Data di uscita 25 Ottobre 2017
Genere Avventura
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PlayStation 4, Xbox One, PC
Sviluppato da Forgotten Key
Distribuito da Daedalic Entertainment
Versione testata PC
Cover

Il rapporto tra l’uomo e la divinità è forse uno dei temi più trattati e discussi nel corso della storia dell’umanità: da sempre tale rapporto, per alcune religioni estremamente criptico e misterioso, è stato al centro di tutto ciò che è prodotto dell’uomo, dalla letteratura al teatro, dal cinema fino ai videogiochi, dove rappresenta ad oggi un tema trattato in poche occasioni. Quando un gioco si addentra su questi sentieri assume immediatamente complessità: ogni elemento, infatti, può essere interpretato in maniera differente ed è difficile che l’esperienza vissuta da un giocatore sia la stessa di quella degli altri.
Dopo il recente The Mooseman, fondato sulle leggende e sulle divinità della mitologia finnica, il panorama videoludico si è ulteriormente arricchito grazie all’uscita di AER: Memories of Old, titolo sviluppato da Forgotten Key e in uscita il 25 Ottobre su PC, PS4 e Xbox One.

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Nell’alto dei cieli

In seguito alla caduta delle antiche divinità, il mondo è cambiato completamente, riducendosi a un semplice cumulo di isole fluttuanti tra i cieli, costellate di antichi templi, santuari e statue dedicate a vecchi guardiani. Dopo la grande guerra contro il re Kuroku, gli abitanti di queste antiche terre si sono ridotti notevolmente, costretti ad affrontare un nuovo grande problema: l’Oscurità, dalla quale il Creatore e le divinità non possono più difendere. In quanto ultimi discendenti di Karah e mutaforma, il nostro compito sarà quello di portare a termine il Pellegrinaggio, lungo viaggio con lo scopo di chiedere aiuto agli Dei per sconfiggere una volta per tutte l’Oscurità.

AER: Memories of Old è caratterizzato da una narrazione per nulla lineare e mai banale: non ci sono voci narranti nel gioco, né riassunti o dialoghi veri e propri. Tutto ciò che sappiamo del mondo e di quanto è successo nel corso degli anni lo potremo sapere solo tramite la storia, raccontata attraverso papiri e steli sparse per il mondo di gioco: dai racconti della Grande Guerra alle gesta di uomini e re del passato, che hanno agito per salvaguardare il più possibile l’umanità dall’incombere dell’Oscurità, da sempre presente nei cuori e nelle vite degli uomini. L’esplorazione diventa quindi l’elemento essenziale per riuscire a costruire il complesso mosaico rappresentato dai miti, dalle leggende e dagli eventi passati che hanno caratterizzato il mondo prima della sua divisione: solo tramite essi, per esempio, potremo conoscere il rapporto tra l’uomo e tutte le altre specie e la loro opinione sugli uomini e sui loro comportamenti.

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Tra statue e templi

Come detto in precedenza, AER: Memories of Old si identifica in un titolo estremamente incentrato nella narrazione. Ciò si riflette, di conseguenza, sul gameplay, in generale estremamente semplificato. L’esplorazione, come già accennato, è il punto focale del gioco, necessaria per conoscere tutte le sfaccettature della complessa storia del mondo ormai costituito da tante piccole isole fluttuanti.

L’esplorazione è costituita sostanzialmente da due fasi: il volo e la scoperta delle singole isole. All’inizio, la mappa del gioco sarà totalmente sconosciuta, a eccezione di una piccola area che costituisce l’hub centrale del gioco. La scoperta delle singole isole è un processo abbastanza rapido, dato che tutte le terre sono di dimensioni ridotte e prive di tanti punti d’interesse: tralasciando qualche statua e santuario, che permetteranno di sbloccare qualche obiettivo su Steam o qualche trofeo su PlayStation, non hanno nessuno scopo ai fini della trama; oltre a questi, troveremo inoltre dei piccoli altari, che permettono di salvare i progressi di gioco. Nonostante sotto questo punti di vista l’esplorazione di ogni singola isola possa sembrare infruttuosa e monotona, tale aspetto è stato arricchito e reso molto più interessante dalla presenza di “ombre del passato”: tramite una lanterna che ci verrà fornita all’inizio del gioco, possiamo vedere le ombre degli uomini del passato, quasi “impresse” in una sorta di fotografia del mondo di gioco. Si tratta infatti di ombre statiche, ferme in un preciso istante, mentre stavano svolgendo qualche attività, parlando con un proprio caro o, in alcuni casi, combattendo per difendere la propria terra. Nonostante possano sembrare solamente degli extra, in alcuni frangenti si rivelano quasi essenziali per comprendere pienamente la storia della Terra degli Dei, rendendo inoltre il mondo di gioco meno spoglio. Una volta conclusa l’esplorazione delle isole più piccole, possiamo finalmente spiccare il volo verso nuovi orizzonti. La nostra protagonista, infatti, è un mutaforma, discendente di una dei più importanti saggi che hanno abitato il mondo prima della Grande Divisione. Essa infatti ha la possibilità di trasformarsi in un uccello per viaggiare tra le nuvole, con lo scopo di completare il pellegrinaggio.

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Il viaggio ci porterà a visitare tre grandi templi in cui risiedono gli antichi dei, e ottenere il loro aiuto per sconfiggere l’Oscurità. Parliamo sostanzialmente di tre dungeon. Trattandosi di un titolo privo di nemici veri e propri da combattere e di conseguenza di un sistema di combattimento, l’avanzamento all’interno dei dungeon si basa esclusivamente sugli enigmi ambientali. Qui tocchiamo un tasto un po’ dolente: il level design dei templi e delle grotte dei Guardiani è interessante, ma gli enigmi appaiono fin da subito eccessivamente facili. Un vero peccato, soprattutto contando che si tratta di aree ben studiate e belle da esplorare. Un sistema di enigmi adeguato avrebbe sicuramente elevato ulteriormente il titolo.

Pochi poligoni, tanta sostanza

La tecnica adottata da Forgotten Key per rappresentare il mondo di gioco è quella del “low poly”, ovvero modelli dei personaggi e delle strutture del mondo di gioco costituiti da pochi poligoni. Nonostante in alcuni punti possa sembrare esageratamente minimale, la scelta è stata sicuramente azzeccata: grazie anche ad una palette dei colori ricca, il mondo di gioco appare vivo, dinamico e colorato, caratterizzato dalla presenza di rocce, alberi e animali, oltre alle rovine del mondo prima della Grande Divisione.

Diverso il discorso per il comparto audio: nonostante sia sicuramente adeguato all’atmosfera generale del gioco, risulta sicuramente piuttosto scarno, con poche tracce e suoni ambientali. Sotto questo punto di vista si poteva sicuramente fare molto di più.

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PRO
Narrazione profonda e mai banale
Buon level design
Bellissima atmosfera
CONTRO
Enigmi troppo semplici
Mondo di gioco in alcuni frangenti troppo spoglio

Commento

Il primo titolo di Forgotten Key ha lasciato il segno: AER: Memories of Old è un titolo ricco sotto tutti i punti di vista, a partire dalla narrazione, complessa,
articolata e mai banale. Nonostante un gameplay molto semplificato, il titolo risulta essere molto godibile,con un’esplorazione ben costruita e piacevole, grazie anche a un’atmosfera generale resa alla perfezione. Se non fosse per l’eccessiva semplicità degli enigmi proposti nei pochi dungeon che caratterizzano il titolo e di un mondo eccessivamente povero di contenuti, staremmo parlando di un capolavoro nel proprio genere. Nonostante ciò, AER: Memories of Old rimane un ottimo titolo, consigliato a tutti gli amanti dei titoli story-based.
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