Data di uscita 24 gennaio 2017
Genere Survival Horror
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PC, PlayStation 4, Xbox One
Sviluppato da Capcom
Distribuito da Capcom
Versione testata PC
Cover

Cara Capcom,
avrai sempre un posto nel nostro cuore per il regalo che ci feci nel lontano 1996, quando portasti alla ribalta il genere dei survival horror, lanciato quattro anni prima dall’indimenticabile Alone in the Dark. Quanto ci divertimmo col primo Resident Evil, ci ricordiamo la meraviglia della prima volta che entrammo a Villa Spencer, i mastini alle calcagna e una misteriosa magione d’inanzi a noi. Non importa che tutto avesse il sapore di un B-movie a basso budget: gli enigmi, l’esplorazione, i combattimenti macchinosi e resi impegnativi da una telecamera limitata, tutto sprizzava novità, coraggio, voglia di stupire. Magari senza volerlo lanciasti un brand che si sarebbe rivelato di successo, una serie che segnò l’infanzia di molti e che rimane ancora oggi nei ricordi più belli.
Ti dobbiamo però confessare che la presente non è una accorata lettera di complimenti, o almeno non solo. Perché non possiamo dimenticarci il torto che ci facesti, e siamo sicuri che lo ricordi anche tu, vero? Probabilmente non ammetterai mai di aver ferito nel profondo milioni di appassionati, per questo molti non riusciranno a perdonarti, ma noi vogliamo essere magnanimi e limitarci a bacchettarti, senza profonderci in cori d’odio viscerale fin troppo esagerati. Però noi ci proviamo, vorremmo un’ammissione di colpa scritta da parte tua: “Dopo il mitico Resident Evil 4 non ho pensato nient’altro che al successo commerciale e ho deciso di scaricare i fan per amore della pecunia. Firmato Capcom”. Una sciocchezzuola, ma confessare le proprie colpe è il primo passo per correggere gli errori. Che poi si dovrebbero citare altre situazioni (ad esempio la serie Gun Survivor te la potevi pure risparmiare), ma è meglio metterci una pietra sopra.

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La hall della casa dei Baker ricorda tantissimo Villa Spencer

Non possiamo credere che Resident Evil 5 e Resident Evil 6 siano dei prodotti di cui tu vai fiera, e se così fosse ci sarebbe qualche problema. È inutile girarci attorno, a volte ti abbiamo augurato il fallimento, abbiamo sperato che la tua sede venisse travolta da uno tsunami o distrutta da un’eruzione vulcanica. Eppure ci siamo sempre pentiti, come Luke con Darth Vader “percepivamo ancora del buono in te”, nel mostro che eri diventata. Abbiamo cercato di riportarti al lato chiaro, ma tu in tutta risposta hai pubblicato Operation Raccoon City e, ancor più recentemente, quello squallore di Umbrella Corps. Non è stato galante da parte tua, proprio per niente.
Sei fortunata, cara Capcom, ad avere una fanbase speciale, che dopo dodici anni (dodici anni!) sopportati a fatica è riuscita a darti fiducia ancora una volta con Resident Evil 7. Certo, la demo non ci ha fatto da subito sperare per il meglio. E il giochino del “dummy finger” che ha fatto impazzire mezza internet, mentre tu sogghignavi, ci ha fatto un po’ alterare. Alla fine però te la sei cavata bene e con il settimo capitolo ti sei dimostrata ricettiva nei confronti delle nostre richieste. Un po’ in ritardo forse, ma meglio tardi che mai, no?
Detto questo non pensare di poterti salvare senza pagare lo scotto delle tue precedenti scelte commerciali e creative, noi un po’ di odio lo conserviamo, perché Resident Evil 7 è davvero un bel gioco, oseremmo dire un punto di partenza per una nuova serie, ma guai a te se ricadrai nel baratro. Guai a te.
Ci è piaciuta quella commistione tra presente e passato, tra la modernità, con i suoi vantaggi e imposizioni, e le colonne portanti del gameplay, che ci sono, quasi immutate. Non c’era Jill, Chris, Leon o Claire, questo è vero, ma la storia di Ethan, un poveruomo che parte per la Louisiana alla ricerca di sua moglie Mia, sparita tre anni prima, è un espediente perfetto per raccontare una storia avvincente ed interessante, forse la migliore in tutta la serie. Non è perfetta, a tratti un po’ troppo derivativa (si sente la mano di Richard Pearsey, lo sceneggiatore di F.E.A.R.) e non molto sorprendente nel finale (che poi sono due), ci sentiamo comunque di complimentarci con te. Anche la location ci ha colpiti, la casa in rovina affacciata sulle paludi, il legno marcio e scricchiolante, la storia della famiglia Baker, misteriosa e piena di risvolti atroci, tristi. E poi una lacrimuccia ha rigato il nostro viso quando siamo entrati nelle stanze della magione, tanto simile a Villa Spencer, con enigmi da risolvere e trappole. Avete fatto centro con l’ambientazione, l’avete caratterizzata a dovere, popolandola di documenti che raccontano la malsana follia di quella che era una amabile famigliola, con tanto di videocassette in cui vivere le sfortunate vicende di altri personaggi fatalmente catturati dalle spire di quel luogo malefico. E nonostante la prima persona fosse uno dei dubbi più grandi, avete dimostrato che si può creare tensione anche senza nascondere i nemici negli angoli ciechi, con ottimi giochi di luce ed ombra, script dosati al punto giusto ed alcuni elementi presi da opere illustri come Oultlast ed Amnesia, senza che queste ultime vi influenzassero troppo.

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Jack Baker è uno dei primi membri della famiglia che ci darà la caccia. È resistente ai colpi e mena come un fabbro, una grossa minaccia

Come dei veri paladini, infatti, non vi siete fatti troppo lusingare, avete detto no alle facilitazioni, non avete ceduto alla semplificazione. Tutto quello che ha reso grande la serie di Resident Evil l’abbiamo trovato: i rifugi in cui salvare (attraverso un mangianastri), la cassa con gli oggetti, l’inventario limitato da gestire, le munizioni contate e la mira imprecisa e traballante. Potremmo fare gli schizzinosi e lamentarci del fatto che non abbiate inserito gli zombie, ma non siamo così ottusi, inoltre l’inchiostro e la carta costano. Ci limiteremo a storcere il naso in merito alla scarsa varietà delle creature, più sopportabile agli esordi, molto meno al culmine dell’avventura, per via di una maggiore linearità e propensione allo scontro. Per fortuna il gioco è durato “solo” una decina di ore. Ah, abbiamo adorato le prime due boss fight, peccato che l’ultima non ci abbia sorpreso, dopotutto è in linea con un finale non troppo brillante.
Ora che ci ripensiamo ci viene la nostalgia. La raccolta delle risorse, il crafting, la spasmodica ricerca delle erbe curative prima di un boss. Questo ci ha riportato al passato, nonostante alcuni elementi topici e il loro funzionamento siano cambiati. La varietà di erbe è sparita e così le diverse combinazioni possibili (ora le cure si ottengono dalla miscela di erba verde e soluzioni chimiche, queste ultime servono anche per creare munizioni), eppure, cara Capcom, abbiamo apprezzato il tuo volerci far sentire a casa, tra l’indecisione di creare questa o quest’altra cosa, con l’amara scoperta, poi, di aver sbagliato, sacrificando risorse vitali.
Siamo morti, ci siamo rialzati e caduti ancora. Abbiamo fatto i conti con i nostri errori di valutazione, con lo spreco di munizioni, con l’ira malata dei membri della famiglia Baker, e ci siamo sentiti nuovamente bambini, indifesi e con il Nemesis alle calcagna. Per questo vogliamo dirti grazie, grazie per essere rinsavita, per aver fatto rivivere quelle sensazioni sopite da fin troppo tempo. E, francamente, trovare il classico gameplay dei Resident Evil affiancato da folli inseguimenti, braccati dal brutale Jack Baker, da Marguerite e i suoi insetti mutanti e da qualsiasi altra mostruosità, frutto della misteriosa infezione che ha piagato la tenuta, ci è piaciuto molto. Purtroppo non ha funzionato tutto a dovere, gli inseguitori non potevano accedere alle aree franche e non andavano oltre la soglia di alcune porte. Dopo averlo capito non ci è stato difficile evitarli o fare impazzire le loro routine, tuttavia anche sapendo come “rompere il giocattolino” Resident Evil 7 non ha cessato di essere magnetico ed incalzante. Lusinghiero come il canto di una sirena ci ha spinti ad andare avanti, a percorrere più e più volte le decadenti sale sporcate dalle nere appendici fungine, sintomo di un’infezione che si era annidata tra i muri della casa e che la stritolava in una morsa senza fine.

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Esplorando le stanze della casa ci imbatteremo in strane formazioni cancerose. Più avanti nell’avventura si scoprirà di cosa si tratta

Sì, quello che abbiamo giocato era un vero Resident Evil, un Biohazard in tutto e per tutto. Non leggere le altre lettere che sicuramente ti stanno arrivando, spedite da fan arrabbiati per la scomparsa della terza persona, quelle che ti accusano di avere fatto l’ennesimo passo falso, di aver rinunciato alle atmosfere tipiche della serie in favore dell’horror più tradizionale. È vero, l’orrore della casa sulle coste del Bayou non aderisce totalmente ai canoni classici. Ma non è un problema, sei riuscita a costruire ambienti spaventosi giocando con un ottimo sound design, con atmosfere inquietanti e ombre terrorizzanti proiettate sui muri, ombre di oggetti quotidiani, insignificanti, che il nostro cervello, però, leggeva come un’imminente minaccia. Ci hai persino costretto a vivere scene ripugnanti, viscerali, ci hai spinto a camminare in una strettoia mentre viscide scolopendre ci solleticavano con le loro rapide zampette. L’unico rammarico è legato esclusivamente al RE Engine (il nuovo motore grafico), che pur non fallendo nel costruire un’atmosfera in generale riuscita, è fin troppo limitato nella risoluzione delle texture, e ciò si nota soprattutto in zone luminose. Inoltre tutti quelli che hanno provato Resident Evil 7 su PC ci hanno riferito di aver avuto qualche problemino di fluidità, lo sappiamo che farai di tutto per sistemare a suon di patch. Purtroppo non abbiamo avuto occasione di testare il gioco con PlayStation VR, ma abbiamo sentito che potrebbe essere un’esperienza davvero terrificante, sarebbe bellissimo se arrivasse anche su altre piattaforme.
Insomma, cara Capcom, non possiamo far altro che ringraziarti calorosamente. Ti potrà sembrare un sentimento falso, costruito esclusivamente su un’esaltazione momentanea. Invece no, le nostre parole sono sincere e sentite. Anzi, ora che abbiamo da poco portato a termine l’avventura ci sentiamo addirittura spinti a ricominciarla a difficoltà Manicomio, con nemici più gagliardi, oggetti in posizione diversa, salvataggi contati (come ai tempi dei nastri inchiostratori) e una sensazione attanagliante di terrore sempre presente. Vogliamo tornare a camminare nella casa dei Baker, con un occhio sempre al polso, fissando quell’orologio che ci rivela quanto è vicina la nostra morte, mentre ci barcameniamo alla ricerca di un paio di munizioni e di una preziosissima erba verde.

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Come ha fatto una adorabile famigliola della Lousiana a trasformarsi in un manipolo di feroci assassini?

Ci sei riuscita, quindi. Ci hai fatto di nuovo appassionare a qualcosa che sembrava un semplice ricordo di un passato che non sarebbe ritornato mai più, e probabilmente non tornerà mai più, non in quella forma almeno. Il suo nuovo aspetto, però, sprizza vitalità da tutti i pori ed è il modo migliore per gettarsi nuovamente in un nuovo incubo targato Resident Evil.
Qual è lo scopo di questa lettera, ti starai chiedendo ora. Il foglio è arrivato quasi alla fine, l’inchiostro è quasi sparito e non abbiamo ancora scritto la cosa più importante. Ci auguriamo che tu sia giunta fin qui a leggere, per scoprire che, sì, noi ti perdoniamo, ti perdoniamo per quegli anni maledetti in cui hai giocato con la nostra sincera passione. Ti perdoniamo per l’atteggiamento irrispettoso, per la tua politica di sfruttamento di un brand adottata solo per macinare soldi. Ti perdoniamo, ma non dimentichiamo. Tu continua su questa fulgida strada e noi torneremo ad amarti come una volta, dimostraci di aver capito fino in fondo e non ricadere mai più in stato confusionale, come una creatura infetta dei tuoi giochi. Resisti, persevera, torna a risplendere.

Con affetto,
I tuoi fan

Configurazione di prova

Processore Intel Core i5-2500k 3.30Ghz
Scheda Video Nvidia GTX 670
Memoria 8 GB
OS Windows 10 64bit

Requisiti Minimi

Processore Intel® Core™ i5-4460, 2.70GHz o AMD FX™-6300 or better
Scheda Video NVIDIA® GeForce® GTX 760 o AMD Radeon™ R7 260x con 2GB Video RAM
Memoria 8 GB
OS Windows 7/8/8.1/10 x64
PRO
Prende i capisaldi della serie Resident Evil, li ammoderna e li inserisce in un contesto nuovo
Narrativamente maturo ed avvincente
Atmosfera riuscita e tensione dosata, senza l’abuso di mezzi spiccioli
CONTRO
Poca varietà di nemici, più pesante soprattutto nelle sezioni finali
La storia è un po’ troppo derivativa e si perde per strada nella seconda metà
Piccoli problemi tecnici e texture non sempre all’altezza

Commento

Resident Evil 7 è la vigorosa risposta di Capcom a tutti quelli che pensavano che un vero Biohazard non sarebbe tornato mai più. Una risposta potente come una badilata di Jack Baker, inquietante come Marguerite ed i suoi viscidi insetti e scaltra come le mortali trappole del figlio Lucas. Non ci sono più le telecamere fisse o la terza persona, il protagonista non ha il carisma di Leon, Jill e compagnia bella, ma non importa, perché il viaggio attraverso le follie dei Baker, in una magione deturpata da propaggini cancerose e fungiformi ha lo stesso sapore del classico. Un classico moderno, che guarda alle sue spalle senza tradire i suoi punti di forza, e allo stesso tempo cammina in avanti abbracciando le caratteristiche di spicco dell’horror moderno. Questo moto di rinnovamento, quest’atto di coraggio, dimostra che un Resident Evil non è per forza legato ad una statica concezione che, per il fan più intransigente, deve essere riproposta senza variazioni negli anni a venire. Un Biohazard vive nella scarsità di munizioni, nell’inventario limitato, nella necessità di fuggire in un rifugio per fare rifornimenti, nella difficoltà nel difendersi, con nemici che, inesorabilmente, giungono da ogni lato. E Resident Evil 7 fa di tutto ciò il suo vero punto di forza, apparendo allo stesso momento fresco e nuovo, un rinnovato inizio per una serie che ha ancora molto da dire e che molto ancora dirà.
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