Data di uscita 14 dicembre 2016 (PC)
Genere FPS
Modalità di gioco Singleplayer, multiplayer (co-op)
Piattaforme PC, PlayStation 4, Xbox One
Sviluppato da Streum On Studio
Distribuito da Focus Home Interactive
Versione testata PC
Cover

L’universo di Warhammer 40.000 ed i videogiochi non hanno mai avuto un gran rapporto. Non stiamo parlando della quantità di riadattamenti del table-top game, che sono davvero tantissimi, piuttosto della loro qualità e della loro capacità di lasciare il segno. Ripercorrendo a ritroso i nostri ricordi sono pochi i titoli che classificheremmo come memorabili e tutti appartenenti alla saga di Dawn of War, la quale rappresenta praticamente l’unica eccellenza in un vasto schieramento. Eppure la varietà nei giochi su licenza Games Workshop c’è eccome, si contano sparatutto, giochi di ruolo, persino MMO, nessuno di questi, però, è stato in grado di portare alta la bandiera dell’Imperatore.
In un mare di tante occasioni sprecate, Streum On Studio ha provato a lanciare un prodotto che cerca di garantire un’alternativa valida ai fan stufi di giocare solo a strategici. Space Hulk: Deathwing è uno sparatutto tattico in prima persona basato sul board game del 1989 chiamato proprio “Space Hulk. L’ispirazione concettuale proviene direttamente da un box set rilasciato per il gioco da tavolo nel 1990, intitolato “Deathwing”, nel quale veniva introdotta l’omonima compagnia di Terminator appartenenti al Capitolo degli Angeli Oscuri, mentre i punti di riferimento videoludici sono da ricercarsi in un gioco di Electronic Arts uscito nel 1993 per Amiga, MS-DOS e PC-98, intitolato anch’esso “Space Hulk”.
Come nei modelli da cui Deathwing trae forte ispirazione, tutta l’avventura è ambientata in un enorme Space Hulk, un agglomerato di navi disperse nel warp che viaggia alla deriva nello spazio. Si tratta di un setting estremamente carismatico e caratterizzato dall’eterogeneità delle astronavi che compongono questa immensa massa di roccia e metallo, tutte appartenenti ad epoche diverse e con scopi e strutture variegate. Nei panni di un Bibliotecario e al comando di due valenti servi dell’imperatore in armatura da Terminator, il nostro compito sarà quello di recuperare preziosissime reliquie risalenti a migliaia di anni or sono, custodite in uno dei vascelli che formano la tentacolare struttura dello Space Hulk. I nostri armamenti e la nostra fede incrollabile saranno indispensabili per ripulire gli antichi corridoi e gli smorti saloni dagli attuali inquilini, empi Genestealer che sciamano nella loro nuova casa, avidi di segreti e di sangue umano. I Genestealer rappresentano la più letale truppa d’élite dei Tiranidi, un’avanguardia utilizzata per aprire la strada all’enorme flotta alveare, che di lì a poco avrebbe divorato pianeti e ridotto a poltiglia i valenti Space Marine.

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Tra le schiere dei Tiranidi ci sono anche nemici grossi e particolarmente ostici da buttare giù in maniera convenzionale

A passi lenti e pesanti, con il tempo che scorre inesorabile e con le fila nemiche che si moltiplicano ora dopo ora, noi e la nostra truppa dovremo muoverci in claustrofobici corridoi sbuffanti e tra architetture gotiche decadute, caratterizzate da rosoni decorati con vetri policromi, archi a sesto acuto ed enormi ed antiche statue che incutono riverenza. Da scontri in strettoie, nei quali gli affilati artigli dei nostri nemici cozzeranno sulle nostre armature, ci sposteremo a battaglie in luoghi aperti ed ampi, ma allo stesso tempo opprimenti, dove infinite schiere di xeno ci costringeranno a mantenere la posizione e a spendere fino alla nostra ultima goccia d’ardore pur di trionfare. Per certi versi l’ispirata struttura delle mappe e il brillante stile artistico di Space Hulk: Deathwing ci hanno portato alla memoria Alien di Ridley Scott, con alcuni elementi survival ad enfatizzare questa piacevole sensazione. A livelli alti di difficoltà, infatti, il gioco è in grado di offrire un livello di sfida ben più alto della media, che in alcune situazioni vi farà temere ogni rumore e tenere d’occhio ogni spot da cui potrebbero arrivare le creature infernali (i punti sono segnati sulla mappa).
Le armi non risolveranno qualsiasi problema e andare sparati contro un obiettivo senza un minimo di pianificazione vi farà diventare cibo per Tiranidi. È quindi opportuno sfruttare i mezzi strategici a nostra disposizione e muoverci in maniera sistematica: ogni mappa è formata da aree divise da porte che possono essere abbattute oppure bloccate, con un po’ di criterio sarà possibile sigillare intere aree oppure creare delle zone sicure alle nostre spalle, in modo che la soverchiante forza aliena non ci colga impreparati. Non sempre questi accorgimenti funzioneranno, e potrebbe capitare di venir sorpresi da più direzioni, in questi frangenti di crudo combattimento bisognerà essere in grado di gestire al meglio la nostra squadra, mossa da un’IA piuttosto basilare. Le si potrà indicare di raggiungere un punto, di seguirci o difendere una postazione, l’Apotecario, inoltre, potrà anche curare le nostre ferite, ma il numero di kit medici è limitato a sei.

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L’interfaccia è ingombrante e parzialmente ostruita dalle armi del nostro protagonista, la scelta ci è sembrata ottima per dare l’idea di pesantezza di un’armatura Terminator

Quando la situazione si rivela troppo complessa, con risorse scarse o addirittura con uno od entrambi i compagni morti, potremo richiamare uno “psygate”, un portale che ci riporterà nell’hub di gioco, ripristinerà i kit medici, la nostra vita e quella dei nostri fratelli d’armi e ci permetterà di cambiare l’armamentario e le nostre abilità psioniche. Queste ultime sono appannaggio esclusivo del Bibliotecario, il protagonista, e vanno da un’onda d’urto che abbatte tutti i nemici in un breve raggio d’azione, fino ad una letale scia di fuoco. Gli psygate sono limitati ed il loro utilizzo dovrà essere più che parsimonioso, in quanto uniche ancore di salvezza. Con il recupero delle reliquie nascoste negli anfratti dello Space Hulk e con l’uccisione dei nemici accumuleremo una barra che, una volta caricata, ci permetterà un’ulteriore utilizzo del portale. Non fateci troppo affidamento però, dato che spesso l’esplorazione e la ricerca dello scontro non porteranno a nulla di buono, specialmente se avrete settato il livello di difficoltà al massimo. Preparatevi quindi, perché l’avventura confezionata da Streum On potrebbe rivelarsi piuttosto frustrante: i checkpoint sono scarsi e si attivano solo al completamento di un obiettivo o dopo l’attivazione di un portale e la morte dell’Apotecario rappresenterà un dramma spesso insostenibile, vista la quantità dei nemici e i danni che alcuni di essi possono infliggere. Ci avrebbe fatto piacere, ad esempio, un’impostazione per la gestione automatica delle cure, un toccasana per le situazioni più confusionarie nelle quali è difficile combattere con foga e, allo stesso tempo, fare da balia ai propri compari.

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I danni all’armatura, segnalati a destra dell’interfaccia, possono persino impedirci di utilizzare le armi o di eseguire lo sprint

Che siano apocalittiche mattanze o rapidi scontri, i combattimenti di Space Hulk: Deathwing ci permetteranno di affrontare un bestiario piuttosto vario (composto da infidi ibridi con armi a distanza, tenaci Broodlord, Stalker invisibili e via dicendo) facendo uso di un armamentario altrettanto vario e fedele ai canoni di Warhammer 40.000. Le armi non avranno munizioni, ma potranno incepparsi e per essere ricaricate richiederanno un bel po’ di tempo. Armi come il Requiem pesante hanno un rateo di fuoco alto, ma infliggono pochi danni e si rivelano quasi inutili su Tiranidi di grossa taglia, strumenti come il cannone a plasma sono, invece, molto più efficaci sotto questo punto di vista, ma meno adatti per gruppi più folti. Starà quindi a voi scegliere quale strategia utilizzare, facendo anche attenzione alle armi equipaggiate dai vostri compagni. Con i nemici a distanza di sicurezza potremo utilizzare uno zoom in grado di evidenziare le loro silhouette e rendere il tiro più preciso, con gli xeno a pochi passi da noi, invece, dovremo fare affidamento sulla nostra arma da mischia, con la quale è possibile parare colpi e menare fendenti devastanti. Per i più arditi è disponibile anche una configurazione (la nostra preferita) che prevede l’utilizzo esclusivo di un’arma da mischia e un imponente scudo, inefficace contro gli ibridi armati di armi da fuoco, ma fin troppo utile nelle battaglie con tanti nemici a schermo.
Le nostre abilità e quelle della nostra squadra potranno essere potenziate al termine di ogni capitolo tramite una schermata in cui spendere i punti guadagnati nel corso della missione. I rami sono tre, uno dedicato ai nostri compagni, uno per il potenziamento delle doti del nostro Blibliotecario, tra cui l’hacking delle torrette sparse negli scenari, e un altro per acquisire nuovi poteri psionici. È una fortuna che ci sia questo sistema in grado di donare un senso di progresso al gioco, che altrimenti avrebbe rischiato di risultare ancora più piatto e noioso di quello che effettivamente è.

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Le ambientazioni di alcune navi spaziali sono molto riuscite, specialmente, come in questo caso, se le strutture riprendono gli stilemi dell’arte gotica

Non possiamo infatti nasconderlo, se non siete fan dell’universo in questione, difficilmente sarete catturati dal contesto e rischiereste di abbandonare il gioco al primo sentore di ripetitività. Anche chi loda l’Imperatore ogni dì, però, non potrà nascondere a sé stesso gli evidenti problemi di Space Hulk: Deathwing. Il gameplay non è così profondo da sopperire ai difetti di ripetitività strutturale, gli obiettivi di missione danno l’impressione di esser stati stabiliti dopo un lancio di dadi e di conseguenza ogni capitolo si rivela essere una discontinua sequenza di ordini che ci spingono “semplicemente” ad esplorare la mappa e ad abbattere Genestealer a frotte. Una sterilità di fondo che il comparto narrativo (segnaliamo che il gioco non è tradotto in italiano) non fa che evidenziare, debole e poco appassionante, con personaggi che non riescono a scrollarsi di dosso l’appellativo di macchiette, in primis i nostri compagni di squadra. Un peccato mortale, soprattutto per un fan, che invece di sentire l’adrenalina di una infervorante carica suicida, percepisce solo tenui guaiti, poco appassionati e appassionanti.
A ben vedere la colpa non è di un cattivo lavoro da parte degli Streum On, anzi, quasi fosse un ossimoro, probabilmente il lavoro è stato invece fin troppo buono. L’errore sta a monte, ed è stato quello di riproporre senza variazioni le caratteristiche del board game ed anche del gioco di Electronic Arts targato 1993. Avete capito bene, 1993. Purtroppo alcune dinamiche invecchiano piuttosto male ed il mercato è spietato, chi basa il suo prodotto sulla nostalgia finisce irrimediabilmente soverchiato da tanti altri prodotti migliori sotto tutti i punti di vista, che invece hanno aperto le loro porte alle novità. Space Hulk è quindi concettualmente vecchio, per certi versi sgradevole, e figlio di un’emulazione sterile, che migliora il suo modello solamente nel comparto tecnico ed artistico.

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I Genestealers sono nemici veloci e letali, senza un buon controllo della mappa potrebbero facilmente aggirarci e sopraffarci con il loro numero

Giocare in multigiocatore con tre amici mitiga i problemi di ripetitività, ma d’altro canto elimina anche le dinamiche da survival che rendono frizzante l’avventura in singolo. Si può scegliere una tra quattro classi, ognuna con armamenti ed abilità differenti e complementari. Non ci sarà il limite ai kit medici, né la possibilità di aprire un portale, inoltre la morte non sarà definitiva, ma farà innescare un countdown prima del respawn. Il livello di sfida rimane comunque molto alto, ringalluzzito da nemici più cattivi e numerosi rispetto alla modalità singolo giocatore. Anche il levelling prende una strada un pochino diversa: ci saranno quattro livelli per ogni classe i quali sbloccheranno armi ed abilità, ma verranno resettati ad ogni missione. La cooperativa non ci ha risparmiato problemi di sorta, come lag, glitch e bug veri e propri, come l’impossibilità di eseguire qualsiasi tipo di azione, ci è capitato inoltre di essere disconnessi dalla partita senza un’apparente motivazione.
I problemi non risparmiano neanche il singleplayer, anch’esso piagato da qualche glitch e bug (come compagni incastrati in una parete), ma che soffre soprattutto dal punto di vista delle prestazioni. La nostra configurazione ha qualche anno sulle spalle, tuttavia ad un livello di dettaglio massimo siamo riusciti a godere di un framerate fluido in quasi ogni occasione, tranne negli scontri più affollati o con effetti marcati (ad esempio quello del lanciafiamme), dove i cali erano visibili e fastidiosi. Se in una configurazione come la nostra potrebbe pure essere comprensibile, abbiamo letto molte testimonianze di utenti che invece lamentano questi problemi con schede video ben più muscolose della nostra. Speriamo che Streum On prenda atto della situazione e risolva al più presto.
Del comparto artistico abbiamo già parlato, e crediamo che sia il fiore all’occhiello di tutta la produzione, forse l’unico pilastro che tiene in piedi l’intera baracca, che altrimenti crollerebbe rovinosamente. La riproduzione degli interni delle navi, simili a cattedrali gotiche, e dei cunicoli oscuri è supportata da una grafica gradevole, in cui emergono tutti i punti di forza dell’Unreal Engine 4, tra cui un comparto illuminazione davvero ottimo. Le texture e gli scheletri poligonali di alcuni oggetti appaiono a volte rozzi e poco curati, ma è un problema davvero da poco in un prodotto visivamente ben più che gradevole.

Configurazione di prova

Processore Intel Core i5-2500k 3.30Ghz
Scheda Video Nvidia GTX 670
Memoria 8 GB
OS Windows 10 64bit

Requisiti Minimi

Processore Intel Core i5-2400/AMD FX-8320
Scheda Video 2 GB, DirectX 11, AMD Radeon HD 7870/NVIDIA GeForce GTX 660
Memoria 8 GB
OS Windows 7/8/10 x64
PRO
Atmosfera riuscita e comparto artistico delizioso
Buon livello di sfida con un accenno di meccaniche survival
Con qualche amico vi potreste divertire
CONTRO
Meccaniche troppo limitate, ripetitive e noiose
Narrativa poco interessante e distaccata
Problemi tecnici e cali di framerate nelle situazioni più affollate

Commento

Space Hulk: Deathwing è un gioco su cui è difficile dare un giudizio esaustivo. Gli amanti dell’universo di Warhammer 40.000 potrebbero apprezzarlo per il suo stile artistico e la fedeltà al gioco da tavolo, ma allo stesso tempo chi non è addentro all’universo di Games Workshop potrebbe odiarlo per evidenti mancanze narrative e di gameplay. A qualsiasi dei due “schieramenti” apparteniate, però, non potrete non notare quanto alcuni elementi di assoluto pregio, come l’ambientazione e l’atmosfera, non siano stati messi in mostra come avrebbero dovuto, ad esempio con una narrazione ambientale più avvincente e profonda. Gli archi gotici, le enormi vetrate e i colonnati in rovina, gli sbuffi di corridoi opprimenti circondati dal ticchettio degli artigli dei Genestealers sono tanto belli quanto infecondi, indeboliti da una sterile struttura conservativa poco adatta ai giocatori più esigenti. Space Hulk: Deathwing ha giurato fedeltà ai suoi modelli, con un atteggiamento coraggioso, ma forse anche ottuso: la sua incrollabile volontà di riproporre pedissequamente i canoni del passato l’ha esposto alla marea del mercato, che nel frattempo è evoluto e ha migliorato i propri standard. Lo difenderete per la sua stoica resistenza oppure lo lascerete sbranare dalle feroci orde della modernità?
6.5