Data di uscita 18 Luglio 2017
Genere Avventura
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PC, PlayStation 4, Xbox One
Sviluppato da Prideful Sloth
Distribuito da Prideful Sloth
Versione testata PC
Cover

Negli ultimi mesi, il mercato indipendente ha confermato la propria forza con ottimi titoli dalla grandissima varietà. Basti pensare al recente RiME, ad Outlast 2, Yooka-Laylee e a tanti altri che hanno convinto critica e videogiocatori per originalità e per qualità. All’interno di questo grandissimo panorama si è inserito in questi giorni anche Yonder: The Cloud Catcher Chronicles, una piccola avventura sviluppata da Prideful Sloth. Nonostante agli occhi il gioco possa richiamare altri prodotti ben più altisonanti (The Legend of Zelda: Breath of the Wild in primis), il titolo cerca comunque di imporsi con una propria personalità e con meccaniche interessanti. Gli sviluppatori saranno riusciti nel proprio intento? Scopriamolo in questa nuova recensione.

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Alla scoperta di Gemea

Yonder: The Cloud Catcher Chronicles narra la storia di un ragazzo che, a seguito di un naufragio, si ritrova sull’isola di Gemea. Al suo risveglio, il protagonista si troverà catapultato all’interno di un mondo sconosciuto e all’apparenza ostile. Esatto, solo all’apparenza, in quanto fin dai nostri primi passi noteremo come la terra di Gemea sia estremamente tranquilla, pacifica e priva di qualsivoglia pericolo. All’arrivo sull’isola, infatti, verremo accolti da una creatura misteriosa, chiamata Aerie. Scopriremo qui che Aerie è una dei tanti folletti che abitano Gemea e che hanno sempre protetto questo territorio. Il nostro arrivo sull’isola, per quanto apparentemente casuale, si rivelerà subito di vitale importanza: il nostro personaggio è infatti dotato del potere dei Guardiafolletti, gli unici a poter vedere i Folletti e a poter interagire con essi. Il nostro scopo sarà quello di eliminare dall’isola il Miasma, un’enorme nube oscura che si è abbattuta su Gemea sconvolgendo la pace e la tranquillità dei suoi abitanti. Una trama che, per quanto classica, non riuscirà mai a raggiungere sviluppi davvero interessanti, costituendo uno dei punti più deboli del titolo.
Ma come può essere classificato Yonder? Effettivamente, definirlo una semplice avventura potrebbe essere un po’ fuorviante. Il titolo presenta infatti una serie di meccaniche che lo rendono quasi un titolo unico, nonostante forti richiami ad altri titoli. Il riferimento al recente The Legend of Zelda: Breath of the Wild non è infatti casuale: a una prima occhiata, lo stile di Yonder: The Cloud Catcher Chronicles spingerebbe chiunque a confrontarlo con l’ultimo titolo della serie Nintendo. Tuttavia, i due giochi non hanno assolutamente nulla da spartire. Per quanto infatti stilisticamente i due titoli possano assomigliarsi, dal punto di vista del gameplay prendono due strade completamente diverse.

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Cammina, raccogli, crea

Yonder, ad esempio, si discosta un po’ dai classici titoli d’avventura: tutto si concentra sull’esplorazione, sulla raccolta e sul crafting degli oggetti. Non ci troveremo mai senza qualcosa da fare: fin dall’inizio, infatti, verremo inondati di quest, dalle più semplici e brevi alle più complesse e longeve. Ci verrà chiesto di trovare alcuni oggetti o materiali, di ricostruire alcune zone e fattorie distrutte con l’arrivo del Miasma o di creare determinati oggetti. In quest’ultima categoria rientrano in particolare le missioni delle Gilde, ognuna delle quali legata alla creazione di un determinato tipo di oggetti, come cibi, materiali da costruzione, vestiti e anche tinture per capelli. Il crafting degli oggetti sarà spesso necessario per portare a termine alcune missioni ma anche per aiutarci nell’esplorazione di Gemea: l’ingresso nelle varie gilde ci permette infatti di ottenere ricette per costruire oggetti indispensabili a raggiungere zone altrimenti inaccessibili. Per questo motivo, dall’inizio alla fine del gioco, la raccolta di una grandissima varietà di oggetti sarà indispensabile per poter portare a termine le varie quest senza muoversi continuamente da una parte all’altra della mappa (soprattutto contando che il viaggio rapido verrà sbloccato solamente con la conclusione di una delle missioni più longeve). Gli sviluppatori hanno inoltre voluto puntare su un sistema economico basato sul baratto: ogni oggetto avrà un determinato valore e per ottenere un determinato oggetto da un mercante sarà necessario scambiare qualcosa di uguale valore. Nonostante l’originalità, avremmo preferito l’utilizzo di normali monete, sia per l’acquisto sia per la vendita degli oggetti, soprattutto contando che il numero di slot per gli oggetti nello zaino è limitato e, per far spazio a materiali per le quest, spesso saremo costretti a scartarne alcuni di alto valore che avremmo potuto vendere anche solamente per qualche moneta.

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Tante missioni, ma spesso molto simili tra loro e mal pensate, limitate dalla natura del titolo ma soprattutto dalla mancanza di un viaggio rapido utilizzabile fin da subito: ci troveremo spesso a compiere incarichi molto simili tra loro, molti dei quali abbastanza lunghi, con l’obiettivo di tenere sempre occupato il giocatore anche durante i viaggi a Gemea. Alcune missioni, richiederanno anche il passaggio di qualche giorno, obbligando il giocatore ad occuparsi d’altro o ad attendere, immobile, il passare del tempo. La completa mancanza di combattimenti e i difetti sopra citati riguardo la gestione degli oggetti, delle missioni e dell’esplorazione, sottolineano come il titolo sia caratterizzato da evidenti limiti: la volontà degli sviluppatori di dotare il titolo di una personalità propria hanno portato a scelte decisamente discutibili, anche laddove alcuni meccanismi avrebbero potuto fare la differenza. Basti pensare al ciclo del tempo, fondato non solo sul passaggio dal giorno alla notte, ma anche sul cambiamento delle stagioni: potenziale completamente sprecato, dato che tale ciclo non apporta alcuna differenza sostanziale nel gameplay se non nel cambio della fauna (con la quale tuttavia potremo interagire solo per la costruzione delle fattorie). La stessa costruzione delle fattorie poteva essere sfruttata in maniera migliore, magari con un sistema di gestione più complesso di quanto presente attualmente. Insomma, gli sviluppatori non hanno saputo sfruttare a dovere l’enorme potenziale di cui godeva il titolo e l’idea di fondo, mantenendo “grezzi” molti meccanismi che avrebbero potuto fare la differenza con il titolo attualmente in commercio.

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Tecnicamente parlando, Yonder è invece un ottimo titolo. Le texture su PC sono di buona qualità e il gioco in generale si comporta abbastanza bene. Unico difetto è la telecamera, a volte piuttosto ballerina e poco stabile. In generale, però, il lavoro fatto da Prideful Sloth con Yonder è ottimo: Gemea gode infatti di un paesaggio coloratissimo e vario, dal mare alla montagna, dalle caverne ai verdi boschi, il tutto accompagnato da una colonna sonora suggestiva anche se poco varia.

 

Configurazione di prova

Processore Intel Core i7-6700HQ
Scheda Video Nvidia GTX 960 4 GB
Memoria 16 GB
OS Windows 10 64bit

Requisiti Minimi

Processore Intel Core i5-2400S @ 2.5 GHz or AMD FX-4320 @ 4 GHz
Scheda Video NVIDIA GeForce GTX660 / AMD R9 270X
Memoria 6 GB
OS Windows 7 SP1, Windows 8.1, Windows 10
PRO
Gemea è un piccolo angolo di paradiso
Tanti oggetti  diversi da raccogliere e craftare
Tecnicamente ottimo
CONTRO
Molte idee ma sviluppate male
Quest tutte troppo simili tra loro
Cade nella monotonia dopo poche ore

Commento

Nonostante appaia coloratissimo, Yonder risulta essere un titolo un po’ sbiadito: la voglia degli sviluppatori di imporre una personalità propria al gioco ha portato a sfruttare in maniera superficiale (o a non sfruttare affatto) l’enorme potenziale costruito con la bellissima isola di Gemea, con una monotonia di fondo che si presenta già dopo poche ore. Si tratta comunque di un prodotto consigliato a chi ama perdersi nell’esplorazione di grandi lande e tecnicamente ben realizzato, sebbene le tante occasioni sprecate dal team di sviluppo ci abbiano lasciato un po’ di amaro in bocca.
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