Overwatch-Omen-Microsoft-HousePasqua è ormai passata, qualcuno magari starà ancora smaltendo il pranzo di due settimane fa, e intanto io sono qui con voi ad accogliere le prime giornate di caldo primaverile, tanto attese in certe zone d’Italia. E come inaugurare queste giornate se non con un’intervista esclusiva al commentatore e influencer più conosciuto d’Italia tra i fan di Overwatch e non? Ebbene sì, come da titolo, sto parlando proprio di Alberto Pahle, alias “Herc“.

Giovedì 12 aprile si è tenuto un’entusiasmante evento community alla Microsoft House Showroom di Milano organizzato da Omen by HP, con tanti partecipanti, premi e gadget dello sponsor, ma soprattutto tanti ospiti attesi per i fan del pubblico di Overwatch. Tra i molti citiamo gli ospiti internazionali come “DeGuN”, “Mysca” e “Ryan”, ospiti italiani invece tra cui “Link“, “Trig“, “Joynt“, “Midna“, “StreaMiii” e “Adnar“. Ma anche personalità come Davide Scavo, Power Mental Coach professionista, e l’artista RobertaCKibe“, che per l’evento ha realizzato un’opera da regalare a uno dei giocatori (“DeGuN“!).

Ed ovviamente, ultimo ma non meno importante, troviamo il commentatore per eccellenza che ha seguito da vicino la nazionale italiana di Overwatch l’anno scorso, l’influencer che attira il pubblico dei videogiocatori e fa parlare di sé, probabilmente uno dei motivi principali, se non quello principale, per cui molti appassionati sono giunti all’evento: Alberto Pahle, nome d’arte “Herc”, che ha gentilmente accettato di farsi intervistare per l’occasione, condividendo con noi quella che è la sua storia, le sue opinioni, e i suoi pareri sul fronte esport e sulla Overwatch World Cup. Non mi resta altro che augurarvi buona lettura.

Overwatch Evento a Microsoft House

Cominciamo con una domanda di rito: parlaci un po’ di te e della tua carriera.

“Allora, io ho sempre avuto la passione per i videogame da quando ero bambino. Adesso ho 36 anni, immagina che gioco ai videogame da quando ne avevo 6. Ho iniziato ad affacciarmi alla scena dell’online gaming da quando ne avevo 16, quindi vent’anni fa. Ed è stato con i primi titoli, quindi Diablo, Ultima Online, Quake, Counter Strike beta. Già a quei tempi ero un pioniere della scena italiana. Durante la gioventù ho avuto anche la soddisfazione di essere nelle top ladder nelle classifiche europee a giochi come Dark Age of Camelot, World of Warcraft e Warhammer Online. Diciamo che ho avuto il mio percorso come giocatore, ma ai tempi non si poteva parlare di pro player, era soltanto passione, passione che è andata avanti. Ma ad un certo punto una persona fa i conti con la vita. Stiamo parlando degli anni 2000, quindi i tempi non erano maturi per quello che è adesso la scena esport e dei videogame, non era mainstream come adesso, e quindi ho seguito il percorso di tutte le persone. Ho finito i miei studi, mi sono laureato, sono andato a lavorare nel campo della IT. Lavoro full time ogni giorno in banca come responsabile IT, di online banking. E poi la sera mi trasformo in commentatore, influencer, youtuber, giocatore anche perché, ovviamente, per mantenere un certo livello di skill devi anche saper giocare. Conto molto sulla furbizia e sull’esperienza, un po’ meno ormai sui riflessi e sul tempo di allenamento, ma ce la caviamo!”

Overwatch Evento a Microsoft House 02

Quali difficoltà si possono incontrare nel percorso in questo tipo di carriera? Come giocatore e influencer.

“Nel mio caso, come commentatore e come influencer, ma anche come giocatore, i problemi sono più o meno simili. Innanzitutto il più grande problema è che la scena non è ancora così mainstream come si può credere. Per quanto riguarda gaming e videogiochi, possiamo dire di aver raggiunto un gran livello di popolarità – basta guardare la partecipazione agli eventi. Gli esport, d’altro canto, faticano un po’ di più, perché, e parlo come influencer, l’Italia è un paese piccolo. Parli solo agli italiani, non siamo come la Francia che parla ai paesi francofoni, gli spagnoli al Sud America, gli inglesi addirittura a tutto il mondo. Parli solo agli italiani, questo vuol dire che i tuoi numeri sono limitati, e quindi è molto difficile creare una carriera sulla visibilità e sui soldi che ti possono dare piattaforme come Twitch o Youtube. O riesci, come influencer, a farti una posizione e poi ad attirare dei brand, come per esempio è successo oggi per HP, oppure è molto difficile creare un reddito su questa cosa. La stessa cosa vale per i player. Hanno due strade: della visibilità, e quindi diventare influencer e diventare i cosiddetti streamer; o diventare dei pro player, ma è un investimento di tempo molto alto, come quello di una normale professione, se non maggiore. Ad esempio, se tu studi informatica, ti studi tutte le guide di informatica, a Milano un lavoro indeterminato lo trovi facilmente. Se tu dedichi la stessa passione e lo stesso tempo nel gaming, non è detto che tu possa ottenere un lavoro come pro player in Italia, oppure un full time. Calcola che i ragazzi che sono dei pro player in Italia di Overwatch ce ne saranno meno di una quindicina stipendiati. Quanta prospettiva di carriera hanno? Forse quello più social di loro potrebbe diventare un giorno un commentatore o a sua volta influencer, ma tutti gli altri? Questo è ancora un grosso punto interrogativo sulla scena. È un po’ un azzardo in questo momento. È ovvio che tutto è, come ho detto all’inizio, determinato dalla passione. Se la passione ti dice di fare quello, fallo, è la cosa più importante. Però è veramente difficile. Siamo ancora dei pionieri in Italia, con tutti i rischi del caso. E il pioniere poteva morire travolto dalla cava di oro, così anche noi. Puoi finire senza lavoro.”

Overwatch Evento a Microsoft House 04

Ora passiamo invece a qualche domanda a proposito del tuo settore. Ne abbiamo accennato giusto poco fa, entrando nello specifico, secondo te stanno riuscendo a far presa gli esport nel territorio italiano, e quali aspettative nutri per questo settore in Italia?

“Diciamo che il 2018 è un periodo molto interessante. Perché sino al 2017 abbiamo fatto vedere lo sfarzo dell’esport, e nel 2018 abbiamo fatto vedere qualche investitore in più. Il problema è, innanzitutto, far capire agli organizer di non pestarci troppo i piedi. E poi, secondo me, è il supporto da parte dei publisher, che in questo caso, per quanto riguarda il mio gioco, è Blizzard. In Italia c’è molto focus sugli eventi community, infatti quello di oggi è stato un evento community e ho avuto un supporto incredibile. Per quanto riguarda l’esport, l’Italia non è un ancora nelle top priorità di Blizzard, però magari cambierà, quindi diciamo che è ancora un grosso punto di domanda al momento. Noi stiamo cercando di fare il possibile per mantenere la community unita, aspettando che i publisher intervengano, vedendo che siamo un mercato in cui possono iniziare a investire più soldi rispetto ad adesso, come hanno iniziato a fare, ad esempio, con altri titoli. Ma non credere che abbiano spostato grandi cifre, si fa sempre tutto grazie ad investimenti interni e sponsor che ci mettono i soldi. E poi i publisher ci mettono qualcosina, ti danno le licenze, però in realtà dovrebbero iniziare a spingere un po’ di più, specialmente quelli grossi. Ma i publisher grossi sanno di essere grossi, e quindi a volte un po’ dicono “va beh sono gli altri che vengono a cercarci, e non noi loro”. Ma, soprattutto nei paesi emergenti, bisognerebbe spingere un po’ di più e vedere come va.”

Overwatch Arena BlizzCon 2016

E invece come valuti l’apertura del CONI nei confronti degli esport?

“Io credo che tutta questa foga nel cercare, in un certo senso, di legittimare l’esport come uno sport, sia una perdita di tempo e uno spreco di energia incredibile. Perché in realtà l’esport è innanzitutto uno show, e abbiamo visto che negli USA con questo modello ha raggiunto i suoi massimi senza essere considerato uno sport. Perché dobbiamo essere per forza etichettati in un modo? Noi siamo così, e basta. Il wrestling, per esempio, è un altro modello di show che ha trovato la sua strada da sola, come show. È inutile cercare di essere legittimati da qualcuno, da chi poi, da un politico? Un burocrate? Dobbiamo aspettare loro? Potremmo utilizzare le nostre energie e tutto il tempo che stiamo sprecando per creare qualcosa che magari attiri del pubblico, avvicinare di più i giovani, i ragazzini. Perché noi, che abbiamo venti, trent’anni, pensiamo ad adesso. Ma in realtà se dobbiamo costruire un futuro, dobbiamo pensare ai bambini, ai ragazzini, a quelli che hanno dieci anni, a quelli che impugnano il pad da adesso. Perché loro sono quelli nativi, esport nativi, videogame nativi, sono loro quelli che vivranno la cultura dell’esport, noi possiamo soltanto aprir loro le porte adesso.”

Overwatch World Cup 2018

Parliamo adesso della Overwatch World Cup: qualora riuscissimo ad accedere al torneo, quali personalità potrebbero comporre un’ipotetica formazione della nazionale italiana?

“È praticamente sicuro che accederemo al torneo, ma è ancora troppo presto per dirlo secondo me (riguardo alla formazione). Molti giocatori sono in piena fase di preparazione, e comunque i candidati sono i giocatori di Samsung Morning Stars e Qlash. Però non bisogna sottovalutare altri astri nascenti che potrebbero uscire dai team minori, quindi aspettiamo di vedere come va questa Overwatch Open e vediamo.”

Quindi lo scoop è che gestirai ancora tu la nazionale italiana?

“No, non è detto. Vedrò se Blizzard mi chiamerà. Tutti dicono di me ancora, tutti vorrebbero me perché comunque ho molta conoscenza e molta influenza rispetto a dei pro player, però io devo anche pensare ai miei interessi. Alle mie coronarie, perché essere un committee della nazionale è un lavoro super stressante. Però è anche vero che serve una persona matura, adulta, che segue i ragazzi come quasi un professore che porta la quinta liceo in gita. Se non me, un’altra persona che ha già fatto il manager.”

Overwatch Evento a Microsoft House 03

Data la crescente preparazione dei team esteri, ce la farà la nostra nazionale ad essere competitiva?

“Sarà molto dura. Perché ormai ci sono quelli che giocano per la Overwatch League che si allenano tutto il giorno. Fanno due match a settimana ad altissimi livelli. I ritmi tra Overwatch League e Overwatch Contenders sono super impari. Pensa tra Overwatch League e Overwatch Open, sono ancora più impari. E i nostri giocatori sono tutti in Overwatch Open. Forse, se va bene, questa volta andiamo in Overwatch Contenders. Però io sono stato nella League, e ho visto i ragazzi là. A meno che quelli che fanno la Overwatch League non arrivino alla World Cup talmente scoppiati, talmente svogliati. O secondo me sarà veramente super difficile. Ho visto con i miei occhi, ed è veramente un altro livello, ma proprio perché hanno una preparazione diversa, a livelli assurdi. E comunque, i ragazzi che sono in Overwatch League non li ho visti super felici, o super contenti, a parte i Philadelphia che hanno la House, e i Valiant. Sono tutti molto sbattuti, molto stressati: veramente sotto pressione.”

Un’ultima domanda: come esperto di Overwatch, credi che Brigitte e le modifiche apportate a Reaper riusciranno a far smuovere le composition usate nella Overwatch League?

Si si, Brigitte cambia tutto. Ho fatto la stessa domanda a Verbo dei Valiant alla Overwatch League, e ha detto la stessa cosa che ho detto io. Brigitte cambierà tutto.

Overwatch Brigitte

Si conclude così questo incontro, ringrazio di nuovo Alberto per la collaborazione e per aver reso possibile la realizzazione di questa intervista, che ha sicuramente dato un punto di vista interessante di quella che è la scena esport di oggi, e possibili pronostici sul fronte della Overwatch World Cup che si avvicina sempre di più.
Detto questo, io vi saluto e vi invito a fare un giro sulla pagina Facebook di Herc e il suo canale YouTube “H82 Overwatch”. Non dimenticatevi di continuare a visitare le pagine di gamesquare.it, per rimanere aggiornati ed avere sempre sottomano notizie, novità e recensioni dal mondo dei videogiochi.