Il rapporto tra uomo e macchina è uno dei (se non il) temi di fantascienza più famosi e sfruttati al mondo. Basti pensare al Ciclo dei Robot di Asimov o a Il Cacciatore di Androidi di Philip K. Dick (che molti conoscono come Blade Runner), per rendersi conto di quanto il tema del confronto tra gli umani e una specie artificiale da loro creata possa esserci più vicino di quanto immaginiamo. E con l’attuale ritmo dell’avanzamento tecnologico, non è un azzardo pensare che da qui ad una ventina d’anni potremo trovarci a convivere con androidi del tutto simili a noi. Quantic Dream, la Software House dietro Heavy Rain e Beyond: Two Souls, ha provato ad immaginare le conseguenze di un convivenza del genere sulla nostra società, e le sue implicazioni morali ed etiche, con Detroit: Become Human. Dopo averci promesso un gioco dove le nostre decisioni avrebbero stravolto il corso degli eventi ad un livello mai visto prima, i ragazzi di Quantic Dream saranno riusciti a mantenere la parola data, riuscendo nel contempo a confezionare una storia che risulti originale nonostante tratti di un tema così abusato della narrativa di fantascienza? Scopritelo con noi nella nostra recensione.

Detroit, un abisso d’acciaio

Corre l’anno 2038, e l’America è cambiata. In ogni città sono presenti centinaia, se non migliaia di Androidi, repliche perfette di esseri umani. La loro natura artificiale gli permette di svolgere lavori più in fretta e meglio di qualsiasi persona vera. Come è ovvio che sia, una rivoluzione del genere non poteva che alterare drasticamente le fondamenta stesse della società americana, che si ritrova di punto in bianco con un tasso di disoccupazione elevatissimo. Perché assumere un lavoratore umano, che ha bisogno di pause e di uno stipendio, quando puoi relegare il lavoro ad un Androide, instancabile e senza pretese?

Detroit Become Human

La città simbolo di questa nuova società americana è Detroit, sede della Cyberlife, l’azienda che produce gli Androidi. Androidi che vengono trattati nel migliore dei casi come servitori, nel peggiore come schiavi. Dei servi che non possono ribellarsi… finché qualcosa non cambia. Sempre più frequentemente cominciano infatti a verificarsi casi nei quali un Androide comincia a dare segni di coscienza, ribellandosi al controllo dei suoi creatori. Questi Androidi vengono chiamati Devianti, e il compito di indagare su di loro, e sul motivo della loro comparsa, viene affidato a Connor, un nuovo modello di Androide detective sperimentale, assegnato alla polizia di Detroit appositamente per questo incarico. Connor è solo il primo dei tre personaggi di cui vestiamo i panni: ci ritroveremo infatti a cambiare punto di vista ad ogni missione, alternando le fasi con Connor a quelle con Kara e Markus. Kara è una Ginoide modello “domestica” che, dopo essere stata riparata a seguito di un incidente non specificato, viene riconsegnata al suo proprietario, Todd. Markus, invece, è un modello unico nel suo genere, donato dall’ex-Presidente della Cyberlife a Carl Manfred, famoso pittore ormai molto avanti con l’età e dalla salute cagionevole. Parlarvi ancora delle storie dei tre protagonisti significherebbe svelarvi parti della trama che sarebbe meglio scopriste da soli, per cui ci limiteremo a dirvi che ognuno di loro dovrà fare i conti con una società che opprime e odia gli Androidi, e che le scelte derivanti da questo confronto daranno il via ad una spirale di eventi che andrà a modificare in maniera irreversibile il destino delle due razze.

Il peso delle proprie scelte

Sul fronte del gameplay vero e proprio ci troviamo di fronte al classico titolo Quantic Dream. Nelle fasi esplorative e rilassate si può interagire con l’ambiente attraverso l’uso dell’analogico destro, che sia per aprire una porta, raccogliere un oggetto, o dialogare con un personaggio. Dato che allo stesso tasto sono affidati anche i movimenti della telecamera, a volte ci sono casi dove il movimento non viene registrato correttamente, ma sono episodi sporadici che non inficiano minimamente la qualità delle sessioni di gioco. Detroit Become HumanOvviamente ci sono delle situazioni più movimentate, che richiedono attenzione e riflessi nell’eseguire dei Quick Time Event. La difficoltà non è troppo elevata, e nel caso si volesse godere a pieno della storia senza preoccuparsi delle conseguenze di un eventuale sbaglio, è possibile selezionare il livello di difficoltà più basso di quello di default, che rende i QTE molto facili e quasi impossibili da sbagliare. Va notato tuttavia che in alcuni casi queste situazioni richiedono di sfruttare il giroscopio del controller, che abbiamo notato a volte rispondere agli input in ritardo o non correttamente. Sono anche qui casi rari e non gravi, ma potrebbero comunque dare fastidio.

Detroit Become Human

Le scelte sono il fulcro fondamentale di Detroit, e questa volta si può affermare senza ombra di dubbio che Quantic Dream abbia fatto centro. Detroit svolge un lavoro magistrale nel farci sentire la magnitudo delle nostre azioni, che avranno un impatto fondamentale nel plasmare la storia. Scordatevi tutti quei titoli dove una decisione può cambiare al massimo un dialogo, o nei casi più estremi la sopravvivenza di alcuni personaggi: qui ogni azione avrà conseguenze più o meno gravi, anche molto più avanti nel tempo e in circostanze inaspettate, andando a modificare sostanzialmente il resto del gioco. A seconda delle vostre scelte potreste trovarvi a giocare un livello al posto di un altro, non giocarlo affatto, o sopravvivere ad eventi che si sarebbero rivelati altrimenti fatali. La quantità di percorsi che è possibile intraprendere è semplicemente sbalorditiva, e permette a Detroit di godere di una rigiocabilità elevatissima per un titolo di questo genere. Detroit Become HumanLa prima partita è durata circa 10 ore, ma se vorrete sbloccare tutti i finali e vedere tutte le possibili variazioni il gioco vi terrà impegnati per almeno il doppio del tempo. Ad aiutare nel compito di tenere conto di tutte le possibili varianti vi è il Diagramma, uno schema che apparirà alla fine di ogni livello da cui potrete osservare le scelte che avete compiuto e, ovviamente oscurate per evitare spoiler, quelle che non avete preso in considerazione. Sono rimasto più volte sorpreso nel vedere che per certe situazioni erano disponibili più scelte di quante ne avessi effettivamente notate, segno che in alcuni momenti pensare fuori dagli schemi potrebbe essere la soluzione ideale. Da segnalare anche la presenza di collezionabili sparsi per i vari livelli sotto forma di riviste che vanno ad approfondire alcuni aspetti del mondo di gioco. Una scelta semplice, ma che aiuta ad aumentare la longevità del titolo senza far ricorso ad un espediente fine a se stesso.

Purtroppo, tutta questa varietà situazionale non riesce a fare fronte al più grande difetto di Detroit: una trama che, per quanto affascinante sia il tema che cerca di affrontare, non riesce ad allontanarsi dai cliché tipici del genere. La storia risulta estremamente prevedibile, e per quanto a volte siano presenti momenti effettivamente interessanti o emozionanti, il gioco presenta continuamente un retrogusto di già visto. Il titolo vuole essere chiaramente una critica ad alcuni comportamenti della nostra società attuale, ma ad eccezione di alcuni paragoni (per fare un esempio: gli Androidi sono obbligati ad utilizzare sezioni separate dei mezzi pubblici, riferimento nemmeno troppo velato all’Apartheid), Detroit osa troppo poco, per quanto non manchino scene violente e di un certo impatto.Detroit Become Human Tuttavia, va apprezzato il fatto che un titolo AAA abbia il coraggio di esporsi riguardo una questione così delicata e attuale come quella dell’odio razziale, segno di quanto il medium videoludico, al contrario di quanto dicano i suoi detrattori, possa essere abbastanza maturo per affrontare temi così importanti.

Pelle artificiale

Tecnicamente parlando, Detroit è un vero gioiello. Durante la nostra prova, eseguita su una PS4 Standard, il frame rate era quasi sempre fisso a 30 FPS, con sporadici cali di pochi secondi solo negli ambienti più dettagliati. Detroit è bellissima da vedere, complice non solo un’attenzione al dettaglio tra le migliori di questa generazione, ma anche una direzione artistica di tutto rispetto. Detroit Become HumanLa Detroit del futuro è sì avanzata, ma soprattutto credibile. Enormi edifici illuminati dal neon si stagliano verso il cielo, creando un magnifico contrasto con le aree periferiche della città, dove sono ancora presenti le case più vecchie, spoglie di qualsiasi cenno di tecnologia. Ad accompagnare tutto questo un’ottima colonna sonora composta da brani che si integrano perfettamente con ogni situazione del titolo, e che è possibile ascoltare separatamente nel menu degli extra.

PRO
Ogni scelta risulta davvero importante ai fini della trama
Tecnicamente ineccepibile
CONTRO
Storia poco originale
L’aspetto della critica sociale poteva essere esplorato meglio
Panoramica Recensione
Valutazione
8.0
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Davide Venditti
Classe ‘95, Davide ha iniziato il suo viaggio da videogiocatore quando all’età di 8 anni gli fu regalata la sua prima console, un Gameboy Advance SP. Da quel momento ha fatto del gaming una filosofia di vita, spaziando tra vari generi e console, senza disdegnare nulla (eccezion fatta per gli strategici, per quelli è negato!). Tra i suoi titoli e serie preferiti ci sono Metal Slug, Metal Gear Solid, Metroid, Armored Core, Undertale e NieR.