Data di uscita 4 Aprile 2017
Genere TPS
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PlayStation 4
Sviluppato da SIE San Diego Studio, The Bartlet Jones Supernatural Detective Agency
Distribuito da Sony Interactive Entertainment
Versione testata PlayStation 4
Cover

Chi nel tempo ha imparato a farsi una cultura sul mondo dei videogiochi ha una serie di nomi nel proprio cuore, che possano essere Kojima o Myamoto, oppure se vogliamo prendere degli esempi dal suolo americano potremmo pensare a Cliff Bleszinski o David Jaffe. Ecco, proprio quest’ultimo nome per molti utenti storici di PlayStation può significare tanto, basti pensare alle due serie più famose create da Jaffe: Twisted Metal e God of War.
Con un curriculum del genere ed una serie di fan da non sottovalutare, se annunciano che D.J. sta creando un nuovo gioco la nostra attenzione viene subito catturata, alla ricerca della prova tangibile del proverbio “non c’è due senza tre”.
Le premesse alla base per un progetto promettente ci sono tutte, ma scopriamo insieme se il buon David sia riuscito a segnare la sua tripletta personale.

Drawn to Death

I fought the law

Quanti di voi durante una lezione si mettono a disegnare sul proprio quaderno? E se quei disegni potessero prendere vita?
L’idea fondamentale di Drawn to Death è proprio questa, iniziando il gioco ci ritroveremo in un aula durante una noiosa lezione, eccoci quindi abbassare gli occhi verso il nostro quaderno e iniziare a rapportarci con il mondo da noi creato.
Una rana vivisezionata (forse il miglior personaggio di tutto il gioco) ci accompagnerà nei primi tutorial e ci illustrerà tutte le funzioni del gioco, senza risparmiare insulti verso di noi, la nostra sessualità e nostra madre. Con queste premesse ci aspettavamo altre chicche interessanti ma il titolo è uno shooter only online, quindi il caro ranocchio sarà l’unico personaggio che dialogherà con voi (proponendovi contenuti a pagamento, peccato, ci stava simpatico).
Cosa troverete quindi nei menù di Drawn to Death? Fondamentalmente i match online, divisi in partite rapide, amichevoli e classificate, personalizzazioni per i vari personaggi ed una serie di missioni chiamate “enigmi della sfinge”.
Potete intuire quindi come tutta l’offerta ludica del gioco si limiti agli scontri contro altri giocatori.

Drawn to Death

Rock the Casbah

I match potranno essere affrontati da un minimo di due ad un massimo di quattro giocatori, a differire saranno solo le varie regole degli incontri. Fondamentalmente parliamo del classico Deathmatch e a variare leggermente la formula avremo partite a squadre o il numero di punti utile a vincere (unica differenza tra le regole del “deathmatch classico” e della “rissa”).
A differenziare minimamente il pacchetto offerto è una variante del cattura la bandiera chiamato “raccolta di organi”, in cui dovremo consegnare dei cuori sanguinolenti in un punto della mappa che cambierà in continuazione.

Se pensate che sia stato frettoloso nell’esposizione dei tipi di partita il motivo è presto detto, il deathmatch esiste da circa 20 anni, e non sono presenti altre modalità, nessuna originalità volta a sfruttare il particolare mondo creato da Jaffe.
Vi ritroverete materialmente a fare un paio di partite e divertirvi, ma dopo qualche ora della stessa solfa vi sarete probabilmente già stancati.

Speriamo che nel tempo vi sia un supporto per Drawn to Death, altrimenti la sua linfa vitale si esaurirà velocemente. Le partite classificate hanno le stesse medesime regole già spiegate, anche in questo caso con minime variazioni di punti da raggiungere per la vittoria.
Altro neo è il matchmaking, a tratti veramente lento a trovare una partita, spesso non troverete tutti e quattro i partecipanti e dovrete accontentarvi di “triangle match”.

Drawn to Death
A rendere il gioco piacevole sono sicuramente i personaggi, immaginate di ritrovarvi nel mondo creato da una ragazzo un po’ punk con la passione del disegno (e probabilmente con l’hobby delle droghe leggere). Ecco quindi che il roster di “eroi” a disposizione viene formato da chitarristi, robo-vampiri, psicopatici, ninja-squali e soldati. Dobbiamo dire che la fantasia in tal senso non manca, ed ogni combattente avrà diverse abilità, cucite apposta sul personaggio: chi sarà in grado di volare, chi utilizzerà droni da combattimento e molte altre chicche tutte da scoprire.
Buona anche la varietà di armi da utilizzare, da fucili automatici “classici” ad armi totalmente fuori di testa, un esempio? E’ possibile utilizzare una sorta di Super Nintendo (chiamato JRPG) come lanciarazzi, caricato a munizioni che creano esplosioni di manga e anime contro il nemico. Sono oltre venti le armi a disposizione, e molte sembrano veramente partorite da una fervida fantasia.
In aggiunto non dimentichiamo che tutto il mondo in cui ci troviamo prendere vita dalla mano di un ragazzo del liceo, e se quella mano volesse partecipare? Ecco quindi arrivare una serie di attacchi speciali utilizzabili una sola volta per partita, e la mano del nostro creatore entrerà nel mondo di gioco per aiutarci a portare a casa un’altra uccisione.
Il progression system è rappresentato dalla raccolta di “chiavi di sangue”, ottenibili attraverso le uccisioni e portando a termine delle missioni durante i match (ad esempio un certo numero di danni con le granate) od altre dedicate ad ogni personaggio specifico. La loro raccolta è piuttosto lenta e suona più come palliativo, le potrete usare per ottenere nuovi armi o sbloccare altri compiti da svolgere chiamati “enigmi della sfinge”.

Drawn to Death

Should i stay or should i go

Graficamente Drawn to Death si presenta con uno stile semplice ed abbastanza grezzo, i personaggi e le varie arene saranno composti da pochi colori, assomigliando appunto ad un disegno “sporco” su un quaderno.
I personaggi, torniamo a dirlo, sono quelli che indubbiamente veicolano il carisma del titolo, dato che la maggior parte delle (sette) arene sono o abbastanza anonime, o molto caotiche. Il fatto è che il titolo è abbastanza veloce nel suo gameplay, e sarete catturati da pochi dettagli durante le partite.
Sul comparto sonoro c’è una buona scelta di tracce dal gusto punk e cattivo, rispettando l’atmosfera del gioco. A mettere un po’ di brio c’è una sorta di voce fuori campo, in stile commentatore di wrestling, che non esiterà a sbeffeggiarci con epiteti poco eleganti in caso di morte.

PRO
Personaggi carismatici
Alcuni elementi fuori di testa
CONTRO
Poche modalità
Pochi eroi
Poco tutto

Commento

Drawn to Death è un titolo che parte da un’idea sicuramente interessante, ma che allo stato attuale appare bianco come un foglio prima di essere riempito dai disegni. Sicuramente avrà bisogno di un buon sostegno in tutti i suoi elementi, soprattutto per quanto riguarda le modalità di gioco, altrimenti sparirà ben presto, magari dopo una passata di gomma da cancellare.
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