Data di uscita 15 Settembre 2017
Genere Stealth
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PlayStation 4, Xbox One, PC
Sviluppato da Arkane Studios
Distribuito da Bethesda
Versione testata Xbox One
Cover

Al giorno d’oggi l’industria videoludica spesso ama andare sul sicuro, fiondandosi su seguiti di titoli ben radicati sul mercato o addirittura su remastered degli stessi. Nel caso di nuove proprietà intellettuali esse si vanno ad ammassare su quei pochi generi, considerati popolari, che garantiscono ritorni sicuri. Fortunatamente non è sempre cosi e talvolta nascono nuovi titoli con una propria anima. Tra questi non possiamo non annoverare la saga di Dishonored che, nonostante abbia fatto capolino solo recentemente nel panorama videoludico, è riuscita a fare breccia nel cuore dei videogiocatori. Il suo primo episodio risale infatti solamente al novembre del 2012 ma in questo lustro è già riuscita a lasciare un profondo segno sulla scena.

In particolare lo scorso anno Dishonored 2 ha fatto lasciato il segno con un gameplay da urlo e una cura dei dettagli che dire maniacale sarebbe riduttivo. Tanta carne al fuoco non ha assolutamente lasciato critici e videogiocatori indifferenti e ha portato valanghe di premi sulle scrivanie di Bethesda.

Incassati complimenti e feedback, e dopo una più che proficua esperienza su un altro titolone quale Prey, i ragazzi di Arkane Studios tentano il colpaccio con questa nuova espansione stand-alone che va a approfondire la figura del’Esterno, vero e proprio deus ex machina della serie.

Dishonored: La Morte dell'Esterno

Di ritorno a Karnaca

Sin dal primo istante Dishonored: La Morte dell’Esterno è un continuo tuffo al cuore, con personaggi e ambientazioni presi di peso dai precedenti capitoli. Rivedere la Dreadful Whale, riutilizzata anche in questo caso come hub centrale, è sempre un piacere, ma è soprattutto Karnaca a regalarci le emozioni maggiori. Dopo averla lasciata in preda alla piaga delle mosche del sangue e alle scorribande di Corvo, è fantastico ritrovarla ora in una situazione in divenire. Nascondersi fra gli alti tetti e svanire nei suoi oscuri vicoli è sempre più appagante, ed è bellissimo vedere quanti passaggi segreti e citazioni hanno lasciato per noi gli sviluppatori.

Anche la protagonista è una vecchia conoscenza: in questo capitolo impersoneremo infatti Billie Lurk, la mite barcaiola del secondo capitolo che forse tanto mite non è. Dopo averla aiutata a liberare il suo vecchio mentore ci imbarcheremo con lei in un impresa ricolma di hybris, lanciando il guanto di sfida ad un Dio: l’Esterno.

La donna che sussurrava ai ratti

Il gameplay è sempre stato il punto forte delle produzioni di Arkane Studios, ed anche questa nuova espansione non sfigura in merito. Dishonored: La Morte dell’Esterno attinge infatti a piene mani dal secondo capitolo della saga, salvo poi andarne a rifinire e smussare i difetti. Vengono infatti ridotti a tre i poteri donatici dall’oblio, ma ciò non deve assolutamente far pensare a una semplificazione del sistema di gioco, che anzi ne giova e rende indispensabile l’utilizzo di essi, a differenza dei capitoli principali dove alcune abilità venivano usate con il contagocce se non addirittura ignorate.

A nostra disposizione avremo Dislocazione, che altro non è che una forma potenziata della classica Traslazione, dandoci la capacità di spostarci celermente e silenziosamente per Karnaca, mentre Somiglianza ci farà prendere le sembianze di qualche povero malcapitato. Con Preveggenza infine potremo spostarci in forma eterea in un luogo per trovare velocemente risorse e punti di interesse. Con un tale arsenale di abilità è chiaro come mettersi nei panni di Billie sia un’esperienza veramente gratificante e piena di possibilità.

dishonored morte dell esterno recensione DLC

Sarà inoltre possibile dialogare con i ratti che ci riferiranno informazioni e notizie cruciali. Tale novità, per quanto interessante, non è però stata implementata perfettamente e scorderemo presto di averla. Scordatevi inoltre il sistema delle rune per il potenziamento delle abilità; esse sono tutti disponibili da subito e il lato ruolistico del titolo si è tutto spostato sulla gestione degli amuleti d’ossa e dell’equipaggiamento. Per quanto possa sembrare azzardata non è stata una scelta infelice visto che porta il giocatore a focalizzarsi maggiormente sul titolo e sul suo gameplay, riducendo i tempi morti nel menu di gioco.

Pregevole inoltre il sistema dei contratti che ci porta ad esplorare in lungo e in largo la mappa di gioco e ad approfondire diversi aspetti della mitologia del titolo. Non è però tutto oro quel che luccica, si poteva e doveva infatti fare qualcosa di più, dato che alcuni contratti obbligano il giocatore a seguire una strada prefissata, andando a tradire l’ideale massimo della saga ossia la libertà assoluta.

Graficamente Dishonored: La Morte dell’Esterno resta sui buoni livelli del capitolo principale, non esaltando particolarmente l’occhio del videogiocatore ma offrendo comunque un’esperienza solida e coadiuvata da un’ottima fisica. Talvolta in certi frangenti c’è qualche sbavatura ma nulla di trascendentale o che comunque non si possa risolvere con qualche leggero aggiornamento.

PRO
Grande libertà di azione
Cura maniacale dei dettagli
L’Esterno
Gameplay all’ennesima potenza
CONTRO
Missioni secondarie sottotono
Longevità un po’ scarsa

Commento

Dishonored: La Morte dell’Esterno riesce a mantenere lo spirito della serie e al contempo rinnovarne l’essenza evitando di snaturarla. Forse qualche riferimento a Corvo e Emily non avrebbe guastato, ma l’Esterno e la sua figura sono comunque riusciti a rubare la scena e a intrigare il giocatore. La longevità non è delle migliori, cinque ore andando con calma, ma non è tanto questo a non esserci piaciuto, in fondo si parla di un espansione a prezzo budget. Ad averci lasciato un minimo con l’amaro in bocca è stata infatti quella sensazione di volere chiudere in fretta: un vero peccato perché la trama appassiona e meritava maggior approfondimento, soprattutto nella parte centrale. Non vogliamo però assolutamente bastonare troppo il titolo, le ore che offre sono di altissima qualità e il nostro è forse solo un volerne di più, come un bambino che non riesce a staccarsi da uno dei suoi giocattoli preferiti.

Con un magnifico canto del cigno Arkane Studios è quindi riuscita a concludere la sua trilogia che resterà impressa nell’immaginario comune, come manifesto della rinascita del genere stealth sotto nuove vesti.

8.5