God of WarÈ dura ripartire da zero, far tabula rasa della propria vita e scrivere una pagina del tutto nuova. Il rimorso, vero e profondo, di quelli che mette in moto il cervello al calar del sole, è un peso che troppo spesso diventa insopportabile. Quel tipo di fardello lo conosce a menadito Kratos, che innumerevoli volte ha coperto le sue cineree mani con sangue scarlatto, presentandosi ai nostri occhi come l’incarnazione stessa della vendetta, il vero God of War.
Eppure, nella vita tutti aspiriamo alla redenzione dei peccati, al pagare dazio per ottenere finalmente un sospiro di sollievo, una serenità che tutti chiamano col nome più dolce del mondo: pura e semplice pace. Tanto tempo è passato da quando lo spartano ha messo a ferro e fuoco l’intero Olimpo, e tanti chilometri sono stati percorsi alla ricerca di una nuova vita. Questo guerriero ormai vecchio e logorato dagli innumerevoli scontri può davvero reggere il confronto col terrore degli elleni? Quanto è sopravvissuto del leggendario fantasma di Sparta?

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Knockin’ on Valhalla’s Door

Per scoprirlo dobbiamo viaggiare lontano, fino a Midgard, dove troviamo un maturo Kratos impegnato nella sua nuova vita. Nulla viene detto, ma si comprende ben presto che il salto temporale è estremamente vasto, ed all’apparenza non sussiste nessun collegamento con i fatti antecedenti alla storia dell’uccisore di dei. Perfino le sue cicatrici, marchio del patto che ha segnato la sua intera esistenza, sono state coperte da bende logore.
Le gesta del fantasma di Sparta sono ormai un segreto intimo da custodire gelosamente, soprattutto ad Atreus, il suo giovane figlio. Eppure quello che a noi si presenta come un nuovo Kratos non sta passando un momento felice: Faye, sua compagna e madre di Atreus, è deceduta. La donna però lascia il suo nucleo familiare con un ultimo, importantissimo, desiderio: le sue ceneri devono essere sparse dalla cima del monte più alto di tutti i regni esistenti, compito non facile considerando la giovanissima età del ragazzo ancora sulla via dell’addestramento. Padre e figlio, tuttavia, si ritrovano costretti ad abbandonare la loro dimora perché tutta Midgard sembra sconvolta da forze oscure e maligne: i Draugr, non morti rigettati dal Valhalla, stanno invadendo l’intero regno. Ormai non c’è più scelta: pronto o no Atreus deve partire col suo vedovo genitore.

God of WarNon servirebbe nemmeno esporvi ulteriormente l’intreccio narrativo dell’avventura, ricca indubbiamente di colpi di scena, comprimari ben costruiti ed un’ispirazione così poetica alla mitologia norrena da far appassionare chiunque. L’elemento più importante di quest’inedito God of War è proprio il rapporto tra Kratos e suo figlio, a cavallo tra il timore dello spartano di nascondere la sua vera natura e la crescita (inevitabile) di Atreus nel prosieguo del viaggio. Potremmo dedicare un intero articolo a questo aspetto: dall’incapacità empatica del dio della guerra, all’evoluzione del suo erede, chiamato ad una maturazione emotiva e mentale fuori da ogni concezione. È proprio in questo che God of War ci trascina, un rapporto sentito e bramato oltre tutte le difficoltà e i pericoli lungo il cammino. Siamo rimasti colpiti dalla traduzione continua della paternità e di come essa sia stata rappresentata nelle sue innumerevoli sfaccettature, con una profondità tale da superare, a nostro avviso, anche quella che arricchì The Last of Us anni fa. Atreus cresce, prende consapevolezza delle sue qualità, e riesce pure a inorgoglirsi al punto tale da disobbedire al padre. Kratos è diventato infatti più riflessivo, conscio degli errori che la furia cieca provoca, ed al figlio vuole trasmettere in primis i segreti della strategia e della disciplina. L’evoluzione del protagonista è così radicata da rendere lo spartano un personaggio tangibile, coerente e dannatamente profondo. Ci sarebbe tanto altro da dire, ma tutta la cura riposta in questo rapporto genitoriale è da godere pienamente e senza ulteriori anticipazioni, quindi concludiamo dicendo che ci ritroviamo davanti ad uno dei personaggi meglio riusciti dell’era PlayStation 4.

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I love Ragnarok

God of WarSiamo quindi di fronte ad una reale rottura col passato, simboleggiata da un accento sicuramente nuovo sull’emotività di Kratos. Ma questa nuova pagina distrugge i legami storici con la serie anche sotto altri aspetti. La nuova telecamera, preoccupazione dei fan sin dall’annuncio, è una ventata di aria fresca che ha giovato indubbiamente al brand. Il punto di vista adesso è posto alle spalle dello spartano, in un continuo “piano sequenza” che dona un gustoso effetto cinematografico all’esplorazione ed ai combattimenti. Su quest’ultimo aspetto l’ascia Leviatano rappresenta solo uno dei tasselli su cui basare le nostre strategie d’attacco: ad un primo approccio troviamo i classici colpi leggeri e pesanti da concatenare, la possibilità di lanciare la nostra arma e, come per il più celebre martello di Thor, poterla richiamare a noi da qualsiasi distanza. A tutto ciò dobbiamo aggiungere un campionario di mosse speciali rappresentate da rune, ed equipaggiabili in coppia sul manico del Leviatano.
In pratica siamo in grado di variare parte del nostro moveset in qualsiasi momento, puntando ad esempio su danni ad area piuttosto che concentrarci sul singolo nemico. A noi la scelta: Kratos rappresenta un oggetto da plasmare in base al nostro approccio, grazie anche ad un neo sistema di equipaggiamento ed abilità (senza dimenticare che anche Atreus ha le proprie caratteristiche da curare). Questo God of War risulta quindi un ibrido di lotta e meccaniche da RPG, con tutta una serie di statistiche a cui badare per riuscire a superare le sfide lungo il nostro cammino. Come se ciò non bastasse, i pattern di attacco cambiano se si predilige lo scontro a mani nude o utilizzando la furia: in pratica tre differenti stili d’approccio sin da subito al nostro servizio. Forse non siamo davanti al vasto armamentario dei precedenti capitoli, ma la nostra esperienza non è mai stata appesantita da questa apparente “povertà”, perché God of War non brilla soltanto grazie ai combattimenti.

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Il peso dato all’esplorazione è uno dei punti forti di questa avventura, arricchito da una mole di segreti talmente vasta da raddoppiare la longevità del gioco (in totale almeno cinquanta ore). Non parliamo di mere faccende che annacquano il divertimento, ma di compiti curati sotto il profilo narrativo, con un livello di sfida superiore a quello della campagna principale e con succulenti premi ad attendere i più scrupolosi nella ricerca. Trovare queste missioni richiede di abbandonare la “retta” via e perlustrare ogni anfratto delle intricate mappe create da Santa Monica, che ha intrecciato una struttura simile ad un souls like, con aree a “compartimenti stagni” unite da varie scorciatoie. I tempi dei lunghi corridoi senza bivi sono finiti. Ecco quindi che la telecamera gioca un ruolo fondamentale, perché restringe l’area visiva del giocatore distratto, richiedendo “movimenti extra” per scovare ogni scrigno segreto o bivio celato.
È una gioia perdersi tra le lande di Midgard, attraversando magari uno stretto cunicolo nascosto, per poi ritrovarsi di fronte ad un gigantesco castello abbandonato pieno di ricchezze e pericoli.
God of WarLe minacce presenti nel nuovo God of War meritano un approfondimento. Dopo la mattanza di dei della scorsa trilogia in tanti potrebbero aspettarsi una guerra aperta all’intera mitologia norrena, ma non è questo il caso. Il nostro eroe ne ha passate tante, sa bene che conseguenze ha l’uccisione di una divinità, ed è mosso unicamente dall’ultimo desiderio della compagna deceduta. Ci sono indubbiamente degli scontri speciali, ma sono dilazionati in modo equilibrato nell’economia della campagna. Non mancano vari mid-boss, e forse l’unica cosa veramente da rimproverare a questo titolo è il loro saltuario riciclo, che crea una certa ridondanza tra missioni principali e secondarie. Perdoniamo questa “mancanza” considerando unicamente questo God of War come l’inizio di un nuovo ciclo, consigliamo quindi ai fan più agguerriti di non fare un confronto col finale della scorsa trilogia, ma col gioco che ne diede inizio nel lontano 2005. Fortunatamente la nuova anima RPG del titolo di Santa Monica subentra anche in questo caso, catalogando tutti gli avversari comuni con un sistema di livelli: anche una creatura comune può tranquillamente farvi a brandelli nel caso in cui lo spartano risulti troppo debole (per fare un paragone, in maniera simile a The Witcher 3).
Abbiamo apprezzato questa catalogazione perché tiene sempre alto il tasso di sfida, ardua come da tradizione, seppure in forma diversa. Fortunatamente dalla nostra c’è sempre un fido aiutante: Atreus. Il ragazzo si rivela un compagno prezioso e guadagna di diritto il primato di miglior partner gestito dall’IA: il figlio del dio spartano all’inizio dell’avventura è lento a reagire, tanto da costringerci ad input continui su quando attaccare le creature nemiche. Ma più il nostro pargolo cresce, attraverso un suo personalissimo albero di abilità, più prende confidenza col campo di battaglia, diventando maggiormente autonomo e utile. Abbiamo adorato poi una chicca in particolare in cui Atreus, a seguito di una lite col padre, rifiutava di obbedire ai nostri comandi agendo secondo “la propria volontà”. Queste perle dimostrano l’inventiva di Santa Monica, che riesce con un solo, poderoso colpo a scrollarsi di dosso tutto il peso di un passato “scomodo”.

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What a Wonderful God

La rottura parte dalla stessa Midgard, che offre squarci di rara bellezza grazie anche ad un livello tecnico di pregevole fattura. La direzione artistica è incanalata dalla nuova telecamera, le intricate mappe catturano il nostro occhio, ed ogni dettaglio risplende di luce propria. Sotto il mero profilo tecnico God of War rappresenta senza ombra di dubbio il punto più alto raggiunto da un’esclusiva Sony, e minuscole sbavature di frame rate (due in quaranta ore di giocato) non riescono ad avvelenare lo splendido lavoro fatto. Come se non bastasse il comparto sonoro scandisce perfettamente ogni passaggio emotivo, con musiche che sembrano composte da antiche tribù norrene. Sul doppiaggio italiano apriamo invece una piccola parentesi: risulta di ottima qualità (soprattutto Kratos), ma per mero gusto fonetico abbiamo apprezzato maggiormente le voci originali, a nostro parere più coerenti nell’accostamento tra toni e personaggi.

God of War

PRO
La rottura col passato non poteva essere migliore
Il rapporto genitoriale è stato rappresentato in modo magistrale
Il nuovo sistema di combattimento riesce ad essere profondo nonostante la carenza di armi
La struttura delle mappe è la droga di ogni esploratore
CONTRO
Alcuni mid-boss vengono sfruttati un po’ troppo