Demoni furibondi escono dagli squarci e devastano il Ferelden e l’Orlais, c’è bisogno di eroi, c’è bisogno dell’Inquisizione!

Data di uscita 21 novembre 2014
Genere Action/RPG
Modalità di gioco Singleplayer, Multiplayer
Piattaforme PC, Xbox 360, PlayStation 3, Xbox One, PlayStation 4
Sviluppato da BioWare
Distribuito da Electronic Arts
Versione testata PC
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Fare la recensione di Dragon Age: Inquisition è stata un’impresa immane, il poco tempo a disposizione, le notti insonni e la abnorme quantità di cose da fare, goduria per i “normali” videogiocatori, spina nel fianco per i recensori, hanno trasmutato il lavoro dietro al testo che state leggendo nella tredicesima fatica di Ercole. Per ripagare me misero tapino, che ho versato lacrime e sangue per tutto il Thedas, siete obbligati a leggere tutto ciò che segue e capire perché l’RPG di BioWare può essere considerato uno dei migliori di questo 2014, e non solo.

Recensione Dragon Age Inquisition 1

Un mondo nel caos

L’incipit narrativo è situato dopo il termine delle vicende di Dragon Age II, Hawke e il Custode Grigio di Dragon Age: Origins sono scomparsi nel nulla e il mondo è immerso nel caos: enormi squarci dell’oblio si sono aperti in cielo mentre demoni furibondi devastano le terre dell’Orlais e del Ferelden. Puntuale come la morte arriva il nostro eroe (o eroina, a seconda del sesso scelto) a scombussolare la situazione, dopo aver scelto sesso e razza, umano, nano, elfo o qunari, e aver plasmato le fattezze del nostro personaggio tramite un editor profondo e ottimamente congegnato, saremo pronti a vestire i panni del “prescelto“, colui destinato a sconfiggere una volta per tutte il male.

Dragon Age Keep

Dragon Age KeepIn un gioco come Dragon Age: Inquisition dove quasi ogni singola decisione si ripercuote sul mondo di gioco è un problema non riuscire ad importare i salvataggi dai precedenti capitoli. Per fortuna un’applicazione chiamata Dragon Age Keep (https://dragonagekeep.com/it_IT/) permette di selezionare le scelte cruciali, a patto di ricordarcele, di Dragon Age: Origins e Dragon Age II organizzate in uno stile visivo molto particolare e riuscito. Al termine di tutto un video riassume tutte le nostre vicende. Per importare il mondo creato basterà collegarsi ai server di Dragon Age, non saranno quindi necessari altri account al di fuori di quello Origin.

A differenza dei primi due Dragon Age il prologo sarà uguale in qualsiasi caso e vedrà il nostro protagonista alla mercé di due vecchie conoscenze, Cassandra Pentaghast e Leliana, che con un interrogatorio cercano di fare chiarezza sulla morte della Divina Justinia spiegandoci che siamo usciti miracolosamente dall’oblio infusi di un potere arcano che chiamano il “marchio. Questo potere, che ci illumina la mano destra di verde, è la chiave per la risoluzione del problema degli squarci che coinvolge nemici antichi e molto pericolosi. Dopo aver citato così tanti nomi e aver fatto riferimento al passato della serie è normale che chi è completamente estraneo all’universo di Dragon Age si senta spaesato, a questi consiglio di recuperare i primi due titoli o al limite leggere il nostro speciale che riassume in pillole l’intero arco narrativo della saga fino ad Inquisition, altrimenti si rischierebbe di non apprezzare le tante citazioni e riferimenti agli eventi che furono, perdendo parte della magia di Dragon Age: Inquisition.

Recensione Dragon Age Inquisition 3

Parlo di magia non a sproposito, poiché si sa che BioWare è bravissima a rendere veramente interessanti storie che non brillano per originalità, piazzando a rinforzo di una storia principale non proprio stupefacente, una matassa di sottotrame legate ai nostri compagni e eventi coinvolgenti in cui saremo noi a decidere come andrà a finire. E così, immersi totalmente nell’infuriare di situazioni sempre più critiche, costretti a prendere ardue decisioni che tormenteranno il nostro sonno, vivremo l’ascesa al potere di un uomo che dal rabberciato villaggio di Haven, diventa un Inquisitore al comando di un esercito stanziato nella poderosa fortezza di Skyhold, fino a fronteggiare il male. Come sempre accade nei giochi BioWare è praticamente impossibile non lasciarsi coinvolgere nella spirale di dialoghi, vicende amorose e favori personali relativi ai compagni. I colloqui con i nostri colleghi di disavventure godono di uno studio profondo, i cambi di inquadratura cinematografici aumentano il coinvolgimento attirando il nostro interesse parola dopo parola. Ci è dispiaciuta la rimozione di scelte di dialogo che facessero leva su eloquenza o intimidazione, sostituite da altre “speciali” basate sulla presenza di determinati membri nel party o di abilità acquisite. Ritorna invece in grande spolvero il sistema di approvazione o disapprovazione dei compagni nei confronti delle nostre azioni: potremo renderli nostri fidati amici aiutandoli in determinate missioni oppure renderceli nemici ignorandoli o trattandoli male e persino influenzare la loro condotta morale. Se da quello che ho scritto non lo aveste capito, giocare a Dragon Age: Inquisition ignorando tutta la componente relativa a dialoghi e missioni dedicate al party è come guardare la Primavera di Botticelli soffermandosi ad osservare la cornice, che può essere senza dubbio bella, ma nulla in confronto della gioia di colori del dipinto.

Recensione Dragon Age Inquisition 4

I quattro moschettieri

Se c’è una cosa che ai fan di Dragon Age proprio non è andata giù, è stata la deriva eccessivamente sbilanciata sull’action che il gameplay di Dragon Age II aveva preso. Chiaramente, visto come si è evoluta la situazione con Mass Effect, avere dei dubbi sul combat system non solo era lecito, ma doveroso. Per fortuna gli sviluppatori hanno capito che la strada dell’eccessiva esemplificazione era il male e in Dragon Age: Inquisition hanno creato un ibrido tra il gameplay dei primi due capitoli, andando a rattoppare alcuni aspetti critici di Dragon Age II. Lo so che la parola “rattoppare” potrebbe far pensare a qualcosa di raffazzonato, penso tuttavia che la scelta semantica sia giusta, sembra infatti che BioWare abbia reintrodotto alcune meccaniche solo per fare contenti alcuni nostalgici riservandogli poco spazio e incisività.

Le classi sono sempre tre, ladro, guerriero e mago, ognuno destinato a seguire una diversa via, i più abili con i grimaldelli, oltre ad essere essenziali per aprire porte chiuse a chiave, combatteranno con pugnali ed archi, infliggendo un’innumerevole quantità di danni, subendone altrettanti; i guerrieri invece saranno coloro che dovranno attirare su di sé le attenzioni nemiche, grazie ad abilità di provocazione e ad altre che aumentano la resistenza ai danni; i maghi, per ultimi, saranno fondamentali per fornire supporto magico e per revitalizzare i compagni caduti, tuttavia è stata eliminata tutta quella branca della magia relativa ai poteri curativi. È importante in Dragon Age: Inquisition affrontare le missioni con un gruppo che abbracci tutte le classi disponibili, pena l’impossibilità di visitare alcune zone chiuse per le quali servono alcuni poteri specifici di ogni classe e, ai livelli più alti di difficoltà, uno sbilanciamento eccessivo del team, destinato a perire ignobilmente.

Recensione Dragon Age Inquisition 5

Da una parte il combat system ricorda più Dragon Age II che Origins, a causa di ritmi molto più sostenuti e un livello di sfida tendente verso il basso,BioWare ha quindi pensato di reintrodurre la visuale tattica per spingere ad un gameplay più ponderato e tattico. Siamo tutti felici di questo “ritorno alle Origins” (permettetemi l’orrendo gioco di parole), ma la visuale e la pausa tattica saranno completamente accessorie nei primi livelli di difficoltà, mentre troveranno una loro utilità in quelli più punitivi. In alcuni scontri passare alla visuale tattica isometrica faciliterà di molto le cose, peccato per il range limitato in cui poter gestire il party: a volte, ad esempio, sarà difficile attaccare un bersaglio lontano con un’arma a distanza, proprio perchè questo non verrà compreso nell’area di azione, imponendoci di passare alla visuale in terza persona. Se si decide di snobbare completamente la gestione manuale del team, si dovrà per forza spulciare la scheda delle tattiche e dell’impostazione dell’IA alleata, stabilendo quali abilità usare, quante pozioni, quale nemico attaccare e così via, scordatevi la sontuosa varietà di opzioni di Dragon Age: Origins, qui la semplificazione è stata brutale e un po’ ci dispiace.

Qualche taglio è stato fatto anche nello sviluppo del personaggio, rendendo automatica la distribuzione dei punti al salire di livello; per ciò che concerne le abilità passive ed attive il grado di personalizzazione è buono: al salire di ogni livello ci verrà affidato un punto da spendere in uno dei tanti rami di abilità relativi alla nostra classe e, più avanti nel gioco, si potrà anche scegliere una specializzazione e una potente abilità attiva da utilizzare tramite dei punti concentrazione accumulabili mediante la sconfitta di nemici. Ci ha fatto storcere il naso il numero ridotto di abilità attive che è possibile posizionare nella barra, solo otto, poche contando che, accumulando punti esperienza, si può arrivare a sbloccarne persino il doppio. A fianco dello spazio relativo alle abilità troviamo quello dedicato ai consumabili, che possono essere pozioni curative, tonici o bombe, questi potranno essere potenziati al nostro campo base e verranno ricaricati ogni volta che visiteremo un accampamento o che troveremo una cassa appositamente ideata.

Recensione Dragon Age Inquisition 6

Chi fa da se fa per tre

Un gioco di ruolo con la g maiuscola non può prescindere da meccaniche di crafting e, per fregiarsi della maiuscola, Dragon Age: Inquisition propone un profondo sistema di creazione basato sul reperimento di diversi materiali più o meno rari. Essi potranno essere recuperati da carcasse di nemici morti oppure ricercati nelle insidiose terre di Ferelden ed Orlais battendo in lungo e in largo miniere ricche di pietre preziose o foreste dove crescono piante rare. Da alcuni punti di vista questa ricerca di materiali riservati al crafting ci ricorda molto da vicino un gioco di ruolo online, così come la creazione stessa decisamente complessa e con molte variabili. Nella produzione di armi ed armature dovremo infatti tenere conto dei benefici che diversi materiali apportano, prediligendo l’uno o l’altro in base alla nostra classe e stile di gioco; dovremo anche valutare quali potenziamenti o rune applicare negli slot predisposti di armature ed armi, “pompando” alcune caratteristiche piuttosto che altre e influenzando anche l’aspetto esteriore dell’oggetto.

Recensione Dragon Age Inquisition 7

La varietà è veramente tantissima e i più appassionati di bricolage potranno stare nella fucina per ore tentando di creare l’arma o armatura perfetta, da questo punto di vista Dragon Age: Inquisition è veramente profondo e ci dona una grande libertà per sbizzarrire la nostra creatività, la libertà concessaci in fase di creazione, però, è un po’ limitata se consideriamo la possibilità o no di equipaggiare determinati oggetti. Scordatevi di creare guerrieri con un’armatura leggera e due spade nelle mani, ogni classe è praticamente obbligata ad usufruire di un definito tipo di armamenti: così come armi a due mani e spada e scudo saranno esclusivamente appannaggio dei guerrieri, le armature medie potranno essere indossate solo dai ladri e via di questo passo. I bonus o i malus di alcune tipologie di armature sono stati completamente rimossi, così BioWare è stata costretta a limitare l’uso degli oggetti a specifiche tipologie di combattenti, giusto per non trovarsi un mago supercorazzato che spara palle di fuoco contro legioni di nemici senza mai morire.

Recensione Dragon Age Inquisition 8

Un mondo enorme…

Sapete qual è l’aggettivo che più calza a pennello ad un gioco come Dragon Age: Inquisition?Immenso. Sì perché la quantità di zone esplorabili e di missioni da poter affrontare è così spropositatamente grande che qualcuno potrebbe perdere la via della sanità mentale nel pensare a come fare per completare tutte le sfumature del titolo. Per mia fortuna la sanità mentale l’avevo già persa da tempo e le circa 80 ore per portare a termine la storyline e una buona fetta di missioni secondarie non hanno influito più di tanto sulla mia psiche, facendomi invece divertire durante le peregrinazioni tra una zona e l’altra del Thedas.

Dragon Age: Inquisition è diviso in macro aree sparse per le lande dell’Orlais e del Ferelden che ospitano missioni secondarie a gogò, attività ripetibili e piccoli centri abitati dove poter dialogare e commerciare. Fortunatamente grazie all’allestimento di piccoli campi base dell’inquisizione potremo spostarci velocemente in diversi punti della mappa, qui potremo anche riorganizzare il gruppo, rifornirci e craftare materiali necessari per il completamento di missioni ripetibili basate sulla ricerca di materiali specifici. Per gli spostamenti a medio e corto raggio intervengono invece le cavalcature che vanno da semplici cavalli fino a feroci dracolischi, le mount non differiscono solamente per aspetto, ma anche per una maggiore o minore quantità di danni che possono subire prima di disarcionarvi. Così come cavalli e affini sono stati introdotti per far fronte ad un ingrandimento esponenziale delle mappe, il nostro eroe ha subito un plus all’agilità con l’abilità di saltare, utile per superare ostacoli o raggiungere punti molto in alto. Il vero problema è che ci capiterà più volte di rimanere incastrati o essere impossibilitati a salire in un punto a causa di limiti imposti dagli sviluppatori, saremo tanto tediati da invocare a gran voce persino i cavalli di Skyrim.

Il comparto online

Il comparto onlineLo so che le più di 100 ore da spendere nel comparto singleplayer di Dragon Age: Inquisition non vi bastano, ecco a voi che entra in campo il comparto multiplayer del gioco: trattasi semplicemente di diversi dungeon generati randomicamente a partire da tre diverse matrici, da affrontare insieme ad altri tre compagni. Potrete scegliere tra diversi personaggi che utilizzano armi da mischia, a distanza oppure la magia e potenziarli spendendo punti su diversi rami d’abilità e trovando equipaggiamento nelle aree di gioco o acquistando forzieri con i soldi guadagnati. Giocare al comparto online non si ripercuote sul singleplayer come era avvenuto con Mass Effect 3, funge solo da divertissment che stanca presto e diverte con moderazione.

Ci sono una caterva di missioni ed aree belle grandi: e se io volessi snobbare tutto e buttarmi a capofitto vivendo solo le vicende relative alla storia? A parte la metafora del quadro che vi ho scritto prima, vi farà cambiare idea la furbizia degli sviluppatori. BioWare ha evidentemente pensato all’eventualità che qualcuno potesse saltare a piè pari aree o missioni e così ha stabilito dei requisiti prima di affrontare determinate quest principali: a parte il range di livello minimo consigliato, che si può tradurre in obbligatorio a meno che non siate amanti del sadomaso, sbloccare alcune aree richiede punti potere, ottenibili completando attività secondarie. Un’idea ingegnosa che potrebbe essere traslata nel mondo delle recensioni, dato che quelli che leggeranno questo pezzo saranno meno dei venticinque lettori di Manzoni, dovrei industriarmi per far sì che molti di più lo leggano per intero. Ad esempio inserendo nel testo codici per riscattare giochi su Steam (A67YU-KJ09I-G54GY).

Recensione Dragon Age Inquisition 10

La mappa del Ferelden e dell’Orlais che avremo stesa sul nostro tavolo di guerra ci permetterà di spostarci nelle macro aree di gioco e di coordinareuna serie di operazioni che svolgeranno i nostri collaboratori e che richiederanno un certo lasso di tempo per essere portate a termine, l’operazione può essere affidata ai diplomatici, alle spie o all’esercito e ognuno la gestirà in modo differente. Quello che faremo o non faremo influenzerà il corso degli eventi, mentre il completamento di determinate operazioni aumenterà il livello di influenza della nostra inquisizione, facendola diventare sempre più temibile e aprendo la strada allo sblocco di nuove interessanti abilità.

Recensione Dragon Age Inquisition 11

…con grandi problemi

Non voglio scoraggiare i lettori, i problemi a cui mi riferisco sono del tutto legati al comparto tecnico e visto che le vostre facce si sono incupite partiamo dalle buone notizie. Dragon Age: Inquisition è mosso dal Frostbite 3 e BioWare ha dovuto sforzarsi per plasmarlo secondo le sue esigenze e renderlo adatto a rappresentare un mondo fantasy. Anche se l’impatto non ha del sorprendente e le animazioni, soprattutto quelle della corsa e del salto, fanno venire un po’ i brividi, gli scenari sono mozzafiato e vari. Le scogliere vulcaniche molto simili alle Giant’s Causeway in Irlanda del nord, le rovine piene di segreti nei deserti, fino al lusso barocco dei castelli dell’Orlais sono solo alcuni dei luoghi in cui vi imbatterete, e vi assicuro che la monotonia non farà quasi mai capolino.

Recensione Dragon Age Inquisition 12

Come già preannunciato il gioco è però intriso di problemi tecnici, tra bug a bizzeffe, a volte gravi a volte meno, e il framerate che balla il tip tap in molte occasioni non si può stare sereni. Probabilmente il titolo avrebbe necessitato di altro tempo per essere rifinito tecnicamente, lo si evince anche dalle scarse prestazioni che si hanno su una macchina di livello medio-alto, sulla quale abbiamo dovuto sacrificare dei dettagli per giocare con dignità. Davvero un peccato che un titolo come Dragon Age: Inquisition abbia come difetto più grande un comparto tecnico instabile e pervaso da tantissimi glitch e bug.
Eccezionale il comparto sonoro, il doppiaggio in lingua anglofona è sempre adatto ad ogni situazione ed è caratterizzato da differenti pronunce in base all’area geografica virtuale nella quale ci troviamo. Epico anche il comparto musiche, con tracce ora incalzanti, ora più sentimentali e drammatiche.

Recensione Dragon Age Inquisition 13

Configurazione di prova

Processore Intel Core i5-2500k 3,30Ghz
Scheda Video nVidia GTX 670
Memoria 8 GB
OS Windows 7 64bit

Requisiti Minimi

Processore AMD quad core a @ 2,5 GHz o Intel quad core a @ 2,0 GHz
Scheda Video AMD Radeon HD 4870 o NVIDIA GeForce 8800 GT (512 MB)
Memoria 4 GB
OS Windows 7 o 8.1 64 bit

PRO
Quantità folle di cose da fare
Regia e dialoghi ottimi
Direzione artistica particolarmente ispirata
Musiche e doppiaggio eccezionali

CONTRO
Combat system che non convince appieno
Bug e problemi tecnici a volontà

Commento

Immenso, maestoso, appassionante, sono solo alcuni degli aggettivi che possiamo attribuire a Dragon Age: Inquisition, sicuramente uno dei giochi di ruolo più belli di questi ultimi anni. La maestria che BioWare ha dimostrato di avere nel creare i suoi giochi infonde ogni singolo elemento del titolo, ad eccezione del non troppo convincente combat system e dell’apparato tecnico problematico. Dei difetti che strappano dal capo del pupillo della software house canadese la corona d’alloro dedicata ai capolavori, suonando come note stonate in un’epica sinfonia.
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