Data di uscita 15 novembre 2016 (Xbox One e PS4) – 29 novembre 2016 (PC)
Genere Action, TPS
Modalità di gioco Singleplayer, multiplayer
Piattaforme PC, PlayStation 4, Xbox One
Sviluppato da Ubisoft Montreal
Distribuito da Ubisoft
Versione testata PC
Cover

È sempre un momento magico quando nel mondo dei tripla A si assiste alla nascita di una nuova IP. L’interesse per l’ignoto si fa largo nei nostri pensieri, alcuni meccanismi irrigiditi dalla grande stagnazione del mercato si sbloccano con un sonoro “tlac” e si inizia a parlare di qualcosa di finalmente nuovo, una brezza fresca e salubre. Se poi l’annuncio è di Ubisoft, in un periodo in cui la saga di Assassin’s Creed comincia ad accusare colpi, allora è facile aspettarsi mandrie di fan scalmanati nella spasmodica attesa di avere tra le mani il nuovo progetto.
Watch Dogs nacque sotto le migliori stelle, con una presentazione d’effetto e con il carisma di un prodotto con un buonissimo potenziale. Forse per paura che quella novità non piacesse, l’azienda francese fece scelte sfortunate nel marketing che conoscerete tutti e che non rivangheremo. Fatto sta che quando uscì nei negozi le aspettative furono deluse, per carità era un gioco molto buono, ma rozzo e limitato in molte sue componenti. Non un titolo che potesse riportare Ubisoft alla popolarità di cinque anni prima (quando debuttò Assassin’s Creed II), ma un valido esperimento da usare come base per un futuro più roseo.
Per lavorare al sequel, di cui si sapeva l’esistenza già dal lancio del primo capitolo, gli sviluppatori hanno impiegato quasi due anni e mezzo, prendendosi più tempo per riflettere e pianificare, senza serializzare il brand nella classica forma annuale. Il risultato è Watch Dogs 2, un gioco che si impegna seriamente a colmare le lacune del suo fratello maggiore, che però non riesce a stagliarsi e a rifulgere. Se dobbiamo dirla tutta, probabilmente il primo Watch Dogs nel complesso era persino più godibile dell’ultimo lavoro di Ubisoft Montreal.

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Il Golden Gate Bridge è davvero evocativo in notturna

Hello world!

Il cambio di setting e di “carattere” non deve stupire, dopotutto l’approccio dell’azienda d’oltralpe agli open world theme park è stato sempre eclettico. Dalle campagne fiorentine e la spavalderia di Ezio in Assassin’s Creed II si è passati al freddo Nord America e ad un silenzioso Connor in Assassin’s Creed III, e poi si è andati nei Caraibi con il quarto capitolo, fino ad arrivare ai comignoli della Londra vittoriana con Syndicate. Che l’oscura Chicago e l’altrettanto torvo Aiden Pearce sarebbero stati abbandonati, considerato anche il piattume di quest’ultimo, era piuttosto prevedibile, così come le aspre critiche di una buona parte dei fan rivolte al nuovo protagonista Marcus Holloway, per molti emblema di frivolezza e infantilità.
Con un background narrativo non così significativo, però, chiudere le porte a priori ad una variazione tematica piuttosto importante non è mai simbolo di apertura mentale e per questo abbiamo trovato seccante chi urlava al sacrilegio al primo accenno di slang nerd e leggerezza giovanile. Marcus non è di certo un personaggio memorabile, tanto meno un ragazzo a cui rimarremo legati in qualche modo, ciononostante spesso sa essere meno irritante del melodrammatico Aiden, con la sua simpatica verve e una invidiabile spensieratezza.
Holloway è un reietto segnato a vita dal ctOS 2.0, un tentacolare ed invadente sistema operativo che governa e monitora le vite delle persone. La sua massima aspirazione è quella di unirsi al Dedsec, un gruppo di hacker anarchici che si batte per mostrare la vera faccia del sistema a tutti i cittadini di San Francisco. Per avere un posto in prima fila in questo team di talenti informatici al buon Marcus è richiesto di superare una pericolosa ordalia: infiltrarsi nei server della Blume, la compagnia che ha sviluppato il ctOS, e cancellare i suoi dati dal database. L’operazione, apparentemente impossibile, viene portata a termine con successo, il protagonista dimostra infatti di avere doti fuori dalla norma e di essere in grado di entrare di diritto nel più terribile gruppo di hacker in tutta la Bay Area.
Fa così la conoscenza di una combriccola di pazzoidi scalmanati dal carattere e dagli interessi discretamente eterogenei, fatta eccezione per quello dell’informatica si intende. Horatio è il soggetto meno carismatico del Dedsec e probabilmente anche quello meno abile: nonostante nella squadra non esista una vera e propria gerarchia, egli è considerabile alla stregua di un leader, grazie alle sue capacità tattiche e di pianificazione. Josh soffre della sindrome di Asperger e ha quindi problemi a relazionarsi, la sua malattia gli garantisce, però, una memoria e un quoziente intellettivo eccezionali. Wrench è probabilmente il più carismatico del lotto, indossa sempre una maschera con tanto di sintetizzatore vocale, ingaggia spesso tenzoni dalla tematica nerd con Marcus ed adora rompere le cose. In ultimo c’è Sitara, il volto del Dedsec, intelligente e appassionata di digital art, è lei ad aver inventato gli stilemi del gruppo, inoltre è l’ingegno alla base di tutti i video di propaganda. Più in là nell’avventura la squadra si espanderà ed ingloberà anche un volto noto direttamente dal primo capitolo (lasciamo a voi il piacere di scoprire di chi si tratta).

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Nel gioco non mancano veicoli sopra le righe, non solo divertenti da guidare, ma anche belli da vedere

Il Dedsec rappresenta un assembramento molto interessante e con basi di caratterizzazione valide e variegate. Come nel primo Watch Dogs, però, si sente la mancanza di profondità nelle vicende intime dei protagonisti, le quali vengono solo sfiorate da alcune missioni. Personaggi potenzialmente ottimi sono trattati barbaramente, senza un minimo d’introspezione, e questo è sicuramente uno dei problemi più tangibili della narrativa di Watch Dogs 2, che invece ha la pretesa di toccare temi più grandi ed universali, senza esser supportata da altrettanto vigore espressivo. Tutta la sequela di missioni che affronteremo nella campagna principale ingloberanno un forte messaggio di critica alle istituzioni e una spinta sovversiva. Quasi come fossimo moderni sessantottini ci troveremo in manifestazioni contro sedicenti cultisti oppure ad imbrattare manifesti elettorali, finanche a sabotare e ad umiliare aziende importantissime. Tutto ciò per aumentare il numero dei follower (praticamente i punti esperienza di un qualsiasi altro gioco) e cercare di infliggere un letale colpo alla Blume, la vera minaccia per i cittadini.
Una tale impostazione porta ad un fattore di rilievo: il reale progredire narrativo non apparirà fluido e consequenziale, bensì a “camere stagne”, con eventi apparentemente (e a volte veramente) scollegati tra loro che vengono riconnessi ad un fil rouge portante non troppo incisivo. Per fare chiarezza, il “cattivo” c’è, ma è un personaggio poco approfondito e di cui spesso ci si dimentica pure dell’esistenza, spesso appiccicato “a caso” agli eventi per ricondurli in qualche modo a qualcosa di senso più compiuto. L’arco narrativo di Watch Dogs 2 non ci è proprio piaciuto, noioso, composto da missioni simili e ripetitive, i pochi attimi gradevoli sono i dialoghi tra i membri della squadra, nel covo o durante particolari eventi, ma che purtroppo soffrono di una traduzione italiana che ne smorza la caratterizzazione: lo slang è più gradevole in lingua originale e alcune soluzioni, come quella di tradurre una canzone rap, stonano davvero molto in un ambiente che vive anche e soprattutto di espressioni gergali intraducibili.
Gliene abbiamo dette di tutti i colori, tuttavia dobbiamo spezzare una lancia in favore di Ubisoft per quanto riguarda le influenze delle nostre azioni sul mondo di gioco. Una volta completati alcuni incarichi sentiremo parlare delle nostre bravate alla radio o nei notiziari, i quali, man mano, gli daranno sempre più visibilità. Un dettaglio che non ha reali conseguenze su San Francisco, ma che nel suo essere effimero fa piacere, anche solo perché rende la città californiana un posto più dinamico e vivo.

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I saliscendi di San Francisco possono essere sfruttati per seminare con facilità i non troppo furbi poliziotti

Frisco è uno sballo

Effettivamente San Francisco è davvero un posto pieno di vita, con un centro città affollato e un lungomare delizioso e colorato. Nulla a che vedere con l’oscura Chicago, intrisa di storie di violenza e popolata da menti criminali spietate. La Bay Area è punteggiata da una serie di luoghi d’interesse caratterizzati ottimamente: enormi murales ed opere d’arte moderna, stravaganti artisti di strada, panorami mozzafiato. Ognuna di queste località potrà essere anche immortalata dallo smartphone di Marcus, farlo vi garantirà una serie di bonus, ma soprattutto vi permetterà di esplorare gli anfratti di una metropoli che Ubisoft ha caratterizzato in maniera magistrale.
Come ultimamente accade nei giochi sviluppati sotto l’egida del team francese, però, una bellezza così superba dell’ambientazione non è accompagnata da altrettanta raffinatezza negli altri elementi di gioco. La narrazione, l’abbiamo già detto, non fa molto per rendere più piacevole la nostra permanenza nella città, lo stesso possiamo dire per le attività ospitate dal mondo di gioco, le quali, fatta eccezione per alcune subquest con un barlume di qualità, suonano stonate e poco integrate. Anche GTA V era oberato di attività collaterali, ma all’epoca si stava parlando di un open world molto più grande e altrettanto pieno di contenuti di qualità supportati da una narrativa. In Watch Dogs 2 il numero di contenuti più interessanti è schiacciato da una sequela di robetta davvero sotto tono, a partire dalle gare di motocross, forse le uniche che si salvano, fino a tediosissime regate. Per non parlare del numero di oggetti raccoglibili, da denaro a verniciature per le auto e armi, fino a nuovi vestiti (sì, il protagonista potrà essere personalizzato anche nel vestiario). Non fanno il loro ritorno le droghe digitali, né i QR code, sostituiti da punti abilità da recuperare utilizzando le nostre doti da hacker (spesso risolvendo anche enigmi ambientali di complessità variabile) oppure da raccogliere fisicamente infiltrandoci in roccaforti presidiate da nemici.
Nel primo Watch Dogs, come in tutti gli Assassin’s Creed del resto, spulciare la mappa con intenti completisti era noioso, quasi fine a se stesso. In Watch Dogs 2 la noia è esponenzialmente più alta, per via di una qualità ancora più infima e della inspiegabile volontà di inzeppare ogni quartiere di insulsi punti di interesse, come se l’ambientazione da sola non valesse il prezzo del biglietto.

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Ehi bel granchione, di’ cheese!

Opinabili anche alcune scelte di game design legate al sistema di viaggio rapido, il quale ci permette di teletrasportarci rapidamente ad ogni quartier generale sbloccato e in qualsiasi attività commerciale, negozi di auto, di vestiti, persino bar e ristoranti. Di luoghi così la mappa ne è piena, ma considerate le dimensioni ridotte di quest’ultima ci chiediamo come mai si sia sentita la necessità di rendere gli spostamenti così agevoli e togliere vigore all’utilità del viaggio, che in un open world di tale fattura è pure importante.
Insomma Ubisoft non riesce a riprendersi dal suo declino e si ostina a perseguire scelte per certi versi poco logiche: la qualità che spende nella caratterizzazione dei luoghi, sempre belli ed avvolgenti, si scontra contro l’altra faccia della medaglia, rappresentata dall’accumulo indistinto di contenuti di qualità altalenante, che soverchiano gli aspetti più qualitativi e li sminuiscono. Sembra come se i tanti studi impegnati nello sviluppo abbiano lavorato senza parlarsi, e che poi i loro frutti siano stati presi ed appiccicati tra loro alla bell’e meglio. Watch Dogs 2, come del resto anche Assassin’s Creed: Unity o The Division, è come un art attack venuto male, alla base c’è un’idea artistica interessante, ma da fuori l’opera è cadente ed adornata malamente.

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Le regate rappresentano, probabilmente, l’attività collaterale più fastidiosa e noiosa

I mille volti di un hacker

Non avvilitevi troppo, alcune parole possono sembrare forti e potrebbero far scatenare sensazioni fin troppo negative riguardo l’ultimo arrivato della casa francese. La realtà è che il gioco rimane comunque valido e, anzi, cerca di migliorare la formula del suo predecessore, con una maggiore varietà e più opzioni, soprattutto per ciò che concerne l’hacking.
Marcus Holloway non è un giustiziere, né un vero e proprio combattente. Nonostante ciò riesce ad essere efficace in corpo a corpo grazie a delle bolas (grosse così, aggiungerei), che non esiterà a sballottare in faccia al nemico di turno una volta giunto a tiro. La vera novità è il teaser stordente, silenzioso e non letale, ottimo per azioni più furtive, il resto dell’arsenale, poi, dipende soprattutto dalle armi raccolte dai nemici e da quelle craftate nel covo del Dedsec. In generale, però, le bocche da fuoco non troveranno tantissimo spazio, sia per un combat system non molto brillante che per una pletora di alternative molto più interessanti. Al contrario dell’avventura di Pearce, Watch Dogs 2 spingerà molto di più in direzione dell’approccio furtivo e non letale, dopotutto gli hacker di cui prendiamo le parti non sono orsi feriti con lo scopo di vendicare la nipotina morta, ma ragazzi che cercano di lottare contro le istituzioni, senza scadere in atti atroci di violenza.

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Marcus è più agile e scattante di Aiden, per il corpo a corpo non utilizza il manganello, bensì esotiche e dolorose bolas

Constatare che il gioco non è stato concepito per un approccio spavaldo e scriteriato non sarà complicato, basterà rendersi conto di quanto il damage output dei nemici sia elevato e il nostro protagonista fragilino. Questo non vuol dire che il livello di difficoltà è elevato: alcune abilità, come il forse troppo vantaggioso “rallenty” di Aiden, sono state sostituite, in generale, però, ci sono sempre alcuni rami più vantaggiosi di altri, abilità che in un certo senso “rompono” il gameplay. Uno tra tutti il potenziamento dello storditore, che permette di neutralizzare con un singolo colpo – temporaneamente, le guardie stordite si rialzano – anche i ragazzoni più corazzati, quelli che non vanno giù neanche con un intero caricatore in fronte. Un altro modo per risolvere velocemente, e con pigrizia, le situazioni consiste nello sfruttare le ostilità tra le fazioni in gioco (gang, sicurezza privata e polizia). Con uno speciale hack, infatti, si potranno falsificare dei rapporti e inviare una pattuglia ad arrestare un bersaglio oppure un gruppo di assassini ben armati ad attaccare un obiettivo. Con i giusti potenziamenti e con un po’ di criterio potremo far sì che i nostri nemici si elimino tra loro, un dividi et impera brutale e pure un po’ noioso se reiterato con troppa frequenza.
Il modo più “sano” e divertente per approcciarsi alle missioni è, secondo noi, quello di non fossilizzarsi su un singolo approccio, dato che tutti, una volta padroneggiati, hanno elementi che facilitano troppo l’incedere. Tanto vale buttarsi sulla varietà ed adoperare le new entry più interessanti tra i gadget di un hacker di tutto rispetto: i droni radiocomandati.
Saranno due, il jumper, un mezzo di terra che può spiccare salti, eseguire hack fisici, raccogliere oggetti e persino provocare le guardie attirandone l’attenzione, e il quadrirotore, importante per osservare l’area dall’alto e per raggiungere altezze da cui hackerare oggetti irraggiungibili. Entrambi formeranno una squadra formidabile per l’hacker snob che non vuole sporcarsi le mani, ma si va oltre a questo, in quanto i due droni saranno essenziali per la risoluzione di alcuni puzzle ambientali (tra i momenti più alti del gameplay di Watch Dogs 2) e per reperire i collezionabili nascosti. Il loro utilizzo, inoltre, garantirà, l’estensione delle nostre abilità di controllo, fluidificando l’approccio più improntato sull’hacking. Sarà sempre possibile, e divertente, distrarre i nemici con dei rumori ambientali, attirarli in una trappola e poi fare esplodere un quadro elettrico mettendoli KO. L’ottimo level design, inoltre, enfatizza proprio questo tipo di approccio, con tanti passaggi e scorciatoie dove far passare i nostri droni, porte chiuse che necessitano di essere sbloccate ed oggetti con cui interagire piazzati in maniera strategica.

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Sfruttare insidie ambientali per mettere KO i nemici è ancora il modo più divertente per approcciarsi agli scontri

Se solo l’intelligenza artificiale avesse lo stesso livello qualitativo saremmo stati in grado di perdonare la fin troppo scarsa varietà dei compiti. E invece non solo le missioni si assomiglieranno l’un l’altra, ma avremo a che fare con secondini imbambolati e con alcuni comportamenti talmente strambi che spesso sembrano esser gestiti dal caso piuttosto che da algoritmi ben scritti. I nemici hanno una mira formidabile e sono davvero temibili negli scontri frontali, ma non eseguono manovre di aggiramento e si espongono in fila indiana ad un tiro al piccione che non gli lascia scampo.
Il problema si ripresenta anche durante gli inseguimenti, quando si è braccati dalle forze di polizia o dagli spazzini di qualche gang che abbiamo fatto infuriare. Ci è capitato di fuggire sotto i loro occhi o di seminarli solo perché abbiamo abbandonato le piste più battute. Inoltre da ora, oltre ai consueti hack per ostacolare gli inseguitori (semafori, tubi, dissuasori), potremo persino sparare dall’abitacolo con un’arma ad una mano ed hackerare i loro veicoli, frenandoli o facendoli sterzare repentinamente.
Il sistema di guida è migliorato rispetto al primo Watch Dogs, senza abbandonare la vena arcade. Le macchine non sterzano più svirgolando come delle saponette, ma sfidano comunque le leggi della fisica, soprattutto le moto, che in alcuni casi si mantengono stabili anche con urti ad alta velocità. Le visuali di guida non hanno subito variazioni, ma quella all’interno dell’abitacolo continua ad essere inutilizzabile per una resa degli interni davvero imbarazzante.

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A San Francisco è pieno di fazioni che combattono tra loro, con un utilizzo scaltro degli hack è possibile dare vita a combattimenti sanguinosi, mentre noi sgusciamo nell’oscurità

Fratelli d’hacking

Watch Dogs 2 annovera tra la sua corposa mole di contenuti anche un comparto multiplayer che espande senza stravolgere quanto fatto nel titolo che l’ha preceduto. Il suo punto di forza sta nel essere ben integrato nel mondo di gioco: non ci sarà bisogno di nessun matchmacking (tranne rari casi) per partecipare alle sessioni di gioco, bensì queste si attiveranno quando saremo nei pressi di un altro giocatore, alleato od ostile. Le modalità sono cresciute in numero, il cuore rimane però la classica modalità “Hack” che chiederà, da una parte, di violare il dispositivo di un altro giocatore e dall’altra di identificare l’hacker e di dargli la caccia. A questa si aggiungono una serie di eventi cooperativi e le taglie, che si attivano quando un utente è altamente ricercato dal ctOS. Ci potrà capitare di essere cacciati o a nostra volta di dare la caccia a qualcuno, questa è la seconda ed unica modalità PvP, ma è di sicuro la meno riuscita tra le due. Infine ci saranno anche una serie di missioni cooperative per due giocatori, incarichi ripetitivi e privi di mordente che, per noi, sono quasi completamente da buttare. In generale avremmo preferito una cura maggiore per il multiplayer, che è di sicuro ben integrato e a sprazzi divertente, ma che non dimostra quella crescita di cui aveva bisogno.

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Le missioni cooperative ripropongono le medesime meccaniche di quelle singleplayer e dopo un po’ vengono a noia

La versione testata è quella PC e i giorni di gap dal lancio su PlayStation 4 e Xbox One hanno garantito un prodotto dalla buona ottimizzazione, seppure con qualche episodio di stuttering nelle sezioni di guida. Dal punto di vista grafico Watch Dogs 2 non fa miracoli, anzi a volte delude mostrando il fianco a diversi problemi, un’illuminazione non sempre ottimale, un aliasing accentuato ed alcuni elementi in bassa risoluzione. La resa dei volti, inoltre, è ottima nelle cutscene che riguardano i personaggi principali, un po’ meno con personaggi più di contorno. Se avete a disposizione un hardware prestante potreste spingere al massimo alcuni settaggi e guadagnare sicuramente in atmosfera, con la nebbia di San Francisco che si configura come uno degli effetti più scenografici, ma anche quello che ammazza il framerate su sistemi più modesti. Il gioco è ottimizzato per schede Nvidia e gode di alcuni effetti pensati appositamente per l’hardware di Santa Clara, come l’HBAO+ o le ombre Nvidia HTFS (se volete configurare al meglio il gioco potete visitare questa guida).
La colonna sonora del gioco è ampia e variegata, con una selezione di brani da musica rock, pop, rap, elettronica e classica. Torna la possibilità di rubare brani con l’app SongSneak e poi ascoltarla in qualsiasi momento, non solo quando si è alla guida. Del doppiaggio italiano avevamo accennato qualcosa qualche paragrafo fa, ma i nostri appunti non erano rivolti alla qualità delle voci, che è buona in quasi tutti i casi, quanto piuttosto alla traduzione stessa, ben meno adeguata del doppiaggio originale.

Configurazione di prova

Processore Intel Core i5-2500k 3.30Ghz
Scheda Video Nvidia GTX 670
Memoria 8 GB
OS Windows 10 64bit

Requisiti Minimi

Processore Intel Core i5 2400S @ 2.5 GHz, AMD FX 6120 @ 3.5 GHz
Scheda Video Nvidia GeForce GTX 660 (2GB), AMD Radeon HD 7870 (2GB) o superiore
Memoria 6 GB
OS Windows 7/8.1/10 x64
PRO
Tanti approcci possibili, supportati da un ottimo level design
San Francisco è davvero un bel setting
In alcune occasioni sa essere molto divertente
CONTRO
Narrativa senza ritmo, superficiale, inconsistente
Poca varietà nelle tipologie di missioni
Open world sfruttato poco e male
Intelligenza artificiale dei nemici problematica

Commento

Il primo Watch Dogs gettò le basi per una saga potenzialmente ottima, ma Watch Dogs 2 è una costruzione troppo claudicante per essere considerata un monumento. Il gioco è un’avventura divertente, con alcune buone idee ed ambientata in una città intrigante. Quello che però gli manca è una narrazione in grado di mantenere alto l’interesse ed impedire lo sfaldamento dei contenuti, che alternano una buona e una scadente qualità, senza una visibile soluzione di continuità. La trama del gioco di Ubisoft è frammentata, superficiale, inconsistente e noiosa, accompagnata da missioni che spiccano per varietà d’approcci ma non tanto per diversità di situazioni. Watch Dogs 2 è un prodotto disarmonico, composto da elementi di pregio, uno su tutti la stessa San Francisco, smorzati da scelte infelici che oramai sono la normalità negli open world theme park firmati dalla casa francese. Speriamo che, guardando l’enorme ammontare di potenziale sprecato accumulato nel corso degli anni, la Ubisoft sia scossa ben presto da un’epifania, con il suo pieno contributo il mondo dei videogiochi sarebbe di certo un posto migliore.
7.5