Data di uscita 29 settembre 2017
Genere Azione, Avventura, Indie
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme Microsoft Windows, Xbox One
Sviluppato da Studio MDHR
Distribuito da Studio MDHR
Versione testata PC
Cover

Tendiamo a dimenticare il nostro passato, a dare tutto per scontato: la realtà virtuale è ancora una tecnologia lacunosa ed in evoluzione, l’animazione 3D non ricrea alla perfezione il contatto fisico tra due personaggi ed a malapena ci avviciniamo al 4K. Eppure oggi siamo qui, a parlare di un cartone animato diventato videogioco, preso di peso dalla golden age degli anni ’30 e pronto a farvi sudare le proverbiali sette camicie. Signore e signori, ecco a voi Cuphead.
Fin dall’annuncio il gioco di Studio MDHR  ha colpito un po’ tutti grazie ad un’anima retro ricca di carisma, celebrativa nelle sue innumerevoli citazioni, densa di un’anima che in tanti hanno dimenticato ma che mai è scomparsa dalla storia dei media.

cuphead Anteprima

Don’t deal with The Devil

Persino la trama di Cuphead pare iniziare con un piglio fiabesco, sfogliando le pagine di un libro per bambini: Cuphead e suo fratello Mugman giocano d’azzardo al casinò, vincono e rivincono, fino a quando il Diavolo in persona non si palesa con il suo ghigno mellifluo, pronto ad orchestrare un altro malvagio piano. Sfidati a giocare la propria anima i due fratelli perdono, maledetti per l’eternità, confusi e impauriti invocano pietà, e quello che ottengono è un compito tremendamente arduo: recuperare le anime dei debitori del Demonio.

Da questo momento inizierà il viaggio delle due tazze lungo la Inkwell Isle, recuperando quello che il loro diabolico ricattatore rivendica come suo, scontro dopo scontro. Il compito non sarà semplice, e la lista dei debitori è particolarmente corposa, ma dopo ogni combattimento nei due fratelli una coscienza prende piede: anche il Diavolo può essere sconfitto.

Il canovaccio di Cuphead vuole essere semplice, dato il suo focus incentrato sugli scontri: quella che vivremo è una lotta continua, boss dopo boss, volta al recupero della libertà. Unica deviazione da questa struttura sono i livelli Run&Gun, in cui dovremo farci strada lungo un percorso ricco di ostacoli e nemici illimitati.

cuphead Anteprima

Don’t call it Dark Souls

boss di Cuphead AnteprimaCuphead insiste nella sua riproposizione retro anche nel sistema di difficoltà: pochi punti salute, boss fight a fasi mutevoli e splendide animazioni che citano i cartoni degli anni ’30 ed alcuni videogiochi del passato. I personaggi creati sono realizzati alla perfezione: ognuno, a suo modo, riconoscibile, con ispirazioni a Mega Man, Wonder Boy e altri titoli storici.

All’apice della ricercatezza stilistica piazziamo senza ombra di dubbio i boss, bestie brutali, votate all’offesa continua e senza il benché minimo briciolo di pietà, che durante i combattimenti assumeranno diverse forme. Questa metamorfosi non sarà solo una gioia per gli occhi, ma trasformerà l’intero palinsesto di attacchi in un mortifero set di colpi bassi ancor più letali. E noi, ovviamente, dovremo prendere in considerazione queste nuove variabili.

Cuphead è difficile miei cari, e la vostra concentrazione dovrà restare sempre ai massimi livelli, dato che la minima distrazione costerà cara, pagata con uno dei pochi punti vita a disposizione.

Ma questa difficoltà da cosa deriva? Tre punti vita di default, un bassissimo tempo di invulnerabilità dopo un danno subito e una quantità di elementi su schermo che, in alcuni scontri, avvicinano tremendamente Cuphead ad un bullet hell. Elementi che in rari casi non sono stati previsti nel migliore dei modi: alle volte parti dello scenario “sporcano” la visione del giocatore, condannato a perdere un prezioso punto vita per una colpa non sua, oppure dagli innumerevoli minion, rei di posizionarsi nelle poche zone franche dello stage durante i pattern di attacco dei boss. Qualcosa è scappato nella calibrata epopea cartoonesca inscenata dai fratelli Moldenhauer e dal loro studio, e la cosa si denota tremendamente nelle fasi finali, in cui è presente persino un dispettoso bug durante lo scontro con il boss di fine gioco.

Eppure Cuphead si muove dando vita ad una piacevole sequenza di scontri tosti e gagliardi, in cui il giocatore è chiamato a prestare la massima attenzione a tutti i pattern del nemico. Questo perché gli attacchi di un boss sono superiori al numero di fasi, e tra un tentativo e l’altro le carte in tavola sono spesso mischiate, in modo da generare stupore e non appiattire il gameplay: una scelta semplice come lo stile del gioco, eppure attraente e accattivante.

La casualità la fa da padrone nei sopracitati livelli Run&Gun, in cui il respawn continuo dei nemici costringe ad un perpetuo incedere senza pause: la scelta “scricchiola” nel momento in cui i sentieri da intraprendere si restringono, mettendo sull’unica via percorribile un confuso minion che ruberà per forza di cose la nostra energia vitale. Cuphead non è esente da difetti quindi, eppure in qualche modo è riuscito a non farli pesare sull’esperienza generale, che risulta quasi sempre densa della carica patemica che solo uno scontro all’ultima goccia d’inchiostro sa dare.

cuphead Anteprima

Penna e Calamaio

Cuphead è riuscito in un’impresa memorabile, rendere onore alla golden age dell’animazione americana degli anni ‘30, con le sue cospicue citazioni: da Walt Disney e Ub Iwerks ai Fleischer Studios, onorando personaggi come Topolino, Oswald, Braccio di Ferro, Betty Boop e tanti altri. Ogni comparsa è un tributo che miscela lo stile del periodo, il mercato videoludico storico e un’anima surreale e creepy. Il risultato è un tempio da esplorare e da cui lasciarsi catturare, rappresentato su schermo come una pellicola in celluloide: con segnali dell’usura del tempo e colori sgargianti, uniti nel riempire il mondo di gioco.

L’intero progetto è stato realizzato prima su carta, tramite disegni poi passati in digitale, e questa cura maniacale per i dettagli è realmente percepibile. Non mancano anche trovate geniali, che rendono onore ad un periodo storico ricco per l’animazione: in determinati livelli è possibile infatti vedere sfondi 3D realizzati con la tecnica del Rotoscopio, altra invenzione del periodo e usata in alcuni lungometraggi.

La ricetta viene poi completata da un comparto sonoro che rispetta i canoni stabiliti dal mondo costruito dai fratelli Moldenhauer, con splendide tracce originali che pescano a piene mani ora dal Jazz, ora dal Lindy Hop, ora dallo Swing, confezionando una ricetta unica carica di passione retro. Ultima chicca l’annunciatore all’inizio delle boss fight, con la voce di un commentatore di un incontro di boxe, pronto a segnare l’inizio del nuovo e devastante combattimento.

Configurazione di prova

Processore Intel Core i5-4440
Scheda Video AMD Radeon RX 480
Memoria 8 GB
OS Windows 10 64bit

Requisiti Minimi

Processore Intel Core2 Duo E8400 or AMD Athlon 64 X2 6000
Scheda Video Geforce 9600 GT or AMD HD 3870 512MB
Memoria 2 GB
OS Windows 7/8/8.1/10 x64
PRO
È il tributo giocabile di un’era
Alto livello di sfida
Unico e memorabile
CONTRO
Non tutti gli elementi sono gestiti al meglio
Piccole sbavature che hanno rischiato di renderlo frustante

Commento

Cuphead si erge dalla massa tributando una cultura sopita ma mai dimenticata, punendo qualsiasi errore ma regalando scorci visivi e sonori di bellezza rara. Una sfida per la mente, un onere per la concentrazione, una gioia per gli occhi, Cuphead è tutto questo e molto altro. Se amate le sfide questo è il gioco che fa per voi, se adorate l’animazione questo gioco fa per voi, e se avete il cuore nostalgico farà per voi più che mai.
8.5