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    Nessuno tocchi la mia astronave

    Nel corso della storia umana molti sono stati i mezzi di trasporto, siamo passati da buoi, cavalli e carri a treni, automobili e aereoplani, ma tra tutti i mezzi sia esistenti, sia immaginati da fantasiose menti, uno spicca per carisma e carica di utopia: la nave spaziale. Non tanto per il suo design accattivante o i suoi cannoni laser, piuttosto per la capacità di esplorare lo spazio siderale e raggiungere mondi sconosciuti, magari pregni di vita intelligente, con i suoi motori iperluce.

    Quanti film e giochi sono stati realizzati e se ne potrebbero ancora realizzare, con battaglie a base di astronavi, esplorazioni spaziali a base di astronavi, gare a base di astronavi, insomma…a base di astronavi. Io vorrei fare un piccolo viaggio insieme a voi ripercorrendo quella che è stata la storia di videogiochi (un po’ più) e film (un po’ meno) che avevano come protagonisti, co-protagonisti o comparse le tanto belle navicelle spaziali. E poi è strano, sto fantasticando di spazio e futuro ipertecnologico in una casa di campagna che è rimasta a indietro, tecnologicamente parlando, di trent’anni, vabè vorrà dire che per trovare ispirazione lancerò aeroplanini di carta dal balcone.

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    Dogfight e capitani di ventura

    Come nei galeoni, imponenti, maestosi e con minacciose file di cannoni, nelle navi spaziali c’è bisogno di una ciurma abile e pronta a tutto per seguire il suo capitano. L’unica differenza è che queste ultime non poggiano su oceani tempestosi e non si muovono grazie alle folate di vento che gonfiano le vele, ma dispongono di cannoni laser dalla potenza paurosa e di motori talmente veloci da spaventare persino Barbanera a bordo della sua Queen’s Anne Revenge. Non bisogna schivare scogli, ma asteroidi, non bisogna mantenere la nave dritta in caso di tempeste, ma evitare che si disintegri una volta uscita dalla velocità iperluce, non bisogna abbordare navi nemiche con la sciabola tra i denti, ma agganciarle con missili a ricerca di calore o abbatterle con i laser. Anche se tra i due ci sono molte differenze, il mondo delle navi con scorza lignea e qualche bel barile di rum a bordo ha dato molto al mondo delle astronavi.

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    Personalmente quando si parla di navicelle spaziali io penso subito ai combattimenti, i cosiddetti dogfight. Saghe come Star Wars, sia videoludicamente che cinematograficamente parlando, hanno fatto appassionare (all’epoca) bambini come me alle battaglie spaziali. Vedere l’Impero con i suoi rumorosi, ma agili caccia TIE, abbattere gli X-Wing dei Ribelli era veramente una goduria, in inseguimenti tra asteroidi e anfratti a base di laser verdi e rossi. Oppure il Millenium Falcon che si destreggiava come una ballerina di danza classica tra enormi Star Destroyer Imperiali, schivando tutto quello che gli sparavano addosso. Tutto quello che c’era di bello nel film ho voluto ritrovarlo sugli schermi del mio PC, purtroppo con poca fortuna. Vuoi perché il mio PC era talmente scarso che Pinball era lunica goduria “sci-fi” che potevo permettermi, vuoi che ai miei tempi Lucas Arts era già piuttosto in crisi, non ho mai trovato un gioco che riprendesse le vicende spaziali di Star Wars che mi soddisfacesse appieno. Eppure quella di Star Wars è una di quelle saghe che ha avuto il più grande numero di tie-in e tutto quello ad essi collegato. Posso ricordare il primo X-Wing, che ha fatto sognare una generazione (purtroppo non la mia), gli strategici Empire at War e la sua espansione Forces of Corruption, che pur non brillando offrivano delle battaglie spaziali niente male, oppure i Battlefront, un vero divertimento in multiplayer, ma che peccavano clamorosamente nelle battaglie spaziali. Quando all’E3 2013 era stato mostrato un teaser per il prossimo Battlefront sviluppato dalla DICE, ho sussultato per la felicità, la mia speranza è che DICE includa tra i mezzi guidabili dai giocatori, quelle astronavi e caccia che hanno fatto grande Star Wars.

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    A prova di laser

    Le navi spaziali non sono fatte solo per combattere, abbiamo altri esempi di navi che fanno altro, oltre a perforare scafi nemici. Perché non menzionare la saga di X, che nonostante l’ultima incarnazione (X Rebirth) non priva di difetti è sempre stato un punto di riferimento per le space sim, dove si commercia, si scambia e poi si spara. Oppure potrei parlare delle realtà fuoriuscite da Kickstarter, grazie al supporto sia morale che pecuniario di una vasta cerchia di appassionati. Star Citizen di Chris Roberts, un nome un programma, che sta plasmando, almeno da quanto si vede fino ad ora, un universo credibile e bellissimo, con sempre più astronavi man mano che i soldi dedicati a progetto aumentano. Ad ora sono stati raccolti più di quarantotto (!) milioni di dollari e sono già state aggiunte feature come il dogfight. L’altro titolo in sviluppo sempre grazie a Kickstarter è Elite Dangerous, a capo dello sviluppo c’è David Braben, anche se rispetto a Star Citizen il budget è inferiore così come le aspettative, Elite Dangerous si preannuncia una space sim con tutti i crismi, forse un pelino in più incentrata sul combattimento, ma per me non è un problema, anzi. Altro gioco, altro nome: No Man’s Sky, titolo inizialmente previsto solo per PlayStation 4 e solo recentemente confermato anche su PC, è un gioco che attendo con ansia. Sarà possibile usare le navi spaziali per visitare nuovi pianeti generati randomicamente, ognuno di essi con flora e fauna esclusiva e inoltre sarà possibile condividere l’esperienza con uno o più amici. Veramente allettante e non è un caso che abbia vinto il premio Best Original Game all’E3 2014, combattere nello spazio è bello, ma esplorarlo lo è ancora di più. L’esplorazione spaziale l’abbiamo vista anche in altri film e serie tv, vorrei parlare brevemente di Star Trek, un classico sci-fi, dove Kirk a bordo dell’Enterprise batteva palmo palmo tutto lo spazio alla ricerca di forme di vita. Molto spesso trovava degli amici, ma altrettanto spesso si imbatteva in problemi gravi, che includevano strane malattie, rapimenti e navi da guerra Klingon.

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    Giochi come Dead Space, invece, utilizzavano la nave spaziale come scenario. Nel caso della prima avventura di Isaac Clarke, c’era in ballo l’Ishimura, una nave mineraria piena di schifezze ambulanti. Nel secondo Dead Space, invece, c’era la Sprawl (era una stazione spaziale in realtà, ma va be’), in grado di offrire ambientazioni ancor più varie e carismatiche facendoci addirittura rientrare nell’Ishimura. Ma anche in film come il primoAlien di Ridley Scott una giovane Ripley tentava di sfuggire ad uno xenomorfo piuttosto pericoloso, tra botole, tubature e cunicoli di una piccola nave spaziale. Alien: isolation, negli ultimi tempi protagonista della homepage di Gamesquare.it, ci riporterà nella nave del primo Alien, in un avventura terrrizzante all’insegna della nostalgia, speriamo bene.

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    Tutto bellissimo, ma resta pur sempre un’utopia

    Ci sono saghe che ti fanno veramente appassionare, tanto che il tuo unico desiderio dopo che hai visto scorrere i titoli di coda è trovarti in un mondo come quello, per quanto sembri assurdo. Orchi che ti bussano sotto casa, pianeti che esplodono grazie a un raggio, vorremmo tutto questo nel nostro mondo fasullo. Una di queste saghe è stata Mass Effect, che non mi stancherò mai di rigiocare, nonostante alcuni suoi difetti e un mondo fittizio credibile solo se lo si guarda in maniera superficiale, l’universo (sia narrativo che non) che ha creato BioWare è qualcosa di straordinario. La Normandy è una nave fantastica e il capitano siamo noi, Shepard, un semplice soldato dell’Alleanza che salverà la galassia dai Razziatori. Tra l’inizio e la meta finale, storie di cameratismo, assalti spaziali e ironia, in un miscuglio di citazioni colte e espressioni da rozzo volgo. Come dimenticare la citazione di Joker, quando dice riferito ad IDA “Cosa? Sei pazza? Ci manca solo che tu ti metta a cantare Daisy Bell!”, riferendosi a 2001 Odissea nello Spazio quando il potentissimo supercomputer HAL-9000 sta per “morire” (nella verione italiana canta “Giro Giro Tondo”). Ora che ne dite di esprimere un desiderio? Secondo voi come dovrà essere il prossimo titolo appartenente al mondo di mass Effect?Personalmente vorrei un protagonista meno “salvatore della galassia” e più “pirata spaziale senza scrupoli”, una sorta di Captain Harlock per intenderci.

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    Daniele D'Orefice
    Daniele D'Orefice
    Scrive della sua passione da quando aveva quattordici anni, dapprima su forum sperduti nella rete, e poi in realtà più note ed affermate. Adora i giochi di ruolo, gli strategici e gli immersive sim. Si lascia conquistare anche dalla scena indipendente.