Data di uscita 25 aprile 2017
Genere Survival Horror
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PC, PlayStation 4, Xbox One
Sviluppato da Red Barrels
Distribuito da Red Barrels
Versione testata Xbox One
Cover

Cosa è un gioco horror? La risposta più logica vorrebbe come “gioco horror” un titolo capace di infondere orrore, uno stato d’angoscia e disgusto, capace in qualche modo di destabilizzarci. Sono molti i giochi allocati nel genere che cercano di raggiungere tale risultato e in alcuni casi (anche recenti) abbiamo assistito ad ottimi risultati. Tuttavia, è davvero limitato il numero di progetti che decidono di affrontare tematiche pesanti e disturbanti, tra questi è ora possibile annoverare Outlast II, che a nostro parere riesce nell’intento di incarnare la vera essenza dell’horror, nonostante una serie di problematiche non indifferenti. Senza ulteriori indugi vi diamo quindi il benvenuto a questa nuova recensione!
 
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Quel villaggio nel deserto

Voi siete il cameraman Blake Langermann e insieme a vostra moglie Lynn, una giornalista d’assalto, state investigando sugli eventi legati ad un misterioso villaggio nascosto in Arizona. Durante la ricerca però nulla andrà come previsto e, dopo un atterraggio davvero poco ortodosso, verrete divisi da vostra moglie. Da qui in avanti vi ritroverete pienamente immersi in un incubo grottesco che vi porterà ad affrontare sette, infanticidi, violenze e un mistero legato all’infanzia di Blake.
Sono questi gli eventi che andrete ad affrontare nel corso dei sei capitoli del gioco, che offriranno (circa) otto ore di gameplay.
La prima cosa che salta all’occhio, soprattutto per chi ha già giocato il predecessore, è il cambio di setting deciso: ora siamo catapultati in una realtà ben diversa da quella dell’ospedale psichiatrico dove la Murkoff Corporation svolgeva i suoi orrendi esperimenti. Tuttavia, Temple Gate, location principale dell’avventura, riesce a convincere anche con l’uso preponderante di spazi all’aperto. Nel corso della partita si è costantemente messi di fronte ad oscenità e violenze, siano queste psicologiche o fisiche, e ogni elemento del mondo di gioco è pronto a ricordarcelo. Outlast II, inoltre, presenta una buona varietà di scenari e, anche se non tutti ci sono sembrati armonizzati tra loro, la maggior parte di questi si è dimostrata capace di rendere le atmosfere malate del gioco.
 
Outlast 2 Recensione 03 Discorso diverso va fatto per le sequenze oniriche legate al passato di Blake, che sono caratterizzate da una maggiore linearità e dalla forte volontà di apparire particolarmente asettiche (il bianco accecante aiuta in questo caso). Queste sequenze interromperanno senza anticipazioni di sorta la storia principale, riuscendo a raccordarsi col filone principale senza spezzare troppo il ritmo della narrazione, al contrario offrono uno sguardo alla psiche del protagonista e riescono a creare una sottotrama legata ad un altro tema molto forte.
Parlando di ritmo, purtroppo, ci tocca parlare di uno dei problemi di Outlast II. Infatti, ci è parso che il gioco abbia offerto una certa discontinuità nella narrazione tra i capitoli, apparendo particolarmente presente e densa nei primi due capitoli per poi dilatarsi molto in quelli successivi e, infine, passare ad un ritmo molto serrato verso la fine. E’ possibile riscontrare ciò anche nella distribuzione tra i vari capitoli dei documenti e delle registrazioni, elementi collezionabili che permettono di approfondire la storia, che sono presenti per la maggior parte nella prima sezione di gioco.
Invece ci sono sembrate pregevoli le scelte legate al design dei personaggi, soprattutto per quanto riguarda i loschi figuri che danno la caccia a Blake nel corso delle vicende narrate, un esempio su tutti è quello della creatura che infesta l’immaginario del protagonista.
 
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Nascondersi nei campi di mais per fuggire all’orrore

Il gameplay di Outlast II pone come base il fatto che Blake non sia per nulla un combattente e che quindi sia completamente indifeso nei confronti degli orrori che dovrà affrontare. Pertanto, l’unico modo per sopravvivere alle insidie che è nascondersi, fuggire e battere il nemico in astuzia. Appunto, potremo nasconderci tra le piante particolarmente alte, dentro i barili di legno e sott’acqua (tutti elementi che si vanno ad affiancare ai soliti armadi armadietti e letti) in attesa che il peggio sia passato.
In nostro aiuto corre la nostra fida videocamera, capace di farci vedere cosa si nasconde nell’oscurità e di carpire i suoni che ci circondano (elemento curato in modo non indifferente), così da capire la posizione delle mostruosità che ci perseguitano. Per sfruttare questo salvavita tecnologico sarà però necessario tenerlo carico tramite le batterie che troveremo sparse per il gioco. Parlando dei consumabili (nel gioco sono presenti anche bende per curarsi), ci è parso che il loro posizionamento non sia sempre ottimale.
 
Outlast 2 Recensione 05Outlast II presenta anche alcuni semplici puzzle ambientali da risolvere spostando o interagendo con specifici oggetti, un elemento che ci è sembrato davvero poco interessante e malamente progettato. Allo stesso modo siamo rimasti abbastanza insoddisfatti per ciò che riguarda le sequenze di fuga e quelle platform in generale, per le quali si presenta con forza anche il problema delle animazioni (di cui parleremo in seguito).
In definitiva, Outlast II migliora in parte la formula presente nel predecessore, offrendo qualche ulteriore espediente azzeccato. Tuttavia, una volta padroneggiate le meccaniche, la formula di gameplay tende ad essere relativamente ripetitiva e i nemici abbastanza prevedibili, cosa che non aiuta certamente il ritmo del gioco. A poco valgono alcune sequenze che cercano di portare un po’ di varietà nella struttura, come una in cui dovremo condurre una zattera, anche se il tentativo è comunque encomiabile.
 
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Strane cose accadono a Temple Gate

Dedichiamo questa ultima parte della recensione agli aspetti tecnici dell’ultimo lavoro di Red Barrels. Cominciamo parlando dei già citati nemici presenti nel gioco, che all’inizio e in qualche altra occasione si sono dimostrati capaci di offrire qualche sfida. Tuttavia, va sottolineato che, una volta appresi i loro pattern, la maggior parte di loro non rappresenta un grande ostacolo. Un altro problema ad essi collegato è un’IA non sempre al top o che ci ha regalato qualche sorpresa poco piacevole. Ad esempio, ci è capitato di passare davanti a nemici armati che non ci hanno degnati di attenzione e, al contrario, di essere sorpresi in maniera alquanto ingiustificabile in altri casi, eventi che ci hanno condotto in diverse occasioni al trial and error.
Abbiamo potuto notare anche un posizionamento dei checkpoint non sempre ottimale (in un caso ci siamo trovati quasi a dover ricominciare il gioco a causa del problema), oltre a qualche bug minore, che però non ha interferito sulla giocabilità.
 
Outlast 2 Recensione 01 Vogliamo spendere qualche parola per il comparto grafico, che ci è parso più che soddisfacente, nonostante pensiamo che si potesse fare meglio per le espressioni dei personaggi. E’ sicuramente percepibile la cura che il team ha impiegato per rendere al meglio il mondo di gioco e gli abomini che lo popolano. Altro plauso va, a parer nostro, fatto al comparto audio, che riesce nella funzione di supporto alle situazioni e nella funzione di utile alleato per scoprire la posizione dei persecutori.
Dato a Cesare quel che gli spetta, ci tocca parlare anche delle animazioni del nostro alter ego virtuale. Nel corso della nostra prova, la percezione di star vestendo i panni della rappresentazione umana di un ceppo di legno non ci ha abbandonati. Blake è lento e rigido, cosa che rimane ingiustificabile anche tenendo a mente il suo non essere né un atleta né un combattente. Tutto ciò si fa sentire ulteriormente nelle sequenze di fuga e platform che si è obbligati ad affrontare durante il gioco.
 
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PRO
Ottima atmosfera generale
Ambientazioni varie e ben realizzate
Alcuni espedienti di gameplay sono davvero azzeccati…
Buona cura per il sonoro e il comparto grafico…
Ottimo lavoro sul design dei personaggi e sui simbolismi
CONTRO
IA non sempre al top, qualche bug e posizionamento dei checkpoint da rivedere
Problemi con il ritmo
…Ma i puzzle e le sequenze platform sono poco soddisfacenti
…Ma le animazioni sono legnose

 

Commento

Outlast II riesce a mantenere la reputazione da horror capace di colpire con elementi e temi molto forti. L’intera atmosfera che permea il titolo è malata e oscura al punto giusto, riuscendo anche ad accompagnare una trama interessante che, nonostante presenti a nostro parere qualche illogicità, coglie nel segno. A tutto ciò si uniscono anche un character design e un utilizzo dei simbolismi davvero ottimi.
Allo stesso modo siamo rimasti piacevolmente colpiti da diversi espedienti di gameplay. Tuttavia, ci siamo trovati dinanzi anche a delle meccaniche abbastanza semplici da padroneggiare, accompagnate da degli enigmi ambientali facilmente risolvibili e da diverse sequenze platform che non ci hanno colpito. Questo ha portato abbastanza rapidamente allo svilupparsi di un piattume generale del gameplay e a poco valgono alcune sequenze fuori dagli schemi.
Outlast II sfoggia anche un comparto grafico più che buono, accompagnato da un altrettanto buona gestione del sonoro, aspetti positivi che però sono supportati dalle animazioni, quest’ultime piuttosto legnose, specie per ciò che riguarda il protagonista. Parlando dell’IA, essa ci è sembrata discreta, ma comunque afflitta da qualche problema che, accompagnato da un uso non sempre sapiente dei checkpoint, ha inficiato in più di qualche occasione sul gameplay.
In definitiva, ci sentiamo di consigliare Outlast II poiché, nonostante i suoi problemi, è riuscito a rivelarsi un ottimo horror da gustare tutto d’un fiato, immergendosi in atmosfere che difficilmente oggi è possibile trovare alla pari in altri esponenti del genere.
8