Benvenuto popolo di Gamesquare, continua la nostra rubrica sulle mostruosità che affrontiamo nelle nostre avventure videoludiche, raccontando origini, evoluzione e ingresso nei videogiochi dalla loro nascita.
In questa puntata parleremo dei licantropi o lupi mannari che dir si voglia, tante sono le storie su queste creature, ma i videogiochi quanto ne hanno parlato? Scopriamolo insieme.

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Figlio di storie di folklore antichissime il lupo mannaro nasce in tempi remoti (pensate che esistono anche leggende italiane) unendosi anche a studi sulla psicologia umana, perché di questo si tratta, di un uomo vittima di una maledizione che si trasforma, volente o non, in una bestia assetata di sangue ogni plenilunio, alla sola vista della luna piena. Proprio in questa differenza distinguiamo il licantropo dal lupo mannaro, il primo è in grado di controllare la sua maledizione, il secondo la subisce.

Dopo le storie popolari il lupo mannaro e le sue mille sfaccettature passano da racconti e romanzi al cinema, trasformando la creatura da leggenda antica a mostro odierno, è doveroso menzionare film come “Un lupo mannaro americano a Londra” (1981, vincitore di un Oscar per gli effetti speciali) che hanno contribuito a creare un immaginario comune sul mannaro, ma passiamo ora a quello che ci riguarda, i videogiochi.

Il lupo mannaro è legato a doppio filo ad un’altra creatura mitica, il vampiro, in un continuo rapporto ricco di contrasti, per non dire di vero e proprio conflitto (se qualcuno dice Twilight lo fulmino), quindi il gioco per eccellenza che parla di queste mitologie è senza dubbio Castlevania. Il peloso mostro entra per la prima volta come nemico affrontabile per poi non uscirne più in Castlevania II: Simon’s Quest, gioco del 1987 per NES, paradossalmente il licantropo trova maggior spazio in due dei capitoli meno fortunati del brand Legacy of Darkness uscito nel 1999 per Nintendo64 e Judgement, picchiaduro ad incontri per Wii, entrambi i titoli presentavano tra i personaggi principali Cornell in grado di trasformarsi in una bestia e sfruttare i suoi poteri sovraumani.

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Pochi sono i titoli che ci permettono di prendere il controllo delle potenti creature, nel 1988 uscì per Sega Mega Drive Altered Beast, picchiaduro a scorrimento in cui la raccolta di particolari sfere permettevano la trasformazione nei potenti mostri, purtroppo la licantropia è presente solamente in due stage, ma ahimè il gioco tira un brutto tiro nel finale, (Spoiler Alert) dato che si scoprirà essere tutto una finzione, un film impersonato da attori e non un’avventura affrontata da uomini con poteri straordinari (Fine Spoiler).

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Un altro gioco che permette la mutazione (volontaria) è The Elder Scrolls II: Daggerfall uscito per MS-DOS, tramite determinate quest si otterrà tale trasformazione, con alcune chicche interessanti, come notevoli incrementi di forza e altri parametri e problemi legati allo status di bestia come il non poter comprare oggetti, armi o accedere al proprio inventario, ma la peculiarità era quella del dover placare la maledizione e nel non poter tornare alla forma normale se non solo tramite altre quest. Qui troviamo il punto focale della situazione, parliamo di uomini maledetti, alcuni bramano questo potere, altri ne sono vittime, eppure il lato umano è sempre stato ignorato nei videogiochi, ci ritroviamo sempre dal lato del cacciatore e poche volte nei panni del mostro, un cliché tipico dei lupi mannari è infatti la perdita della coscienza, colui che viene maledetto, durante la trasformazione, non esiterà due volte a sbranare i propri affetti e le persone a cui vuole bene.
Ci caliamo perciò nei panni di provetti Van Helsing o simili e ci lanciamo alla caccia di tutte le aberrazioni possibili, un esempio di tale plot lo dà Nightmare Creatures, la versione più famosa del gioco è quella per PlayStation uscita alla fine degli anni novanta, il gioco presentava atmosfere angoscianti, ben curate e strutturate ed un abbraccio al gotico sublime nonostante i mezzi tecnici dell’epoca, il giocatore veniva chiamato ad affrontare orde di creature con in mezzo decine e decine di lupi mannari, considerati come il nemico base del gioco.

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Se parliamo di stile gotico, horror, ambientazioni angoscianti, non possiamo non citare Bloodborne, in questo gioco la centralità della bestialità è persistente, anche se non viene trattato il lupo mannaro come è comunemente percepito nella cultura odierna, poco prima del gioco di From Software anche The Order: 1886 inserisce i licantropi all’interno di un universo steampunk ben idealizzato, entrambi i titoli però inseriscono i licantropi, se tali si possono definire, all’interno di lore enormi, mai apertamente comunicate, ovviamente Bloodborne ne fa il suo pregio e caratteristica più grande.

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Dove risiede allora la mostruosità? Non solo nel perdere la propria umanità, ma anche nel dover affrontare le conseguenze di tale perdita, il diventare dei reietti, prede di cacciatori armati di pistole e spade create dall’argento fuso (si dice che tale lega possegga qualità purificatrici, innumerevoli sono le leggende in tal senso e tutte convergono su questo punto, pensate ai proiettili in Bloodborne per esempio) che non baderanno mai al fatto che dietro a quella creatura vi è un uomo che forse non desidera nemmeno ritrovarsi in quello stato.

Commento

Abbiamo parlato insieme di un mostro che ha radici antichissime e che è stato trattato in tutti i media esistenti, dal fumetto alla letteratura, dai film ai videogiochi, eppure proprio in questi ultimi ci ritroviamo scoperti sulle vicende dell’animo umano, vittima di una maledizione che lo costringe perennemente ad un limbo tra uomo e bestia.