Abbiamo provato la closed beta multiplayer di DOOM e tra un frag e un altro ci siamo divertiti davvero parecchio, ecco le nostre impressioni.

Data di uscita 13 maggio 2016
Genere FPS
Modalità di gioco Singleplayer, Multiplayer
Piattaforme PC, PlayStation 4, Xbox One
Sviluppato da id Software
Distribuito da Bethesda
Versione testata PC
Cover

Il panorama degli FPS è profondamente cambiato da dieci anni a questa parte, l’estrema diffusione del genere anche su console e il successo di brand come Call of Duty e Battlefield, ha messo gettato nell’ombra giochi come Quake o Unreal Tournament. Il frag non è più la portata principale degli sparatutto in prima persona, ma Bethesda e id Software, con l’ultima iterazione di DOOM, vogliono ripresentare il piatto condendolo con tanto sangue e demoni inferociti, che non fanno mai male.

Welcome to Hell

Dobbiamo essere sinceri, dopo tutte le vicissitudini che ne hanno preceduto l’annuncio e dopo aver visto il filmato di presentazione all’E3 2015, non nutrivamo grandissime speranze in DOOM. La violenza viscerale che ha da sempre caratterizzato la saga c’era tutta, tuttavia alcune soluzioni, in primis le spettacolari esecuzioni gloriose, ci davano l’impressione di una troppo marcata propensione alla spettacolarità a discapito del ritmo di gioco e la fluidità dell’azione. Alcuni dubbi sono rimasti anche dopo aver giocato approfonditamente la closed beta, che ci ha permesso di provare due mappe multiplayer, due modalità ed un solo demone: il Revenant, anche se il gameplay ci ha convinto a tal punto che ora stiamo contando i giorni che ci separano dal lancio.
Partiamo dalla caratteristica meno interessante per i duri marine spaziali, messa da parte in favore del sangue e della gloria, ma che a noi effeminate signorine piace: la personalizzazione. Se bisogna gettarci a capofitto nelle profondità infernali è bene farlo con stile, così la pletora di modifiche all’armatura, colori delle armi, motivi e provocazioni messe a disposizione da id Software ci hanno permesso di agghindare per bene il nostro marmittone, che dopo qualche nanosecondo nella pugna si è trasformato in purea di organi spappolati. Avete capito bene, difficilmente in DOOM avrete tempo per vantarvi con gli amici del vostro bellissimo look postmoderno, dato che probabilmente passerete più tempo a vedere fiumi di sangue ed esplosioni pirotecniche, ciò non toglie però che adattare al proprio stile l’aspetto delle bocche da fuoco con colori sgargianti piuttosto che cupi e delle nostre armature ci ha fatto desiderare di vederne di più, e speriamo che nella versione finale del gioco vengano inserite varianti più stravaganti e originali, soprattutto relativamente alle armature.

DOOM
Siete belli e profumati come se foste ad un appuntamento galante? Bene, peccato che l’olezzo infernale, i miasmi sudici e gli effluvi malsani che fuoriescono dalle interiora sparse sulle pareti copriranno completamente la vostra fragranza di gelsomino. DOOM è frenetico e spietato senza rivelarsi quasi mai caotico: scordatevi di morire nei pressi del respawn colpiti alle spalle o di essere obliterati da attacchi nucleari sulle vostre teste senza neanche rendersi conto di quel che accade, il time to kill (come in tutti gli FPS arena) è estremamente più alto rispetto agli altri giochi sulla piazza e ci sarà tutto il tempo di muoversi, accaparrarsi vita ed armatura (caratterizzate rispettivamente da oggetti di colore blu e verde) e gestire l’attacco nemico. Prendere alla sprovvista qualcuno ci darà un vantaggio non indifferente, questo sì, tuttavia se l’avversario è abbastanza abile potrebbe essere in grado anche di portare le sorti dello scontro a suo favore. Proprio per questo è essenziale saper padroneggiare il sistema di movimento e affinare la nostra precisione negli spostamenti con il jetpack. Lo strumento, attivabile premendo il tasto del salto consecutivamente, non solo ci permetterà di raggiungere posti alti e vantaggiosi da dove poter fare il tiro al piccione contro i nostri avversari, ma sarà anche un ottimo espediente per defilarci da situazioni scomode e magari portarci alle spalle del nemico per fraggarlo senza pietà. L’altissima mobilità è enfatizzata da un level design delle mappe piuttosto riuscito. Nella beta abbiamo potuto provare Infernal ed Heatwave, la prima, ambientata all’Inferno, offre una zona centrale concava circondata da alcuni spalti dove potersi posizionare con armi a distanza, e un’altra sezione dove lo scontro si sposta su piccole piattaforme sospese sul vuoto e su una strettoia centrale, lì è fondamentale muoversi con criterio per evitare di cadere. Nella seconda si combatte in un altoforno, con getti di metallo fuso e dislivelli che ci costringono sempre a guardare sopra e sotto le nostre teste, anche contemporaneamente. Infernal è forse la mappa più varia e riuscita tra le due, che alterna scontri più serrati ad altri a distanza. In generale abbiamo notato che l’ipercinetismo del gameplay è stato preservato grazie al piazzamento strategico dei teletrasporti e dallo spawn di bonus essenziali per il proprio team. Piazzare una bella tovaglia a quadri ed accamparsi in un posto che ci è congeniale è un’ottima scelta per suicidarsi senza onore, l’unico modo per sopravvivere in DOOM è raccogliere in continuazione munizioni, armatura e vita, in modo da resistere ai colpi che ci vengono inflitti e recuperare le munizioni spese per immolare le nostre nemesi agli dei oscuri (ucciderli) o sprecate dalla nostra pessima mira. La ridotta dimensione delle arene avvantaggia forse troppo gli scontri a corto e cortissimo raggio, preferibili agli assalti precisi a distanza, ne parleremo più approfonditamente poi, quando esamineremo le armi disponibili nella beta.

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Blood for the Blood God!

Non c’è DOOM senza demoni ed è per questo che tra i tanti rifornimenti che spawnano a cadenza regolare nelle mappe di gioco c’è anche una runa demoniaca. Si tratta del potenziamento più potente ed accaparrarselo può cambiare sostanzialmente l’andamento di una partita. Nella beta l’unico demone a disposizione era il Revenant, un enorme scheletrone con un jetpack e due lanciarazzi montati sulle spalle, ottimo per uccidere i nemici a distanza, meno utile negli spazi stretti e nelle incursioni ravvicinate. Inutile dire che in buone mani è in grado di compiere sfaceli. Chiaramente i demoni saranno di più nella versione finale del prodotto e potranno essere equipaggiati proprio come un’arma all’inizio della partita.
Tra le tante cose che possono essere selezionate prima della partita ci sono anche i moduli Hack. Si tratta di “cheat legalizzati“, se mi passate il termine, che per una durata limitata di tempo ci permettono di vedere il nemico che ci ha ucciso, piuttosto che il tempo rimanente allo spawn di un potenziamento o un’armatura aggiuntiva. Gli Hack possono essere attivati dopo ogni morte, ma una volta che la loro durata è esaurita scompaiono per sempre e devono essere riequipaggiati. Ad ogni match completato se ne otterranno di nuovi, se saremo particolarmente fortunati potremo trovare anche le varianti più potenti, che ci consentono di usufruire dei bonus per un tempo più lungo. Gli Hack enfatizzano una delle qualità che bisogna avere a disposizione per poter giocare con dovizia a DOOM e a tutti gli altri sparatutto arena sul mercato: la conoscenza della mappa e la strategia nei movimenti. Sparse per le arene risiedono infatti delle piattaforme che, dopo un periodo di tempo piuttosto lungo, rilasciano dei potenziamenti o armi più potenti del normale. Nella beta la quantità dei moltiplicatori o delle bocche da fuoco fuori di testa era piuttosto esigua, all’appello c’erano solo il danno quadruplo, la velocità e il Gauss Cannon, estremamente potente ma semplicissimo da utilizzare. Abbiamo trovato riduttivo limitare a due le piattaforme di spawn e il tempo di generazione dei potenziamenti ci è sembrato fin troppo elevato, con la conseguenza che il giocatore in possesso del bonus aveva a disposizione un potere difficilmente contrastabile. Speriamo, inoltre, che venga incrementata la varietà, soprattutto delle armi. In quanti vorrebbero il ritorno della Railgun o del BFG? Noi siamo tra questi.

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Neanche le modalità da poter provare erano in numero esorbitante, presente il classico Team Deathmach, in cui vince la squadra che spedisce all’altro mondo più persone, e Warpath, una sorta di re della collina in movimento: i giocatori devono occupare un’area delimitata che però con il passare del tempo si muove, id Software è stata brava ad adattare le mappe e i percorsi della zona di conquista, in modo che le schermaglie risultassero sempre varie. Si combatterà prima nelle strettoie, poi in canaloni oppure addirittura in volo ed è grazie a questa varietà e al dinamismo che ci sentiamo di promuovere Warpath come modalità più interessante della closed beta.
Riprendiamo ora il discorso delle armi lasciato in sospeso in precedenza: DOOM garantisce la possibilità di equipaggiare il proprio loadout prima della frag fest, gli strumenti mortiferi sono abbastanza vari e possiamo classificarli come a lungo, medio e corto raggio. Ovviamente per avere più possibilità di sopravvivenza è bene variare ed affiancare ad armi a medio raggio (quelle con meno DPS) una a corto o a lungo raggio, oppure propendere per una build che alterna un’arma a corto raggio ad una da utilizzare a distanza (skillshot, come nel caso del fucile Vortex o con danni ad area, come il lanciarazzi). Nel nostro test abbiamo provato ogni strumento d’offesa e abbiamo riscontrato che la doppietta era l’arma più efficace, mentre i fucili d’assalto o a plasma a medio raggio erano quelli più bistrattati. Questo perché la composizione delle mappe spinge a scontri ravvicinati molto violenti, dove regna chi ha a disposizione un più alto numero di danni istantanei. Al contempo pensiamo che il fucile di precisione abbia bisogno di un boost ai danni: anche se è vero che una volta caricata al massimo l’energia, l’arma uccide con un singolo colpo ben piazzato, nella frenesia degli scontri raramente riusciremo a mantenere troppo a lungo la modalità di mira, prediligendo invece i no scope o i quick scope, i quali, però, non uccideranno istantaneamente. Abbiamo anche alcuni dubbi in merito al corpo a corpo, in particolare nei confronti delle truculentissime uccisioni gloriose, spettacolari ed appaganti (a noi sono piaciute un sacco), ma che una volta eseguite ci lasciano esposti ed inermi.
Concludiamo l’anteprima con alcune considerazioni tecniche. DOOM è mosso dall’id Tech 6, il quale conserva alcuni problemi del suo predecessore, come il pop up delle texture, e non offre un dettaglio all’ultimo grido, pure se il colpo d’occhio generale (e il sangue) è più che buono. Su PC a preoccupare è l’ottimizzazione che, visti i requisiti minimi e le prestazioni sulla nostra configurazione di prova, non è parsa così perfetta, ma trattandosi di una beta ci sono ampi margini di miglioramento. La customizzazione delle opzioni si limitava esclusivamente alla scelta della risoluzione, dell’anti aliasing e del motion blur, tuttavia un utente è riuscito a sbloccare l’elenco di tutte le impostazioni e ci è parso piuttosto nutrito.

Configurazione di prova

Processore Intel Core i5-2500k 3,30Ghz
Scheda Video nVidia GTX 670
Memoria 8 GB
OS Windows 10 64bit

Requisiti Minimi

Processore Intel Core i7 3770 o AMD FX 8350
Scheda Video NVIDIA GTX 670 2GB o AMD HD7870
Memoria 8 GB
OS Windows 7, Windows 8.1, Windows 10 64 bit

Commento

DOOM è sulla buona strada per ibridare la modernità con l’anacronistico genere degli sparatutto arena. Il lavoro di id Software ci è sembrato ottimo nonostante la mole di contenuti testata non sia stata immensa, servono, però, degli accorgimenti sul bilanciamento di alcune armi e sulla struttura dei potenziamenti, atti anche ad incrementare il già frenetico ritmo di gioco. Rimangono inoltre alcuni dubbi sull’ottimizzazione PC, allo stato attuale non proprio impeccabile. A parte questo la closed beta ci ha convinti e non vediamo l’ora di mettere le nostre mani lorde di sangue sul prodotto completo.