Negli ultimi anni abbiamo visto una crescita esponenziale del genere horror, affidato principalmente a produzioni indipendenti. Agony ne è solo l’ultimo esempio, iniziando il suo percorso su Kickstarter e, dopo una lunga campagna di successo, ottenendo i fondi per arrivare nelle nostre case.

Madmind Studios, tuttavia, ha dovuto affrontare notevoli problemi causati dalle violenze, torture e nudità inserite in fase di sviluppo, che hanno reso difficile l’ottenimento del rating desiderato. Considerati i ritardi e dopo aver temuto per la sua cancellazione, anche se con qualche elemento censurato ha fatto il suo esordio. Adesso è tempo di scendere all’inferno.

Recensione Agony

In Agony vestiamo i panni di un’anima dannata senza alcun ricordo del proprio passato, gettata nelle più profonde cavità degli inferi, dove il nostro unico obiettivo è la fuga. Il titolo, come da aspettative, ci impressiona sin dai primi filmati di apertura, mostrando cieli infuocati, alberi con rami da cui pendono organi e parti del corpo umano, il tutto mentre il nostro personaggio viene scagliato nel profondo abisso. Con una simile ambientazione, Agony si propone come un survival horror sui generis, anche se in più di un’occasione possiamo benissimo scambiarlo per un titolo esplorativo, in cui sgattaiolare silenziosamente attraverso un labirintico scenario demoniaco, sfuggendo alle creature di Satana. Ma queste creature hanno le sembianze femminili, almeno in termini di rilevanza narrativa.

Recensione AgonyLa Dea Rossa sembra avere la massima influenza in questa dimensione infernale, dominando incontrastata sulle altre creature. Tale regina è il nostro obiettivo finale, essendo l’unica utile alla nostra fuga. Ma conosciamo meglio il nostro alter ego, ebbene il “protagonista” non ha una vera e propria Recensione Agonyrilevanza, in quanto negli inferi ciò che conta è l’anima. Come suggerito dagli sviluppatori durante la fase promozionale del gioco: “Siamo già morti all’inferno, dobbiamo essere morti per finire lì, giusto?”

La peculiarità di Agony risiede infatti nella possibilità, in caso di una premura dipartita, di impossessarci del corpo di altri poveri condannati che incontriamo sul nostro cammino e, nella seconda parte del gioco, anche di qualche demone minore. In questo modo possiamo superare fasi di sbarramento e raggiungere zone altrimenti fuori portata. Sfortunatamente l’originalità di questa meccanica si scontra con qualche problema di troppo: il tempo utile per riuscire a trovare un ospite spesso è insufficiente, inoltre il tentativo di traslazione passa attraverso un frustrante mini gioco (disattivabile dalle opzioni del titolo) che se fallito ci lascerà poco tempo per un secondo tentativo.

Oltre a ciò non possiamo utilizzare tutti i corpi dei condannati: se questi hanno il viso incappucciato, dovremo prima scoprirgli il volto. Questa dinamica, inizialmente non molto intuitiva, crea non poca frustrazione quando si ha solo una decina di secondi per raggiungere un nuovo corpo da insediare. A rendere il tutto meno fluido ci pensa anche il sistema di salvataggio, costituito da specchi demoniaci sparsi disordinatamente nella mappa. A volte se ne trovano diverse in poco tempo, altre volte centellinate in lunghi tragitti. Questa scelta in alcuni casi porta a dover ripercorrere sezioni di scenario spesso molto estese, mettendo a dura prova la nostra pazienza.

Recensione Agony

Durante la nostra discesa nell’inferno abbiamo esplorato ampie ambientazioni artisticamente ben dettagliate, con intere stanze composte da strutture organiche viscose ed escrescenze fibrose. Non è raro scorgere corpi impalati ancora coscienti nei loro gemiti di dolore, o uomini e demoni impegnati in tumultuosi atti sessuali oppure corpi lacerati lentamente a metà.

Ma per quanto queste immagini possano essere grottescamente strabilianti, il level design della maggior parte degli ambienti risulta spesso labirintico e contorto, diviso in corridoi ripetitivi e in alcuni tratti privi di punti di riferimento, spesso confusionari nell’oscurità generale che permea l’intera avventura. Per questo è fondamentale recuperare una torcia per illuminare il cammino, evitando di vagare alla cieca ed incappare in spiacevoli incontri. Fortunatamente è possibile richiamare un segnalatore visivo che indica il giusto cammino, ma in questo caso l’utilizzo del segnale luminoso è limitato a qualche tentativo (Opzione modificabile se scegliamo la difficoltà facile).

Recensione AgonyAgony, sebbene permetta di utilizzare la nostra torcia per accennare qualche combattimento o distrarre alcuni nemici, basa gran parte della progressione su meccaniche stealth poco elaborate, e la colpa è da ricercare nel level design angusto.

Recensione AgonyA volte si incappa in aree brulicanti di demoni, ed in questi casi abbiamo due scelte: correre distraendo la creatura lanciando una torcia o nasconderci in anfratti dello scenario aspettando il momento giusto per proseguire sgattaiolando. Con questo approccio, seguendo il pattern del nemico, possiamo scivolargli alle spalle trattenendo il respiro e abbassandoci per diminuire ulteriormente il rumore. Sfortunatamente questa prassi si scontra con il raggio visivo di alcuni demoni, capaci di scrutarvi anche dalle lunghe distanze, vanificando qualsiasi furtiva strategia.

La progressione nel gioco è scandita anche da tediose cacce al tesoro e banali puzzle, questi ultimi divisi in opzionali e obbligatori. Nel primo caso dobbiamo cercare e raccogliere cuori o teschi, mentre gli enigmi consistono nel disegnare col nostro dito dei simboli da trovare nell’ambientazione. Questo espediente permette anche di scovare ulteriori potenziamenti, statuette e annotazioni scritte, ma ben presto la ripetitività di queste dinamiche limitano il senso di tensione restituito dallo scenario.

Terminata l’avventura base Agony offre numerosi contenuti aggiuntivi come la modalità Succube e Agonia: la prima ci permette di rivivere l’intera avventura sotto una veste demoniaca, sfruttando tutti i poteri che competono a tale personaggio per annientare ogni nemico ci si pari dinanzi. Inoltre avremo completo accesso a scorciatoie e stanze segrete aggiuntive.

La modalità Agonia ci catapulta invece in una serie di dungeon generati proceduralmente, dove sopravvivere il più a lungo possibile con una sola vita a disposizione, con l’obiettivo di trovare l’uscita nel minor tempo possibile.

Recensione Agony

Madmind Studios artisticamente è riuscita a ricreare in maniera eccelsa un incubo. L’ambientazione è la caratteristica principale di Agony ed il suo vero punto di forza, tra stanze con feti che pendono dal soffitto, mani giganti, porte che simulano mascelle e scale costituite da femori. In lontananza si scorgono demoni che volano, mentre intorno a noi si consumano atti sessuali in orge di carne e sangue. Purtroppo è un peccato che non si possa avere un livello visivo più realistico, soprattutto nella modellazione poligonale di alcuni NPC approssimativi.

Tecnicamente la versione PC da noi testata presenta un frame rate stabile, con qualche calo solo nell’ultima area di gioco, dove è percepibile un leggero pop-up delle texture. Inoltre abbiamo incontrato qualche inspiegabile bug che in alcuni casi ci ha impedito di traslare la nostra anima in un nuovo corpo, obbligandoci a riavviare la partita.

PRO
Design visivo eccellente
Atmosfera meravigliosamente opprimente
CONTRO
Sistema di salvataggio frustrante
Puzzle banali e ripetitivi
Fasi stealth poco elaborate
Panoramica Recensione
Valutazione
6
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Gaetano Speranza
Vice direttore di Gamesquare.it, specializzato in giochi Stealth, Action e Shooting, odia con tutto se stesso i titoli Platform (per sua innata incapacità con questo genere). Si è avvicinato al medium videoludico durante la settima generazione di console, alternando momenti di gaming compulsivo a settimane di completo relax elettromagnetico. Pur avendo un altro lavoro, dedica gran parte del suo tempo libero allo sviluppo di questa piccola realtà online.