Il mondo dei videogiochi è uscito dai binari dell'”only divertissement” su cui era ben impostato alle origini. Ora il medium è diventato qualcosa di più complicato, non solo legato alla competizione e al divertimento, ma anche ad un’intrattenimento più intellettuale. E quando qualcosa si complica, si complicano anche i problemi ad essa legati: se qualche decina di anni fa il problema più grande era non avere più monetine da inserire in un qualsivoglia coin-op, ora i problemi sono tra i più disparati. E anche un po’ comici.
Perchè questo funambolico preambolo, vi chiederete, be’ pensavo fosse opportuno per introdurre l’argomento che volevo mettere nero su bianco. Ho pensato di raccogliere in maniera più o meno casuale i problemi più comuni che affliggono il videogiocatore moderno, sia chiaro non me li sono inventati, sono tutte situazioni che ho sperimentato di persona oppure che ho visto molto da vicino. Cos’è però un problema senza una soluzione? Non preoccupatevi, il buon Lib ha pensato anche a questo, cercherò di aiutare tutti coloro che sono invischiati in situazioni identiche o affini con soluzioni intelligenti e impeccabili (che bell’accostamento di parole). Io che mi metto a dispensare consigli zen a destra e a manca? Se mi vedesse mia madre…

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Noia

Ho deciso di cominciare con il più classico dei “disturbi“, la noia, che affligge o ha afflitto la maggior parte dei videogiocatori. Penso sappiate cosa sia la noia, quindi non divago troppo a spiegare cause fisiologiche e psicologiche, che altrimenti mi assumono a Superquark, ma contestualizzerò la noia all’interno del mondo dei videogiochi.
Un videogioco può essere noioso quando non incontra i gusti del giocatore, oppure quando propone una tiritera di incarichi e missioni dal gameplay molto simile, senza fornire variazioni di spicco. Per evitare che un gioco vi annoi cercate di informarvi a proposito del genere e del tipo di gameplay, leggendo anche le critiche sul web e guardando dei video. Spesso non basta, ma un approccio cauto evita spesso soldi buttati perché si è fatto un acquisto sconsiderato.
E se si vuole giocare a quel gioco, anche se noioso? Se quel gioco ha un’opzione multiplayer avete la soluzione sotto i vostri occhi, vi basta chiamare qualche amico o giocare con altre persone tra co-op e multiplayer competitivo per incrementare il tasso di divertimento. Se invece il gioco non ha nessuna opzione multiplayer chiamate qualche amico, vostro fratello, vostra madre, insomma qualcuno che sia di fianco alla vostra sedia con cui potete scherzare su, perché è noto che chi gioca in compagnia si diverte il doppio (c’è sempre qualche eccezione).
La noia che pervade il videogiocatore ha tuttavia diverse cause e spesso non è provocata dal gioco. Abbiamo dei casi, neanche troppo rari, che si annoiano semplicemente giocando e che ripugnano qualsiasi genere e titolo, continuando a cercare spasmodicamente quel guizzo che li faccia divertire. Potrebbe accadere che lo trovino, però la soluzione ideale è anche quella più drastica: non videogiocare. Non è una soluzione definitiva, non state lì a guardare il testo con fare accusatorio e disdegnato, semplicemente staccarsi dal medium per tanto tempo quanto basta per farvi ritornare la voglia. E, credetemi, tornerà prima o poi.

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Sindrome del “mammamiaquantarobadafare”

Leggendo il titoletto a qualcuno di voi sarà venuto sicuramente in mente ciò di cui sto parlando, non potendo sperare che tutti abbiate delle competenze in telepatia, proverò a spiegare semplicemente quello che la mia mente contorta ha elaborato. La sindrome del “mammamiaquantarobadafare” provoca nel videogiocatore ansia mista a terrore e può portare all’abbandono repentino del gioco che causa questo disturbo. I giochi di ruolo sono i principali portatori, poiché offrono una quantità di quest sconsiderata e talmente tante righe di dialogo da riempire venti libri da mille pagine. Faccio un esempio pratico basandomi su Skyrim, che sicuramente avrà provocato la reazione di cui sto parlando a migliaia di videogiocatori indifesi.
Viaggiamo sul carrettino, evitiamo la decapitazione, toh che figo posso schierarmi con una fazione, ammazziamo un po’ di nemici, ganzo il sistema di combattimento, arriviamo alla prima città e lì comincia il patatrac. Appena vedremo che il gioco ci lascia liberi di andare dove ci pare e ogni (e sottolineo OGNI) abitante di quello sputo di posto ci dà una missione dicendoci di andare dall’altra parte della mappa, comincia il problema. I videogiocatori più pigri decideranno di scremare le quest, facendo solo quelle che a loro piacciono di più, ma se si è completisti la mole di roba da fare schiaccerà la vostra volontà riducendovi a vegetali che non sanno dove andare a parare.
In queste situazioni è d’obbligo mantenere la calma. La prima cosa da dire è che giocare deve essere un piacere, quindi fare quest in maniera forzosa solo perché ve lo dice il contadino zoppo della vecchia fattoria non è una buona scusa. Se però non cedete al fatto di perdervi qualcosa del vostro videogioco preferito allora dovrete essere schematici e calcolatori. Organizzate le missioni per zona e destinazione, ad esempio se entrambi gli “oggetti di missione” di due diverse quest sono situati in una stessa zona, prendetevi la briga di completarle entrambe, senza ritornare di nuovo sul luogo dove magari c’è stato anche il respawn dei nemici. Stessa cosa per missioni molto vicine, cercate di organizzarvi il tutto mentalmente in uno schema chiaro e preciso e poi vedrete che le cose da fare non vi sembreranno poi così tante.

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Mangiare davanti al monitor

Forse a qualcuno farà un po’ ridere questo titoletto, io il mangiare davanti al monitor, però, la considero una brutta abitudine. A parte il fatto che le vostre pacioccosissme mani unte di sozzerie andranno ad ungere il vostro joypad o la vostra tastiera e frammenti delle cibarie già citate si infileranno negli anfratti più reconditi dei vostri device, la questione riguarda anche la salute. Mangiare davanti ad uno schermo, mentre si gioca, si guarda un film o altro, fa sì che il vostro ingurgitare ripetutamente un qualsiasi alimento diventi sistematico e incontrollato.
Facciamo un esempio cinematografico: un ragazzo ha appena comprato un supermaxi contenitore colmo di pop-corn e si dirige baldanzoso verso la sua postazione prestabilita, inizia il film e, preso dall’adrenalina e dalla tensione, comincia a mangiare a un ritmo sempre più sostenuto i chicchi di mais esplosi. Quando poi va a infilare la sua manina unta nel barattolone sente che è vuoto, poiché non si era accorto che il suo famelico fare aveva terminato quel popò di roba in men che non si dica.
Lo stesso potrebbe capitare ad un giocatore alla prese di un gioco qualsiasi. Date retta a me, mangiate nei pasti prestabiliti e abbandonate questa cattiva abitudine, ne trarranno giovamento la vostra salute e le vostre prestazioni nei giochi, che richiedono più concentrazione. Finisco un attimo le patatine e continuiamo.

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Deperimento psico-motorio

Per continuare la serie di consigli che vadano a tutelare la salute del videogiocatore, parlerò dello stato di spossatezza sia psichico che fisico dopo lunghe sessioni di gioco.
I videogiochi non sono una delle passioni più salutari, se giocati senza sosta e in condizioni non idonee e molti videogiocatori potrebbero alzarsi dalla sedia doloranti, con forti mal di testa e in uno stato di spossatezza. La prima cosa da fare è porre un limite alla durata delle sessioni di gioco, per un massimo di 4-5 ore di fila (che non son poche). Dopo il tempo prestabilito è buona norma alzarsi e sgranchirsi e riprendere dopo un po’, non solo la vostra condizione fisica e mentale ne gioverà, ma il gioco risulterà anche più piacevole.
Come seconda cosa bisogna adattare la stanza in cui giocherete. Non deve essere né troppo luminosa (i riverberi sullo schermo potrebbero dar fastidio) né troppo buia, una via di mezzo che permetta di guardare il monitor senza affaticare troppo gli occhi. Poi bisogna stabilire una buona distanza dal monitor, nel caso delle console non dovrebbero esserci eccessivi problemi, quando si va a parlare di PC, invece, la distanza ottimale èun metro o poco più (che dipende dalle dimensioni del monitor). Altra cosa importante: la postura. Se giocate su console cercate di mantenere una posizione eretta sul divano e non spaparanzatevi a mo’ di tappeto persiano, per tutti i PC gamer, invece, è d’obbligo stare ritti sulla sedia senza prendere la classica postura da gobbo. Se seguirete questi semplici e pratici consigli giocare vi piacerà ancora di più.

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Sindrome da “Console War”

Qui si tocca un argomento scottante che, con le console di nuova generazione, i 1080p, i 720p e i 144p, sta falcidiando le discussioni serie sui videogiochi. E’ chiaro che ogni giocatore difenda la propria piattaforma prediletta, su cui ha speso soldi e ore, ma trasformare questa genuina difesa in una gara a chi ce l’ha più grosso (il processore, che avete capito) è da folli. E dire che questa “sindrome da console war” non è una cosa recente, ma risale ai tempi nei quali le console erano dieci volte quelle di ora e dove c’erano SEGA e Nintendo a darsi mazzate come protagoniste. Nell’epoca moderna questo andazzo ha però assunto una piega un po’ anomala: la “resolution war (che razza di nome). Ne ho viste molte da videogiocatore, ma vedere l’industria spaccata per 320p di differenza è una cosa che deprime, specialmente se poi i publisher ci marciano su, basando intere campagne marketing su questo fatto.
I gamer devono capire che se vogliono definirsi tali devono guardare il mondo videoludico in maniera sì critica, ma anche con una mentalità aperta ad altri mondi, che in questo caso sono altre console o il PC. Siamo tutti dalla stessa parte, lasciamo perdere atteggiamenti infantili e uniamoci in coro protestando contro altri fenomeni più importanti, perché uniti si è più forti.

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Shopping compulsivo

Qui si tocca un argomento che riguarda molto da vicino i PCisti e, devo dire, ha colpito anche me. Sto parlando della mania dello shopping di videogames, che ha superato quello delle scarpe e capi di abbigliamento tipicamente femminile, introducendo l’uomo virile nel mondo del “compra-compra“. Non è solo colpa nostra se piattaforme come Steam, specialmente durante i saldi estivi, fa dei prezzi da capogiro, oppure se gli Humble Bundle (con pure la scusa della beneficenza) ci svuotano i leggerissimi portafogli.

Per noi è ora di reagire, dobbiamo vincere quella forza che ci spinge a comprare titoli eccellenti a costi stracciati. L’allarme è partito da alcuni sondaggi di Ars Technica dai quali provenivano dati allarmanti: il 36,9% dei giochi acquistati su Steam non viene giocato, no non 5 minuti e stop, ma viene lasciato proprio lì, inerte nella libreria, mentre un c’è un buon 17% di titoli giocati per meno di un’ora. Il tutto supera abbondantemente la metà, con un 54% di giochi praticamente lasciati a prender polvere.
Lo strano meccanismo che si attiva nella nostra testa e che ci spinge a premere il tasto acquista si ciba prevalentemente di due cose: la semplicità e il prezzo stracciatissimo. La nostra mente fallace non riesce, però, ad elaborare dati a lungo termine, eludendo complicazioni comel’inutile spreco di denaro e l’accatastamento preoccupante di titoli da giocare. E’ un po’ come approfittare di un 3×2 al supermercato, pagare e poi lasciare tutto nel carrello. Bisogna cercare di acquistare solo se si è sicuri di poter giocare un determinato titolo, se non lo si è, cercate di non fare man bassa di tutto quello che vi capita a tiro e aspettate, sicuramente le offerte si ripeteranno e chissà che non ne troviate qualcuna ancora meglio. A quel punto potrete godervi il vostro meritato bottino.

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Mamme petulanti

I problemi familiari sono di sicuro tra i più difficili da risolvere, ma i problemi familiari di un videogiocatore sono forse ancora più ardui da epurare. Parlo delle madri (o dei padri) che ci importunano mentre giochiamo, ci definiscono “strani” perché non andiamo a drogarci con gli amici, ci chiedono perché non vinciamo un Nobel invece di stare appiccicati a quel monitor o cose di questo genere.
Non posso azzardare una soluzione definitiva al problema (anche perché son più d dieci anni che tento di risolverlo anche io, con risultati altalenanti), posso però darvi qualche consiglio, sperando che i vostri genitori abbiano un po’ più di buonsenso dei miei. Ah mi sono dimenticato, i metodi convenzionali non funzionano, quindi scordatevi la persuasione a parole.
La cosa più classica di tutte, che può funzionare o meno a seconda del tipo di genitore, è il coinvolgimento. Badate bene, per coinvolgere un genitore servono giochi di gruppo come quelli su Wii o su Wii U (es. Mario Kart 8), non provate a proporgli uno Skyrim o un Amnesia, che altrimenti vi diseredano e vi disconoscono. Se il coinvolgimento attecchisce potete passare alla seconda fase della “conversione“: la trasformazione in proto-gamer. So che questi termini non vi piacciono per nulla, ma a me sì, quindi fateveli piacere. Questa trasformazione consiste nel propinare al vostro genitore una serie di titoli (mai troppo complicati, mi raccomando) da giocare da solo. Cercate di essere furbi e di seguire le sue passioni, gli piace il calcio? Dategli FIFA, la Formula 1? Dategli F1. Se il vostro genitore apprezza, allora si deve puntare alla fase finale:l’azzardo. La percentuale di successo è inferiore al 10%, se siete convinti continuate a leggere, altrimenti spegnete il PC e rifatevi la camera. La fase finale consiste nel dare al vostro genitore un titolo lungo e complesso (lo Skyrim citato prima è un buon candidato) spacciandolo per bello e coinvolgente, una volta fatto lasciatelo solo. Tenetelo d’occhio e se ritornerà sul gioco ogni tanto per fare una missione qua e là, avrete compiuto la vostra impresa ed entrerete nel Guinness dei primati, altrimenti potrete vantarvi del fatto che ci avete provato.

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Nostalgia acuta

Chiariamo subito, non ritengo che essere nostalgici sia un problema, anzi, nonostante non possa fregiarmi del titolo di veterano del videoludo data la mia giovine età, devo riconoscere che gli anni d’oro dei videogames non sono questi che stiamo vivendo. Quelli che vorrei aiutare sono i nostalgici incalliti che, pur di non scontrarsi col presente, si barricano nella loro fortezza di nostalgia: giocano esclusivamente con un Sega Saturn (ho detto un nome a caso, non cominciamo a scatenare polemiche), hanno una televisione a tubo catodico in bianco e nero a singolo canale, usano il telefono a gettoni e battono a macchina. Forse la mia scena è un po’ esagerata, ma i super nostalgici esistono, continuano a rigiocare ai capolavori del passato in preda a furore agonistico senza degnare di sguardo i recenti titoli, che considerano paccottiglia commerciale. Non voglio dire che non abbiano ragione, ognuno la pensa come vuole, ma secondo me così facendo rovinano solo la loro vita da videogiocatori. Se la commercializzazione e casualizzazione del medium vi fa così tanto schifo, ci sono diverse realtà che potrebbero fare al caso vostro come la scenaindie e Kickstarter. Quest’ultimo è stato eletto (da me seduta stante) il più grande mezzo per operazioni nostalgia che, con un investimento di una manciata di denaro, vi permette di collaborare allo sviluppo di titoli che altrimenti non sarebbero mai nati. Recentemente molte facce note del passato (David Braben, Chris Roberts solo per citarne due) stanno sviluppando titoli che piacciono sia ai nostalgici che agli appartenenti di questa generazione come me, non vedo quindi perché non provare. Se poi non vi piace come idea tornate a tentare di completare ET senza incappare in un bug.

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Questa serie di consigli per i videogiocatori più problematici finisce qua, ma non escludo di dedicare altri articoli a questo tema, sempre che ci siano apprezzamenti da parte dell’utenza. Sicuramente mi sarò dimenticato qualcosina, per questo potete usare i commenti qui sotto per ricordarmela. Qualcosa l’ho anche omessa, ad esempio il disturbo che spinge la gente a trattenere i bisogni corporali finché non hanno finito di giocare, a volte con conseguenze disastrose (vero Kley?), purtroppo però la lunghezza esorbitante di una versione integrale avrebbe scoraggiato un po’ tutti e mi avrebbe precluso la possibilità di nuove puntate.
Per ora, quindi, questi miei consigli zen finiscono qua, buona vita da videogiocatori, da ora senza più problemi di sorta!