Data di uscita 1 Febbraio 2017
Genere Avventura
Modalità di gioco Singleplayer
Piattaforme PC
Sviluppato da Arachnid Games
Distribuito da Gambitious Digital Entertainment
Versione testata PC
Cover

Se un bel giorno qualcuno vi chiedesse di intraprendere un viaggio al di sotto del livello del mare, cosa rispondereste? Probabilmente straniti dalla proposta inattesa: “no”, ma allo stesso tempo sareste incuriositi dalle possibili scoperte ed attirati da quella inconscia volontà che spinge l’uomo a conoscere l’ignoto, alla ricerca di una verità, ammesso che questa esista. Il tutto a bordo del vostro sottomarino nella vastità dell’oceano, uno dei luoghi meno esplorati dall’uomo e del quale sia la letteratura che il videogioco sono riusciti ad influenzare l’immaginario collettivo, si pensi a romanzi come “Ventimila leghe sotto i mari” o all’affascinante città subacquea di BioShock: Rapture.

Diluvion… che dire di quest’indie, venuto alla luce da una campagna Kickstarter (fruttata 50.000 dollari) portata avanti da Arachnid Games: immaginate di aver accettato la proposta iniziale, ma nel corso del vostro viaggio di aver smarrito la ragione che guidava l’esplorazione, offuscata da una navigazione alquanto confusa come se il diluvio non fosse mai cessato. Ma vediamolo più nel dettaglio.

diluvion

L’ oceano è la nuova casa

Nel panorama videoludico attuale Diluvion è una vera e propria mosca bianca, vista l’esigua presenza di ambientazioni sottomarine (che abbiano paura del confronto con Rapture?), ma la scenografia non è l’unico tratto distintivo, infatti i ragazzi di Arachnid Games hanno dato alla loro opera un’impronta decisamente simulativa attraverso un particolare sistema di movimento e una mappa che a certi tratti sembra essere cartastraccia. Ma andiamo con ordine, come siamo finiti a girovagare nel bel mezzo dell’oceano a bordo del nostro sottomarino? L’umanità a seguito di un’alluvione di grandezze epocali è costretta a vivere in fondo al mare senza via d’uscita visto che la superficie è diventata un enorme lago ghiacciato. Noi insieme alla nostra ciurma cercheremo di sondare zone inesplorate alla ricerca della causa che ha portato l’uomo a convivere con i pesci.

Attraversando piccoli insediamenti, vere e proprie città e caverne misteriose a bordo del nostro sommergibile sarà possibile infoltire i ranghi della ciurma, assegnando ad ogni comparto un numero limitato di marinai, arruolabili in cambio di un compenso, questa componente gestionale è forse una delle più riuscite poiché ci permetterà di migliorare la nostra piccola imbarcazione, migliorando la manovrabilità, il sonar, la riparazione d’emergenza e i siluri. Inizialmente avremo la possibilità di scegliere fra tre tipologie di sottomarini, potenziabili nel corso della nostra avventura accumulando risorse e denaro dalla compravendita con i mercanti, più in là si potranno anche acquistare imbarcazioni differenti, come quelle dei pirati, i quali ci daranno parecchio filo da torcere. Come accennato in precedenza in Diluvion la navigazione potrebbe spiazzare i neofiti, attraverso la regolazione della manetta sarà possibile scegliere se andare avanti o indietro e a che velocità spingere il sottomarino, quindi niente freni o acceleratore. Un sistema di movimento che di per sé non è ostico, ma necessità sicuramente di un po’ di tempo per essere padroneggiato a pieno e che non è coadiuvato da una fisica a tratti ballerina e da una telecamera che spesso farà le bizze.

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Dove sono?

Orientarsi all’interno delle tre macroaree del titolo potrebbe snervare il giocatore, lasciato talvolta in balia dei flutti. Infatti il team di sviluppo ha scelto di darci pochi strumenti di navigazione: una mappa (da trovare) che indica alcuni punti di riferimento soltanto dopo averli scoperti e che, neo cruciale di tutta l’esperienza, non rileva la posizione in cui ci troviamo o la planimetria dei luoghi che ci circondano; ed infine una bussola che indica i quattro punti cardinali e le zone scoperte, quest’ultima insieme a dei pesci dorati che mostrano la direzione da intraprendere sono una vera e propria manna dal cielo per il giocatore che si ritroverà spesso a girovagare senza capire bene dove andare.

Sicuramente una scelta curiosa quella fatta da Arachnid Games, che sembra denotare però un’eccessiva fiducia verso il senso di orientamento del giocatore, il quale, specialmente nelle fasi iniziali, in assenza di una mappa e senza alcun punto di riferimento andrà a tentoni fra gole profonde e relitti abbandonati. Va anche detto che il team di sviluppo ha già provveduto, dopo la release ufficiale, a correggere alcuni aspetti criticati dalla community: adesso i suddetti pesci dorati ci portano fino a destinazione diminuendo, e di molto, il senso di smarrimento, inoltre la bussola indica la posizione dei punti di rifermento anche sull’asse y.

Sto per soffocare!

Diluvion propone anche una piccola componente survival che costringe il giocatore a stare sempre allerta e a rifornirsi continuamente di ossigeno e cibo, infatti se non daremo il giusto peso a queste due risorse o calcoleremo male le distanze (cosa alquanto ardua con gli strumenti in nostro possesso) la morte sarà dietro l’angolo. L’implementazione di questa scelta ci è sembrata poco felice visto che limita, e non di poco, quell’iniziale , e ahimè passeggera, volontà di esplorare che il titolo vuole trasmettere. Siamo stati spesso costretti ad non intraprendere percorsi troppo lunghi, non certi di trovare stazioni nelle quali attraccare per recuperare ossigeno o mercanti dai quali comprare i viveri per la nostra ciurma. Inoltre il sistema di salvataggio, basato su dei checkpoint vicini ai luoghi d’interesse, non invoglia l’intraprendenza del giocatore, ma lo costringe a fare piccole tratte disperatamente in cerca del prossimo punto di salvataggio.

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Alcune scelte di gameplay non fanno altro che acuire quella sensazione di “ma che ci faccio io qui?”, infatti il titolo tende ad non ingranare e si mantiene su ritmi abbastanza blandi, frenato da missioni che ci faranno andare avanti e indietro per soddisfare i capricci di alcuni personaggi. Inoltre abbiamo notato una certa rigidità nella sequenza degli obiettivi da svolgere e un’IA dei nemici abbastanza lunatica, difatti più di una volta l’obiettivo da eliminare un secondo prima si è rivelato fin troppo aggressivo nei nostri confronti e un attimo dopo si è trasformato in un docile agnellino.

Niente da eccepire nei confronti del sistema di combattimento, molto semplice e funzionale, il nostro sommergibile è dotato di un’arma principale, che si surriscalda dopo aver sparato qualche colpo, e di torpedini dal danno ingente. Per quanto riguarda l’atmosfera è lì che il team di sviluppo ha concentrato le proprie forze, donando al giocatore scorci evocativi accompagnati da musiche che trasmettono la solitudine tipica di un marinaio in cerca del proprio porto, peccato che il tutto sia rovinato da un’eccessiva ricerca di simulazione e longevità.

Configurazione di prova

Processore Intel Core i5-6600k 3.50 GHz
Scheda Video AMD Radeon RX 480
Memoria 16 GB
OS Windows 10 64bit

Requisiti Minimi

Processore Intel i5 (or equivalent)
Scheda Video GeForce GT 300 series (or equivalent)
Memoria 4 GB
OS Windows 7, 10
PRO
Atmosfera e musica evocativa
CONTRO
Pochi riferimenti spaziali
Componente survival snervante
IA lunatica

Commento

Diluvion aveva alle spalle un’ambientazione sicuramente difficile da narrare, il cui peso è forse troppo grosso per un indie come quello di Arachnid Games. Qualche scelta poco fortunata come i goffi strumenti di navigazione e le implementazioni survival hanno reso una bella esperienza sensoriale, in potenza, una piacevole ma soprattutto confusa e tediosa gita tra i flutti, in sostanza. Consigliamo il titolo a coloro che desiderano un’avventura priva di guide o suggerimenti, a patto che vi sia sempre abbastanza ossigeno all’interno del vostro abitacolo, altrimenti la delusione sarà tanta nello scoprire che l’immenso oceano esplorabile dinanzi ai vostri occhi non è altro che un piccolo acquario.
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