Il re dei platform trial and error Crash Bandicoot approda in grande stile sulle console di ultima generazione e, finalmente, anche su PC, con una grafica rinnovata ma con il cuore intatto. I ragazzi di Vicarious Visions, team di sviluppo di Activision, sono riusciti a ricreare ogni singolo livello di tutti e tre gli episodi della serie ponendo una cura maniacale per i dettagli. Trattandosi per l’appunto di una remaster a tutti gli effetti, la struttura di base è la medesima degli originali, ciò che cambia è il comparto grafico e quello sonoro.
Ma che risultati raggiunge Crash Bandicoot N. Sane Trilogy ai giorni nostri?

Crash Bandicoot per i novizi

La narrazione non ha subito alcun rimaneggiamento in questa remaster, rimanendo sempre una storia banale atta a spingere il giocatore ad affrontare ognuno dei livelli che compongono i tre capitoli della serie. Ma d’altronde non è questo il fattore predominante di questo franchise, che non è niente più di un mero pretesto per passare da una piattaforma all’altra e accalappiare un po’ di nuova utenza.
Crash Bandicoot è un marsupiale che ha subito delle modifiche genetiche da parte di Cortex, il nostro antagonista, sfuggendo dal suo laboratorio in seguito al fallimento di un esperimento. Da quel momento Crash, sua sorella Coco e Aku Aku (l’anima di un uomo benevolo rincarnato in una maschera dotata di grandi poteri) iniziano ad opporsi a Dr. Neo Cortex e Uka Uka (fratello malvagio di Aku Aku), in principio per salvare l’amorevole fidanzata di Crash ed in seguito per sventare i loro malefici piani per la conquista del mondo. Tra una trottola e l’altra, vediamo di cosa è capace.

Il rispetto c’è e si sente

Vicarious Visions ha svolto un lavoro di tutto rispetto con Crash Bandicoot N. Sane Trilogy: la fedeltà dei livelli e del gameplay sono impressionanti. Non è stata modificata nessuna delle meccaniche di gioco che caratterizzavano il franchise già alla fine degli anni ’90. La morte è “definitiva”, con Uka Uka che compare ogni volta in cui perdiamo tutte le vite, scandendo con la sua voce gutturale ed un ghigno famelico il game over. I livelli famosi per la loro tediosità sono rimasti e sono ugualmente fastidiosi da superare, ma nulla che una “bella” e lunga serie di muori e riprova non possa superare.
Già, perché la remaster non è affatto più semplice, non adattandosi all’epoca moderna, in cui i giochi causano meno nervosismo e sono tendenzialmente più accessibili. Se nel 1996 avete affrontato i livelli del castello di Cortex, imprecando e scomodando ogni santo del calendario, state pronti a ripetere la medesima esperienza in N. Sane Trilogy.
Questi sono i pregi, ma anche i difetti, di Crash, volontariamente reiterati nella remaster. Questo perché si tratta di un gioco, specialmente il primo episodio, tutt’altro che semplice da giocare, basato completamente sul trial and error e l’abilità del giocatore nel ricordare ogni singola posizione delle casse e manovrare il pad per muoversi con precisione millimetrica. Pena la morte continua, fino a quando non si impara ad affrontarlo o si abbandona del tutto l’impresa.

Quanto è giocabile ai giorni nostri?

Permetto che giocai i capitoli originali della serie su PlayStation e, forse più per la sua natura trial and error, non me lo sono mai dimenticato. Per me giocarlo oggi su PC è stato davvero un fantastico ritorno al passato, ma mi sono altresì reso conto di quanto sia invecchiato.
Come già detto precedentemente, la struttura del gioco è rimasta invariata, mantenendo invariate sia la telecamera da incubo che l’errata rilevazione delle superfici durante i salti. La prima impedisce di percepire correttamente profondità e distanza degli elementi rispetto al personaggio. La seconda fa sì che il giocatore sia obbligato a calcolare ogni salto, per raggiungere una distanza maggiore rispetto a quella realmente necessaria, per salire su una piattaforma o superare un fosso. Insomma, per molti può essere discutibile la scelta di riproporre al giorno d’oggi delle meccaniche che già ai tempi facevano perdere le staffe, il risultato è un impatto a dir poco sgradevole.

L’occhio è soddisfatto

I ragazzi di Vicarious Visions sono riusciti a rinnovare, senza stravolgere, la componente grafica e il comparto sonoro della serie dedicata al marsupiale più famoso del mondo. La saga originale è stata trattata con grandissimo rispetto, riproducendo con fedeltà ogni singolo elemento del gioco, sia nello stile che nel posizionamento. Come avete visto, anche l’esperienza di gioco è rimasta invariata, imprecazioni incluse.
A coronare il tutto ci sono i 60 FPS e la personalizzazione del livello di dettaglio, anche se non senza qualche problema minore. Utilizzando il gioco a schermo intero, con in background aperto un programma di messaggistica (come Telegram), all’arrivo di una notifica il gioco inizia stranamente a perdere colpi e il frame rate diventa ballerino per diversi secondi. Inoltre il gioco non permette di utilizzare la risoluzione con un refresh rate più alto di 60, rendendo di fatto inutili i monitor da gaming a 144-200Hz e obbligando al continuo cambio di risoluzione quando si passa dal gioco al desktop e viceversa. Si tratta certamente di problematiche minori, che però lasciano pensare ad uno scarso interesse nell’ottimizzare la versione PC a tutto tondo, senza trascurare anche chi spende i propri soldi per un equipaggiamento al top o che desidera avere più dei soli 60 FPS da console.

Panoramica Recensione
Valutazione
8.5
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Alessandro Finizio
Nato nel '92 e cresciuto a forza di FPS e GDR, oggi è un PCista convinto esperto di Sparatutto, Platform, MMO e RPG. Appassionato tanto ai videogiochi quanto all'informatica, Kley gestisce ogni aspetto tecnico di Gamesquare.it e scrive articoli sull'universo videoludico. Il gioco che ha amato di più è Lineage 2, ma oggi sbava al solo vedere StarCraft 2 e Ori and the Blind Forest!