Circa dieci anni fa mi ritrovai davanti ad una delle scelte più difficili della mia vita da videogiocatore: giovane e ingenuo ero chiamato a scegliere la nuova console dei sogni, con l’era PS2 ormai agli sgoccioli e  un ardua decisione sempre più impellente. Playstation 3 o Xbox 360: questo era il tanto temuto bivio. Da una parte la strada della continuità e della “sicurezza”, dall’altra un coraggioso azzardo. Alla fine il mio cuore fu rapito da Master Chief e dalla sua guerra contro i Covenant, e la mia mente fu attirata verso altri lidi. Il tradimento a Sony era ormai cosa fatta e la nuova fiammante console di casa Microsoft era tra le mie mani. Dopo esser cresciuto con Spyro e Crash mi ritrovai con nuovi compagni di giochi, e nuove avventure da affrontare. Avendo saltato a piè pari la scorsa generazione Playstation, decisi di rimediare circa un anno fa, con un’impresa ardua da compiere: recuperare l’enormità di esclusive disponibili per soddisfare la mia smania di collezionismo.
Dopo questo lungo e noioso incipit avrete ormai capito dove voglio andare a parare. Questa rubrica vuole essere un viaggio alla riscoperta delle vecchie esclusive Sony, un’avventura forse fuori tempo massimo ma che merita di essere vissuta. Come saranno invecchiati i giochi tanto amati? Saranno ancora godibili nel 2018 o soffriranno terribilmente il peso del tempo?

Cantami, o Dea, del cinereo spartano l’ira funesta

Il primo appuntamento di tale rubrica è doveroso. Il richiamo delle sirene dopo tanti anni mi ha finalmente ammaliato e Kratos, dopo anni di esilio, è pronto a rientrare nella mia vita. Quella di God of War è stata per me un’ esperienza quasi totalmente inedita avendo giocato ai tempi solo Ghost of Sparta. Una fama che veniva da lontano, dall’ormai preistorico 2005. La celebrità di tale serie cresceva anno dopo anno, episodio dopo episodio, fino all’apice del  terzo capitolo, accolto ai tempi quasi come un messia. Non nego di aver sentito una “leggera” dose di invidia dentro me, incapace di poter vivere tali avventure, di poter spodestare tanti dei. Ora i tempi sono finalmente giunti e, con il quarto capitolo uscito da pochi giorni, sono finalmente pronto a raccontarvi dell’odissea del grande e dannato Kratos e della sua battaglia contro gli dei.

God of War Collection

Il nostro antieroe era un comandante spietato ed assetato di sangue, sotto il suo comando l’esercito spartano sembrava inarrestabile. Le sue vittorie andavano di pari passo solamente con la distruzione che lasciava dietro di sé, popoli cadevano uno dopo l’altro davanti alla sua furia ed ogni nemico veniva immancabilmente sconfitto. Una maestosa e terribile marcia inesorabile, così doveva apparire dall’esterno l’avanzata delle armate di Kratos. Una nuova minaccia apparì però presto all’orizzonte: un enorme esercito barbaro, che ingaggiò gli spartani costringendoli quasi alla resa. Kratos, in grave pericolo, fece forse il più grande sbaglio della sua vita: chiese aiuto ad Ares, il Dio della guerra. Una volta sconfitti i barbari Ares chiese dazio per l’aiuto elargito e, ormai ridotto a marionetta degli dei, Kratos fu costretto con l’inganno a trucidare la propria amata famiglia e a ricoprirsi delle loro ceneri. Colmo di rabbia e alla ricerca di vendetta: fu così che ebbe inizio la leggenda di Kratos, il fantasma di Sparta.

La vendetta è un piatto che va servito freddo

A onor di cronaca ho giocato tutti i vari episodi della serie ad oggi disponibili su Playstation 3 e quindi le varie considerazioni di tale speciale si baseranno esclusivamente sulle versioni disponibili per tale piattaforma.

I primi due episodi del brand sono ormai un pezzo di storia videoludica, e l’immaginario comune degli action è sicuramente rimasto stravolto dal loro debutto sulle scene. God of War ha reso democratico il genere, liberandolo da virtuosismi e tecnicismi vari. Ha reso il tutto sicuramente più cinematografico, il che non significa mancanza di profondità, anzi, ma sicuramente non dispone della complessità (e varietà) di combo di titoli analoghi. Un male per alcuni ma sicuramente un bene per molti altri. Non tutti dispongono infatti della pazienza e delle capacità necessarie per portare a termine un action vecchio stampo. Tuttavia God of War non si riduce ad un semplice button mashing come a molti piace pensare, è sicuramente un titolo accessibile a tutti, ma anche una sfida da portare a termine. Non mancano certo le fonti di frustrazione, ad esempio la scalata di spuntoni dell’Ade (sia maledetto chiunque l’abbia inventata ndr.), ma alla fine si arriva tranquillamente alla conclusione senza sudare le famose sette camice. Nota di demerito va sicuramente alla telecamera fissa che, soprattutto nelle fasi platform, causa più di qualche piccola imprecazione. Anche i vari enigmi, per quanto apprezzabili, non sono sicuramente il punto forte del titolo e lasciano talvolta l’amaro in bocca. Il primissimo episodio della serie ha inoltre un difetto in particolare, ampiamente e largamente corretto dai successori: la carenza di boss, un paio in tutto il titolo. Due perché medusa non è assolutamente classificabile come tale e l’Idra altro non è che un lungo tutorial. Capisco il non volersi subito giocare pezzi da novanta in favore di un sequel ma, vedendo poi l’orgia di boss fight degli altri capitoli, sicuramente sarebbe stato più consono rimpolpare il roster di nemici di almeno qualche unità.

God of War Remastered Kratos

Se quindi possiamo vedere sotto quest’ottica il primo God of War come un tastare il terreno, un muoversi coi piedi di piombo in un terreno inesplorato, il secondo capitolo è quello della consacrazione, della consapevolezza delle proprie qualità. Telecamera fissa a parte (sempre sia odiata), il salto di qualità è tangibile su tutta la linea. Maturità in scelta di game design, boss fight più numerose e, soprattutto, una trama che finalmente ingrana e che lascia presagire quello che sarà da li a poco. God of War II è il perfetto ponte tra passato e futuro della saga, il perfetto esempio di come debba essere gestito un sequel. Innovazione ma senza eccessivi stravolgimenti.

Un Dio sul palmo di una mano

God Of War III HadesTagliamo subito la testa al toro. Nonostante concepiti originariamente su PSP, Chains of Olympus e Ghost of Sparta sono godibilissimi anche su console fissa. L’unico aspetto che tradisce la loro origine, oltre ad un dettaglio tecnico ovviamente non di prim’ordine, è la loro scarsa durata. Ognuno di essi ha una longevità massima di cinque ore, ma in compenso il feeling è quello di sempre. Battaglie, power-up e fasi platform: sono dei God of War in tutto e per tutto. Se sul lato gameplay poco abbiamo di cui lamentarci purtroppo non si può dire lo stesso della narrazione. Chains of Olympus, in particolare, non porta molto di nuovo all’universo dalla saga, e la sensazione è quella di trovarsi davanti ad un contentino, dato ai fan senza osare qualcosa di nuovo. Chains of Olympus è un buon titolo di cui si poteva tranquillamente fare a meno, sicuramente l’anello debole della saga. Fortunatamente Ghost of Sparta dimostra come anche su portatile la cura, soprattutto per la narrazione, venga ripagata. Non abbiamo sconvolgimenti particolari, ma il viaggio alla scoperta della famiglia di Kratos merita di essere vissuto e ci permette di scoprire interessanti dettagli succulenti. Ghost of Sparta, inoltre, getta delle basi per quello che, ad oggi, è il miglior capitolo della saga: God of War III.

 

Maestoso. Esagerato. Superbo. Con questo e mille altri aggettivi si può descrivere God of War III. Sarò sincero: la saga mi stava piacendo abbastanza ma non era ancora riuscita a conquistarmi. Apprezzavo le gesta di Kratos ma non ne ero ammaliato. Ammiravo ma non amavo. God of War III mi ha invece sconvolto: ritmi altissimi fin dall’inizio, una boss fight immensa come benvenuto e location da urlo una dopo l’altra. Nessun attimo di tregua. God of War III è una marcia inesorabile che va vissuta tutta di un fiato, senza fermarsi. Una lunga e appassionante escalation dove l’hybris trabocca da ogni poro. Un finale agrodolce che pone la giusta conclusione alla vendetta di Kratos. Poco mi ha deluso di questo capitolo. Forse qualcuno potrebbe bollarlo come una lunga mattanza di dei, assolutamente vero, ma forse in quel caso avrebbe perso di vista il vero senso di God of War: un’epicità alla portata di tutti nonostante il gore dilagante.

Più sono grandi, più rumore fanno quando cadono

Dopo cotanta magnificenza è percepibile l’amarezza di ciò che venne dopo l’epilogo della trilogia: Ascension è purtroppo la quinta essenza della cultura moderna, il riesumura qualcosa ormai felicemente concluso e che deve essere lasciato in pace. God of War, ai tempi, doveva essere congedato, e non vi era bisogno di un nuovo capitolo. Kratos e la mitologia greca avevano dato abbastanza. Ascension altro non è che un favoloso show-case di tecnica, il resto è poca roba: tolte le prime ore è un titolo completamente anonimo e, per quanto valido, sfigura assolutamente di fronte ai propri fratelli. Solo il già citato Chains of Olympus gli toglie la triste palma di titolo più inutile della saga.

God of War è una delle serie più importanti dell’immaginario videoludico. La sua fama è sicuramente meritata ed ha avuto il grande pregio di sdoganare il genere action rendendolo non più appannaggio di pochi e Kratos è l’ antieroe democratico per eccellenza. Per quanto mi aspettassi forse qualcosa in più da tale saga non ho assolutamente esitazioni a testimoniare come essa debba essere vissuta da ogni videogiocatore. Dentro me ci sarà d’ora in avanti un “prima e dopo Kratos”. Prendere per mano ciò che per anni avevo solamente immaginato è stata sicuramente un’esperienza unica e fruttuosa. Una volta spartano, per sempre spartano.