà, nel corso dello scontro, cambiare più volte l’approccio al combattimento, utilizzando sia il corpo preso in prestito che la testa sganciandosi per evitare i numerosi raggi laser, attaccando di conseguenza cercando di scoperchiare la loro testa in modo da renderli inerti.
Oggi componente del gameplay può migliorare se il giocatore riuscirà a trovare delle stanze segrete (spesso esplorabili solo con la testa e dopo aver terminato un piccolo enigma) che contengono dei nodi di energia. Ogni nodo ci darà dei punti da spendere in upgrade, potremo decidere se destinarli a miglioramenti per il corpo o per la testa, con quest’ultima che ad esempio potrà spostarsi più velocemente o attivare uno scudo che deflette i laser nemici.

Headlander recensione 06

Atmosfera retrò

L’esplorazione in Headlander è il vero tallone d’Achille della produzione, se l’impatto grafico è sicuramente positivo con l’utilizzo di colori sgargianti, tecnologie retrò come i pannelli a tubo catodico e richiami alle atmosfere viste nei vecchi film anni 70, il puro spostamento nella mappa di gioco spesso può risultare frustrante con la necessità (esplicita del gioco) di un po’ troppo backtracking. Ingegnosa la dinamica che blocca il giocatore se non utilizza il robot del colore giusto per oltrepassare i varchi, ma spesso la ricerca dell’automa esatto ci porta a riattraversare ambienti secondari poco curati nella varietà dal team di sviluppo. Se a questo aggiungiamo il fatto che alcune zone non possono essere visitate se non viene prima sbloccato il giusto upgrade, va da se che una volta sbloccate queste aree, dovremo percorrere molta strada per esplorarle. Questo espediente porta l’inevitabile prolungamento del gioco che per essere completato richiederà dalle 8 alle 10 ore, variabili dall’abilità del giocatore nel superare gli enigmi e nella volontà di trovare tutte le stanze con i vari upgrade.

Configurazione di prova

Processore Intel Core i7-6700K 4,00Ghz
Scheda Video AMD Radeon RX 380
Memoria 16 GB
OS Windows 10 64bit

Requisiti Minimi

Processore Dual-core 2 GHz
Scheda Video GeForce GTX 550 Ti, AMD Radeon HD 7750
Memoria 4 GB
OS Windows 7, 8, 10 64-bit
PRO
Gameplay originale con il cambio di corpo
ironico al punto giusto
Ambientazioni sci-fi anni 70 ben realizzate
CONTRO
Eccessivo backtracking
I dialoghi secondari spesso si ripetono

Commento

Headlander sfrutta un’idea di base molto interessante con meccaniche di gioco intelligenti che ben si adattano alle fasi platform, enigmistiche e di azione introdotte nel titolo. La possibilità di cambiare approccio al combattimento con un semplice switch di prospettiva, permette di affrontare ogni scontro sempre in maniera leggibile anche quando lo schermo diventa un luminoso campo di fasci laser.

Double Fine sicuramente paga qualche problema di troppo nella gestione della mappa e del conseguente backtracking, che a nostro avviso porta ad un ripetersi estenuante di alcune meccaniche come la continua ricerca di update nelle stanze segrete. Fortunatamente il gameplay solido e le colorate ambientazioni, unite ad una ironia di fondo, rendono coinvolgente e originale lo stile di Headlander per un’esperienza che non vi lascerà delusi.

8