Esistono tante cose che ricordo con piacere della mia infanzia: i fumetti di Topolino, i miei primissimi videogiochi e… quella gran figata dei Power Rangers!
Ok, io adoravo i Power Rangers e sono sicuro di non essere stato l’unico, ma crescendo mi sono allontanato sempre più da questa forma di intrattenimento, per poi dimenticarmene quasi completamente.
Ora vi faccio una domanda: quanti di voi sapevano che erano estremamente ispirati al sottogenere televisivo dei Tokusatsu? Beh io no di certo, e non potete immaginare il mondo che mi si è aperto dinanzi quando ho scoperto quanto queste serie vadano alla grande in Giappone. Approfittando di un grande senso di nostalgia e del fantastico lavoro degli Italian Sentai Subranger (che probabilmente sono diventati i miei eroi anche se non sono dotati di un Megazord), sono quindi riuscito a guardare Kamen Rider Ex-Aid: un Tokusatsu pieno di riferimenti videoludici.
Credo non ci sia altro da dire se non: GAME START!Kamen Rider 04

Let’s Game…

Il protagonista della storia è Hojo Emu (aka M), un medico tirocinante appassionato di videogiochi coinvolto, suo malgrado, in una operazione top secret volta a sconfiggere la Malattia dei Videogiochi, un morbo causato dal Bugster Virus. Se un infetto viene sottoposto ad un grande stress dal suo corpo uscirà un Bugster, un mostro che punta ad ottenere una forma definitiva cancellando il corpo dell’ospite. Nella sua lotta, Emu può sfruttare il Gamer Driver ed i Gashat, rispettivamente una cintura e delle cartucce che gli consentono di trasformarsi in un Kamen Rider , un supereroe dotato di un potere ispirato ad un genere videoludico. Insieme a lui ci saranno altri dottori con i quali non avrà proprio un buonissimo rapporto all’inizio della sua avventura, ma che comunque cercheranno di sconfiggere a loro volta i Bugster e scoprire cosa si cela dietro la Malattia dei Videogiochi.
Se questa breve introduzione non vi ha fatto emergere almeno un po’ la voglia di guardare la serie, allora sappiate che il vostro cuore è ormai ridotto ad un pezzo di carbone nero come la pece. Ma se avete bisogno di qualche altra informazione per convincervi, comincio con il dirvi che, nonostante il target di riferimento e le premesse narrative, la trama si è rivelata molto più profonda di ciò che ci si potrebbe aspettare da questo genere di serie. A sorprendermi è stato soprattutto il modo in cui sono state affrontate tematiche come la morte o il cosa voglia davvero dire essere un eroe (non solo dei videogiochi). Insomma, qualcosa che non mi aspettavo di ritrovare in un genere spesso rivolto ai giovani e che certamente rende gli episodi molto intriganti anche per i “più grandi”.

Kamen Rider 05I personaggi principali (indipendentemente dal loro schieramento nel corso delle vicende) si sono rivelati ben differenziati e capaci di crescere nel corso dell’avventura. Che si tratti di una redenzione o dell’accettazione di una amara verità, praticamente tutti affrontano un importante cambiamento, e la cosa è meravigliosa. I protagonisti sono plasmati attorno a tratti semplici ed efficaci, che in qualche modo mi hanno ricordato la caratterizzazione dei personaggi di un anime shonen. Ad esempio Emu è il tipico protagonista solare che piano piano diventa il più potente degli eroi, oppure c’è Taiga, il tenebroso che in fondo ha un buon cuore, e così via per tutti gli altri membri del cast. E sapete qual è la cosa assurda (ma neanche tanto)? Che tutto questo funziona alla grande e riesce a conquistare lo spettatore, grazie anche al fatto che ogni personaggio è dotato di uno scopo e che spesso non si ha a che fare con i tipici eroi senza macchia e senza paura, o con i cattivi che lo sono “perché sì”.
Purtroppo non è tutto rose e fiori: il risultato ottenuto con i protagonisti non è infatti stato replicato con i personaggi di contorno, che il più delle volte si rivelano delle macchiette a metà tra il fastidioso e l’inutile, ma sarete costretti a sopportarli per troppo tempo.
Come detto poco sopra, i poteri dei Kamen Rider sono direttamente ispirati dai vari generi di videogiochi, ma non finisce qui: l’intera serie è costellata di riferimenti, sempre ben calcolati, al mondo dei videogame. Non si tratta di citazioni forzate o eccessive, ma di qualcosa inserito con estrema naturalezza e che, come videogiocatore, ho apprezzato davvero molto. Mi è dispiaciuto notare l’assenza totale di licenze per quanto riguarda i nomi di titoli o console, ma in ogni caso la serie riesce a rendere abbastanza chiari i riferimenti. Ad esempio il primissimo Gashat si chiama “Mighty Action X” ed è un chiaro riferimento a giochi come Megaman e Super Mario.
In ogni caso, una volta conclusi i primi episodi la trama decolla davvero e le puntate divengono una migliore dell’altra, anche se i riferimenti ai videogiochi diventano piano piano un po’ più “liberi”. Certo, non tutte le puntate “vengono col buco” e ci sono un paio di episodi dimenticabili, ma è un difetto trascurabile nel quadro d’insieme.
Una piccola nota a margine che vorrei condividere con voi riguarda alcune soluzioni estetiche, che sono state riprese perfettamente dagli anime: non avevo mai visto una serie live action (dopotutto questa è la mia prima serie nipponica) che sfruttasse questi canoni. Si tratta di una piccola chicca che gli amanti dell’animazione giapponese apprezzeranno di sicuro.

Kamen Rider 02

…Meccha Game…

Non so voi, ma una delle cose che amavo di più dei Power Rangers era vedere costumi sempre diversi e sempre più fighi! Ebbene Kamen Rider Ex-Aid è riuscito a mostrarmi del materiale quasi sempre ottimo…quasi però…
Iniziamo dalle basi: i nostri eroi (e non solo) hanno a loro disposizione la capacità di trasformarsi ed ottenere dei costumi. Questi sono divisi in livelli, più è alto il livello e maggiore è il potere del personaggio (d’altronde parliamo di videogiochi, no?). Ovviamente, i primissimi costumi sono di livello uno e sono semplicemente ridicoli, soprattutto considerando che con quelli addosso devono essere affrontate diverse coreografie che risultano parecchio goffe. Per fortuna già dalla prima puntata verranno mostrati i costumi di livello 2, semplici ma convincenti e belli da vedere. In generale, all’avanzare dei livelli tutti gli outfit tendono a migliorare, ma in diversi casi è stato scelto di appesantire il design con maggiori accessori addosso ai personaggi (il livello tre soprattutto), cosa che comporta un ritorno ai combattimenti più goffi e mostra il fianco ad un altro difetto della serie: la plasticosità.

Kamen Rider 01Non fraintendetemi, so bene che i gadget dei Kamen Rider sono con ogni probabilità concepiti per vendere giocattoli, ma quando ogni singolo oggetto sembra realizzato in plastica lucida i miei occhi iniziano a sanguinare. Magari per la messa in scena avrebbero potuto azzardare l’uso di qualcosa un pelo più “realistico”. In ogni caso non è proprio un problema, ma una condizione di cui ci si dimentica nel momento in cui si inizia ad urlare il nome delle mosse più epiche! A ventidue anni…Parliamo delle coreografie che è meglio.
Ho trovato la regia dei combattimenti davvero ottima, soprattutto quando la sfida è tra pochi avversari “umani”. Quando vengono adottati dei costumi particolarmente “ingombranti”, però, il risultato è quantomeno opinabile, tuttavia non sono troppe le volte in cui saremo costretti a sopportare questo spettacolo e alla fine un occhio si può anche chiudere. Geniale anche l’idea di inserire degli effetti tratti dal mondo dei videogiochi ai colpi che vengono inferti, cosa che costituisce un altro simpatico rimando al nostro medium preferito.

Kamen Rider 03Il peggio delle coreografie, tuttavia, emerge quando viene sfruttata in maniera esagerata la computer grafica. Vedere modelli realizzati abbastanza male scontrarsi contro mostri non renderizzati, tutto a causa di un budget non proprio altissimo, è qualcosa di atroce ed è una scelta che non condivido. La cosa assurda è che quando lo show calibra bene l’uso della CGI e non cerca di strafare il risultato è apprezzabile, forse avrebbero dovuto sfruttare questa ottica per ogni episodio. In ogni caso i nostri occhi non dovranno sopportare certi spettacoli imbarazzanti a lungo e alla fine posso dire di essermi divertito a guardare dei combattimenti tutto sommato ben realizzati.

…Muccha Game…

Voglio dedicare ora qualche parola ad un aspetto importantissimo, ma spesso sottovalutato: la sigla e le musiche della serie. Kamen Rider Ex-Aid non presenta moltissimi brani, ma li ho trovati tutti davvero orecchiabili nonostante io non sia un grande amante del j-pop. Anche gli stessi temi musicali utilizzati nelle varie scene funzionano più che bene, pur rivelandosi piuttosto semplici.
L’intro è però il vero fiore all’occhiello: cantata da Daichi Miura, che forse ricorderete se avete guardato Kiseiju, il brano utilizzato nella sigla è “EXCITE”. Io non so cosa dire per rendere onore alla carica che questa canzone mette addosso, specie quando viene abbinata alle scene della serie e alla sigla introduttiva. Non mi credete? Ascoltate un po’!

…Whatcha Name? I’m a Kamen Rider!

Poter scoprire e, in qualche modo, riscoprire questo mondo è stata un’esperienza bellissima. Kamen Rider Ex-Aid si è rivelata una serie capace di offrire una storia non scontata e dei personaggi carismatici. Inoltre ha il merito di non aver trattato i videogiochi in modo scontato. Vi consiglio assolutamente di guardare questa serie se siete cresciuti a suon di Power Rangers, se amate gli anime, se volete guardare una serie con dei riferimenti ai videogiochi o se siete semplicemente curiosi.
I Tokusatsu mi hanno colpito in positivo, e magari in futuro, tra una partita e l’altra, tornerò ad esplorare questo universo. Devo questa mia scoperta agli Italian Sentai Subranger, che hanno sottotitolato molte di queste serie in italiano, senza inserire alcun genere di pubblicità. Se volete dare un’occhiata a Kamen Rider Ex-Aid, potete trovarlo sul loro sito. Fatemi sapere cosa ne pensate, fino ad allora direi che posso dichiarare: GAME CLEAR!

Condividi
Articolo precedenteTrucchi – Guide The Evil Within 2
Articolo successivoHunt Showdown presto su Steam in Accesso Anticipato

Accanito videogiocatore da quando aveva tre anni, InkWolf ama studiare l’arte che si cela dietro lo sviluppo di un gioco, così come l’applicazione di innovative o peculiari pratiche di game design.
InkWolf è profondamente legato a molti generi, giochi e sviluppatori diversi.
Il suo sogno è quello di salire sul palco dell’E3 per presentare un suo progetto…un giorno…