Data di uscita 4 ottobre 2016
Genere Stealth, Action
Modalità di gioco Singleplayer, Multiplayer (co-op)
Piattaforme PC, PlayStation 4
Sviluppato da Lince Works
Distribuito da Lince Works
Versione testata PC
Cover

Nella vendetta e nell’amore la donna è più barbarica dell’uomo” così sentenziò Nietzsche con grande saggezza. È arcinoto, infatti, che gli esponenti del gentil sesso diventano delle vere e proprie belve quando gli si fa un torto. Facciamo un esempio: avete intenzione di invadere un villaggio e uccidere i genitori di una bambina davanti ai suoi occhi? Preparatevi, poiché qualche anno più tardi si ripresenterà alle vostre porte in compagnia di uno spirito vendicativo, con la volontà di farvi pagare tutto con gli interessi. Ora date un nome alla bambina, che ne so, Yamiko sarebbe perfetto, identificate quello spirito oscuro come Aragami e avrete sotto mano l’incipit dell’omonimo gioco di Lince Works, Aragami appunto.
Nulla di originale nevvero? Proprio così, ma da uno starting point banale si sviluppa una storiella particolarmente avvincente e con qualche spunto interessante, soprattutto nel finale. Non aspettatevi una narrazione scevra da elementi tendenti al melodrammatico o esente da vacue esibizioni di eroismo, tuttavia, come già detto, le ultime battute (di sicuro le più interessanti ed avvincenti) ci regaleranno diversi spunti di riflessione, essi saranno sì confezionati con semplicità, ma efficaci ed apprezzabili per un prodotto che non fa della narrazione il suo punto di forza.

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Prendere di sorpresa i nemici è la scelta migliore se si vuole evitare che questi suonino l’allarme

Ma scaviamo più a fondo nel mondo variopinto di Aragami. Ci risveglieremo in un cimitero, al fianco di una ragazza dalla splendente bellezza. Ella ci rivelerà subito il suo nome e ci dirà di averci evocato per riparare un torto fatto ai danni della sua gente da un gruppo di briganti senza ritegno. Siamo uno spirito della vendetta, un Aragami, che vive solo per uccidere e che all’alba del giorno dopo sarebbe svanito per sempre. Una sola notte, una sola per dissetare la sete di sangue della nostra evocatrice, e per liberare l’Imperatrice tenuta prigioniera in una fortezza altamente sorvegliata. Un compito arduo per il quale ci vengono in aiuto una serie di vantaggi derivanti dalla nostra essenza d’essere oscuro.
Potremo muoverci attraverso le zone d’ombra grazie ad un sistema di teletrasporto similare a quello di Dishonored, ma alla luce saremo completamente vulnerabili ed esposti. Per sfruttare le nostre capacità magiche ci servirà del potere, che si ricaricherà all’ombra e si perderà in presenza di torce, fiaccole o lampade. Potremo sempre tenere d’occhio la nostra riserva di potere oscuro osservando il mantello del nostro personaggio, più sarà illuminato più avremo a disposizione “stack” per utilizzare le nostre abilità d’ombra. Abilità che non si limiteranno al solo teletrasporto o alla capacità (fornitaci inizialmente) di creare zone oscure in cui poterci spostare con tranquillità, ma anche a poteri più offensivi, come un kunai o un vortice letale, quanto a quelli difensivi, ad esempio l’invisibilità o la capacità di creare una nostra copia. Per acquisire questi talenti si dovranno reperire delle pergamene sparse per lo scenario, raccogliendole tutte è possibile sbloccare la totalità degli alberi di abilità, ma ciò non sarà necessario, anche perché, come vedremo, ci sono poteri più efficaci di altri. Qualora ci sentissimo particolarmente legati alle armi più convenzionali ci dovremo far bastare la nostra spada corta, l’unico arnese corpo a corpo da poter utilizzare contro i vili felloni che si troveranno sulla nostra strada, meno esotico ma molto più efficace e pratico.

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Sarà possibile utilizzare diversi approcci per eliminare le minacce, uno spettacolare assassinio dall’alto non va di certo escluso

Nonostante lo status di spirito della vendetta gli permetta di fregiarsi di capacità da sogno, il nostro Aragami è fragilino e totalmente incapace di sostenere tenzoni a viso aperto. Dopotutto i ragazzi di Lince Works si sono ispirati a celebri titoli come Tenchu, Metal Gear Solid e Mark of the Ninja, di conseguenza la vendetta potrà essere consumata solo sgusciando attraverso le ombre e mordendo come un serpente, non di certo a colpi di BFG e minigun. L’anima da stealth di Aragami è palese fin da subito, non solo per il nostro aspetto da ninja e il costante bisogno di celarsi alla luce, ma proprio per la devastante potenza dei nemici, in grado di falcidiarci con una singola sciabolata. Di questo dobbiamo dare grande merito agli sviluppatori, forse l’IA non è tra le più furbe con cui abbiamo mai avuto a che fare, ma di sicuro i nostri avversari sono letali quando c’è da gettarsi nella mischia e questo evita che il giocatore stravolga la struttura del gioco approcciandolo come un musou dell’ultima ora.
A dare propellente a tale dinamica ci si mette pure un level design davvero ben strutturato, in alcuni frangenti anche sorprendente per varietà di percorsi. Peccato che ad una struttura dei livelli buona non sia associato un sistema di mobilità degno di questo nome, i teletrasporti, infatti, non sono sempre precisi e specialmente quando si dovranno raggiungere strutture rialzate (ancora peggio se dovrete farlo in velocità) qualche divinità del pantheon giapponese potrà venirsene giù con estrema semplicità. Quando tutto funzionerà a dovere Aragami vi farà sentire davvero uno spirito della vendetta, dalle zone iniziali in cui basterà poco per cavarsela, fino a quelle avanzate, un vero inferno e che vi richiederanno di memorizzare i pattern delle pattuglie e di agire spesso rischiando il tutto e per tutto, sperando anche in un po’ di buona sorte. Il livello di sfida, generalmente piuttosto elevato, diventerà ancora più alto (fino a toccare vette di follia) se vi farete conquistare dallo spirito arcade con cui Lince Works ha voluto infondere l’intera avventura. Al culmine di ogni livello le nostre prestazioni verranno valutate e gli verrà assegnato un grado (basato anche sul punteggio accumulato durante la partita), in più ci saranno tre medaglie che si sbloccheranno solo seguendo uno specifico playstyle: una per non esser mai stati individuati, una se ucciderete ogni forma di vita senziente e un’altra per aver superato il livello senza vittime. Di sicuro la sfida più ardua sarà quella di uccidere tutti, il rischio di essere scoperti sarà infatti più alto, ma oltre a ciò saremo obbligati a visitare aree che magari avremmo potuto liquidare in pochi secondi, solo perché qualche baldanzoso brigantello se ne sta lì di pattuglia.
Di conseguenza la via del sangue e delle lame (quella da noi inizialmente intrapresa, poi abbandonata per motivi di tempo) deve essere supportata da abilità utili, come quella essenziale di nascondere i cadaveri facendoli sparire nell’ombra, oppure l’invisibilità e i kunai, ottimi per i nemici lontani e una mano santa quando ci sarà da salvarsi in corner. Come per l’energia oscura anche questi talenti di difesa e offesa non potranno essere utilizzati a piacimento, ma avranno due cariche segnalate sul mantello del nostro personaggio, ricaricabili attraverso altari monouso piazzati nelle mappe. La scelta stilistica di eliminare l’interfaccia e di rappresentare tutte le informazioni utili sulla cappa dell’Aragami (un Isaac Clarke giapponese per intenderci) ci è piaciuta, malgrado ciò a volte risulterà difficile carpire le informazioni, in quanto il mantello sventolerà e si stropiccerà mosso dal motore fisico. Più che un difetto la definiremmo una “complicazione”.

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Un avversario vi sta particolarmente antipatico? Bene, evocate contro di lui un famelico drago d’ombra e la situazione sarà risolta per il meglio

Insomma, qualsiasi strada sceglierete di percorrere, qualsiasi potere acquisirete o svilupperete, la cosa essenziale da tenere a mente sarà sempre quella di evitare che i nemici ci individuino o vedano i risultati del nostro lavoro da vendicatore. Forse non ve l’ho già detto, ma far sì che questo accada porterà quei guasconi dei nostri antagonisti a strombazzare con il loro corno, come neanche al festival della zampogna, attirando così le attenzioni di tutti quanti. C’è bisogno di aggiungere che ciò vuol dire più che probabilmente morte certa?
E se all’inizio per passare inosservati basterà sgattaiolare dietro ad un nemico per tagliargli la gola oppure sgusciare al crepuscolo, più avanti per evitare l’esibizione della filarmonica di Kyoto ci si dovrà sforzare un po’ di più. Dopo alcune sezioni tra noi e il nostro obiettivo finale si frapporranno arcieri dalla mira formidabile, pattuglie sempre più numerose e serrate e letali fuochi fatui sparsi qua e là. Il level design, inoltre, si complicherà e diverrà più stratificato: ci saranno piattaforme da scalare e sotterranei segreti, anch’essi popolati da individui aggressivi. Benché tutto ciò possa apparire gradevole oltre che una naturale evoluzione del gameplay, dopo circa dieci ore (che potranno diventare 15 se si deciderà di racimolare tutte le medaglie) abbiamo patito una ripetitività piuttosto accentuata che progressivamente ha smorzato gli entusiasmi iniziali. Due o tre livelli sono risultati differenti, poiché culminavano con delle boss fight, tra l’altro anche riuscite e impegnative, ma su un totale di tredici ci è risultato un po’ pochino, anche perché l’ambientazione non è così varia da giustificare alcuni obiettivi e dinamiche fotocopia.

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Quando si gioca con un amico quest’ultimo apparirà come un Aragami di colore blu

Aragami dispone anche di una modalità cooperativa fino a due giocatori, quest’ultima ha però evidenziato vari problemi, a partire da quello narrativo. La trama del gioco, infatti, parla solo di uno spirito evocato e tutte le cutscene si svolgeranno con un singolo spirito, anche se poi ce ne saranno due a collaborare. Non si tratta di un problema distruttivo, ma è sicuramente un deterrente per coloro che tengono alla coerenza e alla cura nei dettagli. In aggiunta a ciò il multigiocatore presenta dei bug assenti nella modalità singleplayer (che ne ha diversi), in determinati frangenti, ad esempio, il nostro partner non riusciva a vedere i nemici di un’area mentre noi sì, questo ha portato a diverse complicazioni piuttosto frustranti. Per ultimo la struttura dei salvataggi non funziona come dovrebbe, un livello iniziato in cooperativa va finito necessariamente prima di chiudere il gioco, altrimenti sarà necessario ricominciarlo da capo. Fortunatamente giocando da soli la partita riprenderà dall’ultimo checkpoint raggiunto, tuttavia considerando che alcuni livelli potranno portar via anche più di un’ora è limitante che la co-op non abbia un save system più intelligente. Potrebbe capitare addirittura che una disconnessione rovini il vostro operato in tandem, a quel punto non vi resterà che evocare un Aragami contro i gestori delle linee internet italiane.
Problemi a parte la modalità cooperativa non aggiunge molto all’esperienza in singolo, ci saranno delle meccaniche più complesse e alcune routine dei nemici varieranno per spingere alla collaborazione, ma oltre ad accontentare gli amanti del gioco di squadra non c’è un reale motivo per cui è preferibile giocare in questa modalità, anche a fronte dei problemi citati.

Dal punto di vista artistico e grafico Aragami è molto piacevole, la cromia accesa e i volti quasi da cartoon gli donano il carisma necessario, nonostante il motore (Unity) non mostri di certo i bicipiti. Buona anche la ricercatezza artistica, molto gradevole per gli appassionati del Sol Levante o delle ambientazioni orientali. Percorreremo cimiteri al crepuscolo, attraverseremo edifici di una cittadina giapponese e una fortezza, sotto questo punto di vista non ci si può di certo lamentare. Ci è dispiaciuto che un aspetto così grazioso sia stato inficiato da una serie di problemi prestazionali e da bug più o meno gravi, come glitch, compenetrazioni e animazioni che si interrompono, qualcosa su cui si dovrebbe lavorare nei futuri aggiornamenti.
Ottime anche le musiche (di cui si è occupato Two Feathers), sempre adatte al contesto e mai troppo intrusive. Il gioco non ha un doppiaggio, tutti i personaggi parlano una pseudolingua (come il Raymanian della serie Rayman) dal suono orientaleggiante, ma mai veramente comprensibile. Forse qualcuno non apprezzerà, ma secondo noi tale scelta ha donato un pizzico d’atmosfera in più al contesto globale.

Configurazione di prova

Processore Intel Core i5-2500k 3,30Ghz
Scheda Video nVidia GTX 670
Memoria 8 GB
OS Windows 10 64bit

Requisiti Minimi

Processore Intel Core i5
Scheda Video NVIDIA GeForce GTX 660, AMD Radeon HD7870 con 2 GB di RAM
Memoria 8 GB
OS Windows 7/8.1/10
PRO
Gameplay semplice ma più che buono
La trama svolge bene il suo lavoro
Stilisticamente gradevole
Una manna per gli amanti del puro stealth
CONTRO
Struttura ripetitiva
Diversi bug
La modalità cooperativa non funziona a dovere

Commento

Aragami è un ottimo esordio per Lince Works, uno stealth vecchia scuola che non si profonde in genuflessioni nei confronti di nessun tipo di intrusione o accessibilità di sorta. Il gameplay è semplice, ma piuttosto riuscito e brutale, e soprattutto è in grado di dare un grande senso di soddisfazione. Purtroppo la varietà di situazioni non è molta e alla lunga la similitudine di alcune meccaniche potrebbe stancare, tuttavia l’alto livello di sfida e la buona narrativa aiuteranno a mitigare tale problematica. Peccato inoltre per una cooperativa poco funzionale, che se implementata per bene sarebbe stata un valore aggiunto di rilievo per il titolo dei ragazzi spagnoli. Non preoccupatevi però, se non avete paura delle ombre abbracciare le sorti di un letale spirito della vendetta potrebbe essere qualcosa che vale davvero la pena sperimentare.
7.5